Inter: la ricostruzione parte dalla difesa

Inter: la ricostruzione parte dalla difesa

di Nico Raffi  Lo sgambetto prenatalizio confezionato su misura dalla Lazio, nell’ultima gara dell’anno solare, non ha impedito all’Inter di Roberto Mancini di mantenere la testa della classifica e di trascorrere le festività da capolista. Un piazzamento che, molto probabilmente, neppure il più

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di Nico Raffi 

Lo sgambetto prenatalizio confezionato su misura dalla Lazio, nell’ultima gara dell’anno solare, non ha impedito all’Inter di Roberto Mancini di mantenere la testa della classifica e di trascorrere le festività da capolista. Un piazzamento che, molto probabilmente, neppure il più ottimista tra i tifosi sarebbe riuscito ad ipotizzare, nonostante gli ingenti investimenti sul mercato operati da Thohir e dalla società nerazzurra per rendere nuovamente competitiva una squadra che aveva chiuso lo scorso torneo con un fallimentare ottavo posto. Era dai tempi di Mourinho che, alla Pinetina, non si registrava uno sforzo economico così imponente per rafforzare la rosa. Il radicale processo di rinnovamento interista, pianificato nei minimi dettagli da un allenatore-manager come Mancini, ha privilegiato l’inserimmancini-inter-confento in rosa di elementi dotati di muscoli e fisicità a discapito della qualità individuale. Via dunque elementi tecnici ma un pò anarchici come Kovacic, Hernanes, Shaqiri e Podolski, dentro la sostanza assicurata da gente come Kondogbia, Miranda, Murillo, Brozovic e Felipe Melo. Con il risultato che la squadra risulta ad oggi la meno battuta della serie A (appena 11 reti subite in 17 giornate) ma anche quella che ha subito il maggior numero di espulsioni: ben 6 in totale, di cui 2 collezionate dal recidivo Felipe Melo. Il pubblico di fede interista, storicamente, è composto da palati fini che non si accontentano delle vittorie ma vorrebbero vedere quest’ultime accompagnate dalla qualità del gioco. Ecco perchè il primato, ottenuto attraverso prestazioni non proprio brillantissime e una dose di sano pragmatismo, non ha del tutto sortito l’effetto di conquistare l’entusiasmo della vasta platea nerazzurra. Se non altro Roberto Mancini, tornato all’Inter dopo oltre sei anni, è stato capace di ridare corpo a un progetto, di generare un’idea di squadra, dopo il caos post-Mourinho e l’inevitabile declino del gruppo che aveva centrato lo storico “triplete” nel 2010. Una compagine spesso camaleontica, indecifrabile, capace di cambiare uomini e sistemi di gioco nell’arco dello stesso match, senza però perdere solidità ed equilibrio tattico. L’Inter è uscita sconfitta in appena tre occasioni in questo campionato, e, in due di esse, è rimasta in dieci uomini per larga parte della gara come accaduto nelle partite casalinghe con Fiorentina e Lazio. La terza sconfitta, maturata al San Paolo contro il Napoli di Sarri, ancora una volta dopo essere rimasta in inferiorità numerica, si è paradossalmente materializzata al termine di una delle gare più convincenti disputate in questa stagione da Icardi e soci. Difficile stabilire se l’Inter sarà in grado di reggere questo ritmo sino alla fine del campionato, tenendo il passo di Juve, Napoli, Roma e dell’outsider Fiorentina di Paulo Sousa, fatto sta che la scommessa di edificare un progetto di ricostruzione sulle macerie delle ultime stagioni targate Gasperini, Ranieri, Stramaccioni e Mazzarri, in parte è già stata vinta. Particolarmente azzeccati si sono rivelati gli acquisti dell’esperto difensore centrale Miranda, prelevato dall’Atletico Madrid e diInter-Genoa serie Aventato rapidamente il leader del pacchetto arretrato, dell’arcigno compagno di reparto Murillo, di Alex Telles, esterno sinistro fortemente voluto da Mancini e prelevato in prestito dal Galatasaray, e del centrocampista croato Brozovic, capace di sorprendere abbinando qualità e dinamismo. Non hanno ancora del tutto completato il processo di adattamento al calcio italiano uomini prelevati a peso d’oro come Kondogbia e Perisic, mentre è lecito attendersi maggior continuità e incisività in zona gol da elementi di indiscutibile talento e fantasia come Jovetic e Ljajic. In una squadra che si regge ancora sulle reti del fenomeno mediatico Mauro Icardi, capocannoniere dell’ultimo torneo, Mancini sembra aver utilitaristicamente trovato la ricetta vincente in un vecchio adagio non del tutto passato di moda: primo, non prenderle.

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