Sei punti in classifica, conseguenza delle due vittorie di misura ottenute contro Cremonese e Carrarese. Visto che l’obiettivo è giocoforza quello della salvezza, il bottino fin qui ottenuto non è né negativo né positivo, ma semplicemente in linea con quelle che possono essere le aspettative stagionali. Poteva essere fatto di più? Indubbiamente, visto che in due delle tre sconfitte l’Empoli era sempre passato in vantaggio. Tuttavia ogni partita ha storia a sé e generalizzare sarebbe sbagliato, visto che ogni battuta d’arresto è derivata da ragioni diverse.

Contro l’Arezzo, ad esempio, la sensazione è che l’Empoli potesse averne di più rispetto ai “cugini” e che l’improvvida espulsione di Curto abbia cambiato inevitabilmente il volto della gara. Contro il Mantova e il Modena l’Empoli ha subito due rimonte che, seppur diverse, hanno mostrato una sostanziale differenza con queste squadre, la profondità della loro rosa. Se il Modena può inserire Belotti, se il Mantova con tre sostituzioni cambia il volto della gara, significa che almeno attualmente l’Empoli è qualitativamente e quantitativamente inferiore.

Gestione del vantaggio

Uno dei problemi da affrontare è quello della gestione del vantaggio. A Modena e Mantova l’Empoli è stato bravo e fortunato a sbloccare la partita, ma poi non è riuscito ad amministrarlo. E non solo per meriti altrui. Perché se abbiamo sottolineato, come è giusto, come le altre squadre possono attingere da una panchina più qualitativa rispetto alla nostra, va anche detto che ci siamo spesso schiacciati troppo per difendere il risultato. Dopo lo 0-1 abbiamo finito per perdere un po’ di aggressività e gli avversari hanno preso più campo, mettendoci sistematicamente alle corde.

Il fatto che dopo aver subito la rimonta gli azzurri non si siano arresi e abbiano provato a gettare il cuore oltre l’ostacolo, dimostra come questo atteggiamento sia in larga parte mentale. Occorre imparare dagli errori e trovare qualche accorgimento per cercare di evitare che gli avversari, con la freschezza dei cambi, possano prendere il sopravvento.

La fase offensiva

Lo ha ammesso anche mister Pagliuca in conferenza stampa, in questa prima parte la fase offensiva è stata per così dire sacrificata, visto che le priorità erano dare solidità difensiva e agire correttamente senza palla. I numeri parlano chiaro e attestano che l’Empoli è penultimo in classifica quanto a conclusioni nello specchio della porta: solo 15 in cinque partite, peggio ha fatto solamente l’Arezzo con 14. Spesso la prima punta è troppo sola e non riesce a creare occasioni. Ma anche i centrocampisti, a cui vengono affidati compiti difensivi, partecipano poco alla fase offensiva.

Non è quindi solamente una questione di attacco. Vero, ci sono alcune defezioni. In questo momento l’assenza di Monaco sconsiglia Pagliuca di gettare nella mischia Popov e Shpendi insieme; inoltre lo stesso Shpendi non è ancora al meglio e ha bisogno di tempo per tornare ai suoi standard; Distefano non è un goleador e fatica a presentarsi al tiro. Argomenti giusti, ma la fase offensiva non dipende solo dagli attaccanti. La squadra deve fare coralmente di più, provare a prendersi dei rischi maggiori, anche se ciò significa togliere qualcosa alla fase difensiva all’equilibrio che, fino a questo momento, è stato il punto di forza dell’Empoli di Pagliuca.

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Empolese DOC e da sempre tifoso azzurro, è un amante delle tattiche e delle statistiche sportive. Entrato a far parte della redazione di PianetaEmpoli.it nel 2013, ritiene che gli approfondimenti siano fondamentali per un sito calcistico. Cura molte rubriche, tra cui i "Più e Meno" e "Meteore Azzurre.

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