di Alessandro Marinai

 

 

Il derby con il Grosseto di domenica scorsa ha fatto calare il sipario sul terzo campionato consecutivo fatto di rimpianti da parte dell’Empoli. Sì, perchè dopo l’incredibile retrocessione dalla A di tre campionati fa e il flop dello scorso anno, questo campionato va, secondo me, a sommarsi agli altri due. Il motivo è molto semplice: qui tutti (o quasi) mi parlano di obiettivi raggiunti, eppure il mio stato d’animo è tipico di colui che sente di aver buttato al vento una bella occasione. E credo che molti altri si sentano come me. Non è facile accettare un piazzamento di classifica più vicino alla zona retrocessione rispetto alla zona promozione avendo terminato con il miglior attacco del campionato e la coppia più prolifica con capocannoniere annesso. Non capisco proprio di cosa dovrei essere contento, sebbene non abbia mai creduto seriamente nell’accesso ai play-off alla luce del pessimo rendimento esterno culminato con il penultimo posto in classifica (peggio ha fatto solo la Salernitana). La sensazione è che in questo campionato mediocre, dal punto di vista tecnico, si potesse fare meglio. Anche se magari gli obiettivi iniziali erano diversi, il potenziale del campionato ha detto che gli azzurri se la potevano e se la dovevano giocare alla pari. Così non è stato e adesso lo sguardo è già rivolto al futuro.

 

LA FINE DI UN CICLO – Adesso è proprio finito. Il ciclo vincente dell’Empoli degli ultimi anni è arrivato al capolinea. Il 30 giugno prossimo scadranno molti contratti (onerosi) di giocatori che hanno scritto pagine importanti per la storia del club. Era l’ultimo cordone ombelicale che teneva ancora in vita quel ciclo, dopo la “pulizia” iniziata nel mercato della scorsa stagione e non portata a completamento, almeno non come avrebbe voluto la società. I vari Tosto, Cupi, Saudati, Marianini e Vannucchi se ne andranno altrove, qualche spiraglio di conferma lo conserva soltanto il capitano, stando almeno alle ultime indiscrezioni. Ma con tutta probabilità se ne andranno anche Bassi, Angella, Stovini, Gulan, Antonazzo, D’Amico, Fabbrini, Eder ed altri ancora. Una vera rivoluzione. In più ci saranno da definire le posizioni dei calciatori che sono in prestito in giro per l’Italia, in maniera particolare i cosiddetti big. Un lavoro impegnativo e non facile per il DG Vitale, vista la crisi che perdura e la scarsità di denaro da parte delle società di calcio, sempre più soffocate dai debiti e con lo spettro del fallimento che incombe per molte di esse. Ma la domanda che in molti si fanno è: Pino Vitale ha ancora la voglia e l’entusiasmo di riaprire un ciclo? Qui non c’è da fare solo una squadra, c’è da ricreare un gruppo dalle fondamenta, da riaprire, appunto, un ciclo per cercare di consolidarsi e stabilizzarsi in Serie B, categoria comunque importante per una realtà come Empoli. Se da parte di Fabrizio Corsi non pare ci siano stati segni di cedimento o di insofferenza, lo stesso Presidente dovrebbe cercare di capire se i suoi collaboratori, dirigenti (da Vitale in giù), abbiano tutti gli stimoli giusti per ripartire. D’altra parte sarebbe pure umano e fisiologico se qualcuno, dopo tanti anni, non avvertisse più le giuste motivazioni, esattamente come accade ai calciatori.

 

IL RUOLO DELLA SOCIETA’ – Oltre a ridisegnare l’Empoli del domani, la società ha un altro percorso da intraprendere: riallacciare il rapporto con la propria gente che sempre di più sta abbandonando gli spalti del “Castellani” e le sorti della squadra. E’ bene precisare che il campionato 2010/2011 sarà uno dei più difficili in assoluto per l’Empoli negli ultimi 10 anni se non di più, a maggior ragione se dovesse prendere corpo il progetto di riduzione delle squadre da 22 a 20; ciò comporterebbe inevitabilmente un possibile format che potrebbe prevedere 6 retrocessioni. Fallimenti permettendo. Ecco che quindi nel prossimo campionato ci sarà bisogno dell’apporto di tutti, un’unità d’intenti mirata ad un riavvicinamento dopo la freddezza e la perdita di entusiasmo registrati negli ultimi campionati. E magari una sinergia ancora più fattiva tra tutte le componenti e semplici regole per il quieto vivere di tutti, anche nel rapporto con i media. La tifoseria sente distante la società e la società non può far finta di niente. Va detto che la gente stessa dovrebbe farsi un bel bagno d’umiltà in queste vacanze (il tifoso “medio”), gli empolesi sono stati forse abituati troppo male e la Serie B viene vissuta come una scocciatura anzichè una preziosa risorsa. Una volta la squadra usciva tra gli applausi dopo una sconfitta per 4-1 contro il Ravenna, adesso al primo passaggio sbagliato partono i fischi.

 

CAPITOLO ALLENATORE – La strada è ormai tracciata, sarà Alfredo Aglietti il nuovo tecnico azzurro che ha battuto in volata, allo sprint, Alessandro Pane. Per l’ex centrocampista azzurro è stato determinante il fatto di non essere particolarmente amato dalla città. A Campilongo non è stato rinnovato il contratto e lo stesso Sasà non ha esitato a togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Non entro nel merito se sia una decisione giusta o sbagliata, se i risultati siano stati conseguiti o meno, mi limito a dire che tra Campilongo e l’Empoli non è mai scoccata la scintilla, è inutile fare tanti discorsi. Certo, il tecnico campano ha avuto il “torto” di perdere 14 gare su 21 in trasferta, probabilmente anche quello di una gestione non impeccabile dal punto di vista umano con alcuni elementi della rosa, in particolare i ragazzi più giovani o comunque coloro che giocavano meno. Capitolo chiuso. La società ha deciso di cambiare e la scelta, come detto, è caduta su Aglietti che sta guidando la Primavera della Sampdoria nella fase finale nelle Marche che assegnerà lo scudetto di categoria. Sento molto scetticismo in giro, un nome che certo non scalda i cuori, ma nella scelta dell’allenatore, per chi deve rispettare un budget, ci vuole soprattutto fortuna e istinto. Sono fiducioso, mi piace l’idea di un allenatore giovane, ambizioso e che sicuramente porterà con sè tanto entusiasmo. In più sa lavorare con i giovani che saranno per larga parte l’ossatura futura. Non è scritto da nessuna parte che con un allenatore più esperto e che costa di più si debba necessariamente fare bene, l’esempio dello scorso anno ne è la prova. Lo posso dire tranquillamente, io avrei scelto ad occhi chiusi Martusciello. So benissimo che non ha alcuna esperienza in prima persona e che sarebbe stata una scelta rischiosa, però vista la situazione dell’Empoli sia ambientale che economica mi sembrava, di getto, la soluzione migliore anche per cercare di ricompattare il rapporto un po’ sfilacciato a cui facevo riferimento nel precedente capitolo. Una soluzione che sarebbe stata gradita a molti e che in larga parte si sarebbero sentiti rappresentati da un cuore azzurro come Giovanni. A mente fredda, forse, è meglio così. Probabilmente non era l’anno giusto per investirlo di una responsabilità così grande. Ci sarà tempo, prima o poi ci finirà su quella panchina. Le altre soluzioni da Giannini a Costacurta, da Calori a Torricelli erano impraticabili per un motivo o per l’altro. Sento e leggo che molti auspicavano un ritorno di Cagni, circostanza impossibile visto l’ingaggio del buon Gigi e il programma di contenimento dei costi stabilito dalla società.

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