La seconda parentesi di Guido Pagliuca sulla panchina dell’Empoli si è chiusa dopo appena cinque giornate di campionato, una partita di Coppa Italia, quella persa ai rigori contro il Pisa, e tutto il percorso di precampionato. È quindi possibile provare a fare un bilancio di questo breve periodo, con una premessa doverosa: si tratta di una valutazione prettamente soggettiva e non abbiamo la presunzione di individuare in questi aspetti le ragioni che hanno portato alla separazione tra il tecnico e la società. Partendo da ciò che ha funzionato meglio, sicuramente il clima. Fin dai primi allenamenti si era percepito un Pagliuca diverso rispetto allo scorso anno, più misurato, più paterno nel rapporto con i giocatori. E la sensazione era quella di una squadra che fosse dalla sua parte, impressione che trova una conferma anche nelle voci secondo cui alcuni giocatori avrebbero provato a convincere il tecnico a ripensarci. Anche sul piano del gioco si era visto qualcosa di diverso: maggiore ricerca del fraseggio, una pressione impostata in maniera differente e il tentativo di togliere riferimenti agli avversari, sia in possesso che in fase di non possesso. Rispetto allo scorso anno si verticalizzava di più e, almeno fino alla partita contro l’Arezzo, si era vista anche una squadra fisicamente brillante, capace di correre e di mantenere intensità. Una squadra con voglia e abnegazione, che provava a giocare fino all’ultimo minuto. La partita di Modena, nonostante una vittoria dei padroni di casa netta e meritata per quanto espresso, lo ha dimostrato: nel finale l’Empoli ha comunque provato a riaprirla e a cercare un pareggio che sarebbe stato quasi insperato.
Tra gli aspetti che hanno funzionato meno, invece, c’è sicuramente la scelta di Magnino impiegato da braccetto. Inizialmente poteva incuriosire e avere una sua logica, ma nel corso delle partite non è sembrata dare qualcosa in più, con la sensazione, sempre soggettiva, che l’ex Modena possa esprimere molto di più nel ruolo di mezzala. Una scelta che va comunque contestualizzata con una rosa corta, soprattutto in alcuni reparti. E qui si arriva anche all’attacco, dove non abbiamo praticamente mai visto due attaccanti veri contemporaneamente dall’inizio. Pagliuca ha sempre spiegato che, dovendo gestire novanta minuti con pochi elementi a disposizione, con Monaco fermatosi praticamente subito e con diversi giocatori non ancora al cento per cento, fosse necessaria una gestione particolare delle risorse. Ma alcune scelte ci avevano lasciato perplessi, come l’utilizzo per due partite consecutive di Ceesay da sottopunta, anche se in una delle due occasioni l’Empoli aveva vinto. A Modena, poi, l’insistenza nel voler trovare spazio a Ceesay ha portato anche all’utilizzo di Corrado a piede invertito, creando una soluzione che, a nostro avviso, ha tolto più di quanto abbia dato. Sono errori che avevamo già evidenziato e che, magari, avrebbero potuto essere corretti con il tempo. Perché cinque partite sono davvero poche per dare un giudizio oggettivo sul lavoro di un allenatore, soprattutto con una rosa sulla carta inferiore a quella dello scorso anno e quantitativamente corta, in particolare in difesa e in attacco. A centrocampo, invece, le alternative erano maggiori. E poi c’è il Pagliuca caratteriale, quello che ha mostrato una sorta di doppia faccia: fuori dal campo abbiamo visto un uomo molto più cerebrale, più misurato e più orientato alla gestione, mentre durante le partite è tornato il Pagliuca che conosciamo. Perché la partita la sente in maniera viscerale, ama quello che fa e vive la squadra in modo totale. Questo è Guido Pagliuca e probabilmente lo sarà sempre. Se sia un limite oppure una caratteristica che lo accompagnerà nella sua carriera, lo dirà il tempo. Di certo, quando si sceglie Pagliuca, si sa anche che quella componente fa parte del pacchetto. L’espulsione contro l’Arezzo, in questo senso, crediamo possa essere stata l’inizio della fine del rapporto. Senza voler fare gli avvocati difensori del tecnico: i comportamenti sono importanti in qualsiasi ambito e quando si va fuori dalle righe è giusto che ci siano delle conseguenze. Ma quella reazione raccontava anche quanto Pagliuca sentisse, probabilmente al 101 per cento, tutto quello che stava vivendo. E forse anche qualcosa in più.











francamente io non ho visto alcuna differenza dallo scorso anno.squadra poco propositiva..poche occasioni da goal..lui sempre esagitato in panchina…squadra messa male in campo e cambi spesso sbagliati…chiaro che la squadra è molto debole ma così si faceva poca strada.aspetto positivo i 6 punti…che saranno utilissimi per salvarsi….
Cosa ha funzionato: nulla
Cosa non ha funzionato: la decisione di levarlo dalla disoccupazione