Grave
Deve essere avvilente cercare di preparare una gara nel migliore dei modi per tutta la settimana, curarla nei minimi dettagli e vedere vanificato il proprio lavoro per un episodio scriteriato. È quello verificatosi nel finale di primo tempo del derby con l’Arezzo, quando l’Empoli, dopo aver manifestato una supremazia territoriale piuttosto netta per oltre quaranta minuti e non essere riuscito a concretizzare alcune importanti occasioni da rete, di fatto si è suicidato restando in dieci uomini e regalando agli avversari un’inaspettata superiorità numerica. Un’ingenuità grossolana quella di Curto, reo di un intervento inutile e sconsiderato ai danni di Viviani, che ha compromesso irrimediabilmente una partita che si stava incanalando sui binari giusti. A completare il quadro la goffa uscita di Seghetti che, facendo carambolare il pallone addosso a Romagnoli, ha portato a termine l’harakiri azzurro. Diciamo che certi errori possono fare parte di un personale percorso di crescita. Diciamo anche che sarebbe superfluo e ingeneroso gettare la croce addosso ai singoli. Detto questo, non si può negare che si tratta di un vero peccato. L’Arezzo esce dal Castellani con tre punti, senza praticamente avere la cognizione del modo con il quale li ha acciuffati.
Adagio
C’è di buono che, nonostante tutto sia remato in direzione ostinata e contraria, l’Empoli, contro gli aretini degli ex Bucchi e Giampieretti, ha mostrato le stesse caratteristiche che aveva già messo in luce con Pisa, Cremonese e Carrararese e, parzialmente, anche nella sconfitta di Mantova. Un tessuto di gioco nel quale gli interpreti si muovono in modo corale e organizzato, una struttura difensiva ben affinata e certe doti di umiltà e generosità da mettere al servizio di un obbiettivo ben preciso e dichiarato fin dall’inizio: la salvezza. Non convincono semmai alcune scelte iniziali e certi correttivi attuati in corso d’opera. Pur avendo a disposizione un reparto offensivo numericamente risicato, sorprende la proposta reiterata di Ceesay in un ruolo avanzato che non sembra propriamente valorizzarlo. Si tratta di un equivoco tattico che, evidentemente, mister Pagliuca deve sciogliere al più presto dal momento che lo stesso Ceesay sembra dare il meglio di sé quando può aggredire gli spazi partendo da più lontano e non in funzione di sterile seconda punta.
Andante
La rocambolesca, amara sconfitta con l’Arezzo non cambia il giudizio su questo Empoli 2.0 del tecnico di Cecina. È piaciuta la mentalità esibita nella prima frazione di gioco. Poi, nonostante le avversità piovuteci addosso, dall’infortunio di Egan alla gratuita espulsione di Curto, fino all’infelice prestazione arbitrale di Fabbri, gli azzurri non si sono scomposti, chiudendo tutti gli spazi all’inevitabile ritorno di un Arezzo rianimato da tanta grazia. Tutti gli episodi hanno sorriso agli uomini di Bucchi sino alla beffa dell’autogol di Romagnoli. Il calcio, a volte, sa essere terribilmente cinico e crudele. Come ha sottolineato un amarissimo Pagliuca a fine gara: l’Empoli deve cercare di trasformare la rabbia e la delusione per una sconfitta immeritata in elementi di crescita. In queste poche partite Shpendi e compagni sono stati in grado di darsi quell’identità che, un anno fa, non è stata mai compiutamente realizzata. La coesione, la spensieratezza e la maggiore libertà mentale di un gruppo in divenire devono continuare ad animare l’atteggiamento di una squadra che ha tutte le carte in regola per offrire una buona impressione di sé e realizzare i propri obbiettivi.















