L’esordio da brividi, il fascino della vigilia, la bellezza di essere lì, a giocarsela contro uno dei giganti del calcio italiano. La gioia per il gol di Osio, la sofferenza e la speranza, il tripudio al fischio finale. Emozioni incontrollabili e indelebili, che nemmeno l’inarrestabile incedere del tempo può scalfire. Ricordi dolcissimi che, seppur lontani, sono incredibilmente vividi nella mente. Empoli-Inter ha rappresentato una delle pagine più belle della storia dell’Empoli Calcio e non potrà mai essere dimenticata. Per questo, in concomitanza del quarantesimo anniversario di quella partita, vi riproponiamo l’articolo scritto dal nostro Nico Raffi per Un secolo d’azzurro.

Il fascino e l’attesa del debutto

“Io c’ero”. Una semplice frase, talvolta abusata, che rivendica l’orgoglio di aver fatto parte di una grande festa collettiva, la serie A. La prima serie A. Una specie di miracolo che proiettava, per la prima volta, una piccola realtà di provincia sulla ribalta nazionale, suscitando l’attenzione, la curiosità, la stima, la simpatia di tutta l’Italia calcistica. La serie A. Quella che, i pomeriggi domenicali, si propagava dalle radioline. Quella che, come un rito irrinunciabile, si manifestava ai nostri occhi per mezzo di trasmissioni televisive classiche come “90° Minuto” e “Domenica Sprint”. Quella che, negli anni ’80, poteva contare sulla presenza dei più grandi campioni di calcio a livello mondiale.

La serie A colse tutti di sorpresa, spalancando le porte all’Empoli in pieno agosto, quando molti supporters azzurri si trovavano ancora sparsi nelle località di villeggiatura. Una nuova ondata di calcioscommesse travolse il calcio italiano nel 1986. La giustizia sportiva revocò la serie A al Vicenza, penalizzò la Triestina regalando all’Empoli di Gaetano Salvemini una clamorosa promozione a tavolino. Quando giunse la notizia ufficiale dell’approdo in massima serie, in città si formarono spontaneamente caroselli di auto e capannelli di tifosi azzurri festanti, forse non ancora del tutto consapevoli che, di lì a poco, si sarebbero trovati catapultati in una dimensione inimmaginabile. La serie A, quella sin lì appena fantasticata, si materializzò davanti a noi poche settimane dopo.

Esordio lontano dal Castellani

In un afoso pomeriggio di metà settembre, migliaia di empolesi partirono alla volta dello Stadio Comunale di Firenze dove si sarebbe officiato il debutto in massima serie degli azzurri contro l’Inter di Giovanni Trapattoni, appena “scippato” alla Juventus. Il “Carlo Castellani” versava ancora in stato di inagibilità a causa dei necessari lavori di restyling finalizzati a renderlo adeguato al prestigioso proscenio in cui un’intera città si trovò proiettata all’improvviso. Il debutto a Firenze rese l’atmosfera del pomeriggio del 14 settembre 1986 ancora più incredibile e straniante.

La gara fu disputata di fronte a quasi 40.000 spettatori e, ancora oggi, è la seconda gara casalinga dell’Empoli che ha visto il maggior numero di pubblico di sempre, superata soltanto dallo “scontro diretto”  Empoli-Juventus che sarebbe andato in scena appena due settimane dopo, sempre a Firenze. Alla terza giornata di campionato, i bianconeri di Platini e gli azzurri di Salvemini si sarebbero infatti ritrovati appaiati in testa alla classifica a punteggio pieno.

Uno stuolo di debuttanti

L’Italia si accorse per la prima volta di noi. L’indimenticato Gianni Brera scrisse: “Empoli-Juve fa novità assoluta nella storia del calcio nazionale. L’ Empoli è ospite felicemente casuale della Serie A ed esordisce battendo l’Inter prima di espugnare Ascoli! Le sue prodezze confondono i buoni e fanno digrignare i più esigenti. Se basta l’umile Empoli a mortificare le nostre deità, non sarà errato il culto di cui ci andiamo beando?”.  Ma questa è un’altra storia. Coloro che accorsero in massa nella città gigliata pensarono di assistere alla prevedibile goleada nerazzurra di Altobelli, Rummenigge e compagni, ma, con il passare dei minuti, si cominciò a intuire che quella partita sarebbe sfuggita a qualsiasi logica tecnica. A poco poco si percepì l’alto valore simbolico di un evento che non rappresentava solo l’apice assoluto mai raggiunto dall’Empoli dal punto di vista sportivo, ma anche l’occasione per affermare un’identità, per esprimere, attraverso il calcio, il senso di appartenenza a una comunità.

Degli undici titolari schierati in campo da mister Salvemini, ben 7 erano debuttanti assoluti in A: Drago, Vertova, Gelain, Della Scala, Picano, Salvadori e Urbano. Soltanto capitan Walter Casaroli poteva contare su alcuni trascorsi romanisti sul finire degli anni ’70, mentre Osio e Zennaro avevano racimolato qualche sparuta presenza in A con la maglia granata del Torino e Della Monica aveva speso pochi gettoni in massima serie con la Cremonese. Un manipolo di  semisconosciuti “carneadi” che correvano come indemoniati in campo, decisi a non fallire l’appuntamento con la storia. In quella torrida giornata di metà settembre si liberarono energie compresse per anni sui campi della B e della C e il miracolo prese forma.

Osio porta l’Empoli in Paradiso

Tardelli colpisce il palo, Passarella la traversa. Dalle panchine esplodono le urla di Salvemini e i fischi di Trapattoni che non può invertire il destino che, magicamente, si compie al 37° del primo tempo. Il “Molla” Salvadori ruba un pallone sporco a centrocampo, lo deposita sui piedi di Casaroli che lancia in profondità Adelino Zennaro. Il cross del n° 11 è perfetto per la testa di Marco Osio che, appostato sul secondo palo, supera in tuffo Walter Zenga. Il futuro “Sindaco” di Parma impazzisce di gioia, comincia a correre come un matto per poi piegarsi sulle ginocchia alzando le braccia al cielo.

Un lampo che consegna perennemente alla storia azzurra l’imberbe 20enne marchigiano, ancora lontano dal look un po’ ribelle, con barba lunga e capelli arruffati che lo avrebbe reso, assieme all’innata simpatia, celebre negli anni ’90. E’ il più classico dei contropiedi che annichilisce il pubblico di fede nerazzurra, sorprende e diverte quello “imparziale” di fede viola, giunto in massa al Comunale per mera curiosità e poi ritrovatosi, col passare dei minuti, a simpatizzare per i propri “vicini di casa” e fa esplodere di gioia lo spicchio di curva Fiesole dove sono assiepati migliaia di tifosi empolesi.

Odio-Empoli-Inter-1986

Passano i minuti e lo squadrone nerazzurro si innervosisce, sempre più impotente e disorientato di fronte a quegli undici tarantolati in maglia azzurra che lottano su tutti i palloni, neutralizzando qualsiasi gap tecnico grazie al cuore, all’intensità, a un pizzico di follia. Empoli-Inter non fu solo una partita, ma il salto verso la consapevolezza di poter essere grandi nella nostra unicità, senza timori verso nessuno. Fu la condivisione di un sogno collettivo. L’impossibile che diventò reale

La gara integrale: Partita Empoli Inter 14 Settembre 1986 Da Antenna5 Empoli

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6 Commenti

  1. La prima volta in serie A. Io e quelli che, come me, erano presenti a quella partita, abbiamo fatto parte della Storia e non ce ne rendevamo conto…
    Ero ancora un ragazzo e qualche anno prima, con l’Empoli in Serie C, sognavo che un giorno la mia squadra avrebbe potuto partecipare al campionato principale ed affrontare gli eroi di quei tempi: Maradona, Baggio, Maldini, Platini, Rummenigge e i tanti campioni che in quegli anni facevano a gara per partecipare a uno dei campionati più importanti di tutta Europa.
    Sera solo un sogno, ma quel 14 settembre 1986 lo trasformò in realtà, con un finale che andò oltre le più rosee previsioni…
    E due settimane dopo, il sogno diventò ancora più grande: arrivare a sfidare la Juventus, in un “Match Scudetto”, con lo scontro che vedeva le due squadre in testa al campionato, da sole, con 4 punti. Il sogno si interruppe più o meno al 73°, quando il colpo di testa di Brio interruppe i nostri sogni…
    I “Gen Z” tifosi dell’Empoli, non si rendono conto della fortuna che hanno avuto (contrariamente a quella che hanno avuto con la Nazionale di Calcio). Praticamente da quando sono nati, finora hanno vissuto solo anni di Serie A e Serie B.
    Per questo è importante, per la storia (del Calcio, ma anche in generale), ricordarsi chi siamo e da dove veniamo…

  2. IO C’ERO. BRIVIDI AL SOL PENSIERO.
    Ero in Fiesole con una bandiera meta’ bianca e meta’ azzurra..portata fuori dal finestrino da Empoli a Firenze xche in macchina un c’entrava.
    A Empoli non si parlava d’altro…allo stadio s’entrava alle 11 a volte con le big…e la partita cominciava alle 15. E x la citta’ guardavi in alto e l’azzurro era a tutti i terrazzi.
    COSA VI SIETE PERSI GIOVANI D’OGGI

  3. Ero in tribuna insieme ad un amico o meglio un fratello, con il quale avevo condiviso e da quel giorno in poi avrei di nuovo condiviso, centinaia di partite dell’Empoli.
    Questo amico/fratello purtroppo non è più con noi e voglio ricordare l’ultima trasferta fatta con lui allo stadio Grande Torino, dove pareggiammo 2-2.

    Ciao L. e Forza Azzurri sempre !!!

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