IL Mantova

IL Mantova

Il gioco del calcio approda in riva al Mincio per merito di due pionieri: Ardiccio Modena e Guglielmo Reggiani. Il primo, di ritorno da Liverpool dove aveva vissuto per qualche tempo, contagia l’amico: assieme comprano un pallone e fondano, nel lontano 1906, il Mantua Football Club. La societ&agrave

Il gioco del calcio approda in riva al Mincio per merito di due pionieri: Ardiccio Modena e Guglielmo Reggiani. Il primo, di ritorno da Liverpool dove aveva vissuto per qualche tempo, contagia l’amico: assieme comprano un pallone e fondano, nel lontano 1906, il Mantua Football Club.

La società, che giocava in piazza Virgiliana, ha vita breve (sparisce l’anno dopo) ma viene ricordata per essere stata la prima in provincia di Mantova. L’esperienza non va persa: Modena fonda la Vis et Virtus e Reggiani, per non essere da meno, il Gruppo del Calcio.

Alcune stagioni del tutto anonime vengono interrotte nel torneo 1951-52 con Marmiroli come allenatore: secondo posto finale, che comunque garantisce l’accesso alla nuova Serie C nazionale.

Inizia la discesa, causata soprattutto da motivi finanziari. L’anno dopo infatti Marmiroli viene esonerato dopo la quinta sconfitta consecutiva. Al suo posto arriveranno prima TopoliniMosca, poi Biffi: il decimo posto finale non è comunque male, per i mezzi a disposizione.

Nel 1953-54 il tracollo è definitivo: i virgiliani arrivano ultimi, con sole 3 vittorie all’attivo. Si scende in quarta serie: non se ne fa un dramma ma si approfitta della situazione per ringiovanire l’organico. Li guida Todeschini, allenatore-scultore-tuttofare, che riuscirà a trasformare i pulcini in una squadra vera, capace di inanellare 21 gare senza sconfitte: sarà secondo posto, appena dietro il Palazzolo.

A questa squadra sono legati indissolubilmente alcuni grandi personaggi. Impossibile non citare colui che seppe plasmare il carattere dei giocatori, guidandoli da bordo campo: Edmondo Fabbri, il popolare “Omino di Castelbolognese”.

Altro “deus ex machina” di questa squadra straordinaria fu Italo Allodi, giunto a Mantova da Suzzara (sua città d’adozione) nelle vesti di calciatore ed affermatosi poi come il primo, vero general manager italiano. Fabbri poi andò alla Nazionale, Allodi disegnò la grande Inter di Angelo Moratti: con queste basi dunque il Mantova entrò di diritto nell’èlite del calcio, salvo poi, purtroppo, compiere il cammino inverso qualche anno dopo.

Il primo anno di Fabbri in terra virgiliana fu di assestamento: si punta sui giovani, si cerca in provincia chi portare al Martelli. Da Governolo arrivano William Negri e Giorgio Veneri, dal S. Benedetto Torelli e quasi tutto il vivaio di una squadretta cittadina, il Sant’Egidio, con i vari Dante Micheli, Russo, Longhi e Paccini. La squadra giungerà al terzo posto.

L’anno dopo arriva un importante sponsor, la ditta petrolifera OZO, che è proprietaria della raffineria sorta alle porte della città. La squadra cambia i colori sociali in onore dello sponsor: da biancazzurri a biancorossi. Comincia la scalata: a fine torneo la classifica vedrà i biancorossi al secondo posto, risultato questo che garantisce l’accesso alla Quarta serie d’Eccellenza.

Il Mantova che nel 1957-58 partecipa alla Quarta serie di Eccellenza è figlia del lavoro di Italo Allodi, passato dal campo alla scrivania: è proprio lui a portare in riva al Mincio giocatori importanti, che resteranno nella storia della società. Parliamo di Gustavo Giagnoni, Bibolini, Martinelli, Cuoghi, Recagni, Giavara, Ravelli, Vaccari e Fantini.

Fabbri riuscirà ad amalgamare per bene il tutto, portando i biancorossi a centrare la seconda promozione consecutiva. Si approda in serie C, stagione 1958-59.

Grande spettacolo in campo, emozioni a non finire. A poche giornate dal termine, il Mantova è secondo, dietro al Siena. Il destino vuole che i virgiliani si rechino proprio in Toscana: i biancorossi si impongono per 2-0 con gol di Turatti e Recagni: è aggancio. In campionato finiscono a pari punti, serve lo spareggio in campo neutro a Genova, il 28 giugno 1959. Ancora una volta il cuore e la grinta del Mantova hanno la meglio: si vince 1-0, rete di Fantini. Viene così ottenuta la promozione in Serie B.

La squadra venne seguita da diecimila tifosi che si portarono al Marassi per quella sfida, che resta una delle più belle pagine sportive che Mantova abbia vissuto.

In quattro anni il Mantova è passato dalla quarta serie all’Olimpo del calcio: una bella favola che in riva al Mincio sperano di poter replicare.

La società, presieduta da Peppe Nuvolari, provvede all’ingaggio degli stranieri. Dal Santos arriva Angelo Benedicto Sormani, vice di Pelé; dalla Svizzera Tony Alleman, quindi un altro brasiliano, Nelsinho, che non darà buona prova delle sue capacità tecniche.

Il debutto è a Torino contro la Juventus. Finisce 1-1, con reti di John Charles per la Juve e di Alleman per i virgiliani. Alla conclusione del campionato il Mantova chiude al 9° posto con 32 punti, migliore risultato della sua storia.

La squadra riesce a salvarsi. Via Hidegkuti, nel 1963-64 il nuovo tecnico diviene Cina Bonizzoni, personaggio singolare, brav’uomo che si trova a gestire una squadra che non ha più Sormani ceduto alla Roma per l’allora astronomica cifra di mezzo miliardo di lire, e Negri passato al Bologna col quale conquisterà lo scudetto tricolore dopo spareggio con l’Inter. Arrivano nel frattempo il tedesco Karl Heinz Schnellinger, lo svedese Jonsson e Dino Zoff, portiere friulano di belle speranze: i gol del primo tengono il Mantova in serie A.

L’anno dopo sulla panchina siede l’argentino Oscar Montez, sostituito nell’ordine da Gianni Bonanno e infine da Mari. Il Mantova retrocede in serie B, mentre sul fronte societario qualcosa di importante sta succedendo.

Da alcuni mesi l’ing. Sergio Previdi è presidente mentre alla ribalta si è già affacciato un quistellese di Milano, l’industriale Andrea Zenesini, titolare dell’ Europhon.

Si riparte con Giancarlo Cadè in panchina, stagione 1965-66. Il Mantova è terzo e torna subito in Serie A.

Siamo al 1966-67, all’ultima giornata al Martelli scende l’Inter, che esce sconfitta e perde lo scudetto. Ci sono 25 mila spettatori, record assoluto di presenze, i quali assistono alla famosa papera di Giuliano Sarti che, in avvio di ripresa, si lascia scappare un facile tiro di Beniamino Di Giacomo.

Lo scudetto va alla Juventus e i biancorossi finiscono a centroclassifica.

Nella stagione 1967-68, il Mantova viene retrocesso in serie B. Zenesini, che nel frattempo ha trasformato la società in una S.p.A., mette alla guida del Mantova Mannocci, che verrà sostituito dopo poco da Gustavo Giagnoni. Il Giagno salva la squadra e l’anno dopo arriva quarto ad un solo punto dalla promozione. Il ritorno nella massima serie è rinviato alla stagione successiva: nel 1970-71 vince il campionato e si ritorna in Serie A.

Il Mister passa al Torino, a Mantova viene Lucchi , poi Renzo Uzzecchini. Se rapida è stata la scalata dalla Quarta serie alla A, ancora più veloce la discesa: in 14 mesi la squadra biancorossa si ritrova in serie C.

In serie B, all’ultima giornata, il Mantova è a pari punti col Brescia e lo scontro diretto fratricida con le rondinelle si gioca al Martelli: bisognava però vincere, perché la differenza reti favoriva i cugini. E quella gara fu drammatica: il Brescia passò subito all’inizio con un gol di Marino, e nella ripresa i virgiliani riuscirono solo a pareggiare grazie ad un rigore di Panizza. La favola del Mantova si chiude nel giugno del 1973.

Per 32 anni non si vedrà più la serie B.

La C si rivela un inferno dal quale sembra impossibile uscire. Nel 1973-74 i biancorossi arrivano settimi, l’anno dopo undicesimi. Leggermente meglio nel 1975-76, con sesto posto finale.

Il presidente Zenesini abbandona. Il suo posto verrà assunto da Franco Marenghi, anche se il finanziatore è un piemontese, ovvero Bruno Cavallo, che porta a Mantova molti giovani e sembra voler fare le cose in grande: a metà stagione Cavallo passerà la mano ad un altro mantovano, l’ing. Mario Pavesi.

Il 1977-78 fu un buon anno: con Tonino Rangoni alla presidenza, Nardino Previdi direttore sportivo, la panchina venne affidata ad Ugo Tomeazzi che, attaccate le scarpe al chiodo, si era fatta una solida esperienza nel settore giovanile del Genoa.

Occorreva arrivare nei primi dodici per guadagnare l’accesso alla C1 per la ristrutturazione dei campionati: il Mantova si piazza al terzo posto.

Nel corso della stagione 1978-79 al timone dirigenziale passa Romano Freddi: i biancorossi, nonostante un attacco superlativo (Frutti e Dri su tutti), si salvano nell’ultima partita grazie ad un 5-0 rifilato alla Cremonese.

Il 1979-80 è sempre all’insegna del basso profilo. Dopo un avvio disastroso, Freddi esonera Tomeazzi e chiama Ottavio Bianchi.

Il futuro tecnico del Napoli di Maradona salva la squadra ma preferisce poi andarsene alla Triestina nella stagione successiva.

Nella stagione successiva i problemi principali saranno quelli societari.

Freddi si lamenta di essere lasciato da solo dal consiglio ed in estate decide di rientrare vendendo Frutti alla Cremonese.

La squadra si è molto indebolita e si arriva all’ultima giornata con la sfida casalinga con la Triestina nella quale deve solo vincere per evitare la prima C2 della sua storia. Invece perde (1-2), in mezzo a tanti problemi societari che avevano portato il consiglio ad esautorare Freddi ed a portare nel sodalizio le nuove figure di Paolo Artioli, spalleggiato da Bobo Boninsegna ed altri professionisti.

Il 1982-83, il primo in Serie C2 nella storia del Mantova, è segnato da una crisi societaria violenta. Se sul campo le cose non vanno male, terzo posto finale che non serve però a centrare la promozione, sono gli uffici legali a meritare tutta l’attenzione. I tanti creditori hanno fatto causa: l’Associazione Calcio Mantova viene dichiarata fallita.

Quando sembra che il calcio sia arrivato alla conclusione in casa biancorossa, ecco spuntare Franco Quartaroli nelle vesti di traghettatore. L’ex presidente del Suzzara prima assume i panni del liquidatore, poi quando i vari potenziali gruppi si ritirano, decide di prendersi in prima persona l’onere di portare avanti la squadra.

Nel frattempo il fallimento prosegue ed il Mantova va all’asta per la somma di 360 milioni di lire: se lo aggiudica un gruppo veronese, trainato da Mariuccio Vassanelli e la società biancorossa risorge dalle sue stesse ceneri col nome di Nuova Associazione Calcio Mantova. In questo caos non era lecito attendersi molto, e difatti i biancorossi terminano al quarto posto.

L’anno dopo, il 1984-85, i veronesi fanno le cose in grande, ingaggiando ottimi giocatori. Le cose non vanno però per il meglio: l’allenatore iniziale, Renzo Melani, viene sostituito in corsa da Franco Panizza, che porta la truppa al sesto posto lontano dalle prime.

Nel 1985-86, il Mantova si toglie la soddisfazione di riguadagnare la C1, anche se sceglie la difficile strada dello spareggio.

In panchina siede Giorgio Veneri: i biancorossi partono forte ma calano alla distanza. Nelle ultime 5 giornate i virgiliani si risvegliano, vincendo all’ultima giornata la sfida decisiva col PergoCrema. Il torneo è concluso al secondo posto in compagnia dell’ Ospitaletto, ed alle spalle della Centese.

Si rende necessario dunque uno spareggio, alla Galleana di Piacenza: 10.000 mantovani accompagnano la squadra al trionfo, che avviene l’ 8 giugno 1986 ai calci di rigore con le parate di Nadir Brocchi.

Dopo parecchi anni si torna in C1. È un fuoco di paglia, visto che dopo un torneo abbastanza sfortunato si ritorna in C2.

Alla presidenza intanto era arrivato Natale Pasquali col figlio Luigi, industriale avicolo di Pescantina, che come estremo tentativo chiama al posto di Veneri l’ex “angelo dalla faccia sporca” Antonio Valentin Angelillo.

Si ricomincia dalla C2, stagione 1987-88. In panchina siede l’ex interista Mariolino Corso. Lo spettacolo non è dei più entusiasmanti, ma l’allenatore compie il proprio dovere, centrando un filotto di risultati consecutivi e vincendo il campionato di C2 al primo tentativo.

In C1 Corso viene riconfermato. Senza strafare arriva un sesto posto finale. Corso se ne va e nel 1989-90, serie C1, come mister viene chiamato Giampiero Ghio. Il Mantova, senza strafare, arriva quinto, guadagnando l’accesso alla Coppa Italia dei professionisti. Dopo anni, i virgiliani ritornano ad affrontare ufficialmente squadre di serie B. Stavolta sembra essere la volta buona per provare il ritorno tra i cadetti, nel calcio che conta; ed anche la squadra costruita da Pasquali in estate sembrerebbe dar corpo a queste speranze: come tecnico arriva Catuzzi, ex zonista convinto, ed in campo i vari Valigi (ex campione d’Italia con la Roma), Rebonato (già superbomber di B col Pescara), Beruatto (ex Torino) più la perla del trequartista Ceccaroni dal Prato, scuola Milan, conteso da mezza serie C.

nel campionato 1992-93, Grigolo lavora alacremente per ridare al Mantova immagine e prestigio, urlando propositi ambiziosi: fa rimettere a posto il cadente Martelli a sue spese, acquista un pullman per la prima squadra, sposta la sede in centro città. Ma soprattutto chiama Franco Manni come direttore generale, Gustavo Giagnoni come consulente per il mercato e, dopo il rifiuto di Bellotto, tecnico emergente, Ugo Tomeazzi in panchina.

Viene allestita un’ottima formazione, capace di dominare il campionato: la squadra approda in C1 con un mese di anticipo, ben 10 punti sulla terza. Di nuovo in C1, con velleità di cadetteria che non vengono nascoste. Grigolo infiamma i tifosi, dichiarandosi pronto ad allestire un team da Serie B. Il presidente è un trascinatore, e non si smentisce: quando tutti si aspettano la riconferma di Tomeazzi, lui lo lascia a casa insieme a Giagnoni (col quale aveva avuto dei dissapori) e richiama Gianfranco Bellotto, che questavolta accetta. La campagna acquisti, affidata a Manni ed al nuovo ds Beniamino Vignola, è ancora di prim’ordine e tutti si aspettano un ottimo inizio di campionato. Invece si fatica ad ingranare e alla decima giornata viene richiamato Tomeazzi: la squadra riprende la marcia trionfale dell’anno precedente e si installa al primo posto in classifica.

La città si risveglia d’entusiasmo: ci sono 10.000 persone al Martelli quando il Mantova offre una lezione di calcio (2-0) al Chievo e stavolta alla serie B ci credono proprio tutti. E tutti prendono anche le difese del presidente il quale, incalzato per i problemi economici sempre più impellenti, reclama dal Comune i soldi per il ripristino dello stadio. Sul più bello il meccanismo si inceppa. Un pareggio con la pericolante Massese e la sconfitta a Bologna portano i virgiliani a lasciare la testa della classifica, a favore del Chievo.

I veronesi resistono al ritorno del Mantova e conquistano la Serie B direttamente. I biancorossi vanno ai play-off, dove devono affrontare il Como, giunto quinto a ben 15 punti. Il Mantova perde l’andata di Como (2-1) e nel ritorno non andrà al di là dello 0-0 malgrado una gara generosissima e sfortunata.

Nell’estate 1994, Mantova non ha più una società di calcio professionistica. Grazie ad alcune persone di buona volontà, si tenta di ricostruire qualcosa dalle macerie. Il massimo che si riesce ad ottenere, comunque, è il diritto sportivo da una squadra di Promozione, il 3B Porto: grazie ai buoni uffici di qualcuno, tra i quali l’ex giocatore Tonghini, il Mantova Calcio 1994 (nuovo nome della società), potrà partecipare in via eccezionale al campionato regionale di Eccellenza del Crer. In poche parole, si riparte dai dilettanti. Presidente è Romano Freddi, una vecchia conoscenza del calcio mantovano.

Fu un’estate difficile, quella del 1994. Con grande spirito di abnegazione e amore per la maglia biancorossa Dante Micheli, ds in pectore, e Franco Panizza, futuro allenatore della squadra, asserragliati in una stanza del palasport tentarono la difficile impresa di rimettere in piedi una squadra telefonando ai ragazzi della ex Primavera per allestire la formazione che partecipasse all’Eccellenza.

Con puro spirito pionieristico, il Mantova Calcio 1994 ricominciò la difficile avventura tra i dilettanti. Al termine del campionato 1994-95, precedendo il San Prospero di un solo punto, i biancorossi vincono il campionato, guadagnando il diritto a giocare in Serie D l’anno successivo.

Tutti pensavano di potercela fare ancora una volta, ma il Mantova nella stagione 1995-96 si arrese all’ Iperzola. In panchina viene chiamato Frutti e il campionato comincia nel migliore dei modi: al termine del girone di andata il Mantova ha ben 7 punti di vantaggio sulla seconda, ma nel mese nerissimo di dicembre conquistò solo due punti in 4 partite, facendosi rimontare dai bolognesi, che vincono il girone con tre punti di vantaggio.

L’estate successiva Freddi conferma Frutti, che però paga un inizio mediocre e cede il posto a Gianni Ragazzoni, il quale, pur senza eccessivi sforzi, sistema le cose e vince con largo anticipo un girone davvero modesto dal punto di vista tecnico.

Dopo nemmeno tre anni, nel maggio del 1997, il Mantova torna tra i professionisti.

La squadra viene rinforzata, ma il registro non cambia. Anche la stagione 2000-2001, nei fatti, è una delusione: Il Mantova, sotto la guida di Roselli, si trova in zona playout; L’allenatore diviene Loris Boni, che aveva iniziato la stagione come ds, e a Tomeazzi, come responsabile area tecnica. La squadra cambia volto e rimonta moltissime posizioni: a 4 gare dal termine è in zona playoff, con vantaggio di avere 3 gare da giocare in casa. La sconfitta interna nello scontro diretto con la Triestina (1-2), esclude però i biancorossi dai giochi promozione.

Nella stagione 2001/2002: si riparte con nuovi stimoli e un nuovo tecnico; Marco Falsettini. Arrivano acquisti importanti e viene riscattato Graziani alle buste col Teramo.

Cioli ha speso una cifra enorme per vincere la C2 e la squadra, almeno nelle amichevoli e in Coppa dà fiducia. Con l’inizio del campionato cominciano le difficoltà: la squadra gioca male e fa pochi punti.

Dopo la sconfitta casalinga 0-1 col Gubbio, Mario Cioli decide di vendere ad una cordata veronese composta da Andrea Fagnani, Alberto Castagnaro e Corrado Serato. Nuovo direttore generale è Mario Preto. L’allenatore Falsettini per il momento è confermato, ma dopo lo scialbo pareggio di Sassuolo arriva al suo posto Sauro Frutti, il quale dura poco (solo due partite) e cede il posto a Roberto Boninsegna.

Al mitico “Bonimba” viene affidata la panchina biancorossa, oltre alla responsabilità dell’area tecnica. I risultati si vedono, ma ancora una volta verso la fine del campionato la squadra cede, rinunciando alle prospettive di promozione.

Nello scontro decisivo i biancorossi perdono in casa 2-0 con la Sambenedettese e tutto è rimandato alla stagione successiva.

Boninsegna ha gettato le basi per una seria programmazione e si guarda con ottimismo al futuro. Se ne vanno Fagnani e Serato e Alberto Castagnaro diventa il nuovo presidente. La società torna alla vecchia denominazione: A.C. MANTOVA 1911.

La nuova stagione parte bene, ma poi la squadra subisce una flessione e va in crisi di gioco e risultati. Castagnaro solleva Boninsegna dall’incarico di allenatore e al suo posto arriva il duo Benevelli-Bogoni. La storia si ripete: i biancorossi si rimettono in pista, ottenendo il quarto posto utile per i playoff.

Avversario di turno il Sudtirol: dopo l’andata vittoriosa al Martelli per 2-1, nella partita di ritorno (giocata a Treviso davanti a 2000 tifosi virgiliani) gli altoatesini ribaltano il risultato con un secco 2-0, condannando i virgiliani a un’altra stagione in C2.

Si arriva alla stagione 2003-04, In panchina arriva Domenico Di Carlo, alla sua prima esperienza da allenatore professionista dopo un anno alla guida della Primavera del Vicenza. Direttore sportivo è Giuseppe Magalini, proveniente dal settore giovanile del Chievo.

L’inizio è difficile, ma con l’arrivo della primavera e di alcuni innesti, la squadra si ritrova e inanella una serie continua di risultati positivi. Il Mantova conquista la vetta che manterrà fino alla fine del campionato; l’apoteosi è raggiunta nel derby con la Cremonese, con oltre 8000 spettatori al Martelli. Il Mantova si impone per 2-0 e distanzia di 9 punti la seconda a tre giornate dal termine. Solo un punto divide i biancorossi dalla C1. Il destino vuole che non serva nemmeno quello: il Sudtirol per esigenze di calendario è costretto ad anticipare al sabato la partita successiva: il suo pareggio 0-0 con l’ Olbia, sancisce la promozione matematica del Mantova; è il 24 aprile 2004.

Il 19 giugno 2004 Castagnaro cede la quota di maggiornaza della società a Fabrizio Lori, giovane ma già affermato capitano d’industria mantovano alla guida di un colosso leader mondiale nella produzione di materie plastiche. Lori diventa presidente del Mantova, Castagnaro assume la carica di Vice Presidente.

Fin dall’inizio il nuovo presidente non fa mistero delle proprie ambizioni e dichiara pubblicamente di voler riportare il Mantova nel firmamento del calcio nazionale. L’obiettivo dichiarato, quindi, è la conquista della serie B nel giro di due stagioni. Alle parole seguono ben presto i fatti: il direttore sportivo Magalini infila una serie di colpi a sensazione in virtù dei quali i biancorossi, al termine del calcio mercato, vengono unanimemente indicati come i favoriti per la vittoria finale. In panchina resta Mimmo Di Carlo, che porta i biancorossi in cima alla classifica esattamente al termine del girone d’andata. I virgiliani conservano la vetta per una sola giornata e vengono superati dalla Cremonese. Nessuno perde la testa e viene conquistato il diritto a disputare i playoff.

Il Mantova inizia play-off col botto: vittoria per 4 – 2 a Frosinone e finale ipotecata. Il match di ritorno è una pura formalità e va ricordato per uno strepitoso gol di Paolo Poggi in rovesciata.

La finale viene disputata contro il Pavia, che ha eliminato il Grosseto. La partita d’andata sembra mettersi male in quanto gli uomini di Torresani si portano in vantaggio con un calcio di punizione dell’ex Sciaccaluga deviato dalla barriera. Caridi, tuttavia, riporta il risultato in parità con un gol segnato sotto la curva occupata da 1.500 tifosi mantovani. Alessandro Noselli, subentrato a Dario Hubner, firma una doppietta e riscatta così un torneo fino a quel momento per lui avaro di soddisfazioni, consentendo nel contempo al Mantova di poter affrontare la partita di ritorno con una certa tranquillità.

Il 19 giugno la partita Mantova – Pavia si disputa al cospetto di oltre 12.000 spettatori in delirio, ai quali vanno aggiunte altre migliaia di persone che seguono l’incontro su un maxi schermo allestito in Piazza Sordello. All’8° del primo tempo i palloni alle spalle del portiere pavese Bressan sono 3, in virtù della doppietta di Graziani e del gol di Lanzara. Il resto è una lunga, infinita festa che coinvolge tutta la provincia e colora di biancorosso l’estate che precede l’inizio del torneo che segna il ritorno della compagine virgiliana in serie B, dopo ben 32 anni.

Nella stagione 20052006 il Mantova disputa un ottimo campionato da neopromossa, guidando perfino la classifica di B per i primi quattro mesi. Da gennaio la squadra cala il rendimento, ma riesce comunque a qualificarsi per i play-off con il 4° posto finale. Nella semifinale supera il Modena, classificatosi 5°, grazie a due pareggi (0-0 esterno e 1-1 casalingo) e dunque alla migliore posizione di classifica. Nella finale di andata, che assegna un posto in serie A, ha superato il Torino per 4-2 a Mantova, mettendo una seria ipoteca sulla promozione in serie A. Nella partita di ritorno, però, il Torino riesce a ribaltare il risultato e vincendo per 3-1,dopo i tempi supplementari sale in serie A.

Nella stagione 20062007 il Mantova conclude il campionato all’ottavo posto e ottiene una prestigiosa vittoria infliggendo alla Juventus la prima sconfitta nel campionato di serie B, anche se nell’occasione il gol partita è realizzato da un bianconero, Robert Kovac, che nell’occasione batte Gianluigi Buffon per anticipare Marco Bernacci.

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