LIBERI DI PENSARE, LIBERI DI ESSERE ULTRAS

 

Sabato 18 Settembre 2010, ore 15.00, stadio Del Duca di Ascoli Piceno. Prima del fischio d’inizio della partita Ascoli – Empoli di serie B, viene osservato, così come su tutti gli altri campi, un minuto di silenzio per la morte del tenente Alessandro Romani, deceduto durante una sparatoria in Afghanistan: ennesima vittima italiana di questa guerra, spesso mascherata col nome di “missione di pace”. Noi, ultras empolesi, decidiamo di gridare il nostro dissenso verso questa decisione, con qualche urlo, non tanto per mancanza di rispetto verso una persona, quanto per il fatto che per tutti gli altri cittadini che ogni giorno muoiono sul proprio posto di lavoro non viene mai fatto un bel niente. Per quale motivo ricordare con un minuto di silenzio un militare morto mentre svolgeva il proprio lavoro e non farlo, ad esempio, anche per i tre sfortunati operai campani deceduti a Capua la settimana scorsa, mentre stavano ripulendo un silos? Ancora una volta, questo Paese ha dato dimostrazione di utilizzare due pesi e due misure, della propria ipocrisia.
Quello che però non ci saremmo mai aspettati, è stata la vasta eco mediatica che ne è scaturita, con vari attacchi da parte dei media, dalla tv ai giornali, subito pronti a mettere sulla graticola sia noi che la curva livornese, distintasi per una sonora bordata di fischi durante il minuto di silenzio.
Ancora una volta la penna e la voce dei giornalisti è andata a colpire chi, di questi tempi, sembra rappresentare la piaga sociale più pericolosa ed incontenibile d’Italia: GLI ULTRAS!
Abbiamo sentito e letto di tutto in questi giorni: che avremmo fischiato senza rispetto un soldato morto, che avremmo utilizzato il minuto di silenzio anche per fare cori contro la tessera del tifoso. Tutte cose false, e ve lo diciamo noi che eravamo lì presenti e quindi sappiamo cosa abbiamo fatto!
Nessun fischio, solo e soltanto alcune voci a ribadire che non vengono mai ricordate le quotidiane morti bianche, VERA piaga del nostro Paese. Inoltre, stavolta, nessun coro a contestare la tessera del tifoso: per tutti i novanta minuti dal nostro settore sono partiti solo incitamenti per la maglia azzurra. Assurdo, quindi, per noi, aprire un giornale e leggere di come la verità sia ancora una volta stata stravolta.
Ancor più assurdo e ridicolo è stato poi venire a conoscenza della mozione presentata dal Pdl in consiglio comunale, relativamente all’accaduto. E questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Siamo abituati a raccogliere offese e critiche da parte dei media, abbiamo sempre incassato, in silenzio, senza ribattere, perché consci di come le cose siano andate veramente e, di conseguenza, con la coscienza pulita; ma questa volta diciamo BASTA, e decidiamo di non starcene zitti, prendendo la parola e raccontando la nostra versione dei fatti in queste poche righe. Anche stavolta a testa alta e con la coscienza a posto.
Forse la nostra unica colpa è quella di pensare con la nostra testa e, a volte, ci viene a mente che chi pensa troppo e comincia a porsi delle domande possa essere considerato un potenziale nemico delle alte sfere.
Quelle stesse alte sfere che decidono di commemorare un militare morto sul lavoro e di sbattersene di chi muore tutti i giorni allo stesso modo lavorando, liquidando, anzi, l’argomento dicendo che il governo “non può permettersi la sicurezza sul lavoro”, come ha sottolineato il Ministro Tremonti. 
Quelle stesse alte sfere, sempre per rimanere in tema, che commemorano l’ex presidente emerito Cossiga, autore, in passato, di forti repressioni e di dubbi traffici politici, criticato in vita, ma ugualmente lodato da morto. Chissà perché, quando sono defunti, diventano tutti dei grandi.
Quelle stesse alte sfere che, recentemente, hanno snobbato la vicenda del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, ucciso dalla camorra. Quella stessa camorra che ha combattuto per una vita, opponendosi con forza, senza piegare mai la testa ai suoi soprusi. A Bruxelles, al Parlamento Europeo, gli è stato dedicato un minuto di raccoglimento. Nel nostro parlamento? Rispondiamo noi: assolutamente no!
Non occorre aggiungere altro, rischieremmo di andare fuori tema e forse anche di decadere nel qualunquismo, ma abbiamo scelto degli esempi attuali e, come avrete notato, tutti relativi alla stessa cosa.
Di cose da dire ce ne sarebbero eccome e questo perché si tratta del nostro pensiero, quel pensiero che continueremo sempre a manifestare, che piaccia o meno.
E poco ci importa se le masse di benpensanti non saranno d’accordo con noi e si scandalizzeranno di fronte alle nostre scelte, perché, ricordatevelo bene: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, articolo 21 della Costituzione Italiana.

 

 

fonte: www.rangers.it

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