Gaetano MusellaGaetano Musella, detto Nino, ex calciatore dell’Empoli (anni ’90, ha vestito la maglia azzurra nelle due stagioni 1990/91 con 25 presenze e 8 reti e 1991/92 con 22 presenze e 4 reti, ndr), è stato trovato morto a Finale Ligure, in provincia di Savona. Il cadavere di quello che è stato per molti anni un «talentino» amatissimo dai tifosi azzurri, è stato scoperto da un turista tedesco nella zona della Caprazoppa non lontano dalla fabbrica della Piaggio Aero Industries, tra Finale e Borgio Verezzi, ai margini dell’Aurelia. Musella, recentemente era stato allenatore della Sanremese.

 

Il punto in cui è stato trovato il corpo di Nino Musella

LE IPOTESI – Il cadavere è stato trasportato al cimitero di Zinola per l’autopsia, ma per ora non sono sarebbero stati riscontrati segni di colluttazione sul corpo. L’ipotesi più accredita è quella di un malore, ma gli inquirenti non escludono che l’ex calciatore possa essere stato ucciso. Ritrovata, poco distante dal cadavere, l’auto che appartiene a un amico, una Seicento blu vecchio modello targata Genova, con il quale Musella avrebbe raggiunto Finale Ligure.

 

Nino Musella quando allenava la Sanremese

LA CARRIERA – I tifosi del Napoli se lo ricordano bene. Nino Musella uno scugnizzo nato a Napoli il 22 gennaio 1960, era giocatore di gran classe ma che non espresse mai realmente tutto il suo talento. Cresciuto nelle giovanili del Napoli, esordì in maglia azzurra a gennaio 1978, e poi fu mandato a farsi le ossa in Serie C a Padova nel 1978-1979. La stagione seguente, tornato alla casa madre, entrò stabilmente nel giro della prima squadra e conquistò anche una maglia da titolare nella Nazionale Under-21. L’anno migliore per lui fu quello del 1980-1981, quando il Napoli arrivò a giocarsi lo scudetto, perdendolo alle ultime giornate. Giocò in azzurro anche la stagione seguente, conquistando un quarto posto in classifica. Memorabile fu un suo gol di testa al Torino nonostante non avesse un fisico statuario. Nel Napoli giocò 67 partire siglando 13 reti. Passò poi alla Sampdoria e al Catanzaro, che fu l’ultima sua squadra in Serie A. Poi il Palermo: ci arrivò alla soglia dei 30 anni. Era la stella di una squadra che fece a lungo sognare i tifosi. Con Franco Liguori in panchina, i rosa arrivarono a un passo dalla B. Musella fu il grande protagonista: 11 gol e miglior marcatore della squadra. In Coppa Italia di Serie C il Palermo perse la finale contro la Lucchese, nel giorno della riapertura della Favorita. Poi l’approdo all’Empoli in una squadra che puntava al ritorno nella cadetteria, due stagioni ad alto livello chiudendo ai quartieri alti senza raggiungere l’agognata serie cadetta e con un gioco divertente nella stagione 1991/92 con alla guida dell’Empoli Francesco Guidolin. Qualche anno dopo iniziò una carriera di allenatore, allenando anche il figlio Alessandro nella Sanremese.

 

Fonte: Corriere del Mezzogiorno

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