Commenti ai Giovanissmi …No, cari amici, così non va…

Commenti ai Giovanissmi …No, cari amici, così non va…

Quando, il 10 maggio scorso, per la prima volta abbiamo assegnato il Premio “Pianetaempoli Giovani”, nelle motivazioni per cui questo Premio abbiamo fortemente voluto c’erano anche queste “Ad Empoli i ragazzi imparano a diventare calciatori ma anche, e questo ci preme sottolineare, uomini”

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Quando, il 10 maggio scorso, per la prima volta abbiamo assegnato il Premio “Pianetaempoli Giovani”, nelle motivazioni per cui questo Premio abbiamo fortemente voluto c’erano anche queste “Ad Empoli i ragazzi imparano a diventare calciatori ma anche, e questo ci preme sottolineare, uomini” ed ancora “il Premio che “Pianetaempoli” dà quest’anno, per la prima volta, a due giovani calciatori dell’Empoli FC è anche un premio al Settore Giovanile azzurro: a tutti coloro che ci operano a vario titolo e con varie mansioni e che riescono a fare del Settore Giovanile azzurro uno dei primi in Italia e tra i più importanti in Europa e  nel Mondo”.

Ho curato personalmente, dall’inizio dell’anno, la rubrica del Settore Giovanile azzurro e non mi aspettavo, al ritorno da una mia vacanza durata il tempo di un week end e poco più, di trovare nel nostro sito un elenco lunghissimo di improperi ed offese quali quelli che ho letto a proposito dell’eliminazione dei “Giovanissimi” dalle fasi finali del Campionato.

Non voglio entrare nel merito di una gara che non ho visto. Desidero però esprimere il mio personale rincrescimento per le parole che ho letto, per i toni che sono stati usati, per le cose che si sono scritte.

No, cari amici No. Non ci sto.

Si parla di calciatori ma si parla anche e sopratutto di ragazzi. Si parla della loro vita e dei loro sogni. Si parla del loro coraggio, della loro paura e della loro fragilità. Il compito di noi adulti (padri, amici, giornalisti, allenatori o chi altro siamo) è quello di accompagnarli nella vita. E’ difficile. Perché per coloro che amiamo, specie quando sono figli, vorremmo il meglio, la felicità assoluta. Non è possibile, e noi adulti lo sappiamo. Vorremmo proteggerli dall’ingiustizia, dal dolore, dalla solitudine. Ma anche questo non è possibile. Vivere significa attraversare, della vita, la meraviglia e le sue contraddizioni. Conoscerle è quello che i ragazzi, nella loro crescita fanno. Se vogliamo rimanere al calcio, sicuramente troveranno qualcuno che ha giocato mentre meritava di giocare un altro, o vedranno un arbitro che dà un calcio di rigore inesistente e così la sua squadra perde all’ultino minuto, e vedranno anche che ci sono quelli “furbi” che la passano liscia, i simulatori che non vengono puniti e gli onesti che si beccano un cartellino rosso.

Eppure, vedranno anche che se fanno un buon allenamento la domenica giocano meglio, che il bel gol ti fa prendere gli applausi, che se riesci a fermare un attaccante mentre va in rete è come se tu avessi fatto un gol, che se ce la metti tutta ma proprio tutta qualche volta ce la fai, che se metti più cura nelle cose che fai puoi migliorare le tue prestazioni…ecc….

Quante cose vedranno i nostri ragazzi prima, durante e dopo, la magia di una partita su un campo di gioco.

Quello che però non devono vedere è il mondo degli adulti che schiuma di rabbia per una gara andata male, che offende il suo mister o il suo compagno di squadra, che insinua dubbi malevoli, che sposta l’attenzione da una prestazione sul campo a cose che non riguardano una partita ed il suo evolversi, anche se questo evolversi è una sconfitta.

I ragazzi non sono il riscatto dei nostri sogni infranti ma il nostro futuro che cammina.

Cerchiamo di accompagnarli con severità e rigore ma anche con comprensione e dolcezza.

Mi hanno fatto tenerezza le parole di alcuni ragazzi scesi in campo a difendere il loro allenatore di ieri e di oggi. Dimostrano quanto spesso nel cuore dei giovani sta quella saggezza che noi abbiamo dimenticata, presi come siamo dalla fatica della vita.

Il calcio, è vero, è una metafora della vita: lì ci sono tutte le grandezze e le bassezze che si trovano anche fuori dal campo. Perché non dovrebbe essere così? Il problema a mio avviso non è quello di rendere i nostri figli immuni dal dolore o da quella che crediamo un’ingiustizia ma quello di fargli capire che quel dolore e quell’ingiustizia sono una parte della sua crescita, un momento in cui l’essere umano comincia a confrontarsi con la vita.

Vorremmo che “Pianetaempoli” nella sua rubrica sul calcio giovanile raccontasse tutto questo e mi piace quando riesce a farlo anche con la vostra voce, perché vuol dire che ci seguite con attenzione che ci mettete la stessa passione che ci mettiamo noi. E con la stessa intensità con cui vi diciamo “grazie” vi invitiamo a ritrovare quella serenità nei modi e nei contenuti del dissenso che sia davvero utile e costruttiva alla causa dell’Empoli e di chi per l’Empoli gioca o presta la propria opera di educatore (sia allenatore, o accompagnatore o dirigente, quando si ha a che fare con i giocano siamo prima di tutto educatori!).

E invitiamo tutti noi a ritrovare nelle critiche, pur legittime, e quella misura e quell’equilibrio che consenta ad esse di essere davvero credibili e perciò utili.

Chiudo rivolgendo a mister Cecchi ed a tutti i suoi collaboratori un sentito ringraziamento per il lavoro svolto che, ne sono certo, è stato come sempre fatto nell’interesse dell’Empoli FC e del calcio e che è stato di altissimo livello. Grazie anche ai ragazzi che non ho seguito molto “in diretta” ma che, quando ciò mi è stato possibile, hanno offerto momenti di bel calcio e, soprattutto, hanno fatto quello che noi tifosi dell’Empoli amiamo, come si disse la sera della con segna del Premio: “E’ questo che vogliamo da un calciatore che veste la maglia azzurra: non possiamo chiedergli di amare quella maglia come la amiamo noi ma che ne rispettino la storia ed i valori che rappresenta e che per quella maglia diano sempre tutto, ma proprio tutto, con la forza che avranno nelle gambe e con la passione che avranno nel cuore”.

Grazie dell’attenzione!

Fabrizio Fioravanti

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