A mezzanotte è terminato il periodo di esclusiva di 90 giorni con il fondo americano al quale l’Empoli aveva affidato, dallo scorso 9 luglio, la possibilità di trattare in via esclusiva una rilevante operazione di investimento nel capitale della società. E la prima certezza, oggi, è una non-notizia: non c’è stata la fumata bianca. Non c’è stato, almeno per il momento, quel closing che avrebbe portato alla definizione dell’operazione e alla conseguente modifica dell’assetto societario. Questo, però, non significa automaticamente che ci sia stata una fumata nera. Formalmente, la situazione è semplicemente quella di un’operazione che nei 90 giorni di esclusiva non si è concretizzata. E non possiamo sapere se le parti continueranno a confrontarsi anche dopo la scadenza dell’esclusiva. La nostra sensazione, e la sottolineiamo come tale, è però che, se in tre mesi non si è arrivati a un accordo definitivo, diventi difficile immaginare una conclusione positiva nelle prossime settimane o nei prossimi mesi. Ma questo è un ragionamento, non una certezza.
La novità, rispetto a quanto raccontato finora, è che per la prima volta viene associato pubblicamente un nome al fondo americano: BPGC, realtà nata nel 2020 e con sede legale a New York. Un elemento che aggiunge finalmente un tassello a una storia nella quale, fino a oggi, le informazioni erano state davvero ridotte all’osso. Non cambia però, nella sostanza, quello che sappiamo sull’operazione: non conosciamo la percentuale eventualmente oggetto della trattativa, non conosciamo le cifre, non conosciamo quale sarebbe stato o potrebbe essere il ruolo della famiglia Corsi e non conosciamo quali eventuali modifiche all’organigramma potrebbero derivare da un investimento del fondo. Tutte domande che restano sul tavolo e alle quali, almeno per il momento, non sono arrivate risposte ufficiali. E proprio qui si apre una nuova fase. Venuta meno l’esclusiva, altri soggetti potenzialmente interessati possono adesso, in linea generale, rivolgersi all’Empoli e alle figure societarie preposte per manifestare un eventuale interesse e avviare una trattativa. È possibile che qualcuno abbia seguito da vicino la vicenda negli ultimi tre mesi, maturando una propria valutazione sull’operazione e sulla società, senza poter entrare concretamente in partita durante il periodo di esclusiva. È un’ipotesi, naturalmente, e come tale va considerata.
C’è poi un altro aspetto sul quale è inevitabile soffermarsi, pur con tutte le cautele del caso. Se la situazione economica dell’Empoli non veniva dipinta come particolarmente florida, l’ultimo mercato estivo ha probabilmente rappresentato la fotografia più concreta di un momento nel quale la società ha dovuto muoversi con grande attenzione. E allora, venuta meno per ora la possibilità di un nuovo ingresso di capitali, è inevitabile chiedersi cosa potrebbe accadere nei prossimi mesi. Il rischio, ipotetico e tutto da verificare, è che anche il prossimo mercato possa essere condizionato dalla necessità di fare cassa, magari attraverso altre cessioni importanti. E da lì lo sguardo potrebbe inevitabilmente spostarsi ancora più avanti, verso la stagione successiva. Sono ragionamenti prematuri, lo sappiamo bene, e oggi sarebbe sbagliato trasformarli in previsioni. Ma sono domande che devono esistere, soprattutto quando si prova a guardare non soltanto al presente, ma anche alla sostenibilità futura dell’Empoli.
Per adesso, però, il dato è molto più semplice: l’assetto societario dell’Empoli rimane esattamente quello che conosciamo. La famiglia Corsi resta al timone, l’organigramma non cambia e non c’è nessun nuovo soggetto entrato formalmente nel capitale della società. La storia dei 90 giorni si chiude dunque senza una fumata bianca e senza, almeno formalmente, una fumata nera. Semplicemente, si interrompe qui un capitolo che aveva fatto pensare a un possibile passaggio storico per l’Empoli e che, almeno per il momento, non ha prodotto alcun cambiamento concreto. Da oggi, però, il mercato societario torna potenzialmente aperto: potranno emergere nuovi interlocutori, potranno esserci nuovi contatti e, eventualmente, potrà tornare in qualche forma anche il dialogo con BPGC. Come sempre, quando arriveranno o avremo informazioni concrete su questa delicata e importante vicenda, saremo qui per raccontarle e riportarle.
















Via ragazzi…frughiamoci: mettiamo 10 euro ciascuno e facciamo l’offerta d’acquisto al Pres.idente
Profonda amarezza e delusione, stanno distruggendo la passione di noi tifosi.
Accordo di esclusiva pubblicato in pompa magna per poi concludersi con un nulla di fatto.
Ci aspettano tempi bui e tristi non si può andare avanti spendendo 0 e incassare 10/20 mln ogni anno prima o poi fallisci .
Sono attaccati alle poltrone non se ne andranno mai .
A gennaio ciao Sphendi ciao Biondini .
Bella figura ha fatto Binda della Gazzetta dello Sport…
700 milioni di dollari di capitale, fonte loro sito web
Chi tira troppo la corda rompe la trave e il travicello.Carlo B
Ma guarda strano vero?
E i gonzi che ci credevano ora dove sono… insieme a quelli che credevano alla favola dello stadio…
Lo ripeto da tempo immemorabile ….non venderà MAI
Le alternative sono due:
– O vende (totale, parziale, come sia)
– Oppure l’autonomia è al massimo fino a fine anno (calcolando a Gennaio come minimo la cessione di Biondini e/o Shpendi)
Se non succede niente, il destino dell’Empoli è segnato, quindi, in un modo o nell’altro, o l’Empoli passa di mano oppure ci possiamo preparare a chiudere bottega…
Se il capitale e 700 milioni di dollari non sono pochi ma neache tanti
nel senso che se vogliono investire tra Stadio 70 milioni
70 li vuole il Beatoamato più quelli del centro sportivo più fare una squadra
dovrebbero investire quasi il 30 % del capitale manco per idea …
Mi sa che questi sono come ho sempre detto dove ora non posso più dirlo
ma non saranno quelli che buttano a babbo morto!
Se deve essere una gestione come il Beatoamato ci vuole gente che del calcio ci capiscano di molto , come lo e stato il nostro Beatoamato che ormai e un pesce fuori acqua nel calcio di oggi!
Adesso ci sarà la fila dei fondi americani fuori da Monteboro.
Si mette male…se ci fossero i soldi per finire anno calcistico rimarrebbero un bel po’ di mesi per trovare nuovo acquirente….il rischio è che arrivino notizie di stipendi non pagati o tasse non versate con conseguenti punti di penalizzazione…in ogni caso a. gennaio Sphendi Biondini Egan monetizzati si spera con prestito a noi fino a giugno…ma con questo assetto il massimo è arrivare a giugno…o arriva una nuova proprietà o estate prossima sarà quella del fallimento…se la medicina amara per vendere e salvare l’Empoli è quella che vogliono comunque mettere fuori Corsi e figlia anche da gestione… andrà ingoiata…non credo Corsi voglia lasciarci in serie D o peggio
@Fabrizio: fotografia perfetta della situazione…
Adesso mi aspetto una inondazione di messaggi di sberleffo a Binda e la Gazzetta.
mi costa dirlo. ma a questo punto la migliore soluzione sarebbe il fallimento. almeno si parte da zero
@Andrea: sì, ripartiremmo da zero, ma a zero rimarremmo. Non siamo un Palermo o una Fiorentina. Siamo più equiparabili ad un Chievo… Chi si preoccuperebbe di prendere un Empoli e farlo risorgere?
Guardate all’imprenditoria locale degli ultimi decenni.
La zona era piena di belle aziende per come erano nate intorno ad artigiani laboriosi e coraggiosi, ma sono sopravvissute e cresciute solo quelle che hanno saputo superare il ricambio generazionale, magari con un apporto dei figli che si è coadiuvato con quello dei padri fondatori, guardate alla Sammontana per esempio. Invece guardate alle vetrerie e alle confezioni che non si sono sapute evolvere e da eccellenze sono chiuse quasi tutte. Guardate all’esempio che poteva essere calzante e cioè all’Irplast, che in un periodo di discesa sono entrati capitali stranieri e nuova governance, credo che sia stata risanata ed ora mi sembra viaggi.
L’Empoli calcio non ha un ricambio generazionale all’altezza ed il rischio concreto è che tirando troppo la corda, come sembra stia accadendo dal purgatorio che stiamo vivendo ci possano riportare a dove l’avevano presa, forse anche peggio, perchè allora c’erano meno aspettative ed ora la pressione e le aspettative ci sono eccome.
Pur nutrendo grandissima diffidenza nella gestione finanziaria della famiglia Corsi, mi sento di dover andare controcorrente a questo giro: lato EFC, credo sia stato fatto tutto quanto necessario per concludere positivamente la trattativa. Diciamo tranquillamente che questo BPGC non sembra un fondo con grandi numeri… di recente costituzione (2020) e con portafoglio ridotto (“solo” 700 milioni di asset). Un’operazione come quella EFC che, fra debiti e cash, costerà oltre 30 milioni (stando bassi) non è banale per un fondo di questo livello.
Peccato. Dobbiamo accettare che all’EFC si era avvicinata “robetta” e quindi i primi ad essere delusi saranno proprio i Corsi anche perchè avevano messo da diversi mesi una società intermediaria americana a cercare acquirenti USA… e certamente questa gli sarà costata e continuerà a costargli per arrivare in fondo alla vicenda
Ma se non si conoscono le premesse come si fa ad arrivare subito alle conclusioni?
Della trattativa non si sa nulla, quindi non si può dare la colpa a qualcuno se questa si è arenata. Se non si nulla, non si sa nulla.
Certo, una dichiarazione da parte della società- visto che è terminata una scadenza- sarebbe gradita. Eliminerebbe tante ipotesi, farebbe trasparenza.
Se il silenzio a questi livelli continua vuol dire che c’è ancora qualcosa in piedi e la trattativa è ancora in corso, oppure che ci potrebbero essere altri contatti che non devono essere raccontati. In ogni caso la storia potrebbe essere lunga…