Fuga dagli stadi

Fuga dagli stadi

 In fuga dagli stadi. Dopo aver abdicato nel modo peggiore al Mondiale, l’Italia registra un crollo del numero degli abbonamenti. Se si eccettua l’Inter, campione d’Europa e d’Italia, e il Bari, tutte le altre squadre sono alle prese con un’emorragia di tifosi: ne mancano, rispetto ad un anno f

 Rimarranno solo loro?In fuga dagli stadi. Dopo aver abdicato nel modo peggiore al Mondiale, l’Italia registra un crollo del numero degli abbonamenti. Se si eccettua l’Inter, campione d’Europa e d’Italia, e il Bari, tutte le altre squadre sono alle prese con un’emorragia di tifosi: ne mancano, rispetto ad un anno fa di questi tempi, almeno 40 mila all’appello. Uno su cinque, in media, non ha rinnovato la tessera. Il caso più eclatante riguarda la Lazio: appena 1.600 abbonati (l’80% in meno rispetto al 30 luglio 2009), cifra misera anche per un club di serie C. La Juventus segna una riduzione del 22,5%. Se il disamore si può capire, dopo la stagione scorsa dei bianconeri, nel caso della Roma, protagonista invece di un campionato comunque esaltante, il deficit del 30% è più eclatante. La Fiorentina piange un crollo addirittura del 45%, mentre il Milan, che la crisi l’aveva avvertita dodici mesi in anticipo con un dimezzamento dei fedelissimi nel 2009, conferma la tendenza negativa: 15.000 sottoscrizioni, il 14% in meno. 


Il mondiale in Sudafrica ha contribuito a deprimere gli appassionati, ma sono altri elementi ad influire maggiormente: la crisi economica, naturalmente, ma anche un calciomercato che certo non accende entusiasmi in nessuna tifoseria. Anzi. Le magre campagne acquisti di questi mesi non invogliano al sacrificio economico: se risparmia il presidente, figuriamoci il tifoso. Maltrattato per tutto l’anno e di nuovo blandito e corteggiato quando si tratta di metter mano al portafoglio, chiedendo un atto di fede cieca. Le leggi

le tv complici della fuga?anti-violenza sono un altro deterrente, sia per il pubblico “normale” che per quello militante. Sempre più i disagi. Alle code domenicali ai tornelli, alle gradinate inospitali e ai servizi scadenti, si aggiunge ora anche la tessera del tifoso. Meglio vedere la partita in tv, che oltre tutto si può acquistare a prezzi sempre inferiori: i pacchetti alle pay tv sono più convenienti, rispetto al passato. 


La tessera del tifoso, obbligatoria per sottoscrivere abbonamenti e acquistare biglietti di settore ospiti, ha incontrato la dura opposizione di gran parte del mondo ultras. Sono 13 le curve di serie A che hanno scelto per protesta di non abbonarsi, ritenendo la tessera una forma di schedatura, una limitazione alla libertà. A Roma rimarrà deserta mezza Curva Sud, cuore del tifo giallorosso, se il trend verrà confermato. A Napoli – dove gli abbonamenti non sono ancora in vendita – il dissenso dovrebbe spopolare entrambe le curve del San Paolo. Gruppi divisi a Firenze e Palermo, contrari ma tesserati a Verona. La tifoseria dell’Inter è l’unica ad aderire per convinzione, anche se il record di sottoscrizioni è del Milan: oltre 210.000 in un anno. 

La media spettatori sulle tribune italiani (25.192 nella scorsa stagione), nonostante una crescita del 17% negli ultimi 5 anni, sembra così destinata a rimanere al di sotto di quella dei grandi paesi calcistici europei: Germania (42.490) e Inghilterra (34.088) sono lontanissime, la Spagna (27.654) resta avanti e la vittoria mondiale la terrà al riparo da rimonte. Campionati che pure godono di una copertura televisiva simile alla nostra e di leggi ancor più repressive per le tifoserie. Quindi sarebbe forse il caso di interrogarsi una volta di più – anziché nascondersi dietro al paravento della tv – sulla qualità dello spettacolo che le società allestiscono e sulla vivibilità dei luoghi in cui, si fa per dire, goderselo.
fonte: la repubblica
0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy