Punti di…Svista – E’ il momento “verità”

Punti di…Svista – E’ il momento “verità”

Di Gabriele Guastella   La serie B ormai è riconosciuta da sempre, storicamente, un campionato molto particolare. Nella sua lunga storia ci sono capitoli di squadre che sono riuscite ad imporsi dall’inizio alla fine, ci sono altri capitoli di squadre che hanno fatto la fuga nei primi mesi crolland

Di Gabriele Guastella

 

La serie B ormai è riconosciuta da sempre, storicamente, un campionato molto particolare. Nella sua lunga storia ci sono capitoli di squadre che sono riuscite ad imporsi dall’inizio alla fine, ci sono altri capitoli di squadre che hanno fatto la fuga nei primi mesi crollando nel finale; ci sono poi altre storie che raccontano come alcune formazioni, apparentemente in zone di classifica tranquille a poche giornate dalla fine siano finite clamorosamente nel baratro. E’ un campionato dove spesso la classifica resta compatta, unita, un bloccone unico dove tutto può succedere, dove l’equilibrio potrebbe rompersi da un momento all’ altro. Non ci sono insomma enormi differenze tecniche tra le ventidue squadre che compongono la cadetteria.

 

O almeno negli anni è “quasi” sempre stato così. Ultimamente però si sta verificando che chi retrocede dalla serie A è in maniera evidente di molto superiore al resto dell’allegra compagnia. Quest’anno è il caso di Siena ed Atalanta, formazioni che ben figurerebbero anche in massima divisione. L’altra retrocessa, il Livorno, ha dovuto fare i conti soprattutto con la crisi d’identità di alcuni illustri componenti della squadra altrimenti il terzetto sarebbe stato al completo.

 

Un altro fatto curioso è rappresentato da come si stiano imponendo le varie matricole. Quest’anno in maniera particolare Novara, Varese e Pescara sono tutte residenti nei quartieri alti, lasciando al solo Portogruaro il compito di difendere la categoria. Nel recente passato è successo che il Cesena dell’ex Bisoli da neopromossa sia riuscita a fiondarsi in serie A, mentre, sempre la scorsa stagione, il Crotone per lunghi tratti della stagione ha cullato il sogno dei Play Off.

C’è il rovescio della medaglia: le squadre che salgono e scendono tra serie A e serie B sono sempre le stesse; prendiamo l’attuale classifica di serie A e scopriamo che nessuna delle ultime promosse è riuscita a spiccare il volo. Bari, Brescia, Cesena, Lecce, Parma, sono tutte in lotta per la sopravvivenza, sintomo di un distacco sempre più evidente tra i ricchi del pallone (la serie A, ndr) e il ceto medio (la serie B, ndr), come sta avvenendo nel sociale… e di questo passo sarà sempre peggio, con il calcio ricattato dalla tv e sempre meno simile ad uno sport quanto tremendamente uguale ad una impresa. Il giorno che i conti inizieranno a non tornare più, e in parte sta già avvenendo, assisteremo ad un vero e proprio terremoto, dove conterà soprattutto “restare in piedi”, alias sopravvivere. Credetemi l’evento è molto, molto vicino. Per questo è fondamentale che l’Empoli si tenga stretto con le unghie e con i denti il torneo di serie B, perchè nel piano di sotto, leggasi LegaPro, manca perfino l’ossigeno.

 

La società azzurra ha ormai capito da anni che investire sul proprio settore giovanile è il tassello primario, farlo bene è fondamentale per costruire anche una prima squadra competitiva. Alzi la mano e qualcuno suggerisca qualche altra squadra italiana che attualmente sta giocando con un numero così alto di giovani e soprattutto di calciatori cresciuti nel proprio settore giovanile. Vi risparmio il tempo per le ricerche: nessuna.

 

Ora, però, è fondamentale che l’Empoli chiuda nel migliore dei modi questo campionato, respinga il prima possibile le ansie e le paure spettrali dei bassifondi della classifica, e, dopo la sconfitta di ieri con il Piacenza, la sfida di sabato con il Modena torna ad essere una gara “chiave” come lo era stata quella di una settimana fa con il Cittadella.

Precisazione: non esistono partite fondamentali, tutte portano in grembo i tre punti, ma alcuni match, come quello contro i canarini, consegna tre punti che valgono doppio soprattutto se si tiene conto del calendario che poi si farà tremendamente in salita… una salita ripida direi.

 

Già perchè poi ci sarà il derby di Siena, la Reggina in casa, e la trasferta di Crotone, dove i pitagorici non perdono da 52 partite (36 vittorie e 16 pareggi, ndr), quindi la coppiola Padova e Novara in casa, la trasferta di Bergamo (sponda Atalanta), e il derby casalingo con il Livorno, prima della trasferta di Modena per affrontare i neroverdi del Sassuolo. Un ciclo di gare tremendo, non impossibile e ci mancherebbe, ma molto difficile e che sicuramente saggerà definitivamente la reale consistenza e il vero valore della squadra.

 

Ecco perchè la partita di sabato con il Modena diventa davvero un crocevia importante per il futuro del campionato azzurro, in vista di quell’obiettivo, la salvezza, che noi immaginiamo “sicura” a 52 punti.

 

CATTIVERIA E MOTIVAZIONI – Serviranno giocatori decisi e convinti, pronti a correre e lottare per 90 minuti, sicuri delle proprie potenzialità e vogliosi di dimostrare che loro meritano qualcosa in più di una semplice serie B. Componenti, queste, che spesso sono venute a mancare in alcuni frangenti, come ieri nella prima parte del secondo tempo dove gli azzurri hanno gettato al vento l’ennesima eccelsa prestazione offerta nella prima parte di gara… cosa che era già successo a Pescara.

 

“EL TOPA” FORESTIERI E “DIEGUITO” FABBRINI – Sono due giocatori molto simili, così diversi tra loro. Insieme però, con il secondo che torna ai suoi livelli, potrebbero fare la differenza anche in serie A. L’italo argentino, ieri al primo gol azzurro, si è inserito meravigliosamente nel gruppo empolese. Là davanti ha dato quella imprevidibilità al gioco d’attacco altrimenti troppo statico e di facile lettura per le difese avversarie. Fantasioso e brioso, imprevedibile e a tratti indomabile; si procura le punizioni, le batte e anche bene, partecipa all’azione offensiva e non si risparmia neanche quando c’è da andare alla riconquista del possesso palla, dovendo però indietreggiare un pò troppo in linea con i mediani.

 

Ed ecco questo è proprio il punto; Aglietti deve trovare il modo di far rimanere il più alto possibile questo ragazzo, perchè quel 40 è un numero da giocare e rigiocare, un numero vincente insomma. Nell’attesa, certo di un altro numero, quello 31 che adesso è ai margini ma che, infortuni a parte, deve soprattutto svoltare pagina nell’approccio mentale alle partite. Diego, anzi Dieguito, sta passando un momento di evoluzione che può succedere in una carriera di un calciatore, ma forse più che mai Fabbrini ha bisogno ora di convincersi che prima di andare in A deve dimostrare sul campo, in questa serie B, di meritarsela e per farlo si deve convincere che un grande giocatore non è solo quello a cui riescono i “numeri”, ma è quel giocatore che quando non è aria di “giocate” significa che è il momento di tirare al concreto.

Fabbrini ha bisogno di ritrovarsi, l’Empoli ha bisogno di Fabbrini, quello ammirato fino a novembre scorso, quello imprevedibile e geniale, fantasioso e brioso, proprio come “El Topa”, perchè così i folletti raddoppiano e gli avversari potrebbero perdere maggiormente punti di riferimento.

 

CORALLI, E… IL RICAMBIO PERDUTO – Il “cobra” non è una macchina da guerra, si chiama Claudio Coralli, da Borgo San Lorenzo, cresciuto nel settore giovanile dell’Empoli a pane e… gol. Questo vizio lo ha sempre avuto, tra i ragazzi, nelle categorie inferiori, a Cittadella ed oggi che gioca con il numero 9 sulle spalle, con quella maglia che lui un giorno vorrebbe riportare in serie A. Quella serie A che ha soltanto accarezzato facendo l’esordio ai tempi di Cagni. 

Gli infortuni di Mchedlidze, poi quello di Foti, lo hanno costretto agli straordinari, giocando anche sei partite nel giro di appena venti giorni… dal primo all’ultimo minuto, sempre a pieni giri di motore, sempre al massimo, su ogni pallone; facendo a sportellate con intere difese avversarie, sfiancandosi per i compagni, per la causa azzurra.

 

Ci sono momenti in cui però la lucidità viene meno, momenti in cui la palla cammina anche sulla traversa anzichè baciare il fondo di una rete e regalare l’emozione del gol. Quei momenti in cui ti gira tutto storto, e tutto va come… non deve andare. Però devi giocare perchè non ci sono alternative.

Anche ieri a Piacenza non si è risparmiato mai, ha dato tutto come sempre… fino a quando all’improvviso si è fermato, toccandosi l’inguine; e a quel punto il mondo è sembrato come franare addosso. Per fortuna sembrerebbe nulla di grave, solo affaticamento. Ma è un campanello di allarme, il cobra, non è una macchina da guerra, è “solo” un grande uomo-gol che forse in questo momento ha bisogno di rifiatare.

 

Nello stesso momento in cui Coralli si è toccato l’inguine, nello stesso momento in cui tutto è sembrato fermarsi, il pensiero è andato ad un giovane presente anche ieri in panchina: Laurito. Un argentino, appena ventenne, con poche esperienze e pochi gol tra i professionisti ma su cui l’Udinese crede ciecamente per il proprio futuro. Le zebre friulane lo hanno girato nel gennaio scorso agli azzurri… non sarà “cobra”, ma a volte avere fiducia può essere un buon punto di partenza per se stessi e per chi la riceve…

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