LegaPro da evitare, potrebbe essere “letale”

 

Di Gabriele Guastella

 

In giornata ho ricevuto una mail dall’amico Angelo Briganti, tifosissimo azzurro, attento conoscitore del calcio a tutti i livelli, vero appassionato di storia e filosofia calcistica. All’interno un link al blog dei nostri amici del Guerin Sportivo con tema principale il “fallimento della serie C”.

 

Ho letto l’intervento del signor Olivari, mi sono permesso di replicare il tutto all’interno del nostro sito.

Si caro amico Angelo, anche se già siamo a conoscenza in molti di quanto scritto e letto, ma è proprio vero che la Serie C, o LegaPro chiamatela come volete, sarà meglio evitarla davvero.

 

“Fra pochissimi anni la serie C, che davvero non riusciamo a chiamare LegaPro, non esisterà più. La maggior parte dei procuratori lo dà per scontato, consigliando ai propri assistiti di rimanere attaccati al proprio posto di riserve in serie B piuttosto che rischiare in una categoria inferiore. La serie C smetterà di esistere non perché alla gente interessi meno rispetto a venti anni fa. Anzi, nell’Italia che fa del campanilismo una religione un campionato del genere ha ancora una ragione per così dire ‘culturale’ di esistere. Quanto ai numeri, siamo ancora su affluenze da serie A di basket o pallavolo anche in piccole piazze.
Come ha spiegato il presidente della LegaPro Mario Macalli, il problema è la sostenibilità finanziaria della categoria, che riguarda la maggioranza delle 77 società. Non per motivi legati al calcio, lì i conti non sono mai tornati e l’attività è da sempre regolarmente in perdita, ma perché secondo Macalli (ma anche secondo la realtà) vanno male le attività principali dei proprietari dei club. Traduzione: è finita una certa Italia in cui c’erano centinaia di imprenditori che avevano la possibilità e l’utilità (annacquamento degli utili, pagamenti estero su estero, sponsorizzazioni farlocche) di far sparire parte degli utili delle loro attività. Con metodi formalmente legali o direttamente creando del ‘nero’. In sport diversi dal calcio la situazione è più visibile: lì le squadre spariscono dalla sera alla mattina, mentre il calcio ha ancora la possibilità di attivare meccanismi ‘sociali’ per rimandare il fallimento.
Tuttora, nell’Italia del 2012, ci sono giocatori che nei Dilettanti (figurarsi in LegaPro) chiedono e ottengono ingaggi da 5mila euro al mese di ‘rimborsi spese’: è evidente che il giochino può reggere solo fino a quando questi soldi, neri o bianchi, esistono. Dire che il problema della LegaPro è il calcioscommesse fa guadagnare qualche titolo di giornale, ma non è certo la credibilità il problema della categoria anche se tutti gli addetti ai lavori la pensano come Serse Cosmi in quel famoso fuori onda (Metà delle partite è finta). Il problema è che oggi esistono sempre meno imprenditori, onesti o disonesti che siano, che abbiano l’interesse e la capacità di mantenere in vita attività sportive in perdita strutturale. Per questo la parola ‘fallimento’, pronunciata da Macalli, è qualcosa che diventerà ben presto di attualità. Non è catastrofismo, ma solo un segno (negativo) dei tempi”.

 

Twitter@StefanoOlivari

2 Commenti

  1. FARE COSE SEMPLICI = EVITARE SERIE C
    .
    Fare cose semplici:
    durante gli allenamenti
    in campo durante la partita giocando in difesa e sul contropiede
    in società sugli acquisti e sulle cessioni (doverose cessioni).
    .
    Io quando giocavo negli amatori non prendevo una lira.
    .
    Se capitava di fare una non prestazione come a Stabia o Cittadella
    Dopo c’era da sostenere le urla del mister e lo sguardo dei compagni che avevano dato più di altri.
    .
    Ti incazzi come un bestia! E cerchi il riscatto mettendoci attenzione e cura nelle cose. Non ci veniva chiesto di vincere per forza (in realtà ci veniva chiesto però chi se ne frega del risultato) ma quanto meno di lottare si!
    .
    Ripeto senza prendere una lira.
    Quindi i professionisti sono almeno pregati di dare la prestazione.
    Altrimenti posino la borsa e stiano a casa.
    Porco Cane!

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