Sampdoria-News: Lettera a Francesco Flachi (Empoli)

Sampdoria-News: Lettera a Francesco Flachi (Empoli)

Un vecchio proverbio sostiene che “col tempo, passa tutto”, ma, soltanto in parte, trova riscontro nella realtà. Gli eventi passati potranno anche lasciare spazio a cosa ci viene offerto dal presente e dal velo di mistero che avvolge il futuro, ma niente potrà essere automa

Un vecchio proverbio sostiene che “col tempo, passa tutto”, ma, soltanto in parte, trova riscontro nella realtà. Gli eventi passati potranno anche lasciare spazio a cosa ci viene offerto dal presente e dal velo di mistero che avvolge il futuro, ma niente potrà essere automaticamente sostituito, soprattutto quando si fa riferimento alla sfera emotiva, riservata e personale di ogni individuo.

Anche le lunghe storie d’amore sono talvolta destinate a terminare, spesso senza un perché, ma unicamente in virtù dell’evolversi della vita. Si perdono di vista sfaccettature all’apparenza prive d’importanza, ma destinate a rivelarsi cruciali alla prova dei fatti e, quando ce ne si accorge, spesso è troppo tardi. Le storie d’amore, in quanto tali, anche dopo la loro conclusione, lasciano qualcosa di indelebile, unico e originale a chi le ha vissute. I protagonisti si arricchiscono interiormente, possono essere anche portati a cambiare nel bene e nel male, ma una cosa è certa: non rimangono indifferenti, impassibili, ma finiscono per essere travolti da un vento di sensazioni e emozioni che non smette mai di soffiare.

I rapporti tra la Sampdoria, intesa come squadra cittadina e tifoseria, e Francesco Flachi rientra tra quei legami destinati a non spezzarsi mai, qualunque cosa accada. Viviamo in un mondo dominato da fasulli modelli di vita, ipocrisie, demagogie, l’ambiente calcistico finisce per rispecchiarsi nella realtà di tutti i giorni. Quei tifosi che seguono ovunque la propria squadra del cuore nel corso degli anni, soprattutto durante le vicissitudini più impensabili nei momenti più bui, ma anche quando le cose procedono a gonfie vele e si assiste alla corsa della massa per salire sul carro dei vincitori, si sono resi conto di quanto sia difficile immedesimarsi in un personaggio.

Le bandiere ormai sono merce rara nel mondo del calcio, trasformatosi in un business, punto e basta, bisogna farcene una ragione, se ne comprende il significato quando si ha la fortuna di trovare l’eccezione, un uomo, un calciatore, un trascinatore, un simbolo, del quale ti innamori, perché con il suo attaccamento alla maglia, la sua genuinità, la sua classe, rappresenta tutto quello che hai sempre cercato nel leader della tua squadra. Quell’uomo, quel calciatore è Francesco Flachi.

È diventata la nostra bandiera a furor di popolo, meritandolo con i fatti, molto più significativi di mille parole di presunto attaccamento pronunciate alla stampa, o di pugni rivolti al cuore, strade percorse da altri giocatori. Francesco ha dimostrato di voler bene alla Sampdoria parlando sul campo, parlando con il cuore. Nell’estate ’99 è arrivato in punta di piedi da Firenze, faticava a trovare spazio, ma, con l’arrivo di Cagni in panchina, tutto è cambiato. Da quel momento ha cominciato a farci godere come pochi a suon di goal, giocate, ripetute testimonianze di leadership dentro e fuori dal campo.

Quando nell’estate 2002 la barca chiamata Sampdoria era alla deriva, con la squadra ad un passo dalla C1 e la società sull’orlo del fallimento, si è caricato sulle spalle le vicende di campo, contribuendo in maniera determinante prima alla nostra salvezza, ignorando l’allettante offerta del Monaco che gli faceva ponti d’oro, poi al ritorno nel palcoscenico che meritavamo, la serie A. Un anno più tardi si assiste ad una fondamentale tappa nel rapporto umano tra noi e la Sampdoria; Francesco è relegato come ultima scelta offensiva, alla presentazione della squadra ha le lacrime agli occhi, non riesce quasi a pronunciar parola, sa di essere sul punto di doversene andare a malincuore, ma la tifoseria non lo vuole perdere, lo acclama, gli regala una standing – ovation commovente e romantica.

Il Piacenza del suo estimatore Cagni può aspettare, Francesco, nonostante la varicella che lo colpisce nel cuore della preparazione, lotta come un leone, vuole la Sampdoria più di ogni altra cosa, riesce a convincere tutti, anche chi, come Novellino, inizialmente lo vedeva con scetticismo e alla fine gli vorrà bene come un figlio, creando con lui un rapporto speciale. Al fianco di Walter Novellino, Sergio Volpi e Angelo Palombo, Francesco è il simbolo del ritorno della Samp in Europa, della rinascita di una squadra, di un intero ambiente, riassumendo in sé l’intera escalation dagli inferi al paradiso, vissuto anche con la convocazione in nazionale.

Ha pagato salatamente sulla propria pelle gli errori frutto dell’ingenuità, siamo rimasti letteralmente stravolti nel vederci privati del nostro beniamino, al quale è stato giustamente rescisso il contratto dalla società, ma non gli è stata offerta la possibilità di organizzare una festa di addio in suo onore, perché le sue gravi “bischerate” vanno giustamente sanzionate, ma non devono offuscare 8 anni da prima stella.

Caro Francesco, è stato terribile per te dover dire addio alla Sampdoria, scontare 2 lunghi anni di squalifica lontano dai campi da gioco, subire la tradizionale “caccia all’uomo” da parte degli sciacalli in ogni veste, dover fare i conti quotidianamente con il momentaneo e brusco stop della tua carriera. Al tempo stesso però, hai avuto la fortuna di aver al tuo fianco una vera famiglia, che ogni uomo vorrebbe vantare, perché capace di sostenerti e farti vedere la vita da un altro punto di vista.

Lo hai sempre saputo e lo saprai tuttora che ogni vero sampdoriano ha preferito non giudicarti, non abbandonarti, non dimenticarti, cercando di contraccambiare in stima e affetto tutto quello che in campo ci hai trasmesso in termini di emozioni, gioie, sensazioni, orgoglio. La fine dell’incubo è ormai dietro l’angolo, tra poco potrai tornare sui campi a regalare quelle giocate che, da sole, valgono il prezzo del biglietto, le Tue giocate.

E pazienza se non avrai addosso la casacca blucerchiata e se la cadetteria non sia il palcoscenico all’altezza della tua classe, ciò che conta è sapere che il nostro “Ciccio” ha trovato dentro di sé la forza per rialzarsi e guardare al futuro. Nei nostri cuori nulla è cambiato, nulla cambierà, continuerai sempre, con il numero 10 sulla schiena, a farci innamorare con la rovesciata sotto la gradinata….

107 volte GRAZIE CAMPIONE

107 volte GRAZIE CAPITANO

107 volte GRAZIE DORIANO

 

(Fonte: sampdorianews.net)

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