Fonte: Claudio “Freccia”

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Gruppo PrincipaleCurva Sud Milano-Sodalizio Rossonero: dal 2010 la maggioranza dei gruppi preesistenti della tifoseria del Milan si sono riuniti sotto il nome “Curva Sud Milano. Il gruppo ha sede a Sesto San Giovanni e può contare sulle sezioni:  Nordest, sez. Toscana, Roma, Torino, Sondrio, Varese, Quarto, Emilia Romagna, Belgio e Campania. Lo striscione occupa la transenna principale della curva Sud, affiancato da quelli dei sottogruppi “Estremi Rimedi”, “Vecchia Maniera” e “Ultras 1976”. 

Milan curva sud
Coreografia tifosi Milan – 11 Leoni

Altri gruppi esistentiBrigate Rossonere: ancora oggi, nonostante la curva Sud sia unificata sotto un unico striscione, restano ancora gruppo leader. Famoso l’inizio dell’inno del gruppo: “Tifosi rossoneri, tifosi milanisti, teniamoci per mano in questi giorni tristi…”, sull’aria della canzone “Per i morti di Reggio Emilia”. Commandos Tigre: nati nel ’67 col nome di “Commandos Clan”, nel 1968, unitisi al gruppo “Fedelissimi”, che agiva accanto a loro, sostituiscono il loro nome con quello attuale. Caratteristici gli stendardi col la sigla incorciata “CT”. Nei primi anni ’70 si posizionano in curva Nord primo anello, fino al 1985, quando si sposteranno al primo anello della Sud, settore centrale, andando a formare la triade Commandos-Fossa-Brigate che per 20 anni guiderà la Sud. Vivono il periodo di maggiore crescita a livello numerico negli anni del Milan di Sacchi e Capello (circa 2mila tesserati) Attualmente contano un centinaio di aderenti, compresi gli appartenenti alle sezioni “Brianza” (nata nel 1990), “Parabiago” e “Toscolano Maderno” e sono affiancati al primo anello dai gruppi “Rams” e “Fanatic”. A seguito delle nuove norme relative all’ingresso degli striscioni negli stadi, lo storico striscione “Commandos Tigre” non viene esposto, al suo posto compare, dalla stagione 2013/14 lo striscione “Tigre 1967”.  Vecchia Maniera: nasce nella stagione 2009/10. Estremi RimediUltras 1976: vale lo stesso discorso. Rams: nati nell’84 come “Rams Korps”, Fanatic: nascono nel 2008/09. Altri gruppi più piccoli: Nervi Tesi, Estrema Militanza, Ragazzi del ‘99 A.C.M. 1899, Gruppo Guasto, Gruppo Barza!, Six six six, Gioventù Rossonera, Old Style Milano, Quelli del Clan, Non Omologati, Inferno Rossonero, 049, Banda Scalino, Ubriachi di Milan, Gruppo Curvetta, Quarta Fila, Gcc, Rob de Matt, Grappa Group, Finchè vivrò, 88 Sces, Alta Tensione, Peltasti (nati negli anni ’90, sempre presenti in Nord), Gruppo Cavillo (in Sud dagli anni ’90, da quest’anno in Nord col solito striscione).   

Settore: Curva Sud secondo anello, tranne gli ultimi due gruppi sopraccitati, in Nord primo anello; Commandos Tigre, Fanatic, Rams e Zona Lotto, in Sud primo anello.

Siti Internetwww.curvasudmilano.it – www.magliarossonera.it   

AmicizieBrescia : gemellaggio molto solido, forse l’unico riconosciuto ufficialmente dalla Sud milanista. Uno dei più longevi (dura infatti dai primi anni ’80) e più forti del panorama ultras italiano. Bel giro coi bandieroni in Brescia-Milan 2000/01, con i bresciani che espongono lo striscione “Il nostro gemellaggio non avrà mai fine”, mentre i milanisti rispondono con “Il tempo che passa rafforza l’amicizia, uniti dalla solidità del nostro credo”. Molti nel tempo gli scambi di favori e le visite reciproche. A Latina, i bresciani nel 2013/14 furono accolti dallo striscione “Siete i degni compari di quegli infami”, in riferimento ai fatti di Latina del 2011. Partizan Belgrado: dal 2012 esiste questo gemellaggio tra “Curva Sud Milano” e “40+” Partizan. Con questo gruppo della curva del Partizan è maturato un rapporto intenso e di rispetto reciproco. In Milan-Barcellona di Champions L. 12/13, per ufficializzare l’amicizia, per tutti i 90 minuti è stato esposto un loro vessillo in transenna, ed in seguito una delegazione della Sud è stata invitata ad assistere al derby Partizan-Stella Rossa nell’aprile 2012, ma, essendo la loro curva composta da molti gruppi (i principali sono Shadow e Alcatraz, poi ce ne sono molti altri secondari), a causa di disguidi e incomprensioni interne loro, si sono verificati inconvenienti poco piacevoli. C’è stata poi una riunione tra i loro gruppi, al quale ha partecipato anche gente della Sud, in cui ogni portavoce di ogni singolo gruppo si è scusato per l’accaduto e, alla fine del lungo dibattito, è stato ufficializzato il gemellaggio. Tifosi di Belgrado presenti in Ajax-Milan dell’ottobre 2013. Reggina: amicizia nata nel 2000 e rinnovata l’anno dopo, ma adesso i rapporti si sono allontanati.

Buoni rapportiVenezia: feeling dalla fine degli anni ’90, rinnovato nella stagione 2000/01 segnatamente con il gruppo “Ultras Unione Veneziamestre”. Salernitana: simpatia a fine anni ’90, dopo che c’era stato del risentimento. Buona accoglienza degli ultras campani nel 98/99, mentre la gente sopra gli ultras milanisti lancia di tutto. Un membro della curva salernitana si dà da fare per restituire uno striscione rossonero ai legittimi proprietari.

Ex-gemellaggiVerona: primo gemellaggio, risalente alla stagione 1971/72, con tanto di partita a calcio e pranzo. Non male se si pensa ai rapporti burrascosi coi veronesi che caratterizzeranno gli anni a venire, a partire da quel Verona-Milan 5-3, passato alla storia come “la Fatal Verona”, del 20 maggio 1973, col Milan che arriva all’ultima giornata con un punto di vantaggio su Juve e Napoli, impegnate ripettivamente a Roma e Napoli; il Verona invece non ha problemi di classifica, quindi sembra già fatta per il Milan, ma succede l’incredibile e dopo mezzora il Milan è sotto di tre reti. I tifosi veronesi sono sopra la Fossa e, nonostante il gemellaggio con le “Brigate Gialloblù Verona”, la comprensibile tensione porta ad un reciproco lancio di oggetti. Qualcuno dei milanisti riesce a prendere un lembo di uno striscione veronese, tirandolo verso il basso fino a quando non si strappa. All’ultimo minuto la Juve segna e il Milan dice addio anche allo spareggio. Da lì in poi, tra veronesi e milanisti, sono state sempre botte e incidenti furibondi, fino ai giorni nostri. Genoa: durante Inter-Genoa dell’ottobre ’73 viene stretto un gemellaggio con la “Fossa dei Grifoni” genoana, che tempo dopo inviterà i milanisti a Genova per una grande festa. Il gemellaggio era molto forte, con continue visite reciproche e sbandierate in campo. Durerà fino alla stagione 1981/82, quando, al termine di Genoa-Milan, i genoani caricheranno alle spalle i milanisti, mentre si avviano tranquillamente al parcheggio. Nonostante la delicatezza della partita (entrambe lottano per non retrocedere), i milanisti mai si sarebbero aspettati una cosa del genere; davanti al gruppo dei genoani c’era un loro leader con la lama in mano, che alcuni anni più tardi, dopo la morte di Spagnolo, si riempirà la bocca con lo slogan “Basta lame, basta infami”. Como: rapporto risalente agli anni ’80, pian piano svanito per le differenti categorie affrontate dalle rispettive squadre. Ora rapporto neutro. Napoli: gemellaggio che risaliva ai primi anni ’80, cessato per futili motivi (vedi sezione “Rivalità”). Roma: gemellaggio dalla fine degli anni ’70 all’85/86, nato per l’odio comune verso juventini e interisti. Nell’83/84 lo striscione “Ultrà Roma” viene esposto in una gara in piena curva Sud. A Roma nell’85/86, i milanisti vanno in numero esiguo (alcuni di loro partecipano al sabato alla trasmissione di Rai1 “Fantastico”), ma abbastanza tranquilli dato il gemellaggio che intercorre. Invece, sia durante la partita che all’uscita, alcuni gruppuscoli di romani cercano di caricarli, ma i milanisti riescono in qualche modo a svicolare, e gliela giurano al ritorno a Milano, dove ovviamente accadono incidenti, con 5 romanisti che si devono far medicare. La Sud, per l’occasione, espone lo striscione “Romani infami: non siete lupi siete cani bastardi!!”. Pescara: gemellaggio risalente agli anni ’80, rotto alla 2^ giornata del campionato 92/93, quando i pescaresi offesero i milanisti dopo la rete del 5-4 del Milan. Alcune frange filointeriste a Pescara non vedevano di buon occhio il gemellaggio. Bologna: era un gemellaggio storico, che univa le due tifoserie sin dall‘80. Abituali erano le sbandierate in campo nel periodo del gemellaggio. Bolognesi presenti al fianco dei milanisti nella finale di Coppa Campioni contro il Benfica a Vienna nel ’90. La Fossa aveva un bel rapporto con gli “Ultras Rossoblù”, ma c’erano i “Mods” Bologna che non vedevano di buon grado l’amicizia, chiusa nel ’97. Pisa: gemellaggio che risaliva alla stagione 1983/84, nato dall’odio comune per diverse squadre, in primis la Fiorentina. Poi il legame si perderà, col Pisa che disputerà ben altre categorie rispetto al Milan. Vicenza: buon vecchio rapporto, risalente ai primi anni ’80. anche se, già all’inizio dei ’70, Vicenza rappresentava una delle trasferte più dure. Con loro però per tanti anni sono intercorsi buoni rapporti, finiti con l’attacco di alcuni ultras biancorossi in occasione di Vicenza-Milan dell’aprile ’99, a dei milanisti giunti a Vicenza in macchina, anche se poi i “Vigilantes”, gruppo guida della Sud vicentina, criticherà il comportamento scorretto di alcuni di loro, auspicandosi per il futuro la massima correttezza verso la tifoseria rossonera. Atletico Madrid: amicizia risalente agli anni ’90. In qualche caso si è visto a San Siro lo striscione del “Frente Atletico”, gruppo leader della curva spagnola. Lo stesso striscione è presente al fianco dei milanisti a Barcellona, in Champions League, nel 2000/01. Nell’ultimo Milan-Atletico Madrid di Champions 13/14, qualche coro ostile durante la gara è la prova che l’amicizia che vigeva una volta tra F.d.L. e Frente appartiene ormai al passato.

coreografia tifosi milan interista diventi pazzo
Coreografia tifosi Milan – “Interista diventi pazzo”

RivalitàInter: una delle primissime risse si ha nel derby di andata della stagione 1971/72, quando un personaggio della Fossa, aggirandosi nei pressi degli interisti con in mano un bastoncino che reggeva una lattina, a mò di presa in giro visto che il mercoledì precedente l’Inter aveva perso 7-1 col Borussia Monch., risultato non omologato perchè l’interista Boninsegna era stato colpito da una lattina. Dopo pochi minuti scoppia una furiosa rissa che si spegnerà senza nessun intervento esterno. C’è da dire che a quei tempi, nei derby, gli striscioni “Fossa” e Boys” Inter erano a pochissimi metri di distanza, entrambi nei “popolari”, solo che gli interisti erano proprio in transenna. ndannato ingiustamente ad un anno senza condizionale, che sconterà per intero. Nel dicembre 1980 durante un amichevole tra una mista Milan-Inter e Bayern, gli interisti lanciano una molotov contro i pochi milanisti presenti. Il giorno successivo, durante la solita festa natalizia viene l’idea di una spedizione contro i nerazzurri e, anche se tanti erano contro, una trentina decidono di andare, ma una volta giunti alla sede dei Boys, questi sono pronti ad aspettarli (qualcuno li aveva avvisati) e ne fa le spese un ragazzo delle Brigate, ferito gravemente da una coltellata alla milza (altri subiscono ferite da taglio più leggere). Fortunatamente, dopo una notte drammatica fuori dall’ospedale in attesa di notizie, il ragazzo risulta fuori pericolo. Dall’83, tra milanisti e interisti, è stato stipulato una sorta di patto di non belligeranza, che per svariati anni ha scongiurato incidenti, che vide protagonisti Franco Caravita, capo dei “Boys San”, e Giancarlo Capelli, famoso come il “Barone”, capotifoso milanista. I due, che per un periodo hanno gestito un negozio ultrà, si resero conto che non aveva più senso picchiarsi quando ci si conosceva tutti per nome; dopo l’armistizio sono diventati grandi amici, ma prima dell’83 si erano quasi sparati, sfiorando momenti drammatici, in derby ci poteva scappare anche il morto. In quello del Mundialito 80/81 ci si è andati veramente vicini: i rossoneri vengono caricati alle spalle dagli interisti; partono alcuni colpi di pistola, poi una controcarica; Luciano, uno di Fossa sempre pronto allo e impavido del pericolo, crolla a terra colpito alla testa forse da una biglia tirata con la fionda. La situazione appare subito grave: all’ospedale gli verrà riscontrata la frattura dell’osso frontale e dovrà essere operato. E’ un momento davvero brutto per chi conosce Luciano da parecchi anni. Così nella partita successiva la Sud è pronta a tutto, e quando gli interisti espongono uno striscione offensivo con il cognome di Luciano, parte in direzione della curva opposta. Partono anche gli interisti, ma i milanisti prima arretrano fino alla loro curva, poi ripartano con una carica che li porta fin dentro la Nord, dove strappano anche lo striscione offensivo. In pericolo il patto di non belligeranza dopo Inter-Partizan di Europa League dell’ottobre 2012, per la presenza di milanisti coi tifosi serbi. Gli interisti rispondono con cori e striscioni come “Il coraggio non si compra col gemellaggio”.             Juventus: le due tifoserie sono divise da profondo odio e rancore. i primi incidenti in Milan-Juve 74/75, con decine e decine di pullman juventini distrutti per la furia rossonera, derivante da un arbitraggio a parer loro scandaloso. Nell’81/82 a Torino gli juventini si presentano al parcheggio dei pullman milanisti, ma saranno rincorsi a lungo; molti juventini ne subiranno le conseguenze, anche se, un ragazzo delle Brigate riesce a prendersi due sassi in testa. La trasferta di Torino del maggio ’99, con lo scudetto nel mirino, sarà oceanica, ma i rossoneri, una volta dentro lo stadio, trovano una brutta sorpresa: la presenza nella curva a fianco di una bandiera rossonera. La cosa, in casa milanista, puzza più di vigliaccheria che di coraggio, in quanto a nessuno viene a mente come e quando possano averla rubata. Nel 2000/01, in Miian-Juve, i Fighters Roma, supportati da quelli di Torino, stranamente posizionati al 2° anello, cominciano a strappare gli striscioni dei Milan Clubs posti vicino a loro. Ma, sia la Fossa che le Brigate, fanno il giro del 2° anello raggiungendoli e arrivando allo scontro, con gli juventini che si dileguano fra la polizia. Lo striscione del “Commandos Tigre” venne rubato dal loro pullman, diretto a Empoli, dagli juventini “Viking”, in viaggio per Roma, durante scontri in un autogrill tra Parma e Reggio Emilia, nel dicembre 2002. I due gruppi ultrà sono entrati nuovamente in contatto poco dopo, in occasione di Milan-Juve di campionato de marzo ’03, con scontri fuori e dentro lo stadio e un arresto di uno dei Commandos. Poi il 21 aprile, a Milano, un gruppo di juventini diretti a Barcellona per una sfida di Champions, viene aggredito da ultras milanisti armati di spranghe. Per la finale di Champions League Milan-Juve, all’Old Trafford di Manchester del 28 maggio 2003 viene stabilito, su pressione della polizia e anche per una sorta di dimostrazione di unità italiana nei confronti della nemica Inghilterra, un patto di non belligeranza tra milanisti e juventini. Poi nemici come prima. Si arriva al 2005 con altre faccende di striscioni rubati che portano allo scioglimento della Fossa (vedi sezione “gruppi scomparsi, nati negli anni ’60). Il 22 aprile 2013 avviene una rissa tra le due tifoserie in un autogrill vicino Novara, coi milanisti c’erano quelli del Partizan. Roma: dalla fine del gemellaggio, le due tifoserie sono divenute tra le più fiere rivali del movimento ultras italiano. I primi incidenti seri si hanno a Roma nell’87/88, quando i milanisti, scesi in molte unità, muniti di buffi caschetti gialli, arrivano in prossimità dello stadio e, notando che ci sono pochissimi poliziotti, fanno partire una carica verso i romani, che sono costretti, visto il rapporto di forze e l’effetto-sorpresa, ad indietreggiare fino quasi alla loro curva, poi la polizia a cavallo riesce a riportare la calma. Purtroppo di lì a poco succederà un episodio gravissimo: in occasione di Milan-Roma 88/89, nel prepartita, un gruppo di 20-25 milanisti aggredisce tre romanisti, che ovviamente scappano, con loro c’è anche il 19enne Antonio De Falchi, che però inciampa e rimane a terra, i milanisti infieriscono su di lui che muore poi dallo spavento per arresto cardiaco (davvero infelice lo striscione “Noi arresto in flagranza, voi arresto cardiaco” che i milanisti mostreranno ai romani qualche anno più tardi); in seguito alla vicenda verranno arrestati tre milanisti, di cui uno delle Brigate, skinheads, e due della Fossa, accusati dell’aggressione, che, dopo circa un mese di detenzione, vengono processati. Il ragazzo delle Brigate viene condannato, scontando, dopo vari ricorsi in Appello, parte della pena in carcere, gli altri due assolti per insufficienza di prove. Durante la partita, giocata in un comprensibile ambiente surreale, per una forma di rispetto non verranno esposti striscioni. La prima partita contro la Roma dopo la morte di De Falchi, al “Flaminio” nel 1990, si gioca in un ambiente surriscaldato. L’appellativo di “assassini” è la parola più gentile che viene rivolta ai milanisti, giunti a Roma in buon numero. A fine gara i romanisti si accaniscono con i milanisti isolati e scatenano una pesante guerriglia contro la
polizia davanti al settore dei rossoneri, nel tentativo di raggiungerli. L’anno dopo, a Milano, una 16enne romana finisce in coma perché colpita da un seggiolino lanciato dall’anello superiore di S. Siro. Un giallorosso viene accoltellato dopo la gara di Coppa Italia 90/91. Tre ore di guerriglia fanno da sfondo a Milan-Roma di Coppa Italia 92/93, con un bilancio pesante, diversi feriti negli scontri milanisti-forze dell’ordine e un milanista ricoverato in coma profondo, forse colpito da una bottiglia. Numerosi gli scontri e gli incidenti tra le due tifoserie anche negli anni 2000, sia a Roma nel 2003/04 (un’ora e mezzo di guerriglia urbana), che a San Siro, sempre nel 03/04. Nell’ultimo Roma-Milan, aprile ’14, innumerevoli insulti durante la gara tra le due fazioni e, sul finale, lancio di torce e oggetti vari tra la Nord e i milanisti, ma non si va oltre. Genoa: al termine di Inter-Genoa 81/82, durante scontri con interisti, i genoani subiscono la perdita dello striscione “Fossa dei Grifoni”. Un ragazzo della “Fossa dei Leoni” riesce a recuperarlo e, non visto, si allontana con lo striscione, che verrà restituito in seguito ai genoani, con i quali vige ancora uno stretto gemellaggio. Poco dopo però verrà rotto a Genova dai genoani (vedi sezione “ex-gemellaggi”). I primi gravi incidenti avvengono a San Siro nell’83 e proseguono, più o meno gravi fino ai giorni nostri. Anche per Sampdoria-Milan 83/84 ci sono scontri coi genoani, che aspettavano i milanisti nella curva a loro assegnata. Scoppia una rissa e ci sono alcuni feriti. In Milan-Genoa 90/91 un nutrito gruppo di milanisti riesce facilmente ad entrare nel parcheggio dei pullman degli ospiti, facendo nascere uno scontro molto duro coi genoani, comprensibilmente impreparati a quella visita imprevista, che reagiscono come possono, prima di avere la peggio, con molti di loro feriti, alcuni da arma da taglio. A fine partita sono invece i genoani ad uscire senza scorta e caricare, ma l’intervento delle f.d.o. mette fine ai disordini. Un rossoblù viene ferito a Milano da una coltellata nel 91/92. I genoani a “Marassi” spesso negli anni ’80-’90 tendono dei veri e propri agguati, soprattutto alla stazione, al “nemico”. Nel ’90 alcuni rossoneri rimangono feriti in uno di questi agguati; viene bersagliato da sassi un autobus con a bordo tifosi milanisti diretto verso la stazione Brignole. L’anno dopo un gruppo di genoani, nel post-partita, sbuca dai banchi di un mercato e mette a dura prova il corteo di milanisti, con alcuni che riescono a staccarsi dal corteo blindato e si scontrano per circa due minuti, fino all’intervento della polizia. I genoani, che durante la partita hanno esposto lo striscione “9/9/90: la Fossa carica i milanisti scappano”, perché, secondo loro avevano avuto la meglio, si sfogano accoltellando due milanisti isolati, dopo che negli scontri avevano fatto una brutta figura. Nel 91/92 a Milano, dopo la partita, sospesa per impraticabilità del campo, scontri sotto una pioggia torrenziale: le due componenti si affrontano in P.le Axum, coi genoani che caricano, anche con lame in mano. L’anno dopo, al San Paolo di Napoli, si gioca in campo neutro (!) Milan-Genoa: i milanisti prendono sottogamba la trasferta, ma sentendosi come se giocassero a San Siro, portano gli striscioni casalinghi, quelli grandi, ma verso la fine ci sono brutti scontri tra una trentina di milanisti e un mix tra napoletani e genoani, gemellati tra loro. Gli striscioni vengono salvati per miracolo. Bilancio: diversi contusi da ambo le parti, un genoano e alcuni milanisti del centro-sud accoltellati. Il 29 gennaio 1995, prima di Genoa-Milan, avviene però un fatto che segnerà per sempre i rapporti tra milanisti e genoani, mettendo a dura prova la Sud: l’accoltellamento dell’ultrà genoano Vincenzo Claudio Spagnolo da parte del 18enne Simone Barbaglia e la conseguente morte di Spagnolo. Un evento che segnerà, anche se per ragioni opposte, le vite di questi due ragazzi. Giunta la notizia del decesso del giovane nel corso del primo tempo, i tifosi di casa, nel clima surreale venutosi nel frattempo a creare, chiedono a gran voce la sospensione della partita, che avverrà nell’intervallo, rimuovono tutti gli striscioni e abbandonano lo stadio. Le forze dell’ordine bloccano i circa 1000 tifosi rossoneri giunti a Genova, nel settore ospiti, fino a notte fonda, visto che, all’esterno, si scatena una vera e propria guerriglia urbana, che andrà avanti per molto tempo, coi genoani alla caccia di qualche milanista e che cercano invano di raggiungere il settore dei rossoneri, ostacolati dall’intervento energico delle forze dell’ordine. La rabbia dei genoani, la loro sete di vendetta è comprensibilmente tanta, molti saranno i feriti al termine di una giornata che mette la città in ginocchio. Il responsabile del gesto infame (visto anche che Spagnolo era a mani nude) verrà condannato, in ultimo grado, a 16 anni e sei mesi di reclusione. “Spagna” frequentava il Centro Sociale “Emiliano Zapata” ed era molto noto e attivo in Gradinata Nord; sul punto dell’accaduto viene affissa una targa con scritto “Vivere nel cuore di chi resta non è morire ciao Spagna”. La domenica successiva, 5 febbraio ’95, è il giorno del grande Raduno ultras di Genova, del comunicato, scritto di primo pugno dalle “Brigate Nerazzurre Atalanta”, del famoso slogan “Basta lame, basta infami”, con la Serie A che si ferma per una giornata a riflettere. Al Raduno partecipano 390 ultras di 38 club diversi, mancano solo i milanisti (per ovvi motivi), gli juventini e i torinisti. In Genoa-Milan 2010/11, i genoani espongono lo stendardo “BRN Roma” rubato. Verona: dalla cosiddetta “Fatal Verona” del ’73 le due tifoserie sono divise da un profondo e insanabile odio, che sfocia in incontri ravvicinati violenti e spesso e volentieri in un’autentica guerriglia urbana. Incidenti già nel 75/76 e nel 76/77 a Verona. Nel 77/78 i milanisti subiscono un arresto, 32 fermi e il sequestro di diversi armi improprie. Quattro “molotov” vengono ritrovate il lunedì in un cespuglio dietro la curva Sud dentro una borsa, un’altra era stata lanciata contro ragazzi veronesi, per fortuna rimasta inesplosa. I milanisti se la vedono brutta in un Verona-Milan di C.Italia sul neutro di Mantova: partiti tranquilli e in pochi, a fine gara trovano ad affrontarli le “Brigate Gialloblù”; nel piazzale dove hanno le macchine tentano la mossa della disperazione caricando i veronesi, poi li salva l’arrivo della polizia. In Milan-Verona di Coppa Italia 82/83, nuovi gravi incidenti, con un gruppetto di 25 milanisti che rimane imbottigliato in una viuzza, isolato, senza sapere dove sono i pullman e  il resto del gruppo di milanisti, coi veronesi in molti da ambo le parti, che li circondano tirandogli due molotov e sassi. I milanisti entrano poi in un bar, pronti allo scontro disperato con bottiglie alla mano, ma a quel punto arriva la polizia. Nella quasi totale negatività della serata, ai milanisti rimane in mano lo striscione “Hellas Alcool”, esposto a San Siro nella gara di ritorno, in cui non si presenterà nessun veronese. Incidenti anche in Milan-Verona 84/85, quando i veronesi caricano per primi e fanno arretrare i milanisti, i quali hanno una buona reazione. Fitta sassaiola verso i veronesi a fine partita, con alcuni contusi. Nell’85/86 i milanisti a Verona sono bersaglio di una fitta sassaiola, e un noto esponente della Fossa viene colpito da un sasso e portato in ospedale. Nell’86/87 sono i veronesi ad essere bersaglio di una sassaiola a Milano, con ferito un 26enne di Verona. Nell’87/88 gravi incidenti a Verona nel dopopartita: gruppi di milanisti cercano di aggredire i veronesi e la polizia deve così compiere cariche e usare lacrimogeni. Nel caos che ne consegue, un tifoso veronese di 24 anni viene
accoltellato alla coscia e una ventina sono i feriti di entrambe le fazioni. Lancio di sassi tra le due fazioni nell’88/89 a Milano. Nell’89/90, approfittando della fitta nebbia (infatti la gara verrà sospesa), le due fazioni giungono facilmente a contatto, dandosele di santa ragione e fitta sassaiola tra le due parti. Al ritorno, a Verona, i milanisti perdono partita e scudetto, finendo per sfogare la loro rabbia su tutto ciò che sia colorato di gialloblù e sul settore a loro riservato, che subisce ingenti danni, col vetro divisorio tra spalti e campo che va in frantumi. Inoltre i tantissimi milanisti tentano un invasione, la polizia stenta a controllarli, e il treno speciale che li riporta a casa verrà completamente distrutto. Vengono comminate 45 diffide a casaccio, ingiustificate perché date a chi la polizia aveva chiesto i documenti all’andata, per cui saranno revocate. Nella prima gara di Verona del 91/92, Coppa Italia, vengono accoltellati quattro veronesi rimasti coinvolti in una rissa scatenata da gruppi di esagitati milanisti, mentre in campionato i milanisti vengono caricati dalla polizia in borghese alla stazione (alcuni di loro hanno la sciarpa gialloblù!). Nello scontro resta ferito un vicequestore, diversi milanisti vengono arrestati e massacrati letteralmente in questura (dita rotte, spinte dalle scale…), processati per direttissima e condannati il mattino dopo. Questo dopo che i veronesi, scatenati nel post-partita, si erano lanciati, muniti di ogni tipo di oggetti contundenti, verso il corteo dei 3mila milanisti arrivati col treno speciale, ma il tentativo, grazie all’intervento della polizia, risulterà vano. Incalcolabili i danni ad auto, vetrine e a tutto ciò può essere distrutto, causati da entrambe le fazioni. Nell’ultimo Verona-Milan (13/14), prima della gara, all’esterno dello stadio, si segnalano reciproci lanci di torce tra le due tifoserie e alcune scaramucce a fine gara, al cancello divisorio tra il settore ospiti e i Distinti. Napoli: gemellaggio negli anni ’80, ma segnatamente solo con la Curva B, sia per la comune antipatia verso gli interisti, sia per una sorta di lega antijuve, durato fino alla stagione 1987/88, allorquando, prima della partitissima del 1° maggio ’88 che consegnò lo scudetto al Milan, vincete 3-2, tutto cambia, con polemiche dichiarazioni di Maradona alla vigilia (“Non voglio vedere nessuna bandiera rossonera allo stadio, deve essere tutto azzurro”) e il comportamento certo non irreprensibile di una parte della tifoseria partenopea il giorno della partita, coi tifosi dei settori adiacenti ai milanisti che tirano di tutto; una ragazza della Fossa si frattura il setto nasale. La rottura del gemellaggio è ormai inevitabile. Nel settore milanista si festeggia tra tante bandiere rossonere, portate alla faccia di Maradona. A Napoli i milanisti nell’89 vengono bersagliati da sassi e bottiglie dopo la partita, e un pullman ci rimette il parabrezza, con gli occupanti che vengono portati in commissariato. Negli anni a seguire, ogni gara offre il pretesto per tafferugli e incidenti, deliranti striscioni e feriti (spesso si è verificata a S.Siro la “caccia al napoletano”). Cruenti quelli del 90/91 a Milano prima della gara, con le due parti che hanno ingaggiato una “battaglia” con lancio di sassi,  danneggiamento di molte auto e di alcune carrozze della metro. Già in mattinata un napoletano era stato accoltellato ad una coscia da ultras del Milan. Nel ’96 i napoletani della curva B accolgono i milanisti con la scritta “29-1-95: inizia la repressione…siete la rovina del movimento ultras”, con chiaro riferimento agli episodi di Genova dell’anno precedente. Verso il Napoli, che retrocede in B nel 97/98, esposte, in una delle ultime partite casalinghe della stagione, le scritte di sfottò “Finalmente in B!”, “Arrivederci Bastardi”, “Da Castellini a Carmando questa è la fine di chi vince rubando”, “Verona, Napoli 2 città, stesso destino”. Sampdoria: rivalità che si perde nella notte dei tempi; a Genova, dopo Samp-Milan 80/81 viene ferito da una coltellata un genoano che aveva assistito alla partita mischiato tra i gemellati milanisti. Nel 1983/84 a Genova, dopo una rissa coi genoani, quelli del servizio stadio aprono i cancelli che dividono la curva dal rettilineo. Tutti i milanisti sono in alto, in basso ci sono solo le ragazze con gli zaini e per i doriani è un gioco da ragazzi prendere gli striscioni. Molti milanisti scendono, quindi ci sono focolai di rissa, sia nella parte alta che bassa della curva. A fine partita un grosso gruppo, un misto tra genoani e doriani avanza verso i milanisti, che decidono, nonostante siano in nettissima inferiorità numerica, di caricare, poi interviene la polizia, che perquisisce un pullman milanista dove trova alcuni bastoni e coltelli; tutti i 38 occupanti vengono condotti in questura e in seguito arrestati. Verranno rilasciati due giorni dopo. Bilancio degli incidenti: due accoltellati genovesi (non si sa se doriani o genoani) e molti feriti. Con uno stratagemma i milanisti, nella finale di Coppa Italia Milan-Samp 84/85, entrano in possesso dello striscione “Ultras” dei doriani, che viene successivamente esposto in Sud, a Pisa nel 1986, e successivamente nello spareggio per la Uefa a Torino Milan-Sampdoria, in cui dopo averlo mostrato verrà dato alle fiamme. All’ultima giornata del campionato 92/93 il Milan gioca col Genoa a Marassi, poco più di 300 i milanisti che partono. Durante il tragitto il treno rallenta causa lavori ai binari, e viene affiancato da un altro treno in direzione opposta all’altezza di Pontecurone (AL). Dopo un piccolo lancio di oggetti, subito si capisce che è il treno dei doriani diretti a Brescia. I treni si fermano (qualcuno tira il freno d’emergenza), la gente scende e inizia una fitta sassaiola reciproca, il “materiale” sulla ferrovia certo non manca, molte persone di opposta fede vengono colpite dai sassi, c’è tantissima gente in poco spazio. Ben presto il campo adiacente alla ferrovia diventa terreno di scontro aperto. I doriani fanno la prima carica, i milanisti rispondono avendo la meglio. I poliziotti di scorta sui due treni sono pochissimi, percui sono assolutamente impotenti (tra questi molti rimangono feriti). Ci sono piccoli focolai ovunque, sotto gli occhi attoniti degli abitanti del posto. Da comiche l’arrivo dei carabinieri del paese, in verità pochini, che intimano senza successo alle due fazioni di risalire sui treni, con uno di loro che a un certo punto spara una raffica di mitra in aria: la gente lo guarda, sorride, e ricomincia a tirarsi sassi. In qualche modo, poi, si risale sui rispettivi treni dopo due ore di battaglia. Alla stazione successiva il treno dei milanisti si ferma e molti ne approfittano per farsi medicare. A Genova non succede praticamente nulla, mentre al ritorno la polizia, temendo il bis, fa passare i treni su due linee diverse e ad ogni stazione una miriade di poliziotti sorveglierà tardivamente la situazione. Dopo il caso-Spagnolo però nei confronti dei doriani, al di là della rivalità, ci sarà poi una forma di rispetto per il comportamento non ipocrita avuto nei confronti dei milanisti. Fiorentina: le due tifoserie sono nemiche fin dagli anni ’60, quando si verificano i primi scontri, ripetutisi nel 77/78 a Firenze, quando i viola entrano in curva ai milanisti ma vengono respinti in qualche modo. Ad ogni incontro, poi, ci saranno incidenti; gravi quelli del 78/79 a San Siro, quando prima dell’inizio i milanisti fanno il giro ed entrano in curva ai viola. Scoppia una rissa furibonda e a farne le spese sono più i viola dei mil
anisti. Fra i feriti fiorentini anche il “Pompa”, uno dei leader di loro, deceduto nel 1992 per una malattia. Quando nell’anno della sua morte i milanisti andarono a Firenze, esposero lo striscione “Onore a Pompa”. Qualche settimana dopo il C.A.V mandò una lettera a Fossa, Brigate e Commandos per ringraziarli del gesto. Gravi anche gli incidenti verificatisi a Milano nelle stagioni 87/88, 89/90 e 91/92, occasioni in cui vi sono stati sassaiole, agguati e feriti, sia tra tifosi che tra le forze dell’ordine. Inseguimenti, cariche e controcariche a Perugia (campo neutro) 89/90. In Milan-Fiorentina 89/90 esposto striscione rubato “Viola Club Tiberino”, mentre nel marzo ’93, sempre a Milano, viene esposto lo striscione “Viola Club New York”. Bologna: in Milan-Bologna 96/97 scoppiano dei tafferugli davanti allo stadio prima della gara: è il segnale che il gemellaggio appartiene ormai al passato. Lo scontro non è coi “Forever Ultras”, verso i quali, al di là dei rapporti di amicizia personali, c’è massimo rispetto, ma coi “Mods”, e costerà sei denunce, perché nel parapiglia un carabiniere subisce dei colpi. I Mods, dopo i fatti di Genova, esposero lo striscione “Milanisti infami, voi e i genoani”. Torino: i rapporti coi piemontesi sono sempre stati piuttosto ambigui, a parte amicizie personali che sono resistite nel tempo. Nel 78/79 i milanisti si presentano a Torino pronti ad ogni evenienza, e visti i blandi controlli d’allora, riescono ad entrare con tanto di caschi da motociclisti. Lo striscione “Sag” Torino viene esposto in curva Sud in Milan-Sampdoria 80/81 per amicizia. Atalanta: bergamaschi da sempre rivali, visto anche il solido gemellaggio tra milanisti e bresciani, loro eterni nemici. Nel 1982/83 a Bergamo, si verificarono dei tafferugli nel tragitto dallo stadio alla stazione, piuttosto gravi, con molti feriti. Nel 95/96, sempre a Bergamo, si capisce subito che aria tira. All’andata, in riferimento ai raduni avvenuti dopo l’uccisione di Spagnolo, i milanisti esposero lo striscione “Infame è chi si nasconde dietro l’ipocrisia”, che non era diretto in particolare ai bergamaschi, ma evidentemente le Brigate Nerazzurre si sentivano toccate da quello striscione e ne espongono uno, in bergamasco, che tradotto in italiano dice: “Ipocriti? vi caghiamo addosso”. A fine partita diversi atalantini entrano nella curva alla destra del settore ospiti per fare gesti, lanciare insulti e sparare un paio di razzi. Alla sinistra dei milanisti, dalla parte della Tribuna, un gruppetto gli si avvicina in maniera chiaramente provocatoria, cominciando a inveire a gesti e a parole, dicendo che i tifosi del Milan sono buoni solo a usare i coltelli. Il tutto, dopo un tentativo di sfondamento della rete metallica da parte degli ospiti, dura qualche minuto, finché i carabinieri intervengono facendo uscire gli atalantini, che nel frattempo avevano pestato un signore bergamasco colpevole solo di cercare di calmare gli animi. Cagliari: rivalità risalente al 91/92 (prima non c’erano mai stati problemi), quando a Cagliari i “Furiosi”, nel dopo gara, cercano di andare sotto il settore milanista, lanciando qualche sasso e bruciando una macchina targata “Milano”. In un clima teso, i milanisti si accorgono che lo striscione dei “Furiosi”, nella fretta di provocare scontri, è stato lasciato appeso e incostudito in curva. I milanisti escono e si fermano nell’antistadio, ma un abile mossa diversiva permette ad un gruppetto di dirigersi verso la curva avversaria, senza esser notato dalla polizia, così il gruppetto milanista torna con il bottino dello striscione “Furiosi”. Alla partenza dei pullman arriva qualche sasso ai vetri; al porto, strade e piazzale sono piene di cagliaritani che vogliono vendicarsi, ma i milanisti vengono fatti scendere vicinissimo alla nave, per cui non ci sono particolari problemi. Al ritorno lo striscione verrà attaccato sulla poppa del traghetto: si legge rabbia e disperazione in coloro che sono rimasti a terra, qualcuno lancia razzi e pietre contro la motonave. All’arrivo a Civitavecchia, due esponenti dei “Furiosi” tentano disperatamente di rimpossessarsi dello striscione con l’aiuto della polizia, ma questo era stato imboscato e spedito a Milano con un altro mezzo, per cui la perquisizione ha esito negativo. I cagliaritani avevano uno striscione delle B.R.N. vecchissimo, che lo esponevano per ritorsione, ma tale striscione fu regalato loro da una persona dei “Boys” interisti, che lo aveva rubato in magazzino. L’anno dopo (92/93) a Cagliari, una prima sassaiola dei cagliaritani avviene nel tragitto aeroporto-stadio. Appena entrati nello stadio, dal settore di sotto alcuni cagliaritani strappano un pezzo di uno striscione rossonero, con immediata reazione dei milanisti che recuperano il maltolto, con solito contorno di scontri con la polizia. Lazio: in Milan-Lazio 77/78, durante alcuni tafferugli all’interno dello stadio, viene preso lo striscione “Vigilantes” della Lazio, che allora era il gruppo di riferimento della tifoseria biancoceleste. A Roma, ultima giornata del campionato 78/79, quello della “stella”, i milanisti invadono il campo e si scontrano coi laziali, che vengono inseguiti. Scaramucce anche nel pregara. Real Madrid: fino al 1988/89 rapporti neutri, ma nella semifinale d’andata di Coppa Campioni di quell’anno i milanisti, nei pressi dello stadio, sono vittime di un agguato, infatti da un bar i madrileni cominciano a tirare sassi, bottiglie e una molotov, ma caricati dai milanisti, in numero superiore, si danno alla fuga. La Guardia Civil carica a loro volta violentemente i milanisti, con le solite scene di teste aperte e lividi; cariche che si ripeteranno con frequenza prima, durante e dopo la partita, mentre con gli spagnoli è un continuo lancio di oggetti. L’anno dopo solita forte razione di manganellate e scariche di legnate da parte della polizia spagnola e “cortesie” dei madrileni che lanciano oggetti. Perugia: partita di notevole importanza quella di Perugia del 78/79, con le due squadre che si contendono lo scudetto, vinto poi dal Milan. Al termine della gara c’è uno scontro tra perugini e milanisti. Sassaiola piuttosto intensa, intervento della polizia e fuga di entrambi i contendenti. Nell’83, a Perugia, al terzo gol umbro scoppiano tafferugli nella curva milanista e un perugino viene accoltellato. Due milanisti vengono successivamente fermati e poi rilasciati, mentre il responsabile dell’accoltellamento verrà identificato, grazie a filmati di una Tv locale, e arrestato. Piacenza: negli anni ’80 i “Supporters Milan” avevano un legame stretto con gli Ultras Piacenza. Poi la rivalità si è accesa per la sconfitta sospetta interna del Milan (0-1) contro la Reggiana, all’ultima giornata del campionato 93/94, che causò la retrocessione in B del Piacenza. Memori di ciò, in Piacenza-Milan 95/96, i piacentini, saliti all’andata in parecchie unità a Milano, indirizzano molti cori offensivi e molti striscioni ironici verso i milanisti, tra i quali “Il colore della sconfitta…Bordeaux”, riferito
al 3-0 patito in Champions in terra francese, “Via Rijkaard e Gullit, ecco Vieira-Desailly-Weah: la moglie di Baresi si accontenterà?” e “17/7/94: le tue lacrime sono state la nostra gioia”, al quanto poco patriottico, riferito al pianto per il rigore fallito del capitano del Milan nella finale dei Mondiali Usa 1994 Italia-Brasile. Ajax: lo scorso anno, in occasione della gara di Champions MIlan-Ajax 13/14, gli olandesi si resero protagonisti di alcune intemperanze a P.zale Loreto, dove un loro pullman rimase bloccato dalla manifestazione del Movimento dei Forconi. Spazientiti, gli occupanti scesero dal mezzo e iniziarono a tirare lattine verso dei dimostranti, per poi passare alle mani. Intervento della polizia e gli ultras che si dileguono. Circa 300 ajacidi si ritrovano in P.zza Duomo nel pomeriggio, dividendosi in due tronconi. Uno dei due gruppi  va verso la stazione centrale e da lì prende la metro in direzione P.le Lotto, dove si scontra coi milanisti, avendo la peggio, con tre accoltellati tra di loro. Altri due tifosi dell’Ajax vengono colpiti alla testa. Gli ultras accoltellati sono tutti portati all’ospedale in codice rosso. Il più grave, un 28enne colpito all’addome, viene sottoposto ad intervento chirurgico. Una volta dentro, gli olandesi vanno a occupare il terzo anello verde, facendosi notare per diversi insulti in italiano, bruciando anche ad inizio gara un tricolore, forse rubato dalle bancarelle ribaltate. Latina: al torneo benefico “Ultras & oltre” del 2011 partecipano, oltre al Latina, squadra che ospita e organizza l’edizione, Juve, Bari, Gaeta, Casarano, Foggia e, soprattutto, Milan e Pro Sesto. Proprio la partita tra quest’ultime fa scoccare la scintilla. A quanto pare un giocatore avrebbe colpito l’arbitro, con una testata o uno schiaffo, per una decisione a suo parere non corretta. Cose che succedono, ma al campo, nell’occasione, c’erano circa 700 persone, ultras provenienti da tutta Italia. Il litigio, forse per vecchie ruggini, ha coinvolto la compagine milanista, la più numerosa al raduno, che, arrivati con un pullman a due piani, l’avrebbe fatta da padroni. All’improvviso spuntano bastoni di ferro e coltelli. Lo scontro provoca diversi feriti, uno dei quali raggiunto all’occhio da un coltello e medicato sul posto dal ‘118’. Poi le forze dell’ordine scortano il pullman dei tifosi milanisti sulla Pontina, dove vengono tutti identificati. Catania: rapporti non buoni, anche per il feeling milanisti-reggini. Sottratto dai catanesi e poi esposto nella loro curva lo stendardo “Palermo Rossonera” in occasione di Catania-Milan 13/14. Ascoli: vecchie ruggini. Nel 78/79, al termine di Ascoli-Milan, mentre i pullman lasciano la città, alcuni ascolani tirano dei sassi, ma vengono rincorsi dai milanisti, prontamente scesi, e vola qualche schiaffo. Udinese: brutto rapporto già dagli anni ’80, ma i milanisti l’hanno sempre snobbato. Arezzo: incidenti a fine partita nell’82/83 a Arezzo con diversi feriti, molti o tutti aretini. Uno di loro viene ferito con un coltello al torace.

coreografia milan il milan le un gran milan
Coreografia tifosi Milan – Milan l’è un grand Milan

Storia del tifo milanista: Prima del 1968, anno di nascita della “Fossa dei Leoni”, riconosciuto come primo gruppo ultrà a nascere in Italia, l’unico Club che creava un po’ di movimento con bandiere e tifo era quello dei “Fedelissimi”, gruppo collocato però nei Distinti (attuale primo anello), e così un manipolo di ragazzini comincia a ritrovarsi presso la Rampa 18 dei “popolari” e, col passare delle domeniche, gruppetti di ragazzi (compagni di scuola, compagnie di quartiere, amici degli amici) vanno a ingrandire sempre più lo sparuto nucleo originario. Il gruppo di ragazzi decide di darsi un nome, scegliendo quello di “Fossa dei Leoni”, nome del vecchio campo di allenamento del Milan vicino a Linate. Uno dei fondatori più rappresentativi è Umberto Calza, detto “Umbo”, che nel ’72 diverrà presidente del Club, in seguito “il presidente per antonomasia” anche quando questa carica verrà abolita. A lui verrà sempre assegnata la tessera n° 1 del Club, anche dopo la sua morte, avvenuta nel settembre 1996; dal ’99 viene organizzato un torneo di calcio in sua memoria tra tutti i gruppi della Sud. Il primo striscione, interamente cucito a mano in casa, in una delle prime trasferte, a Vicenza, viene danneggiato nel tentativo di “strappo” dal basso. Nel gennaio 1972, dalla Rampa 18 la Fossa si sposta in basso, sempre lungo il rettilineo, sulla sinistra guardando la tribuna. In quel periodo nasce anche l’inno della Fossa, tratto dal film “L’Armata Brancaleone”, cantato poi in ogni partita, che comincia col caratteristico “Leoni armati stiam marciando”. In Milan-Juve 1973/74 c’è il terzo e ultimo spostamento della Fossa, che dal rettilineo passa in curva Sud, al fianco di “Ultras” e “Cava del Demonio”, che poi insieme daranno vita alle “Brigate Rossonere”, che come primo embrione nascono nel 1973, ma che si costituiscono ufficialmente come gruppo organizzato solo nel 1975. All’inizio le Brigate Rossonere furono bersagliate da caustiche insinuazioni, perché il loro nome veniva associato alle famigerate “Brigate Rosse”, che dominavano la scena in quel periodo. Ma i capi storici, pur non rinnegando che la fede politica, almeno in quel periodo, era a maggioranza di sinistra (per alcuni si poteva parlare anche di estrema sinistra), hanno a più riprese ribadito che il nome “Brigate” esprime solo quei gruppi di persone che confluiscono in un’unica entità, con identici intenti e ideologie, senza alcun riferimento politico. Nel 1974/75, in Milan-Juve, i rossoneri subiscono diversi evidenti torti arbitrali, con la curva che si scatena: in campo vola di tutto, compreso alcuni petardi che scoppiano tra i piedi dei giocatori, tra scene di panico e simulazioni. Gli incidenti continueranno fuori dallo stadio, la partita verrà data persa a tavolino dal Milan e durante la settimana ci saranno polemiche a non finire. Il campo del Milan verrà squalificato e l’Associazione Milan Clubs prende ovviamente le distanze dall’accaduto. In seguito a questi incidenti, la Fossa esce dall’Associazione e, tra le varie sanzioni inflitte, c’è il divieto d’ingresso degli striscioni “Fossa dei Leoni” e “Commandos Tigre”. La Fossa cambia allora nome in “Inferno Rossonero”. La nuova situazione però non convince il direttivo e, nel giro di alcuni mesi, con le acque più tranquille, si torna al vecchio glorioso nome. Nel 1976 nascono i Panthers, che saranno in seguito una degna “spalla” delle Brigate. Nel febbraio ’77, vista la pessima classifica, in Milan-Cesena avviene la prima contestazione vera e propria nei confronti della squadra per il rendimento insoddisfacente, con l’esposizione dello striscione “Per i milioni tutti campioni ma in campo tutti coglioni”. Una stagione, quella del 1976/77, che porterà la salvezza dalla retrocessione solo all’ultima giornata, in parte riabilitata dalla vittoria della Coppa Italia, battendo l’Inter 2-0 in finale. Nel 78/79 la metà inferiore dei “popolari” viene chiusa con delle grosse reti perché dichiarata pericolante. Reti che sono d’impaccio, si vede male e Fossa e Brigate decidono di tagliarle, con un grosso tronchese, ogni domenica. La polizia ovviamente la pensa diversamente, così ogni volta volano manganellate. Viene esposto lo striscione “San Siro non è Santiago” (Pinochet in quel periodo rinchiudeva gli oppositori del regime negli stadi). I tagli vengono sempre riparati durante la settimana, finché gli addetti non si stancano dopo qualche mese e la danno vinta agli ultras. Nel 79/80 il “calcioscommesse” vede coinvolto pesantemente il Milan, accusato di aver comprato la partita con la Lazio (2-1), nelle persone del presidente Colombo e dei giocatori Albertosi e Giorgio Morini. La vicenda provoca una spaccatura all’interno della curva, tra “colpevolisti” (la minoranza) e “innocentisti”, increduli che il Milan abbia comprato una partita così facile, che sfocerà in una dura, forte contrapposizione in Milan-Bologna del 13 aprile ’80: i “colpevolisti” vanno nella curva opposta e espongono lo striscione “Dissenso rossonero: quando contestare diventa un obbligo”, mentre la risposta “innocentista” è “Serie A o Serie B noi saremo sempre qui”. Nel maggio ’80, in occasione del processo per il “calcioscommesse” viene organizzata una manifestazione di protesta davanti alla sede della Lega, con una buona adesione e attimi di tensione quando arriva la “130” con a bordo il presidente della Juve Boniperti e l’allenatore Trapattoni, bersagliati da lancio di sassi. La sentenza vedrà Milan e Lazio ritenute colpevoli e retrocesse d’autorità, la Juve, accusata d’illecito per una partita col Bologna, assolta, mentre il Bologna, per la stessa partita, viene penalizzato di 5 punti, da scontarsi nel campionato successivo, così come Avellino e Perugia. Un gran numero di dirigenti e giocatori verrà squalificato. Dopo la sentenza, Fossa e Brigate scrivono un manifesto che, stampato in 10mila copie, tappezzerà i muri di Milano. Le proteste non si fermano qui e in occasione di Italia-Spagna, prima partita degli Europei ’80, si presentano con tanto di striscioni e tifo per gli spagnoli, lanciando anche alcuni fumogeni in campo durante la partita. Nel dicembre ’80 vengono devoluti 200mila lire per i terremotati dell’Irpinia. Contestazione inusuale in MIlan-Monza 80/81: nonostante la promozione, data dalla curva per scontata, gli ultras lasciano la Sud vuota con le scritte “Meritate uno stadio così” e “Via Turati: basta pagliacciate”. Nel 1981/82 il MIlan rischia nuovamente di retrocedere, stavolta sul campo e, perdendo incredibilmente a Como dall’ultima in classifica, si mette nei guai. I tifosi al seguito espongono lo striscione “Non distruggete un mito”, ma la squadra fa di tutto per distruggerlo. Dopo il secondo goal comasco arriva di tutto in campo e Collovati viene colpito da un sasso. Tentata invasione, fuori si cerca di assalire il pullman del Milan e la polizia deve effettuare parecchie cariche. In seguito a questi episodi San Siro verrà squalificato per due turni, da giocare in campo neutro a Verona. A Cagliari il volo lo paga quasi per metà il nuovo presidente Farina, che mantiene la promessa fatta ai tifosi della Sud, da dove aveva visto Milan-Avellino del turno precedente. In città c’è un ambiente strano, da una parte gente amichevole, dall’altra gente che tira di tutto. Nell’ultima trasferta dell’81/82, a Cesena, il Milan vince 3-2 ribaltando il risultato da 0-2, ma retrocede lo stesso perché all’ultimo minuto il portiere del Napoli, Luciano Castellini, regala un corner al Genoa che pareggia e si salva, con i milanisti che erano già entrati in campo per festeggiare. Sullo stadio scende il silenzio. Fuori la gente si sfoga co
ntro gli incolpevoli cesenati e con tutto ciò che capita a tiro. Nell’estate 1984 viene lanciata la proposta di formare un unico gruppo in curva, visto i rapporti di piena sintonia e collaborazione tra Fossa e Brigate, che praticamente vivono in simbiosi. Viene addirittura preparato un questionario, ma l’eventuale unione viene decisamente bocciata, anche perché ognuno vuole mantenere la propria identità di gruppo. Nell’estate 1993 il “Tulipano nero” Ruud Gullit, uno dei maggiori artefici dei successi dell’era-Sacchi, bandiera del Milan dall’87, va alla Sampdoria, e si apre così una diatriba in curva: alcuni lo ritengono un “traditore” perché è passato ai blucerchiati, altri una “vittima societaria” scaricata ad un’altra squadra. Se ne va anche Paolo Taveggia, dirigente factotum del Milan e interlocutore della curva in società. Dopo i contrasti dell’ 85 nelle Brigate Rossonere, che avevano fatto venire dei nodi al pettine, nel 1994 il gruppo subisce una divisione: un direttivo composto da tre persone decide di costituire un nucleo organizzativo distaccato, pur restando nel gruppo, fedeli all’identità storica delle Brigate, stesso simbolo, stesso striscione, stessa posizione, ma due riunioni, due vendite del materiale separate, due tesseramenti a sé. La spaccatura all’interno del gruppo (BRN 1 e 2), vede le Brigate un po’ allo sbando. E’ proprio un ragazzo delle BRN 2 che si è reso protagonista, nel gennaio ’95, di una delle più brutte pagine della storia del movimento ultras italiano. Simone Barbaglia, questo il suo nome, del sottogruppo “Barbour”, così chiamato per il caratteristico giaccone di moda all’epoca, arrivato con un treno di linea per non farsi notare, non con quello speciale organizzato dai gruppi storici, accoltella a morte al cuore Claudio Vincenzo Spagnolo, semplicemente “Spagna” per gli amici, appena 25enne. Inutile dire che l’episodio si ripercuoterà negativamente sulla Sud, danneggiandone l’immagine in maniera lì per lì quasi irrimediabile, in particolare mettendo alla berlina le Brigate Rossonere, sentitesi isolate, che per ritirarsi su hanno bisogno di più di due anni. Riemergeranno, nuovamente riunite sotto un’unica effige, merito in gran parte del “Barone”. Nell’immediato dopo-Spagna la Sud, sottoposta ad un autentico linciaggio dei media, reagisce con una presenza formale nella trasferta di Londra, ormai organizzata, in Champions con l’Arsenal, poiché non c’è lo spirito per pensare alla partita e continuare come se niente fosse successo, mentre al ritorno, l’8 febbraio ’95, decide di astenersi da ogni forma di tifo per tutto il primo tempo, con tutti gli striscioni arrotolati, annunciandolo con un comunicato allo stadio e consegnato alla stampa, col quale, inoltre, si informa della sospensione delle trasferte fino al termine della stagione. In Fossa, nelle immediate riunioni dopo i fattacci di Genova, c’è chi mormora la parola scioglimento, visto la situazione morale disastrosa, ma poi non se la sono sentita di buttar via 27 anni di storia e gloria. Nel luglio 1994 intanto era nata “Alternativa Rossonera”, fondata da alcuni amici che frequentavano lo stadio da anni. Per anni sarà la triade Fossa-Brigate-Commandos a comandare in curva, in perfetta armonia. Finché non si arriva all’episodio choc dello scioglimento della Fossa nel 2005. Il post-Fossa viene vissuto in maniera difficile dalla Sud, ma comunque nascono dalle sue ceneri i gruppi “Guerrieri Ultras” e “Leoni della Sud”. I secondi hanno vita breve, i “Guerrieri” monopolizzeranno la ribalta della curva Sud insieme alle “Brigate Rossonere”, per poi sciogliers qualche anno più tardi. Dal 2010 la situazione è gestita dal gruppo “Curva Sud Milano”.

coreografia curva milan
Coreografia tifosi Milan – partita Champions

Curiosità: -Alla prima giornata del campionato 2014/15 il Milan ospita la Lazio. La curva rossonera, sulla falsariga di come aveva finito la stagione scorsa, si autosospende dal tifo causa le 35 diffide cadute nel post Milan-Parma sugli ultras e la forte repressione, visto che mettersi alla balaustra e stare sui primi gradini può comportare il pagamento di salate multe. -In occasione del big-match della 3^ giornata Milan-Juventus, viene allestita una coreografia eccellente, che coinvolge, oltre la Sud, anche il settore Distinti primo anello, con lo striscione in balaustra “Un anno di rabbia per tornare grandi”, con formate sapientemente, tra il primo e il secondo anello della Sud, la Coppa dei Campioni e lo scudetto tricolore: davvero un bell’impatto. -Nell’ultimo derby di Milano del maggio 2014, la curva Sud realizza una coreografia per esprimere la propria indignazione per i cinque lunghissimi minuti di applausi che hanno accolto la sentenza nei confronti degli agenti responsabili della morte di Federico Aldrovandi, ragazzo di Ferrara ucciso il 26 settembre 2005, umiliando la memoria di un giovane innocente, ma anche il lavoro di Magistrati e Giudici che hanno indagato e condannato, con pene lievi, gli autori del misfatto, inequivocabilmente responsabili della vicenda, senza considerare i depistagli, vergognosi e innumerevoli, messi in atto dalla stessa Questura di Ferrara per insabbiare la verità. Lo striscione in balconata recit: “La nostra coreografia: un applauso alle mamme delle vittime umiliate dal sindacato di polizia”, e sopra un grosso “Vergogna!”, scritto con cartoncini rossi, su sfondo di cartoncini neri, che rappresenta anche un messaggio di solidarietà verso tutte le mamme di vittime di abusi da parte delle forze dell’ordine. Inoltre sono stati esposti striscioni quali “S.A.P.: Sindacato Assassini Protetti” e “S.A.P.: cinque minuti di applausi col sorriso è il secondo delitto dopo che lo avete ucciso!”. Da segnalare anche lo striscione polemico degli “Estremi Rimedi”, riguardo la messa al bando del loro striscione: “Il calcio è passione, orgoglio, attaccamento e rivalità…anche senza striscione sempre fedeli alla nostra mentalità”. -Dopo l’ennesima prestazione scarsa in campionato e l’uscita dalla Champions ad opera dell’Atletico Madrid, il giorno di Milan-Parma, 16 marzo ’14, la Sud schiuma di rabbia, soprattutto nei confronti di alcuni giocatori, che si divertono tra locali e gossip senza un minimo di rispetto per la curva e la maglia. All’arrivo del pullman del Milan, un gruppo di 200 ultras circa si schiera lungo la strada a voler bloccare il mezzo per far sentire le loro ragioni, ma la polizia decide di far cambiare strada al pullman invertendo sul lato opposto l’ingresso d’arrivo, spiazzando i presenti. Contestazione evidente dentro lo stadio, con la curva Sud che rimane vuota nella sua parte inferiore al secondo anello blu, con la sola bandiera “Baresi 6” aperta al centro, esempio di attaccamento alla maglia. Per tutti i 90 minuti cori contro Galliani, reo di una pessima campagna acquisti, la società, dirigenti e giocatori, salvando solo Seedorf, Montolivo, Kakà, Pazzini, Poli, Bonera e Abbiati. A fine gara, persa dal Milan 4-2, circa 300 ultras della Sud si presentano a bloccare la strada d’uscita del pullman da ambo i lati, con la presenza delle guardie a fronteggiarli. Dopo un’ora di attesa un dirigente del Milan permetterà a 5 ultras del direttivo della curva Sud di parlare con alcuni giocatori, oltrechè col mister, per fare il punto della situazione. -La classicissima Milan-Juve del marzo ’14, vede una Sud finalmente compatta, timorosa di occupare la balconata per paura di multe e daspo, che, con lo striscione “E’ antica ‘Tradizione’ LATINA: chi fa l’azione è un infame, chi fa denuncia un amicone…vergogna!”, prende per la prima volta posizione sui famosi fatti del Torneo di calcetto di Latina del 2011. -In Milan-Atalanta del 6 gennaio ’14, la curva Sud è in contestazione per l’ennesimo giro di vite della Digos, che stringe il cerchio per trovare un colpevole dopo gli accoltellamenti di Milan-Ajax di Champions League. A causa di una serie di minacce ricevute prima del derby, tra cui quelle di multa a chi si fosse messo in balconata per far cantare la curva e Daspo in caso di reiteramento, si opta per il silenzio e il restare seduti per tutta la gara, in un’atmosfera surreale, tra rabbia e indifferenza. -Col Verona, nel successivo turno casalingo (gennaio ’14), la curva rompe il silenzio mettendo, almeno per il momento, da parte la contestazione. Massicci e carichi di rabbia, sostengono il Diavolo fino alla fine, senza risparmiare insulti ai veronesi. -Anche in Milan-Torino del febbraio ‘14, nonostante il giro di vite che la Sud ha subito da parte della Digos, si sceglie di sostenere il Milan per tutta la gara, così come aveva già fatto nella partita col Verona. Viene vietata l’esposizione dello striscione degli “Estremi Rimedi”, così come tutte le bandiere e striscioni della Sud col simbolo dell’ultrà incappucciato. Altresì vietato è l’ingresso del materiale dei gruppi nello stadio, così viene allestito un gazebo per poter vendere il materiale di fronte alla Sud. Come si può vedere la repressione nei confronti della curva rossonera si sta facendo sempre più asfissiante. -In casa contro l’Atletico Madrid, per l’andata degli ottavi di Champions L. 13/14, a febbraio, visto il divieto di esporre banchi per la vendita del materiale, causa assenza della raccolta fondi, non viene allestita nessuna coreografia particolare. Il momento della prima squadra non soddisfa le aspettative della curva, al contrario della squadra Primavera, che riceve l’elogio degli ultras dopo aver vinto il Torneo di Viareggio, con lo striscione “Avete onorato la maglia rossonera, applausi alla nostra Primavera”. -Milan-Bologna del febbraio ’14 vede lo stadio semideserto, e anche la Sud presenta larghi spazi vuoti. Solita assenza degli striscioni, tra i quali quello degli “Estremi Rimedi”, stendardi e bandiere considerate offensive e istigatrici alla violenza, oltre al divieto della vendita del materiale dentro lo stadio. Uno spettacolo spettrale e desolante, d’altronde questo è ciò che vogliono i benpensanti di questo calcio moderno. -In occasione di Milan-Roma del dicembre 2013, la società rossonera compie 114 anni di storia e la Sud li festeggia con una coreografia d’effetto: lo striscione “114 anni di gloriosa storia…tanti auguri vecchio Milan!” con la gigantografia di Herbert Kilpin, co-fondatore e primo capitano del Milan, e le scritte “Curva Sud Milano” e “Herbert Kilpin, 16 dicembre 1899”. -Si respira un’aria pesante, di contestazione, in curva Sud, nel match casalingo col Genoa del novembre 2013, a causa dei pessimi risultati del Milan dall’inizio del campionato, che hanno stancato chi l’ha sempre sostenuto. Numerosi gli striscioni di protesta che gli ultras srotolano a gara in corso: “Rossi come il fuoco, neri come l’incazzatura, se non sputate sangue iniziate ad avere paura”, “E’ finita la nostra pazienza, fuori i coglioni giocatori, mister e dirigenza!!!”, “Mai un Milan così disastrato, la nostra storia avete infangato”, “Da ‘gli anni d’oro del grande Milan’ a ‘gli anni di Zapata e Constant’”, “Constant: invece di fare il pagliaccio e l’arrogante, rispetta chi paga per vederti giocare in modo imbarazzante!”, “Mister: per come gioca la squadra c’è poco da stare Allegri”. Da segnalare il ritorno dalla diffida di un leader della Curva Sud, salutato dalle scritte “Lontano dallo stadio ci hai dato fiducia, spronato e caricato…adesso sei tornato, guidaci alla rivolta!!!” e “Gr
ande uomo, amico vero: bentornato Luca nostro condottiero!”. Esposti inoltre gli striscioni “Siamo vicini al popolo sardo!” e “Passano gli anni non sbiadisce il ricordo, ciao Gabriele”, per il sesto anniversario della morte del laziale Sandri. -Bello e significativo il megastriscione esposto dalla Sud in Milan-Udinese dell’ottobre 2013: “Calcio spezzatino, carobiglietti, tessera del tifoso, trafile in banca, stadi fatiscenti, biglietti nominali, limitazioni regionali, tornelli, sfottò censurati, tamburi e megafoni vietati: eh già, gli stadi sono vuoti per colpa degli ultras?”. Un altro striscione recita: “Crisi economica e parlamentare…ma è dei cori che l’Italia si deve preoccupare??!”. -Per Milan-Lazio del 30 ottobre 2013, la Sud continua la sua protesta nei confronti dell’esasperante repressione che gli ultras sono costretti a subire, esponendo due chiare scritte: “Inventate diffide seminando repressione cercando di boicottare la nostra passione, poi vendete i biglietti in base alla regione, F.i.g.c. questa non la chiami discriminazione?!!” e “Dichiarazione Universale dei Diritti umani. Art. 19: ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione. Parigi, 10 dicembre 1948”. -In occasione di Milan-Napoli del settembre 2013, la curva dedica alcuni striscioni ad un vecchio leone della Fossa, venuto a mancare il 19 settembre, quali “Grande ultras, amico vero…ciao Orso ci manchi davvero!” e “Orso sempre con noi”, non senza mancare di punzecchiare i dirimpettai napoletani, presenti in circa 6mila unità, con messaggi tipo “Sulla tessera non hai più niente da questionare…se la squadra va bene e hai i ‘big-match’ da guardare!”, “Da voi solo minacce e storie inventate, ma quando realmente ci affrontate?” e “A Milano usi l’opzione ‘porta un amico’, a Napoli ormai ti sei scordato quella…‘cerca il nemico’”. Diversi gli insulti contro i partenopei durante la partita, a seguito dei quali lo speaker avverte della possibile squalifica della Curva Sud, che puntualmente arriverà nei giorni successivi. Cosicché per Milan-Sampdoria, la partita casalinga successiva, il settore della Sud rimane chiuso, ma gli ultras della Sud manifestano il loro malcontento fuori dallo stadio, protestando civilmente in corteo con tanti stendardi di gruppi e sezioni della Sud e con striscioni quali “La chiusura del settore non cancella l’odore: Napoli merda” e “Se insultiamo dallo stadio ci chiudete il settore, se insultiamo da casa ci spegnete il televisore?”. -La curva Sud, segnatamente la Fossa dei Leoni, ha da sempre portato avanti una dura campagna contro il caro-prezzi, che è costata anche cara con venti diffidati a Vicenza, nella stagione 1995/96, quando un gruppo di milanisti sfondò i cancelli del settore ospiti per protestare contro le 40.000 £. da pagare per la curva. L’anno prima a Padova, col solito prezzo, i milanisti ottennero dal Padova la soluzione che desideravano: un biglietto ogni due persone. -La curva milanista si è contraddistinta da sempre, oltrechè per un tifo compatto e passionale, spesso al di là dei risultati, una fedeltà ad oltranza, tratto distintivo della Sud, anche per alcune forti contestazioni alla squadra, accusata a volte di scarso impegno e sacrificio, e alla società, additata spesso, specialmente in questi ultimi anni, per le misere campagne acquisti, sempre alla ricerca di giocatori da prendere a parametro zero. Una delle contestazioni più feroci è stata quella dopo la sconfitta casalinga patita dal Rosenborg in Champions League nel 96/97, arrivata dopo che in settimana Arrigo Sacchi, ben visto dalla piazza dati gli ottimi ricordi lasciati, aveva preso il posto di Tabarez in panchina. Gli striscioni della curva “Senza più alibi e giustificazioni, una volta per tutte fuori i coglioni” e “Oggi paga solo Tabarez, domani pagherete voi”, avevano accolto i giocatori del Milan, sostenuti comunque per tutti i 90 minuti dalla Sud. Ma al 90° esplode tutta la rabbia a quel punto incontenibile, così a fine partita spontaneamente parecchia gente, non solo ultras, si ferma davanti all’uscita del  parcheggio degli spogliatoi per manifestare il proprio disgusto nei confronti dei giocatori, non all’altezza della fama del Milan e delle loro potenzialità. C’è solo un breve contatto ravvicinato coi giocatori, compiuto da un gruppetto di tifosi che riesce a penetrare fino agli spogliatoi, in barba allo spiegamento di forze dell’ordine, poi la protesta prosegue, solo verbalmente, all’esterno dello stadio, in quanto i giocatori vengono tenuti precauzionalmente all’interno. Le parole di Berlusconi “I tifosi non sono qui a fare i critici”, portano la curva a prendere una dura posizione nei suoi confronti, espressa con lo striscione esposto a Reggio Emilia “Oltre al cuore abbiamo un cervello, ‘Ci consenta’…noi lo usiamo”, anche perché a Trondheim, in Norvegia, prima trasferta di Champions distante migliaia di chilometri, ci sono andati i tifosi in furgone, non lui. Dopo la sconfitta nel derby, con corollario di lancio di torce in campo per protesta che porterà nuove diffide, gli ultras, in Milan-Piacenza dell’aprile ‘97, decidono di protestare contro squadra e società, lasciando vuoto uno spicchio di curva ed esponendo vari striscioni quali “Meritate uno stadio così!!!”, “Avete infangato 10 anni di gloria con 1 da vergogna”, “Da quando i mercenari possono parlare di irriconoscenza?”, “9 goals e tante diffide, grazie A.C. Milan”, riferito ai 6 presi in casa dalla Juve e ai 3 presi dall’Inter, “Diffidate Galliani”. L’anno successivo il Milan replica lo squallore del 96/97 e la sconfitta per 3-1 con la Lazio, nel ritorno della finale di Coppa Italia, dopo l’1-0 di San Siro è la goccia che fa traboccare il vaso. La trasferta all’Olimpico con la Roma, terz’ultima giornata di campionato, viene onorata per il “dovere” d’essere presenti. Tanti gli striscioni di contestazione: “Presenti per la maglia”, “Siete indegni dei nostri colori”, “Società, allenatore, giocatori colpevoli del nostro declino”, “Vergognatevi!”, il tutto tra ironici cori di scherno. La squadra continua sulla falsariga di tutta la stagione, subendo quattro reti solo nel primo tempo (finirà 5-0). Nell’ultima partita casalinga col Parma la Sud scoppia, tirando fuori tutta la rabbia e la delusione degli ultimi due frustranti, catastrofici anni. Il ritorno di Capello in panchina lasciava immaginare nuovi scenari, un Milan nuovamente competitivo, invece così non è stato per niente, incapace di vincere e annichilito da un bruttissimo girone di ritorno. Per prima cosa col Parma viene messo in atto un sit-in davanti agli spogliatoi da un centinaio di tifosi e quando arriva il pullman della squadra viene bloccato, il tutto condito da cori di protesta, insulti e sputi. Il pullman, grazie ad un’abile manovra dell’autista, riesce a passare ed entrare negli spogliatoi, malgrado l’obiettivo dei contestatori fosse quello di impedire lo svolgimento della partita. In curva prosegue la contestazione, tifo ovviamente assente, anzi, a un certo punto, tutti si girano spalle al campo, seguiti da tutto lo stadio, con un effetto notevole. Nel secondo tempo la curva viene addirittura abbandonata e, a 10 minuti dalla fine, dopo aver acceso decine di fumogeni, inizia un fittissimo lancio di uova fresche. Nella curva vuota rimane un solo striscione: “…E adesso rimanete soli con la vostra vergogna”. Il pullman del Milan uscirà dallo stadio blindatissimo. Altri messaggi recitano: “La nostra fede è grande come la vostra vergogna”, “Soffrire, cantare, tifare, parole che voi non sapete rispettare!!!”, “Meglio la Bindi come presidente che Galliani come dirigente”, “Incapacità+arroganza=Capello: vattene”, “Capello sei tu il problema”, “Presidente ripulisci il Milan da faccendieri e mercenari” e, verso Maldini, “Non sei tu il capitano” (cori per Baresi “Un capitano, c’è solo un capitano). All’ulti
ma giornata la trasferta di Firenze viene fatta per onor di firma da uno sparuto gruppo, con in evidenza la scritta “vergogna”. -Davvero inverosimile quello che accade nel febbraio ’99 a Firenze. Mentre i milanisti aspettano per uscire, all’improvviso vengono sparati dalla celere alcuni lacrimogeni ad altezza d’uomo, che creano una gran confusione all’interno del settore. Quasi immediata la reazione dei presenti, che tentano di sfondare il cordone schierato ai cancelli, anche perché l’aria è irrespirabile dopo l’uso dei lacrimogeni. Una volta sfondato lo sbarramento di polizia, iniziano i tafferugli coi celerini, dopodiché, ristabilita la calma, il corteo si dirige verso la stazione, ma, arrivati quasi sui binari, nuovi lanci di lacrimogeni da parte della celere, con conseguenti cariche e sassaiole da parte milanista. La gente è imbufalita e, una volta raggiunto il binario, inizia a lanciare pietre verso la celere, che incredibilmente risponde. Scontri e sassaiole si protraggono per un’altra mezzora, dopodiché la gente risale sul treno per ripartire, ma qui accade l’inverosimile: la celere irrompe in forze sui binari e comincia a spaccare i vetri del treno a manganellate, e lo stesso fanno i carabinieri coi calci di fucile, poi, una volta rotti i vetri, sparano lacrimogeni dentro alcuni vagoni, rischiando di colpire le persone (ci sono anche tifosi “normali”). Panico all’interno delle carrozze, si tenta di uscire ma i celerini lo impediscono con manganellate a tutto spiano, alcuni cercano di uscire da finestrini (!). La celere tenta di salire addirittura sul treno, ma i presenti riescono a resistere con tutti i mezzi a loro disposizione e, dopo altri scontri che durano diversi minuti, finalmente il treno riparte per Milano. Il giorno seguente nessun giornale parlerà dell’accaduto, cosicché contro il Venezia, la domenica successiva, la gente della Sud dà il via a una serie di iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica: vengono distribuiti volantini in tribuna stampa, con la spiegazione dei fatti successi, ed esposto lo striscione “Firenze 7-2-99: nessun colpevole? No all’abuso e all’omertà” e viene sospeso il tifo per i primi 10 minuti, ma queste cose non porteranno buoni risultati, in quanto la carta stampata ignorerà l’iniziativa. Contro il Cagliari, la domenica dopo, sempre a San Siro, continua la protesta, e finalmente alcuni giornali citeranno la questione e giungono voci che, per l’ennesima volta, il Ministero degli Interni ha fatto visita alla Questura di Firenze, in seguito alle proteste milaniste e sollecitati da un rapporto del caposcorta della questura milanese, che accompagnava i tifosi in trasferta. Il rapporto verrà spedito al Ministero ma i provvedimenti, come al solito, non arriveranno mai. A Perugia, nel maggio dello stesso anno, nella partita che consegnerà al Milan il suo 16° scudetto, qualcuno riconosce le facce del Reparto Mobile di Firenze, già noto anche per altre vicende. I primi scazzi con la polizia già prima di entrare, con la gente che, nonostante non sia presto, vede i cancelli chiusi e spinge per entrare; i cancelli vengono sfondati, la celere spara i soliti lacrimogeni ad altezza d’uomo e partono le prime cariche a suon di manganello. All’uscita dallo stadio, si decide di dirigersi verso la stazione senza scorta, per non cadere nel tranello delle provocazioni, ma in stazione, quando i tifosi sono quasi tutti sul treno, la celere senza motivo decide di spaccare la testa ad un ragazzo, tra l’altro uno dei primi a soccorrerlo è un funzionario della Digos di Milano che fa parte della scorta. A questo punto parte la reazione decisa degli ultras: iniziano scontri fuori e dentro la stazione, i poliziotti “invasati” provocano facendo gesti e invitando allo scontro, la gente chiaramente non si tira indietro. I celerini iniziano a spaccare i finestrini del treno e salgono a manganellare anche gente tranquilla. Alcuni puntano la pistola ad altezza d’uomo e i lacrimogeni sparati bassi non si contano più. Cariche, controcariche, sassaiole violentissime, alcune delle quali costringono la celere ad indietreggiare. In pratica le stesse scene viste a febbraio a Firenze, ma, quando il treno sta per ripartire, nuove violenze inaudite della celere che stavolta sale sul treno a spaccare tutto e a manganellare ragazzi e ragazze inermi. Bilancio: molti feriti tra i milanisti, con un ragazzo, colpito volutamente da un lacrimogeno sparato verso di lui da 5-6 metri, che perde completamente la vista dall’occhio sinistro, e molti feriti anche tra i poliziotti, treno quasi completamente distrutto, perlopiù dalle f.d.o. Insomma, tanta violenza gratuita, per quella che doveva essere solo una giornata di festa: mentre tutti festeggiavano in Piazza Duomo o in Arena, i milanisti a Perugia venivano massacrati. Il tutto viene fatto passare quasi sotto silenzio dai giornali nei giorni successivi: un vero scandalo, solo pochi giornalisti vanno a fondo sulla vicenda, viene anche fatta un’interpellanza parlamentare sull’accaduto, ma niente. Pure la Digos milanese stila i suoi rapporti, riportando la realtà dei fatti e denunciando i comportamenti dei colleghi fiorentini, ma, a quanto pare, questo reparto gode di una “protezione” speciale. -Uno dei personaggi storici più carismatici e punto di riferimento della curva Sud è senz’altro Giancarlo Capelli, detto il “Barone” (quando smette gli abiti sportivi dell’ultrà ama indossare vestiti eleganti), ex vicepresidente della Fossa, passato poi nei Commandos Tigre, dov’era responsabile delle relazioni esterne, e infine alle Brigate Rossonere per riportarle ai fasti di un tempo. E’ considerato ancora oggi il leader della curva, alla veneranda età di 65 anni.

coreografia curva milan il diavolo
Coreografia tifosi Milan – Regno del Diavolo con fumogeni

-Negli anni la curva Sud ci ha abituati a spettacoli coreografici sempre più belli, elaborati e dispendiosi, sia a livello economico che di energie profuse nel farle. Una delle più belle di tutti i tempi è stata quella del derby di andata 2001/02, che con un grande bandierone copricurva raffigurava un Diavolo giocherellone e impertinente che impugnava una racchetta e metteva sei palloni in rete, contornato da cartoncini rossi e verdi che riproducevano il campo di gioco, il tutto per rimarcare l’umiliante 6-0 con cui il Milan batté l’Inter nella stagione precedente. Un’altra memorabile e davvero fantastica è stata quella col Brescia, con la squadra di Capello campione d’Italia in versione “fumetto” (1992/93). In trasferta, una delle più belle è stata quella di Como, nell’anno dello scudetto 87/88. -Il derby del 98/99 è quello dello “spionaggio-ultrà” delle coreografie, infatti qualche settimana prima i milanisti sono venuti casualmente a sapere il tema della coreografia degli interisti, e, per poterli beffare, approntano una coreografia che risponda esattamente alla loro. Risultato: alla nave interista esposta in Curva Nord, la Sud risponde con una nave pirata rossonera pronta all’attacco e in transenna lo striscione “Nave in vista!!….caricaaa!!”. -I milanisti, in occasione della finale di Coppa dei Campioni, giocata al “Nou Camp” di Barcellona nel 1989 contro lo Steaua Bucarest, sono stati protagonisti di uno degli esodi più grandi, se non il più grande, della storia del tifo calcistico mondiale di tutti i tempi, con 80.000 (e forse più) tifosi al seguito che invadono le “Ramblas”, arrivati con ogni mezzo impensabile, non senza difficoltà ad organizzare la trasferta visto lo sciopero delle ferrovie spagnole. Praticamente tutti indossano una maglietta rossa, da un’iniziativa di Fossa e Brigate; uno straripante Milan vince 4-0 e sale sul tetto d’Europa. -La sezione di Roma delle Brigate Rossonere, essendo nata nel 1978, è stato il primo distaccamento di un gruppo ultrà a nascere in Italia. -Milan-Cremonese del 30 settembre ’84 è una partita tranquillissima, in quanto non ci sono mai stati problemi tra le due tifoserie. Ma, dopo la partita, avviene una vicenda estranea ai gruppi ultrà: un ragazzo delle Brigate Rossonere ha un banale litigio con un ragazzo di Cremona, tifoso del Milan, con l’unica colpa di avere la macchina targato “CR”. A Fonghessi vengono tagliate le gomme, reagisce, ma poi gli viene sferrata una coltellata letale. La condanna dei media e dell’opinione pubblica sarà unanime e si avvia un’altra caccia alle streghe. -Nel settembre 1987 alcuni ragazzi raggiungono Gijon con la squadra per la partita di Coppa con lo Sporting, e alloggiano nello stesso albergo. Durante la notte tra il martedì e il mercoledì un gruppo di spagnoli si piazza sotto l’albergo per disturbare il sonno dei giocatori con tamburi e cori. Inevitabile la rissa tra tifosi, con un ragazzo delle Brigate che si rompe un braccio. L’atmosfera è calda, così, appena entrati allo stadio, ai milanisti tirano di tutto e cercano di strappargli gli striscioni, ma alla loro reazione, la Guardia Civil (la polizia di Stato spagnola) risponde con cariche e manganellate a go-go, incredibili perché in mezzo ci sono pure donne e bambini, infatti ci sono anche gente dei Clubs e singol, non solo ultrasi. Gli scontri durano parecchi minuti, fino all’intervento di Silvio Berlusconi, che da poco aveva comprato il Milan per circa 15 miliardi, che arriva nel settore a mettere la calma tra la polizia e i milanisti. -Più avanti, a novembre, anche a Barcellona, con gli ultras dell’Espanol, si verificano brutti incidenti; all’uscita dallo stadio, c’è una brutta sorpresa: i vetri di un pullman, in loro assenza, sono stati completamente distrutti dagli spagnoli, e non può essere utilizzato per tornare in Italia. Quindi ripartiranno con un mezzo sostitutivo molte ore più tardi, quasi a mattina. -In Milan-Bari 89/90, giocata sul neutro di Bergamo, avviene l’esposizione della scritta “Napoli: il tuo scudetto vale 100 lire”, in riferimento all’episodio della monetina in testa al napoletano Alemao, durante Atalanta-Napoli, una sceneggiata; la partita venne data vinta a tavolino ai partenopei, consegnando loro in pratica lo scudetto. Memorabile la scena finale: nonostante lo scudetto perso, la gente chiama a gran voce la squadra, poi entra in campo e porta in trionfo mister Arrigo Sacchi. -Nel 1997, Franco Baresi, ultimo giocatore bandiera del Milan insieme a Maldini e Costacurta, e rimasto sempre fedele alla maglia rossonera anche negli anni bui della B, dà l’addio al calcio, anche se la sua “scelta” è preceduta da silenzi e ambiguità da parte della società, che comunque ritira per sempre la sua maglia numero 6 (primo caso in Italia) e gli affida un ruolo come dirigente. Il 28 ottobre ’97 è il giorno del gran galà d’addio a Baresi, l’ultimo saluto al “Capitano” con San Siro peraltro non tutto pieno (comunque 65.000 persone tutte per lui), sottolineato con una splendida coreografia: una gigantografia di Baresi e lo striscione in balconata “Unica e inimitabile bandiera rossonera”. -Di ben altro sapore l’addio al calcio di un’altra bandiera, Paolo Maldini, il 24 maggio 2009, in un Milan-Roma (2-3), al termine del quale capitano, congedandosi dal pubblico di San Siro, riceve molti applausi dagli oltre 70mila presenti, ma anche la contestazione al veleno degli ultras, con cori come “Franco Baresi, c’è solo Franco Baresi” e lo striscione “Paolo Maldini: sentiti ringraziamenti da chi hai definito mercenari e pezzenti”. I beneinformati parlano di dichiarazioni al vetriolo rilasciate da Maldini ai tempi delle grandi contestazioni alla squadra. Lui rimane sorpreso e visibilmente innervosito per l’accuduto, in quanto non se l’aspettava. Prima mostra il pollice alzato, in segno di ironica approvazione verso i contestatori, apostrofati anche con un “figli di…”, poi si  lascia scappare il gestaccio del “medio alzato”. Infine, una volta completato in fretta il giro d’onore, rifiuta sia il trionfo che gli volevano tributare i compagni, sia la prosecuzione del cerimoniale, che prevedeva la consegna in campo di un piatto d’argento da parte di Berlusconi. Il numero 3 non sente ragioni e, dopo un ultimo saluto a tre dei quattro lati dello stadio, fila dritto negli spogliatoi, accompagnato da mister Ancelotti, rabbuiato come e più di lui. -Nella gara di esordio della Champions League 94/95 Milan-Salisburgo (3-0) accade un episodio che vedrà la curva Sud nell’occhio del ciclone: a fine primo tempo, dopo un gol, dalla curva piove in campo una bottiglietta di plastica vuota che colpisce il portiere austriaco Konrad, che si getta platealmente a terra colpito da chissà cosa, ma si rialza e rimane in porta fino alla fine del primo tempo. Durante l’intervallo decide di non rientrare e l’Uefa non terrà così conto della vittoria, penalizzando il Milan di due punti e squalificando San Siro per due turni. La società e i mass-media si scagliano contro la curva, che ci rimette la faccia per colpa di un singolo, un gesto isolato. Il Milan dirà che l’eventuale eliminazione, e le relative perdite a livello di introiti saranno da addebitare solo alla curva. Nessuno però nel ’91, a Marsiglia, sempre in Coppa Campioni, criticò apertamente l’operato del vicepresidente Galliani che, dopo un riflettore che si spense, ordinò il ritiro della squadra per presunta impossibilità di proseguire la gara, col Milan che venne sospeso per un anno dalle coppe. -In seguito alla morte, a Bergamo, di un tifoso atalantino, Celestino Colombi, non ultrà, durante cariche molto violente della polizia nel dopo Atalanta-Roma, in tutte, o quasi, le curve d’Italia, viene esposto lo striscione “10/1/93: la morte è uguale per tutti”, coi milanisti che in Milan-Brescia aggiungono gli striscioni “Divise sempre impunite, ultras sempre colpevoli” e
“La legge è uguale per tutti…ma quando?”. -Tra le partite rimaste indelebili nella memoria dei tifosi milanisti rimane quella di Atene del maggio ’94 contro il Barcellona, che viene sconfitto 4-0 col Milan che vince l’ennesima Coppa dei Campioni. Tante le traversie patite in quella trasferta: la notte insonne passata all’aeroporto di Atene prima del ritorno, coi voli che partono la mattina dopo; la rissa coi tifosi dell’Olympiacos prima della partita, coi quali poi dentro lo stadio tutto si chiarirà, e lo scontro con un altro gruppo di tifosi greci, sempre nel pregara. -Durante la stagione 85/86 vengono devoluti, dalla Fossa e dalle Brigate, 50 milioni di lire a favore dell’Istituto per la lotta contro i tumori, tutti soldi usciti dalle casse. Il ricavato della distribuzione del giornalino, integrato con dei soldi della cassa, 2 milioni di lire, viene devoluto dalla Fossa agli alluvionati del Piemonte. Nel dicembre 2000, cosa abbastanza insolita, in alcune partite, ben tre giocatori della rosa decidono di venire in curva: Sebastiano Rossi, che così cancella definitivamente le incomprensioni del passato (un “dito medio” mostrato alla curva, ma comunque c’era già stato un incontro chiarificatore), Abbiati e Albertini. -Nel settembre ’93 viene prodotta dalla Fossa dei Leoni una videocassetta con immagini della curva, sicuramente una delle prime iniziative di questo tipo in ambito ultrà, che riscuote un buon successo di vendite. Nel 95/96 viene prodotto il 2° volume della videocassetta, chiamata “Noi della Sud”. -Una particolarità della Fossa è stata sempre la trasparenza di rendere note le cifre che escono dalla cassa per ogni spesa, coreografie comprese. -I rossoneri un tempo erano i rappresentanti della Milano proletaria, della Milano che per campare faceva lavori manuali, di forza e fatica, abituata ad usare il cacciavite, “cassciavit” nell’idioma meneghino, in contrapposizione ai più benestanti “bauscia” interisti. -La Fossa è entrata, in qualche modo, anche nella storia del cinema, in seguito all’interpretazione di Diego Abatantuono del “ras della Fossa”, nel film “Eccezzziunale veramente” dell’82. -Tra marzo e giugno dell’80 viene fondata la squadra di calcio della Curva Sud, inizialmente chiamata “Stella Alpina”, successivamente cambierà nome in “A&O Gorni”, “Curva Sud” e “Fossa dei Leoni”. -Sempre esposte le scritte “Assenti presenti” e “Antonio sempre con noi”. Spesso esposto anche “Pedro sempre con noi”, grande esponente della Fossa non più tra noi, ricordato con uno striscione anche dagli interisti.

Gruppi scomparsi, nati negli anni ’60Fossa dei Leoni: gruppo storico per antonomasia della Sud, conosciutissimo. La fine degli anni ’70 si contraddistingue per la forte collaborazione e unità d’intenti tra i direttivi di Fossa e Brigate, che sfocia in una grande amicizia, che ha resistito tantissimo nel tempo tra coloro che facevano parte di quei gruppi (molti andati a far parte poi di “Vecchia Guardia”). E’ in pratica la nascita del cosiddetto “Gruppo della Stella Alpina”, poi “Bar del 15”, dal nome del bar dove ci si ritrova tutte le sere e nascono proposte, idee, nuove iniziative. Il primo triennio degli anni ’80 è molto positivo per la Fossa. Anche se all’inizio del campionato 1980/81 il gruppo si viene a trovare in un momento di passaggio: alcuni “vecchi” escono dalla Fossa già negli anni precedenti, per passare al primo anello con “Commandos” e “Nobiltà Rossonera”, e quindi si smembra il gruppo che ha gloriosamente costituito l’ossatura del Club nella seconda metà degli anni ’70. Vari altri componenti del gruppo “di base”, anche in seguito agli episodi della protesta rossonera per il calcioscommesse, pur rimanendo in Fossa a tutti gli effetti, assumono un ruolo più defilato, per cui i pochi “vecchi” rimasti vengono affiancati da un folto gruppo di ragazzini, più o meno sedicenni, che vanno a tappare il “buco” che si era venuto a creare. Questi porteranno avanti la Fossa fino al 1985, anno in cui questo gruppo si disperderà quasi totalmente, e i pochi rimasti dovranno, pur sulla base di una struttura ormai consolidata, darsi da fare per riorganizzare e riaggregare la gente in Fossa. Nel 1985 si verificano alcuni eventi: una contrapposizione nelle Brigate, a causa di un diverso pensiero sul modo di gestire i fondi della cassa, che, pur non interessando direttamente la Fossa, si riflette anche su di essa, causando l’uscita di molta gente, o quantomeno un loro minore coinvolgimento nella vita e nelle attività del Club. In Fossa si verifica di conseguenza un altro profondo rinnovamento, ma al posto della gente che esce o si fa da parte, si inserisce nuova gente che, aiutata dai pochi che erano rimasti, riesce a portare ovunque dignitosamente il nome della Fossa, che si manterrà su livelli adeguati. Progressivamente il nucleo di base si allargherà negli anni, fino ad arrivare verso la fine degli anni ’80, ad un punto molto alto di impegno ed entusiasmo. Nel settembre 1994 nasce il giornalino della Fossa, per dare più informazioni possibili all’attività del gruppo e raggiungere sempre più gente, cosa che in curva non sempre è possibile. La “Fossa dei Leoni” si manterrà su discreti livelli di organizzazione, grazie anche al connubio indissolubile con le Brigate, ma, nel 2005, qualcosa comincia a scricchiolare all’interno della curva. Emergono alcuni dissapori. In un Milan-Juve del 29 ottobre 2005 in curva, sopra la striscione “Fossa”, sventolano due bandiere dei “Viking Juve”. Al ritorno dalla trasferta di Champions di Eindhoven accade l’imprevedibile: uno dei membri del direttivo della Fossa, incaricato di custodire lo striscione da trasferta, viene fermato in pieno giorno in centro da undici ragazzi che, armati di coltello, gli sottraggono lo striscione. All’interno di questo gruppetto ci sono alcuni esponenti dei “Viking Juve”, di cui lo “zoccolo duro” risiede proprio a Milano. All’11^ giornata di campionato, come per incanto, i vessilli tornano al loro posto: le bandiere dei  Viking al “Delle Alpi”, lo striscione da trasferta della Fossa sopra quello tradizionale a San Siro. A questo punto esponenti dei gruppi della curva Sud di Brigate, Commandos e Rams, esigono un chiarimento dalla Fossa, che viene accusata di infamia per aver sporto denuncia alla Digos del furto dello striscione, comportamento inaccettabile secondo le logiche ultrà. I componenti della Fossa che erano andati all’incontro chiarificatore, vengono invitati a non presentarsi più allo stadio. Viene indetta una riunione nella sede della Fossa e la decisione di sciogliersi è quella finale. Martedì 15 novembre 2005 si chiude ufficialmente la storia di uno dei gruppi ultras più ammirati  e rispettati del mondo. Le accuse additate alla Fossa, tuttavia, non sono mai state dimostrate e, secondo alcuni osservatori, lo scioglimento del gruppo è da ricondursi a questioni politiche (la Fossa era da tempo entrata in contrasto con gli altri gruppi ultrà milanisti, legati ad ambienti di destra) ed economiche (il controllo del merchandising, della gestione dei biglietti e dell’organizzazione delle trasferte)./ Fedelissimi Milan.

Gruppi scomparsi, nati negli anni ’70Panthers: gruppo nato nel ’76 da ragazzi del quartiere Gratosgolio che frequentavano le Brigate, alle quali sono stati sempre fedeli, nonostante il gruppo fosse autonomo nella gestione. Il primo striscione venne esposto accanto a quello delle Brigate, per poi essere spostato a metà del secondo anello. Vecchia Guardia: vi confluiscono molti ex Fossa e ex Brigate, sciolta il 28 novembre 2005 con la Fossa. Tigers: nati nel 1976, provenienti dal quartiere Sant’Ambrogio di Milano. Ultras 1973: uno dei gruppi più vecchi, fa la sua prima uscita in Sampdoria-Milan del 7 ottobre ’73. Settembre Rossonero: da tifosi di Rho, all’origine erano posizionati sul rettilineo vicino alla Fossa, poi si trasferisce in Sud fino al 1975, anno in cui si sciolse e confluì nelle Brigate Rossonere. Nobiltà Rossonera: nasce nel 1978, gruppo molto in vista. Kmer: nascono nella prima metà degli anni ’70, nome tratto dai “Kmer Rossi”, combattenti vietnamiti durante la guerra del Vietnam, durata dall’inizio degli anni ’60 alla metà dei ’70./ Warriors, Legionari Tigre (primi anni ’70), I Diavolacci (primi anni ’70), Giovani Tigre (primi anni ’70), Frange Rossonere (ultimi anni ’70), Diavoli di Como (primi anni ’70), Devils 1978, Cava del Demonio (’73).

Gruppi scomparsi, nati negli anni ’80Drunk Company Veneto Alcool : nascono nell’87 con le B.R,N. sez. Veneto. Armata Rossonera : nasce nell’ottobre ’89 nella trasferta di Cremona. Metal Militia: nome tratto da una canzone della famosa band “Metallica”, scelto perché i componenti erano amanti della musica heavy e trash metal. Il gruppo fa la sua comparsa ufficiale, a livello di striscione, nell’89, anche se dall’anno prima questo gruppo di amici già si riuniva nella Sud. Mods: nati nell’89, scioltisi nel ’94. Avanguardia: nata nel settembre 1987 dall’idea di due amici che frequentano lo stesso Liceo, apolitici nonostante il nome, che viene scelto da una canzone, “Largo all’Avanguardia”, del gruppo rock degli “Skiantos”. Il primo striscione viene confezionato artigianalmente autofinanziandosi, esposto per la prima volta in Milan-Verona del 20 marzo 1988. Resteranno legati alle B.R.N. fino al 1993, e sempre al seguito del Milan fino al ’95, quando il gruppo ha una piccola crisi, qualcuno si stacca e non viene più allo stadio, altri seguono le gare in settori diversi, per cui decidono di sospendere il gruppo e di cedere l’ambìto posto in transenna allo striscione di “Alternativa Rossonera”. Sconvolts: nascono nella stagione 86/87, sistemati inizialmente al secondo anello dietro la Fossa, per poi spostarsi al primo anello, visto gli ottimi rapporti con Commandos Tigre e Rams. Torcida Rossonera: nata nell’89, posizionata in curva Nord 2° anello nel tentativo di svegliare dal torpore quel settore dello stadio.Gruppo Brasato: nato nella stagione 1988/89, sottogruppo delle Brigate, che si fa conoscere per la sua dinamicità e vivacità. Eagles: esordiscono in Nord 2° anello ai primi anni ’80./ Armata Rossonera, Squadraccia (fine anni ’80), Rockers, Stars (fine anni ’80), Supporters, Sioux, Siamo belli come il sole, Regime Rossonero (fine anni ’80), Rangers (si sciolgono negli anni ’90), Red Black Trips, Ponente Rossonero (primi anni ’80), Bar Jano’s Friends, Gruppo N.O.M., Out Laws (85/86), Nucleo Tifosi Rossoneri, Milano Capitale, Lords Kaos (fine anni ’80, poi confluiti nei Pittbull), Indyans (primi anni ’80), Milan Fans Berlin (maggio ’89), Gioventù (primi anni ’80), Fazzupole Rossonere, Cirrosi Epatica (ultimi anni ’80), Caini Hell Nord, Brothers, Barone Rossonero (83/84).

Gruppi scomparsi, nati negli anni ’90Alternativa Rossonera: nata il 6 luglio 1994, abbreviazione “ARN”, rappresenterà una validissima spalla delle Brigate Rossonere. Nel corso degli anni si mette in evidenza in modo deciso per colore, iniziative e presenza costante, nonostante sia nata in un momento di crisi del mondo ultras. Il nome del gruppo rispecchia la mentalità dei fondatori, che sa di continuità e nel tempo stesso di rinnovamento. Simbolo del gruppo è il famoso personaggio dei fumetti “Kattivik”. Dal novembre 2008, causa problemi interni al gruppo, Alternativa, che si collocava al secondo anello della Sud, a destra guardando la curva, non fa più parte di essa. Dalla stagione 2009/10 il gruppo si sposta nel secondo anello verde di San Siro (curva Nord, accanto a “Peltasti”), ma, dal marzo 2011 sparisce anche di lì e in pratica si scioglie, con rammarico per il movimento ultrà milanista. Gruppo Veleno: nasce nel 1999 dall’idea di un gruppo di ragazzi della zona Nord di Milano e della Brianza, già facenti parte delle Brigate Rossonere, sempre a fianco delle “Brigate” in casa, e dei “Commandos” in trasferta, dopo circa sei anni di assidua militanza e presenza al secondo anello blu, il gruppo si scioglie per motivi politici. Tuttora qualche militante dell’ex Gruppo Veleno fa parte dei “Commandos Tigre”. Gruppo Quarto: proveniente dal quartiere “Quarto Oggiaro” di Milano, dal 2010, anno di nascita della “Curva Sud Milano”, il gruppo diventa una sua sezione./ Prugne Korps (in seguito Pittbull), Bulldog (fine anni ’90), Beba, Gruppo Supremo, I Rembambì (fine anni ’90), Brigata Malata, Viagra Group, Skunkati, Villani, Strafatt, Skizzati, Rebelot, Cani Sciolti, Pittbull Milano, Gruppo Tazzato (nasce nel 1998), Gruppo Chiarelli 1991, Gruppo Comodo (primi anni ’90), Gruppo Caramello (ultimissimi anni ’90), Feroci, Dannati (ultimi anni ’90), Convinti (1998), Brigata Massaro (in onore al giocatore Daniele Massaro, che ha fatto per tante volte la fortuna del Milan), Baschi Rossoneri (93-94).

Gruppi scomparsi, nati negli anni 2000Guerrieri Ultras: nascono ufficialmente il 31 dicembre 2005, dalla sinergia di alcuni militanti dell’ex Fossa dei Leoni e, appunto, i nuovi Guerrieri che, contando su nuove adesioni, e con il loro spirito innovativo, colmano il vuoto lasciato nella Sud, e in poco tempo si guadagnano la stima di tutti gli altri gruppi della Sud. Apolitici e convinti dei propri mezzi, dureranno invece poco, sciogliendosi intorno al 2009. Malnatt: presenti in curva fin dai tempi di Sacchi, ma con un proprio striscione solo dal 2002, scioltosi con lo scioglimento della Fossa nel novembre 2005. La prima apparizione dello “striscione quadrato” risale a Slogan Liberec-Milan, preliminare di Champions 02/03. Assatanati: nascono nei primi anni 2000, in seguito riuniti coi “Bad Boys”. Bad Boys: nascono all’incirca a metà anni 2000, si riuniscono con gli “Assatanati”, andando a formare un unico gruppo. Leoni della Sud: nascono il 22 dicembre 2005, in seguito allo scioglimento della Fossa, ma dureranno ben poco./ Balordi, Ribelli, Banda Casciavit Herbert Kilpin Firm, Nuove Leve, Vecchi Teschi, Teste Matte, Truppa Alcoolica, Torcida Rubro Negra Ka-Pa-Ro, Nervùs (ex “Dannati”), Hooligans, Gruppo Paloba, Gruppo Savicevic, Gruppo Sambuca, Gruppo Deciso (primi anni 2000), Gruppo Hollywood, Gruppo Casciavit Milano, Gruppo Anonimo (nasce nel novembre 2005), Barbera Rossonera, Gruppo Barella Brugherio, Frange Ostili, Rossoneri ad Oltranza, Devils Oltrepò, Casalma Devils, Bomber Group (2000-01), Braulio Group (01/02), Brutti Dentro, Black Sheep Group (2000-01), Area 207, Acid Group (2000).

Liberi pensieri: “Il cuore rossonero batte ancora, la nostra lotta è cominciata ora” (Mi-Cagliari 79/80), “Shark kicks again for us” (“Squalo colpisci ancora per noi”, in onore dello scozzese Joe Jordan, detto appunto “lo Squalo”, striscione esposto per tutta la stagione 81/82); “Benvenuti maratoneti” (Mi-Sampdoria 1984), “Lottate anche in campo non solo per i soldi” (Mi-Ascoli 84/85), “Forza Marco la tua lotta comincia ora”, per Marco Van Basten al rientro da un lungo infortunio (Mi-Empoli 87/88); “A Barcellona noi ci saremo…e voi?” (Mi-Torino 87/88), “Ultras non significa delinquente” (Inter-Mi 87/88), “Centinaia di trasferte per scontrarci contro una dirigenza infame!!!” (Pescara-Mi 88/89, riferito alla volontà della dirigenza e del presidente Berlusconi in primis di non dare più biglietti alle tifoserie avversarie, quindi i milanisti a Pescara vanno senza biglietto organizzando una pesante contestazione nei confronti dei dirigenti del Milan, alcuni quasi aggrediti fuori lo stadio); “In cima all’Europa con la forza della nostra fede per una leggenda che tutto il mondo ci invidia” (Como-Mi 88/89), “Il tempo che passa distrugge, il mondo che resta dimentica, immortale resta un eroe: Pietro Paolo” (Fossa e Brigate salutano Virdis, Mi-Lecce 89/90); “Se il Napoli è campione d’Italia ci fa schifo essere italiani” (Mi-Benfica, finale di Champions 89/90), “Apprezziamo i vostri sforzi ma restate sempre mediocri” (Inter-Mi 90/91), “L’Iraq ha le armi chimiche…l’Italia ha Napoli” (Mi-Napoli 90/91), “Arrigo: per sempre con noi, noi per sempre con te”, “Arrigo grazie di cuore”, coreografia con scritta sugli stendardi, composta da 6mila cuori rossoneri, per la partita di addio di Arrigo Sacchi, a cui viene consegnata anche una targa dagli ultras; Mi-Parma 90/91); “Berti: l’Italia ti fischia  Milano ti odia” (riferito a Nicola Berti, centrocampista dell’Inter di allora (Inter-Mi 91/92); “Inter club mai stato a Tokio” (Mi-Inter 92/93), “Lecce e Napoli col cuore…scusate se a Washington non ce l’abbiamo fatta” ( riferito alla decisione di far disputare Milan-Torino di Supercoppa Italiana negli U.S.A., a Washington, trasferta boicottata dagli ultras; Milan-Genoa 93/94 a Napoli); “Nerone uno di noi”, “Cucs: solo striscioni, solo infami”, in risposta allo striscione fatto dai romanisti all’andata “milanisti: solo lame, solo infami”, “Senza lame…quando volete”, che scatena  tensioni nel settore romanista (Milan-Roma 95/96); “Derby e coppe si possono perdere: la dignità no!!”, “Derby e Bordeaux, vi è mancata la rabbia, ecco la nostra”, “Noi 2400 km. col cuore, voi 90 minuti di vergogna”, “Chi non ama il Milan ha tutto il nostro odio”, “L’onore si conquista sul campo, vi vogliamo tutti e sempre con le palle” (curva in contestazione dopo lo 0-3 di Bordeaux in Coppa Uefa, che costa l’eliminazione, e la sconfitta nel derby; Mi-Parma 95/96); “Ore 16:00= Sparuta Presenza, ore 17:45= presenza sparita: ciao conigli” (la Sparuta Presenza era l’allora gruppo principale dei piacentini, Piacenza-Mi 95/96); “Voi decidete quando giocare? noi decidiamo quando tifare!”, “Coppa Italia: 3 anni di presa per il c…!”, l’eliminazione dalla Coppa Italia ad opera del Bologna in settimana non è stata digerita, perché la curva vuole un Milan sempre vincente che non scelga gli obiettivi da privilegiare (Mi-Torino 95/96); “Mauro ti siamo vicini” (dedicato a Tassotti, che in settimana aveva subito la tragica morte della moglie; Mi-Bologna 96/97); “Umbo per sempre nel cuore della Fossa” (Bologna-Mi 96/97),  “Empoli ’92: solidarietà contro le ingiustizie…per non dimenticare” (relativo alla notizia di quei giorni dell’archiviazione, senza aver trovato i colpevoli dell’inchiesta dei fatti di Empoli, quando due ultras vicentini rimasero feriti da alcuni colpi di pistola sparati da alcuni poliziotti; Mi-Vicenza, Coppa Italia 96/97); “Cannavò ricorda: la nostra fede non ha prezzo, le nostre bandiere sventoleranno ovunque e sempre” (Cannavò era il direttore di allora de “La Gazzetta dello Sport”, Mi-Piacenza 96/97); “Mancini mercenario il calcio ti ha arricchito l’invidia ti ha rimpicciolito” (Mi-Lazio 97/98), “Tanti tricolori in curva, ma quanti italiani in campo?”, “Tranquilli stasera niente scherzi” (Inter-Mi 99/00); “Moratti: 630 miliardi di motivi per sentirsi un fallito!” (il presidente di allora dell’Inter, nonostante tutti i soldi spesi, non riesce a vincere niente; Mi-Inter, Coppa Italia 99/00); “1991-96: Capello grazie x sempre!”, “Giubileo & Totti per una curva di bigotti!” (Mi-Roma 99/00); “Fantacci, capo di una curva di fantocci” (striscione che suscitò un vespaio di polemiche, firmato B.R.N., che però presero subito le distanze da chi ebbe l’iniziativa di farlo; Milan-Verona 99/00); “Irr. S.p.a., onore al conto in banca” (riferito al comportamento degli “Irriducibili”, che continuano a darsi una facciata “ideologica”, per poi usare il loro nome come una società a scopo di lucro, vendendo materiale a prezzi da boutique; Mi-Lazio 99/00); “Aiutare chi è rimasto indietro? Presidente aiuti il Milan!” (prende spunto dai manifesti elettorali del Berlusca, Mi-Atalanta 00/01);  “Interista depresso anche x quest’anno i tuoi sogni sono finiti nel cesso”, “Di solito scappate, con gli scooter giù mazzate”, riferito al lancio di un  motorino effettuato dagli interisti dal secondo anello di San Siro in quel periodo (Inter-Mi 00/01); “Giovanni ti siamo vicini”, piccolo gesto di solidarietà nei confronti di Giovanni Galli, ex-portiere del Milan dei trionfi, mai dimenticato dalla Sud, per la perdita del figlio 16enne Niccolò (Mi-Paris St. Germain, Champions L. 00/01); “E’ più onesto ammettere gli errori che nascondersi dietro una montagna di ‘…io l’avevo detto’” (Mi-Bari 00/01), “Noi realizziamo i vostri sogni” (coreografia, Inter-Mi 03/04), “Per il tifoso nessun rispetto: no al…carobiglietto!!”, “25€. per un biglietto popolare, odio per chi su di noi vuole speculare!! Non ci fermerete mai…Chievo Vr. Società di usurai!!!” (Chievo-Mi 04/05); “A questi prezzi e a questi orari noi non ci stiamo!”, “Sempre con te!…sì ma quando…” (Mi-Fiorentina 04/05); “Siete ancora ‘Furiosi’?” (Cagliari-Mi 04/05), “Mancini: puoi giocare a Roma; allenare a Milano ma puzzi sempre di pesce, bastardo doriano!” (Milan-Inter, semifinale Champions L. 04/05), “Una storia da onorare, punti da recuperare, gli altri si rinforzano e noi restiamo a guardare” (Trofeo Tim a Milano 06/07), “Se vendi Kakà per risanare la società e non spendi più i tuoi milioni, caro Berlusconi grazie di tutto e vai fuori dai coglioni!!!” (Mi-Roma 08/09), “Un tempo spendevi davvero…ora compri solo a parametro zero” (Mi-Atalanta 08/09), “Campioni senza intercettazioni”, coreografia, “C’è chi li vince sul campo in modo leale e chi li vince piangendo in tribunale” (Mi-Cagliari 10/11); “Sugli spalti indiavolati…in campo affamati…” (Mi-Barcellona, Champions L. 11/12), “Per chi nella vita è sempre stato sconfitto l’unica soluzione è lo scudetto prescritto”, “Curva Nord: a Bologna per la scampagnata poi si batte in ritirata” (Mi-Inter 11/12); “L’ultras interista, quello che ogni foto ritocca…ops, scusa anche stavolta non mi sono sciacquato la bocca” (Inter-Mi 12/13), “Da 3 anni sempre presenti e pronti all’azione! sez. Belgio” (Mi-Udinese 13/14), “Avete commesso l’ennesimo sbaglio, non illudetevi di metterci il bavaglio” (Parma-Mi 13/14), “Noi cuore passione fedeltà…voi grinta sudore e buona volontà!!” (Mi-Genoa 13/14), “Trattati gratis come a
nimali, solidarietà ai laziali” (riferito al bestiale trattamento ricevuto da circa 200 laziali arrestati in massa a Varsavia prima dell’incontro Legia Varsavia-Lazio di Europa League 13/14; Catania-Mi 13/14); “You can only smash the scarfes, against us you become runners!”, striscione in inglese, che tradotto in italiano significa più o meno “Potete solo picchiare i tifosi con la sciarpa, contro di noi scappate” (Milan-Ajax, fase a gironi di Champions L. 13/14); “Solo chi come te l’ha indossata con onore di questa maglia può tramandarne il valore: bentornato Mister Clarence” (saluto di benvenuto a Seedorf, che siede sulla panchina del Milan dopo l’esonero di Allegri; Mi-Torino 13/14); “Roma 11-04-2014: chi ci crede si rivede, no Art. 9” (riferito al Raduno di Roma, al quale hanno partecipato diverse tifoserie, per discutere sulla possibile abolizione dell’Articolo 9; Mi-Chievo 13/14); “Basta abusi, basta repressione…sulle divise vogliamo il numero di identificazione!!!” (Mi-Livorno 13/14), “Né giocatori, né società…lo spettacolo nel derby sono sempre gli ultrà”, “Per chi mi reprime: la mia mentalità sarà sempre la tua sconfitta”, “Siete così merde che Jakarta diventa igienica!” (Inter-Mi 13/14).

Politica: si sono sempre professati apolitici (slogan “Né rossi, né neri, solo rossoneri”), ma in passato con leggera inclinazione a sinistra, adesso più a destra.

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