Punti di Svista | Finché c’è rabbia c’è amore

Punti di Svista | Finché c’è rabbia c’è amore

Il momento dell’Empoli, non scopriamo l’acqua calda, è decisamente drammatico (rimanendo sempre nei canoni dello sport visto che in questi giorni di cose veramente drammatiche ne sono successe) e la situazione che desta maggiore preoccupazione è sicuramente il fatto che gli attori protagonisti

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Il momento dell’Empoli, non scopriamo l’acqua calda, è decisamente drammatico (rimanendo sempre nei canoni dello sport visto che in questi giorni di cose veramente drammatiche ne sono successe) e la situazione che desta maggiore preoccupazione è sicuramente il fatto che gli attori protagonisti, dal mister ai giocatori, non sappiano che pesci prendere, visto che adesso si va al di la anche dell’aspetto atletico e qualitativo ma si è palesato che il tutto è mentale, almeno a sentir loro.   Una sorta di paura, di blocco mentale che poi va a bloccare anche gambe e cuore visto che al di la di tutte le parole che si possono spendere ed alle quali noi non possiamo che provare a credere, c’è un palesato senso di sufficienza, unito agli aspetti tattici che ci lasciano sempre più basiti, giornata dopo giornata.   Inutile adesso mettersi anche a sciorinare determinati numeri, davvero pessimi ed anche di cattivo auspicio, visto che su tutti, l’ultima volta che l’Empoli ha perso 5 volte dentro le mura amiche in un’unica stagione (1949/50) l’annata culminò con la retrocessione degli azzurri e noi a cinque già ci siamo. Oppure prendendo i numeri degli allenatori, addirittura tre dall’inizio della stagione, con nessuno che sia riuscito a far cambiare direzione ad una barca che ad oggi naviga nella sola direzione del naufragio. Aglietti fu esonerato dopo sette gare nelle quali aveva raccolto sei punti; Pillon invece dopo nove gare aveva raccolto nove punti, con la media di uno a partita, lo stesso che adesso ha Carboni che dopo sette gare sulla panchina azzurra ha raccolto sette punti, stessa media quindi del licenziato predecessore.   Però l’aspetto che preoccupa dell’attuale gestione è la caduta libera in cui sembra essere imprigionata la squadra perché, dopo un avvio promettente (almeno sotto il profilo dei risultati), dove noi per primi ci esponemmo in una sorta di scuse verso l’iniziale diffidenza che avevamo sul tecnico Carboni, adesso stanno venendo fuori i tanti limiti di un allenatore che evidentemente non sta riuscendo a tirare fuori quelle cose con cui aveva arringato il giorno della sua presentazione (vedi video della conferenza), ovvero la grinta, la cattiveria e la corsa, cose che non vediamo neanche lontanamente. A sfavore del tecnico di Arezzo forse alcune assenze importanti, su tutte quelle di S. Francesco da Caserta, ma non puo’ questo fatto determinare la situazione in cui versa il gioco dell’Empoli, sempre doppiato sul campo dagli avversari, sempre poco incisivo sotto porta (il Pescara concede qualcosa a tutto il mondo, noi nello specchio della porta non abbiamo mai tirato) e con una difesa in netta involuzione dopo i piccoli aggiustamenti fatti da Pillon.   Sia chiaro, non ci divertiamo a sparare contro nessuno e di certo non ci divertiamo a mettere in risalto aspetti che faremmo ben volentieri a meno di raccontare. Ma soprattutto non ci divertiamo a vedere la squadra nella posizione di classifica in cui è, non ci divertiamo a vedere giocare la squadra come sta giocando, non ci divertiamo quando vediamo un distacco impressionante tra squadra/società e città e non ci divertiamo ad andare il LegaPro o peggio ancora……   Anzi ci siamo decisamente rotti le scatole, e lo diciamo con forza con la forza dell’amore che ancora abbiamo per questi colori, dopo esserci presi un giorno per metabolizzare l’ultima debacle ai limiti dell’imbarazzante. Ci siamo rotti le scatole di essere “presi in giro” con la scusa della squadra giovane (il Pescara era più giovane di noi), ci siamo rotti le scatole di vedere undici calciatori che più che per la squadra giocano per loro e che non perdono occasione per mandarsi a quel paese in campo, ci siamo rotti le scatole di perdere e ci siamo rotti le scatole delle scuse a queste.   Ora basta, la pazienza è finita, adesso bisogna davvero iniziare a mantenere quelle promesse fatte, soprattutto quelle dopo la non felice figura fatta per la Befana azzurra. Si rischia davvero di mandare a ramengo tutto quello che in questi anni è stato fatto, si rischia di rovinare indelebilmente il settore giovanile (per i pochi che non lo sapessero, scendere in LegaPro significa subito dire addio al campionato Primavera), si rischia di creare uno strappo poi difficilmente ricucibile con chi in questi anni, in questi decenni, è stato fianco a fianco alla squadra, scivolando verso il più brutto e triste dei sentimenti: l’indifferenza.   Al. Coc.

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