Ringraziamo per l’aiuto prezioso all’articolo il match analyst Fabio Maniscalco
Il Palermo arriva al Castellani da capolista, imbattuto e con 13 punti conquistati nelle prime cinque giornate. Tre vittorie consecutive in avvio contro Juve Stabia, Arezzo e Sampdoria, poi il pareggio di Avellino e il successo in rimonta sul Padova. Dieci gol segnati e appena cinque subiti: numeri che raccontano una squadra già molto concreta, ma che soprattutto ha mostrato una caratteristica importante per una squadra allenata da Filippo Inzaghi: sa vincere anche quando non gioca la sua partita migliore. Ed è proprio questo il primo elemento da mettere sotto la lente. Perché il Palermo non è soltanto Pohjanpalo. Non è soltanto la qualità di Johnsen o Vavassori. E non è nemmeno semplicemente il 4-2-3-1 che Inzaghi ha utilizzato come struttura di riferimento. È una squadra che cerca di portare la partita in determinate zone del campo, soprattutto sulle fasce e negli spazi intermedi, per poi arrivare rapidamente dentro l’area. E per l’Empoli di Matteo Andreoletti, al debutto sulla panchina azzurra, sarà fondamentale capire dove non farsi trascinare. Partiamo da una precisazione tattica importante. Il 4-2-3-1 è effettivamente il sistema di riferimento del Palermo. È stato utilizzato contro la Juve Stabia e contro il Padova, mentre contro la Sampdoria la formazione iniziale è stata letta ufficialmente come 4-3-3 e ad Avellino Inzaghi ha addirittura proposto una struttura con tre difensori. Ma non dobbiamo fermarci alla lavagna, perché la vera forza del Palermo è proprio la possibilità di passare da una struttura all’altra senza cambiare necessariamente gli uomini. Ranocchia e Segre possono formare la coppia davanti alla difesa. Palumbo può partire da trequartista e trasformarsi in mezzala. Hernani può fare lo stesso. Johnsen può partire largo e poi attaccare il mezzo spazio. Vavassori può fare l’esterno, ma anche stringere molto vicino a Pohjanpalo. Inzaghi ha quindi costruito una squadra nella quale il modulo iniziale rappresenta soltanto il punto di partenza. E questo, contro un 3-5-2 come quello che dovrebbe proporre l’Empoli, è un aspetto fondamentale.
Pohjanpalo naturalmente sarà l’uomo da tenere sotto controllo ma sarebbe un errore pensare di risolvere il problema semplicemente mettendogli un difensore addosso. Il finlandese è pericoloso quando può attaccare l’area, quando può lavorare sui cross e soprattutto quando riesce a giocare sulle seconde palle ma ancora più importante è quello che succede intorno a lui. Johnsen, Vavassori, Strefezza quando disponibile e gli uomini della trequarti hanno la possibilità di muoversi alle sue spalle e di attaccare lo spazio creato dai suoi movimenti. E c’è un dato che lo dimostra perfettamente: contro il Padova, le due reti decisive sono arrivate entrambe dalla combinazione Johnsen-Vavassori. Due assist del norvegese per la doppietta dell’ex Atalanta. Non è un dettaglio, è un meccanismo. Johnsen porta palla, attacca la fascia, entra dentro il campo o cerca il passaggio nello spazio. Vavassori parte da una posizione più esterna ma può attaccare l’area con grande aggressività. E Pohjanpalo? Occupa i centrali, questo è il punto. Immaginiamo il Palermo nella sua configurazione offensiva. Pierozzi e Augello possono alzarsi. Johnsen e Vavassori possono ricevere più dentro. Ranocchia e Segre garantiscono una base di equilibrio, mentre uno dei trequartisti può venire incontro. La struttura può quindi trasformarsi rapidamente in una sorta di 2-3-5, con i terzini molto alti e i tre giocatori offensivi che occupano i corridoi interni. E qui l’Empoli dovrà fare una scelta. Con il 3-5-2, i quinti Ceesay (Egan se disponibile) e Corrado dovranno essere molto attenti; se escono troppo sui terzini, si apre spazio dentro per Johnsen, Vavassori o Palumbo, se rimangono più stretti, il Palermo può avere superiorità esterna e arrivare al cross. È il classico problema delle squadre che giocano contro un 4-2-3-1 ben organizzato: non basta sapere dove sono gli uomini. Bisogna capire chi esce e, soprattutto, chi copre quello spazio dopo l’uscita.
Qui arriviamo al cuore tattico della partita. L’Empoli sulla carta dovrebbe presentarsi con Seghetti; Magnino, Curto, Cauz; Ceesay, Biondini, Yepes, Saporiti, Corrado; Distefano e Popov. Ma con alcune variabili ancora da valutare: Egan potrebbe recuperare e riprendersi la corsia destra, mentre Saporiti potrebbe anche essere avanzato accanto a Distefano/Popov con Zedadka o Bandinelli inseriti a centrocampo. Shpendi, invece, sembra destinato a non farcela. La soluzione più interessante contro questo Palermo è quella che mantiene Saporiti in posizione avanzata, perché l’Empoli avrà bisogno di qualcuno capace di ricevere tra le due linee rosanero. Yepes e Biondini avranno invece un compito delicatissimo: non farsi trascinare fuori dalla zona centrale. Perché il Palermo vuole proprio questo, portare un centrocampista azzurro fuori posizione e poi giocare alle sue spalle. Se Palumbo sarà il trequartista, l’Empoli dovrà prestare particolare attenzione ai suoi movimenti. Non è un giocatore che deve essere marcato come un centravanti. Può abbassarsi, andare a ricevere, allargarsi, occupare il mezzo spazio e poi riapparire dentro l’area. Se l’Empoli gli mette addosso un uomo fisso, rischia di essere trascinato fuori dalla propria struttura. Meglio quindi ragionare per zone. Se Palumbo viene incontro, lo segue il centrocampista più vicino solo quando è necessario. Se invece rimane tra le linee, sarà compito dei tre centrali mantenere la distanza corretta senza rompere la linea. È una partita nella quale la pazienza difensiva sarà importante almeno quanto l’aggressività, perché il Palermo aspetta proprio l’errore di posizione. Un’altra zona da osservare con attenzione sarà quella di sinistra. Tommaso Augello è uno dei giocatori che Inzaghi ha utilizzato maggiormente: ha giocato tutti i 450 minuti disponibili nelle prime cinque giornate. E la sua presenza permette a Johnsen di non dover necessariamente rimanere largo. Quando Augello sale, Johnsen può stringere. Quando Johnsen viene dentro, Augello può occupare la fascia. Questo crea una catena laterale molto difficile da leggere e qui Corrado potrebbe trovarsi davanti a una delle chiavi della partita. Non dovrà soltanto difendere Augello, dovrà capire quando seguirlo e quando invece rimanere in posizione per impedire a Johnsen di ricevere alle sue spalle. È una differenza enorme.
Ed eccoci al rovescio della medaglia. Perché il Palermo di Inzaghi ha una caratteristica che può diventare contemporaneamente la sua forza e la sua vulnerabilità: attacca con molti uomini. E quando perde palla, può lasciare campo. Il Padova, pur perdendo, è riuscito a mettere in difficoltà i rosanero proprio attraverso una partita aggressiva e verticale. Al Barbera si sono registrati 20 tiri del Palermo contro 17 del Padova, con possesso 53%-47%: numeri che raccontano una squadra dominante ma non certo impermeabile. Questo è il terreno sul quale l’Empoli deve provare a giocare. Non una partita fatta di possesso sterile ma una partita fatta di recuperi e verticalizzazioni. Se Augello e Pierozzi salgono, dietro di loro c’è spazio. È lì che Distefano e Popov possono fare male ma attenzione: non necessariamente con una corsa di 40 metri. Il movimento più interessante potrebbe essere quello opposto. Uno viene incontro, l’altro attacca la profondità, uno trascina il centrale, l’altro attacca il corridoio. Se Saporiti si posiziona tra le linee e riesce a ricevere, l’Empoli può creare una situazione di tre contro tre contro la linea difensiva del Palermo. E in quel momento la difesa di Inzaghi deve scegliere. Se esce Bani o Ceccaroni, si apre spazio dietro, se non esce nessuno, Saporiti può girarsi. È proprio questo il tipo di problema che l’Empoli deve creare. Un’altra sfida interessantissima sarà quella fisica e tattica tra il tridente azzurro e i centrali rosanero. Bani, Ceccaroni e Augello sono una linea esperta. Pierozzi garantisce aggressività e spinta. Pohjanpalo, invece, proverà a portare il confronto sul terreno che preferisce: area di rigore, duelli aerei, seconde palle, tempi di attacco. Magnino, Curto e Cauz dovranno evitare soprattutto di farsi attirare tutti sulla punta. Uno deve accorciare, gli altri devono proteggere la profondità. Perché se Pohjanpalo viene incontro e un centrale lo segue troppo, dietro può aprirsi il corridoio per Johnsen o Vavassori. È una situazione che il Palermo cerca deliberatamente.
C’è poi una correzione rispetto alla formazione ipotizzata. Gabriel Strefezza non sarà una soluzione per sabato: l’esterno è ancora fuori per la lesione muscolare rimediata contro la Sampdoria ed è stato addirittura temporaneamente sostituito nella Lista A da Luca Mazzitelli. Le indicazioni più recenti parlano di un rientro non imminente. Questo rende ancora più importante la presenza di Johnsen e Vavassori. E aumenta anche la possibilità che Inzaghi utilizzi Hernani o Palumbo in una posizione più avanzata. Hernani, tra l’altro, è atteso al rientro dopo il problema muscolare che lo aveva fermato a settembre. Ed è qui che si vede la profondità della rosa. Gabrielloni è un’alternativa a Pohjanpalo con caratteristiche differenti. Gyasi può dare fisicità e corsa sugli esterni. Mazzitelli può aumentare qualità e palleggio. Estévez permette a Inzaghi di cambiare ritmo e struttura in mezzo. Barba e Peda danno soluzioni diverse dietro. Non è un dettaglio. Perché se l’Empoli riesce a portare la partita al 60′-70′ ancora in equilibrio, il Palermo ha comunque la possibilità di modificare il tipo di partita senza necessariamente modificare la propria identità. Questa è probabilmente la parte più intrigante di Empoli-Palermo. Perché per gli azzurri non sarà soltanto una partita contro la capolista. Sarà la prima partita di Matteo Andreoletti sulla panchina dell’Empoli dopo l’esonero di Guido Pagliuca. Il nuovo tecnico ha avuto poco più di una settimana per lavorare, ma inevitabilmente non avrà ancora il tempo per trasformare completamente la squadra. L’obiettivo più realistico non sarà quindi vedere un Empoli completamente diverso. Sarà vedere un Empoli più ordinato nelle distanze, più convinto nelle scelte e soprattutto capace di leggere le fasi della partita. E contro una squadra come il Palermo, questa potrebbe essere già una differenza enorme.
Ci sono almeno quattro duelli che potrebbero decidere la gara. Corrado contro Johnsen e Augello: non un semplice uno contro uno, ma una questione di superiorità sulla catena. Saporiti contro Ranocchia-Segre: se l’azzurro riesce a ricevere tra le linee, il Palermo può essere costretto ad abbassarsi. Yepes-Biondini contro Palumbo-Hernani: qui si decide quanto spazio avrà il Palermo per costruire tra centrocampo e difesa. La difesa contro Pohjanpalo e gli inserimenti degli esterni: il duello che può decidere l’area di rigore. Ma ce n’è uno ancora più importante. Il Palermo ha 13 punti, è primo e ha già dimostrato di sapere vincere in modi diversi. Ha vinto una partita bloccata contro la Juve Stabia. Ha superato l’Arezzo in trasferta segnando tre gol. Ha battuto la Sampdoria con una prestazione molto convincente. Ad Avellino ha rimontato e poi rischiato persino di vincere nel finale. Contro il Padova ha reagito a un primo tempo complicato e ha ribaltato la partita nella ripresa. Questa capacità di rimanere dentro la partita è probabilmente il suo pregio più grande e allora l’Empoli non dovrà pensare di battere il Palermo semplicemente giocando meglio. Dovrà riuscire a portarlo dove non vuole andare, dovrà impedire che Augello e Pierozzi facciano il quinto e il sesto uomo offensivo, dovrà togliere tempo a Palumbo e Ranocchia, dovrà impedire a Johnsen e Vavassori di ricevere già orientati verso la porta. E soprattutto dovrà attaccare immediatamente lo spazio quando recupererà il pallone. Perché il Palermo di Inzaghi è forte quando può scegliere. Scegliere dove attaccare, con chi combinare, quando accelerare. L’Empoli dovrà invece costringerlo a reagire. E forse è proprio questa la prima grande sfida per Andreoletti: non provare a giocare la partita del Palermo, ma costruirne una nella quale sia il Palermo a dover giocare quella dell’Empoli.
















continuiamo sulla strada del silenzio mi raccomando….qualcuno scappa coi soldoni e noi ci lasciano senza spiccioli vediamo di cominciare a voler la verità su dove sono finiti i soldi altrimenti passiamo coi fatti