Per chi venerdì sera era allo Stadio Castellani è stato uno spettacolo triste. Tutta la mia solidarietà e comprensione umana agli ex giocatori che sono stati fatti oggetto di un trattamento sul quale è meglio non esprimere aggettivi: i fatti si commentano da soli.  Grazie, cento volte grazie, a quegli ex giocatori che si sono presentati e che hanno dato una dimostrazione di grande dignità. Per fortuna non hanno fatto vedere niente alla TV, altrimenti la pessima figura dell’Empoli FC avrebbe rischiato di essere vista in tutta Italia. Il 14 settembre 1986 io c’ero. In curva Fiesole (il Castellani non era ancora agibile) insieme ad altre migliaia di tifosi empolesi: un “Franchi” colorato d’azzurro, che palpitava e trasudava emozioni, una gioa immensa condivisa in quell’attimo che si sarebbe chiamato storia. Anche qualche lacrima di chi quelle maglie azzurre, che sarebbero apparse tra poco in campo, le aveva viste al vecchio Castellani, dove ora ci sono le Poste, o addirittura (qualcuno, ma c’era) al Piaggione, negli anni ’30. E di fronte l’Inter di Trapattoni. E lì l’Empoli raccontò un’altra delle sue favole, un altro capitolo dell’eterna storia di Golia che sconfigge David. Eravano tanti. Un unico grande respiro, un abbraccio per coloro che scesero in campo e per chi rimase in panchina, per quell’allenatore mite ma deciso e detrminato che aveva reso possibile il miracolo, mister Salvemini. Ecco l’undici di inizio: Drago, Vertova, Salvadori, Picano, Gelain, Urbano, Osio, Della Scala, Della Monica, Zennaro, Casaroli. Nella ripresa entreranno Brambati e Calonaci. A Una formazione che i tifosi dell’Empoli over 50 mandano a memoria.

Memoria! Già, una parola che evidentemente alla attuale dirigenza dell’Empoli FC crea imbarazzo, se non addirittura fastidio. Perché dopo l’annuncio che sarebbe stata celebrato il ricordo della prima partita della storia azzurra giocata in Serie A (14 settembre 1986, Empoli- Inter) ci aspettavamo qualcosa di diverso dallo spettacolo triste e miserevole (non certo per gli incolpevoli protagonisti che ne sono stati vittime) che è stato messo in piedi al Castellani venerdì sera. Senza neppure un annuncio agli altoparlanti, con l’impianto voce difettoso, i protagonisti di quella giornata presenti sono stati fatti arrivare in campo da soli, senza nessuno della Società che fosse presente, senza un minimo di coreografia. Abbandonati ed imbarazzati, senza sapere cosa fare. Una roba di cui vergognarsi. Ma come? Si annuncia una celebrazione così importante e poi si organizza una roba così? Vorremmo sapere come è stata organizzata, con quali tempi preparata, come sono stati contattati i giocatori di allora, se si era pensato veramente di mettere in piedi uno spettacolo avvilente come quello che poi si è svolto. Se non c’erano le disponibilità degli uomini ad essere presenti, se non c’erano i tempi per organizzare qualcosa di almeno decente, meglio sarebbe stato non fare niente. Bastava un comunicato. Bastava una lettera aperta che poteva essere pubblicata nel sito ufficiale, o magari letta in campo con un minimo di regia che riuscisse a provocare almeno un brivido per chi quel 14 settembre 1986 al Franchi non c’era o non era neppure nato, ad aprire uno squarcio nei ricordi di chi invece era presente, a farci rivivere per qualche attimo quella che fu una indescrivibile emozione.

Evidentemente a Monteboro le ricorrenze danno fastidio. Ricordare il passato, riproporne alcuni momenti, non piace. Ogni tanto  qualcosa si fa, giusto per “timbrare il cartellino”, per non essere tacciati di menefreghismo, come quando vengono pronunciate frasi di circosatanza che non hanno contenuto, sono parole regalate all’aria, vuote ed inconsistenti: mancano di cuore, di emozione, di passione! Non posso dimenticare il quasi nulla che è stato fatto per il Centenario. La scusa che è stata addotta è stata che c’era il Covid, ma il Covid è arrivato nel gennaio 2020 e che quell’anno ci sarebbe stato il Centenario si sapeva, bastava saper contare. Che cosa era stato preparato prima che non si è potuto realizzare? Quali iniziative sono saltate per colpa del Covid? Quali e quante risorse umane e finanziaria si era preventivato di impiegare? Il sospetto è che non ci fosse niente e si è visto: solo la riproposizione aggiornata di un libro, un album di figurine e una maglia dal colore amaranto che avrebbe dovuto riproporre il colore della prima maglia dell’Empoli mentre fonti certe e riscontrate parlano di rosso. Colpa del Covid, già. Peccato però che il Covid ci fosse anche per chi – va detto, nel silenzio imbarazzato e imabarazzante di molti, istituzioni cittadine comprese – ha impegato ore e risorse per scrivere articoli, per fare interviste, per andare negli Archivi e nelle Bibioteche a fare ricerche. Perché purtroppo negli Archivi dell’Empoli FC (ammesso che archivi ci siano) non c’era niente. Siamo davvero curiosi di vedere con quali materiali e quali documenti, con quali e quante immagini, la Società di Monteboro organizzerà il Museo del quale si parla nel progetto per il rifacimento del Castellani. Sembra quasi che ci sia un tentativo (maldestro) di rimozione della memoria o una incapacità di coltivarla, visitarla, farla conoscere. Della memoria sono stati rimossi alcuni simboli, della memoria si vogliono negare i colori proponendo un blu che non appartiene alla storia del club.

Quello che è successo al Castellani venerdì sera è parte di questo percorso o, se vogliamo, parte di una incapacità di riconoscersi in un passato e di raccontarlo. Ai coraggiosi ex, presenti venerdì sera che, soli e imbarazzati, in mezzo al campo ci hanno messo ancora una volta la loro faccia ed il loro cuore, diciamo ancora grazie. E’ un grazie che nasce dal Campo dell’Abetone dove l’Empoli cominciò il suo racconto, che attraversa i primi trentanni del ‘900 e ci porta in luoghi diversi della città dove gli azzurri hanno continuato a scrivere capitoli importanti per il Club: la prima Serie C, la prima Serie B e poi….il sogno dei sogni…qualcosa che sembrava impossibile e che è diventato realtà. Questo sogno divenuto realtà meritava un riconoscimento migliore. Speriamo che l’Empoli del futuro possa recuperare la sua antica umiltà, la sua saggezza e la memoria di sè per consegnare ai bambini di oggi altri sogni da sognare, altre imprese impossibili da realizzare. A noi, ormai con i capelli bianchi, che abbiamo avuto la fortuna di poter vivere cose che sono state definite miracoli. rimane la consapevolezza di un amore senza se e senza ma per una maglia, azzurra, che ci ha regalato e speriamo ci regalerà ancora, emozioni incredibili.

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7 Commenti

  1. in pochi km da un estremo all altro…
    a Firenze ormai si susseguono feste per i cento anni della Fiorentina… fuochi d’ artificio, partita delle vecchie glorie, centinaia di cene celebrative…. anche in modo esagerato….all’ americana per usare un eufemismo…. a Empoli il niente più assoluto.
    Sarebbe bastato fare qualcosa di sobrio, ma in modo sincero e familiare , sul modello ” orgogliosi di essere Empolesi”, qualcosa di semplice ma unico e indelebile.
    Una tristezza infinita vedere quelle povere vecchie glorie in mezzo al campo quasi smarrite, senza nemmeno un membro della società ad accompagnarle.
    E nel frattempo del socio americano si son perse le tracce…..
    A Firenze e’ vero siamo troppo fanatici e impulsivi, oltre che perennemente polemici ma amici empolesi voi siete troppo tolleranti…. a Monteboro vi stanno prendendo per le mele….
    la storia gloriosa dell Empoli, non può finire così mestamente…RIBELLATEVI!. Empoli merita molto di più, soprattutto i tifosi

  2. Mi sa che il buon Andre ha rubato le password al F.ioravanti. 😂
    In ogni caso, venerdì è stato uno spettacolo imbarazzante e indecoroso per gli ex giocatori presenti.

  3. io non sopporto le ” americanate” però vedere la città piena di striscioni e bandiere viola e’ un bello spettacolo. i monumenti illuminati di viola e la scritta al Piazzale Michelangelo molto suggestivi.
    poi le parole ridicole di Joseph Commisso, i balletti e le canzoni liriche mi fanno vomitare….
    Però a Empoli e’ stata una vera vergogna non celebrare il centenario in nessun modo. Capisco la tirchieria esagerata della proprietà ma, ripeto, anche con poco si poteva celebrare la storia dell Empoli in modo decoroso .
    pieno sostegno al Fioravanti, giornalista bravo, coerente e senza paura

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