IL Brescia

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Gli ultimi 30 anni della leonessa   Quattordicesima in Serie A nel 1980-1981 (con conseguente retrocessione in Serie B) la squadra, nel 1981-1982, arrivando diciottesima nella cadetteria, retrocedette nella neonata Serie C1. Undicesima nel girone A del 1982-1983 e quinta nello stesso girone del

Gli ultimi 30 anni della leonessa

 

Logo Brescia CalcioQuattordicesima in Serie A nel 1980-1981 (con conseguente retrocessione in Serie B) la squadra, nel 1981-1982, arrivando diciottesima nella cadetteria, retrocedette nella neonata Serie C1. Undicesima nel girone A del 1982-1983 e quinta nello stesso girone del 1983-1984 con la vittoria del 1984-1985 ritrovò la Serie B.

La risalita non si fermò in cadetteria ma, visto il secondo posto 1985-1986, arrivò fino alla Serie A. Massima serie che venne però mantenuta solo un anno dato che, col quattordicesimo posto del 1986-1987, la squadra retrocedette nuovamente.

Nel 1988-1989 il Brescia arrivò sedicesimo nel campionato di Serie B; in questo caso, la retrocessione fu evitata vincendo lo spareggio contro l’Empoli giocato allo Stadio Dino Manuzzi di Cesena, vinto per 3-0 ai calci di rigore.

 

Per la stagione 1989-1990 la guida in società fu ottenuta da Luciano Ravelli mentre la gestione tecnica venne affidata a Franco Varrella (Direttore Tecnico) e Sergio Cozzi (allenatore). La squadra condusse un campionato di media classifica in Serie B e giunse alla fine decima con trentasette punti (gli stessi del Padova), staccato di nove dalla zona promozione e di soli tre punti dal Monza retrocesso. Decisiva per la salvezza fu l’ultima partita giocata proprio a Padova che vide imporsi le “rondinelle” per 2-1.

Nel campionato 1990-1991 in società arrivò un nuovo presidente: Claudio Cremonesi. Egli esonerò Varrella e Cozzi e ingaggiò Bruno Mazzia; alla quarta giornata, nonostante la squadra avesse ottenuto sei punti, l’allenatore venne esonerato e sostituito con Bruno Bolchi. Il campionato terminò con un nono posto, sempre con trentasette punti (gli stessi dell’Ancona, del Taranto e del Messina). Il ritardo dalla zona promozione era di cinque punti mentre il vantaggio sul “gruppone” del quartultimo posto (Modena, Pescara, Avellino, Cosenza e Salernitana) era dato da un solo punto. Questo venne conquistato all’ultima giornata nella difficile sfida giocata a Barletta contro i padroni di casa ancora in lotta per la salvezza (il risultato finale – 1-1 – salvò i lombardi ma fece retrocedere i pugliesi).

Il campionato decisivo per la promozione fu quello del 1991-1992. Sotto la guida della coppia Lucescu-Moro la squadra vinse in scioltezza il campionato di Serie B ottenendo così la promozione in Serie A. I punti conquistati furono quarantanove, tre in più del Pescara secondo.

Con l’inizio della stagione 1992-1993 si insediò come presidente Luigi Corioni, chiamato Gino dai tifosi. Confermata la coppia italo-rumena alla guida tecnica la squadra retrocedette in Serie B. La lotta salvezza fu dura e riguardò, oltre il Brescia, anche il Napoli, il Foggia, il Genoa, l’Udinese e la Fiorentina (più indietro erano già condannate alla retrocessione anticipata Ancona e Pescara). Fu decisiva l’ultima giornata: il Genoa pareggiò 2-2 col Milan campione d’Italia, il Napoli chiuse 1-1 col Parma, la Fiorentina vinse inutilmente 6-2 contro il Foggia, l’Udinese pareggiò 1-1 con la Roma venendo così raggiunto dalle rondinelle vittoriose per 3-1 contro la Sampdoria. La classifica stabilì che partenopei e pugliesi a quota trentadue e liguri a trentuno si salvassero direttamente mentre i toscani retrocedessero in Serie B; tra lombardi e friulani si rese invece necessario lo spareggio. Questo fu disputato allo stadio Renato Dall’Ara di Bologna e vide i bianco-neri imporsi sui bianco-azzurri per 3-1.

La stagione 1993-1994 fu la stagione della “riscossa” bresciana: la squadra riuscì infatti a ben figurare sia in Italia che in Europa. In Serie B la squadra ritrovò subito la risalita nella massima serie: arrivò infatti terza in campionato a quota quarantaquattro punti, venendo promossa assieme alla Fiorentina (cinquanta), al Bari (quarantacinque) e al Padova (quarantatre come il Cesena, sconfitto nello spareggio di Cremona); fondamentale per le “rondinelle” fu la vittoria casalinga alla penultima giornata per 2-1 contro il Ravenna che permise la possibilità di perdere l’ultimo incontro contro il Modena (2-1 per i “canarini” il finale).
La squadra si guadagnò così la possibilità di disputare il Torneo Anglo-Italiano
, strutturato in un girone eliminatorio con classifica seguito da semifinali e finale: nel girone il Brescia superò il Charlton Athletic per 2-0, pareggiò col Bolton per 3-3 e vinse col Notts County 3-1 e col Middlesbrought per 1-0. La semifinale fu giocata contro il Pescara e vide i lombardi vincere 1-0 a Brescia e perdere 3-2 a Pescara, avanzando però per la regola dei gol in trasferta. La finale fu disputata nel prestigioso stadio di Wembley ancora contro il Notts County: terminato 0-0 il primo tempo la partita si decise nel secondo quando, al 20′, Gabriele Ambrosetti superò Steve Cherry con un tiro dal limite dell’area.

Il campionato 1994-1995, al contrario, uno dei peggiori campionati nella storia del club lombardo: la stagione iniziò riconfermando la coppia italo-rumena in panchina con la convinzione di poter fare bene visti anche i risultati dell’anno precedente. Invece il Brescia fu la prima squadra a retrocedere in Serie B ottenendo solamente dodici punti in campionato (con i lombardi retrocedettero Reggiana, Foggia e Genoa, sconfitto ai calci di rigore per 5-4 nello spareggio salvezza di Firenze contro il Padova). Il campionato sembrò iniziare tuttavia bene, con due punti raccolti nelle prime tre giornate grazie a due pareggi contro Juventus (1-1) e Inter (0-0) ma poi arrivarono otto sconfitte in undici partite; la prima delle due vittorie, ottenuta sulla Reggiana per 2-1, arrivò solo alla quindicesima giornata (la seconda fu invece contro il Foggia per 1-0 alla diciannovesima) e alla ventesima, dopo la sconfitta per 1-0 contro l’Inter, Corioni esonerò Moro e Lucescu sostituendoli con Gigi Maifredi con cui aveva già lavorato in precedenza all’ Ospitaletto. Tuttavia il tecnico bresciano ottenne cinque sconfitte in altrettante partite e questo portò a richiamare ancora, dopo la ventiseiesima, il tecnico di Mozzanica. Anche le restanti otto partite coincidettero con altrettante sconfitte decretando il completo fallimento della stagione.

Per la stagione del 1995-1996 il presidente bresciano richiamò in panchina Lucescu e Moro ma i risultati furono negativi. Infatti, dopo un buon inizio (tre vittorie con il Pescara per 4-2 e con l’Hellas Verona e la Salernitana per 1-0 e due pareggi con la Fidelis Andria per 2-2 e con la Lucchese per 0-0) arrivò la prima sconfitta per 2-1 al Partenio contro l’Avellino. Nonostante tutto però la squadra riusciva anche ad ottenere dei buoni risultati, come la vittoria per 5-0 sul Foggia e quella per 2-0 sul Genoa e solo dopo la quattordicesima giornata subì un vero calo ottenendo cinque sconfitte di fila (2-1 con la Reggina, 1-0 con la Reggiana, 3-2 con il Cosenza, 1-0 con il Chievo e 3-1 col Perugia). Il risultato che fece saltare ancora una volta la panchina della coppia italo-rumena fu la sconfitta per 5-0, subita alla ventiquattresima giornata, contro la Salernitana. A sostituirli fu chiamato Edoardo Reja. Alla fine del campionato i lombardi riuscirono a salvarsi ottenendo quarantasei punti, uno in più della Fidelis Andria e tre in più dell’Avellino. Decisiva fu la vittoria ottenuta dai lombardi all’ultima giornata contro il Cesena (2-1) mentre il Genoa battè per 2-0 i pugliesi.

La Serie A fu ritrovata con la stagione 1996-1997, che il Brescia riuscì a vincere senza troppi problemi. Presentatasi all’inizio del campionato con la riconferma di Eddy Reja, la società vinse il campionato con sessantasei punti (due in più dell’Empoli, tre in più del Lecce e quattro in più del Bari). La promozione arrivò grazie all’1-1 ottenuto alla penultima giornata contro la Reggina in concomitanza con lo 0-0 del Genoa contro il Ravenna mentre invece il primo posto fu assicurato con la vittoria dell’ultima giornata per 3-1 contro il Venezia.

La permanenza in massima serie durò appena un anno, quello della stagione 1997-1998. Prima dell’inizio del campionato, a causa di dissidi col presidente, fu esonerato Reja, sostituito da Giuseppe Materazzi che, in dieci giornate, raccolse tre vittorie, un pareggio e sei sconfitte (tra cui due pesanti 4-0 contro Juventus e Udinese). Per questo fu anch’egli esonerato e sostituito con Paolo Ferrario. Neanche il tecnico milanese riuscì a rimanere fino a fine campionato (terminato dalla coppia SalviBacconi). I lombardi non riuscirono ad ottenere la salvezza poiché ottennero trentacinque punti retrocedendo con Atalanta (trentadue), Lecce (ventisei) e Napoli (quattordici). La salvezza fu mancata di un punto (infatti il Vicenza riuscì a salvarsi con trentasei punti); col pareggio alla terzultima giornata dei veneti contro la Juventus per 0-0 e la sconfitta bresciana a Firenze per 5-1 il divario divenne di sette punti decretando la retrocessione anticipata delle “rondinelle” che vinsero inutilmente le ultime due partite.

Per la stagione 1998-1999 fu chiamato in panchina Silvio Baldini, col compito di riportare in massima serie le “rondinelle”. La stagione fu nel complesso positiva ma la zona promozione fu mancata di otto punti. I lombardi chiusero infatti il campionato in settima posizione ottenendo cinquantasei punti come il Treviso mentre giunsero terzi Reggina e Lecce con sessantaquattro, quinto il Pescara con sessantatre e sesta l’Atalanta con sessantuno.

Dopo un’iniziale riconferma del tecnico massese nel 1999-2000 la società chiamò Giacomo Violini per una partita (l’1-1 casalingo della prima giornata contro il Savoia) e poi Nedo Sonetti. I lombardi riuscirono a ritornare in Serie A grazie al secondo posto, alla pari con Napoli e Atalanta, ottenuto con sessantatre punti. Il distacco dalla prima, il Vicenza, fu di quattro punti mentre uno fu quello di vantaggio sulla Sampdoria. La promozione arrivò all’ultima giornata quando, con tre punti di vantaggio sui liguri, i bresciani pareggiarono 2-2 col Cosenza in trasferta rendendo inutile la vittoria interna dei genovesi per 3-2 sull’Alzano Virescit.

In estate il presidente Luigi Corioni effettuò una mossa a sorpresa acquistando Roberto Baggio (vincitore anche di un FIFA World Player). Cambiò anche l’allenatore grazie al contratto firmato da Carlo Mazzone.

La successiva stagione, quella del 2000/01, fu la migliore delle rondinelle: il debutto coincise con la sconfitta per 4-2 con l’Udinese. Dopo tre sconfitte (Lazio, Roma e Atalanta) e tre pareggi (Parma, Fiorentina e Juventus) arrivò la prima vittoria all’ottava giornata grazie al 3-0 di Reggio Calabria contro la Reggina. La squadra collezionò ancora due successi con Perugia e Bari, due stop con Hellas Verona e Bologna e cinque pari con Napoli, Inter, Lecce, Vicenza e Milan.

La stagione 2001/02 iniziò nel migliore dei modi con Baggio capocannoniere con 8 gol dopo nove giornate. La sfortuna però interruppe il momento d’oro: rottura del legamento crociato anteriore e lesione del menisco interno del ginocchio sinistro. Il giocatore venne operato in Francia e, con una grandissima determinazione, riuscì a rientrare in campo a 77 giorni dall’infortunio (un record per il tipo d’infortunio subito), quando mancavano tre giornate alla fine del campionato.

Nella partita del rientro, con la Fiorentina, segnò un gol dopo appena due minuti dal suo ingresso in campo e raddoppiò poco dopo.

Nei quattro anni di Baggio il Brescia ottenne altrettante salvezze ma la stagione successiva al suo ritiro, quella del 2004/05, retrocedette nuovamente in Serie B dopo la sconfitta nella decisiva partita di Firenze all’ultima giornata.

Durante il campionato 2005/06 la squadra bresciana occupò stabilmente per tre quarti del campionato le prime posizioni, ciò nonostante a 11 giornate dalla fine il presidente Corioni decise di esonerare l’allenatore Rolando Maran ingaggiando Zdenek Zeman al fine di puntare alla promozione diretta invece che ai playoff. L’allenatore boemo affermò subito di puntare a ottenere 11 vittorie nelle restanti partite ma la squadra non ottenne i risultati sperati e dopo una serie di brutte prestazioni, soprattutto in trasferta, restò clamorosamente fuori anche dai playoff.

Nel 2006/07 la squadra, dopo un inizio di campionato poco entusiasmante e con un avvicendamento in panchina tra Mario Somma e Serse Cosmi, riuscì a raggiungere all’ultima giornata la zona play-off, che però non si disputarono (vi furono infatti più di dieci punti di distacco tra terza e quarta classificata).

Nella stagione 2007/08 la formazione bresciana si è piazzata quinta e si è qualificata per i play-off per la promozione in massima serie, dove ha affrontato senza successo l’AlbinoLeffe. In virtù dei risultati del doppio confronto (1-0 al Rigamonti, 1-2 allo Stadio Atleti Azzurri d’Italia di Bergamo), la squadra di Serse Cosmi è stata eliminata, in base al miglior piazzamento degli avversari nella classifica finale della stagione regolare. Il Brescia dovrà, dunque, militare almeno un altro anno in Serie B. Nel gennaio del 2009 ha venduto il giocatore Savio Nserenko al West Ham dove ora c’è anche l’ex direttore sportivo Gianlulca Nani.

 

 

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