Rispetto delle regole sacro, ma il buonsenso è regola non scritta

Rispetto delle regole sacro, ma il buonsenso è regola non scritta

Ieri per Empoli-Padova abbiamo visto anziani tornare a casa senza il proprio ombrello, sotto l’acqua, all’intemperie del gelo e del freddo vento che stava spazzando la città. Il loro ombrello era stato probabilmente asportato da chi l’ombrello per assistere alla partita non se lo era portato con se

Ieri per Empoli-Padova abbiamo visto anziani tornare a casa senza il proprio ombrello, sotto l’acqua, all’intemperie del gelo e del freddo vento che stava spazzando la città. Il loro ombrello era stato probabilmente asportato da chi l’ombrello per assistere alla partita non se lo era portato con se. Li abbiamo sentiti lamentarsi, maledire quello e quell’altro, li abbiamo sentiti frustrati e ci siamo vergognati per questo, perchè avevamo capito cosa era successo. Già, perchè era la stessa cosa successa ad uno dei “nostri”. Passeggiando per Empoli, poche ore dopo il match, è stato triste ascoltare la storia di un anziano tifoso: “60 anni che vengo allo stadio, avevo 8 anni quando ho iniziato, – esclama – mi hanno tolto l’ombrello, ho preso freddo, vento e acqua, e sono tornato a piedi a casa sotto l’acqua… il mio ombrello quando sono uscito non c’era più. Vergogna!” C’è una regola scritta: allo stadio non si può accedere con l’ombrello, in special modo con quelli con punta in ferro. Ma c’è anche una regola non scritta che si chiama buonsenso. Quel buonsenso che probabilmente è andato perduto, anche perchè molti di questi ombrelli che non sono stati fatti entrare, a detta anche dei racconti di alcuni tifosi, la punta in ferro non c’era e per giunta del tipo pieghevole. Quando in una città piove sistematicamente ogni fine settimana in contemporanea con la partita di calcio da fine ottobre, è logico pensare, a febbraio in special modo, che chi va allo stadio con l’ombrello non ci va certo per fare a manganellate con qualcuno.

 

ombrello, niente stadio anche quando fuori diluviaEssere informati di controlli effettuati a persone a cui viene fatto togliere il k-way per vedere cosa c’è sotto, far togliere ombrelli (in una giornata poi come quella contro il Padova) a persone che giustamente vista l’età dovrebbero avere anche un occhio di riguardo maggiore è semplicemente disgustoso. Troppo facile fare appelli per riportare la gente ad assistere ad un evento, che deve essere pur sempre considerato spettacolo, e poi tenere atteggiamenti e comportamenti come quelli visti ad Empoli oggi. Disgustoso è complimento.

 

Che senso ha impedire ad un giornalista, per esempio il collega Nico Raffi, di entrare allo stadio con il proprio ombrello, costringerlo a lasciarlo fuori? Forse Nico lo avrebbe usato come arma contro qualcuno? Volete il risultato, eccolo. Siccome l’ombrello di sua proprietà è stato costretto a lasciarlo fuori quando ha finito il suo lavoro e si è incamminato per tornare a casa l’ombrello, il suo ombrello, non c’era più. 

 

La stessa identica storia è quella raccontata da Guido, da Simone, e da Andrea, tre tifosi che hanno perso l’ombrello e preso tanta acqua per tornare a casa, arrabbiati perchè conti alla mano per loro il biglietto è anche costato di più.

Angelo, per esempio, racconta in un suo post lo “spogliarello” a cui è stato costretto nel piazzale antistante il Castellani mentre su Empoli imperversava pioggia mista a neve. 

 

Tristezza infinita…

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy