Juventus, quando i marziani scendono sulla terra

Juventus, quando i marziani scendono sulla terra

  di Nico Raffi  Due ko in sette giorni. Un piccolo e transitorio campanello d’allarme o un significativo preludio di vera crisi? Gli interrogativi che gravano sulla Juventus post-Conte si sono moltiplicati negli ultimi giorni dopo che i bianconeri sono incappati nella doppia caduta di Atene e

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di Nico Raffi 

Due ko in sette giorni. Un piccolo e transitorio campanello d’allarme o un significativo preludio di vera crisi? Gli interrogativi che gravano sulla Juventus post-Conte si sono moltiplicati negli ultimi giorni dopo che i bianconeri sono incappati nella doppia caduta di Atene e di Genova. Due sconfitte che, da una parte, hanno compromesso il percorso in Champions degli uomini di Max Allegri e, dall’altra, hanno provocato l’aggancio in classifica della Roma. Fatto sta che, dopo le ultime tre stagioni da record giocate a ritmi folli in cui la Juventus ha stravinto i tre titoli nazionali perdendo appena 7 partite di campionato su 114 disputate, incappare in due debacle così ravvicinate non può far dormire sonni tranquilli a Vinovo. La squadra, dopo aver vinto consecutivamente le prime sei gare di questo torneo, tra cui il contestatissimo scontro diretto con i giallorossi, non è andata oltre il pareggio a Sassuolo, prima di scivolare pesantemente con Olympiakos e Genoa. L’impressione è che il tecnico livornese ex Milan non sia stato ancora capace di incidere sul gioco di una “vecchia signora” che, dopo essere stata fisicamente spremuta fino all’inverosimile per i numerosi impegni dentro e fuori i confini nazionali, sta adesso tirando il fiato in attesa di ritrovare le motivazijuveoni dei tempi migliori e una condizione meno approssimativa dei suoi prestigiosi interpreti. Dopo i successi e il maniacale lavoro svolto durante l’era Antonio Conte, la Juventus sta vivendo una fase di transizione piuttosto delicata, determinata dall’improvviso avvicendarsi dell’allenatore e dal logorio fisico e mentale di alcuni elementi chiave. E’ innegabile che il Pirlo intravisto in questo primo scampolo di stagione non sia ancora il leader e il fulcro attorno al quale ruota l’intera manovra bianconera. Tanto che Allegri è ricorso spesso a Claudio Marchisio in funzione di playmaker. Gli stessi Vidal e Pogba, pur essendo dei campioni di livello assoluto, sono ancora lontani dalla continuità e dal sontuoso rendimento del recente passato. Anche in difesa il panorama non è roseo. Buffon ha appena festeggiato la 500° presenza in A di una carriera infinita ed epocale ma è ormai ad un passo dalle 37 primavere. Bonucci e Chiellini sono usciti piuttosto malconci dal mondiale brasiliano e adesso sembrano fare fatica a ritrovare la sicurezza e la solidità di un tempo. Barzagli è out dallo scorso luglio per un’operazione al calcagno destro che lo terrà fuori dai campi almeno fino al 2015 e il sostituto Ogbonna non si sta rivelando all’altezza del suo predecessore. Sulle corsie laterali Lichsteiner e Asamoah non possono assicurare qualità, spinta e dinamismo per l’intero arco della stagione se non avvicendati da ricambi adeguati e, per il momento, l’ex udinese Pereyra e l’esperto francese Evra non hanno convinto del tutto. I segnali di ottimismo provengono dalla classe e dall’immutata carica agonistica di Carlitos Tevez che, dopo aver segnato 19 reti nella sua prima stagione italiana, è già andato in rete 6 volte anche in questo campionato. L'”Apache” ha ritrovato lo smalto delle migliori stagioni trascorse nel Manchester City, tornando a segnare in Champions dopo essere stato all’asciutto oltre cinque anni e, di recente, riconquistando anche la maglia della nazionale argentina. Buone impressioni sono scaturite anche dal massimiliano_allegrigiovane ex “merengue” Alvaro Morata che, contro l’Atalanta, ha trovato il suo primo gol in A e che potrebbe rappresentare una ventata di freschezza e di entusiasmo in un reparto d’attacco in cui il gigante spagnolo Fernando Llorente offre centimetri e solide garanzie realizzative e Sebastian Giovinco freme per ritagliarsi maggiori spazi individuali. Con una sfida da dentro-fuori in chiave europea all’orizzonte che i bianconeri non possono assolutamente steccare e la pressione in campionato di una Roma in crescita, la trasferta di Empoli, in altri tempi, sarebbe stata affrontata con maggiore disinvoltura ma, in questo momento delicato, potrebbe rivelarsi un ulteriore ostacolo verso la riconquista della sicurezza e della brillantezza smarrite. 

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