Cinque giornate sono abbastanza per iniziare a farsi un’idea, ma probabilmente non assolutamente non sufficienti per arrivare a una sentenza. E forse è proprio questa la fotografia più corretta dell’Empoli che si è fermato per la sosta: una squadra che ha già mostrato alcuni tratti ben riconoscibili, ma che non ha ancora trovato quella continuità necessaria per capire fino in fondo quale possa essere il suo reale volto. Le prime cinque partite hanno infatti restituito sensazioni diverse. Ci sono stati momenti nei quali gli azzurri hanno mostrato qualità, personalità e capacità di stare dentro la partita. In altri frangenti, invece, sono emersi limiti e soprattutto una certa difficoltà nel mantenere lo stesso livello di attenzione e di rendimento per tutti i novanta minuti. Ed è proprio da qui che nasce la domanda: qual è il vero Empoli? È quello che abbiamo visto nei momenti migliori delle prime giornate oppure quello che ha lasciato per strada punti e certezze nei momenti di difficoltà? La risposta, probabilmente, arriverà soltanto con il tempo, attraverso il lavoro. Ma questa lunga sosta può essere anche l’occasione per ragionare su qualche possibile correttivo.
L’Empoli non ha dato l’impressione di essere una squadra senza idee. Al contrario. In queste prime cinque giornate sono emersi principi di gioco e situazioni nelle quali gli azzurri hanno saputo mettere in difficoltà gli avversari. Il problema è che a questi momenti positivi non sempre ha fatto seguito la continuità. La squadra riesce a stare dentro la partita, a costruire momenti interessanti e a dare l’impressione di poter prendere in mano la gara, ma non sempre riesce a trasformare questa capacità in controllo. Ed è proprio qui che, dal nostro punto di vista e con tutta l’umiltà del caso, si può aprire una riflessione anche sulle scelte tattiche. Guido Pagliuca è un tecnico preparato, che gode della piena fiducia della società e che è stato fortemente rivoluto per questa sua seconda esperienza sulla panchina azzurra. Ma proprio perché siamo in una fase ancora interlocutoria, qualche domanda è legittimo porsela. La prima riguarda il reparto offensivo.
Una possibilità che meriterebbe, secondo noi, di essere valutata è quella di vedere insieme dal primo minuto Shpendi e Popov. Due punte vere, con caratteristiche differenti, ma entrambe capaci di poter rappresentare una minaccia per le difese avversarie. Non significa necessariamente sostenere che questa debba diventare la soluzione definitiva o che debba essere adottata a prescindere dalle caratteristiche dell’avversario. Significa semplicemente chiedersi se, in determinate partite, non possa valere la pena avere il coraggio di partire con due giocatori offensivi di questo tipo contemporaneamente. Naturalmente tutto dipenderà dalle condizioni fisiche dei due giocatori, dalla loro disponibilità e anche dalla gestione che il tecnico vorrà fare delle sostituzioni durante la gara. Perché schierare due punte dall’inizio significa anche ragionare diversamente sui cambi e sulla possibilità di modificare la partita in corso. Ma è una strada che, a nostro avviso, meriterebbe almeno di essere presa in considerazione. Shpendi e Popov insieme potrebbero infatti offrire soluzioni diverse e, soprattutto, aumentare la presenza dell’Empoli negli ultimi metri. In una squadra che deve ancora trovare continuità nella produzione offensiva, provare a portare più peso e più presenza vicino alla porta avversaria potrebbe rappresentare uno degli esperimenti da valutare durante questa sosta.
L’altra riflessione riguarda invece il centrocampo e, in particolare, la posizione di Magnino. Il giocatore ha caratteristiche che gli permettono di interpretare più ruoli e proprio per questo potrebbe essere interessante valutare se, in determinate situazioni, un suo impiego da mezzala possa consentirgli di esprimere ancora meglio le proprie qualità. Un Magnino più vicino alla porta, con maggiore libertà di inserimento e con la possibilità di sfruttare le sue caratteristiche dinamiche, potrebbe rappresentare una soluzione interessante. Ma qui si apre inevitabilmente un’altra questione, quella della difesa. Perché riportare Magnino in mezzo al campo significa necessariamente dover trovare un’alternativa in un reparto nel quale l’Empoli non dispone di grandissime risorse numeriche. Ed è proprio questo uno degli aspetti che rende ogni scelta tattica inevitabilmente legata agli equilibri complessivi della rosa. Una delle ipotesi da valutare potrebbe essere quella di investire maggiormente su uno tra Indragoli e Romagnoli, andando a costruire un assetto che consenta di liberare Magnino per il centrocampo. Anche qui, naturalmente, senza dimenticare le caratteristiche dei singoli e il momento della stagione. Indragoli può ricoprire il ruolo di braccetto, mentre un’altra soluzione potrebbe prevedere Curto in quella posizione, qualora il tecnico ritenesse opportuno utilizzarlo in quel modo. Sono incastri che vanno studiati e provati in allenamento e che non possono essere ridotti a una semplice operazione sulla carta. Ma la sosta, proprio per questo, può essere preziosa. Due settimane piene permettono di lavorare su soluzioni che durante una normale settimana di campionato è molto più difficile testare con la necessaria attenzione. E magari proprio da questi esperimenti potrebbe emergere qualche indicazione interessante.
Guardando soltanto i risultati, il rischio è quello di arrivare a conclusioni troppo semplici. Una vittoria, una sconfitta o un pareggio raccontano soltanto una parte della storia. Per capire l’Empoli bisogna guardare anche a come sono maturati questi risultati, a come la squadra ha interpretato le varie fasi delle partite e soprattutto a come ha reagito quando le gare hanno cambiato direzione. È proprio nei momenti di difficoltà che una squadra costruisce la propria identità. E l’Empoli, sotto questo aspetto, ha ancora qualcosa da dimostrare. Non perché non abbia qualità, ma perché deve ancora dimostrare di saperle mettere in campo con continuità. La sensazione è che in questo momento convivano due Empoli. C’è quello che convince, che riesce a giocare con personalità e che lascia intravedere le potenzialità di una squadra costruita per provare a stare nelle zone importanti della classifica. E poi c’è un Empoli più fragile, che nei momenti in cui l’avversario aumenta la pressione può perdere qualche certezza e che deve ancora trovare la capacità di gestire meglio determinate situazioni. Il lavoro durante la sosta servirà anche a questo: ridurre la distanza tra queste due versioni della squadra. Perché se l’Empoli migliore riesce a diventare quello abituale e non soltanto quello che vediamo a sprazzi, allora il cammino nella stagione può cambiare sensibilmente. Sta a Pagliuca e al suo staff utilizzare al meglio questo tempo per capire se l’Empoli che abbiamo visto nelle prime cinque giornate è già quello che vogliono costruire oppure se, all’interno della rosa, esistono soluzioni ancora da esplorare.
















A mio modesto parere, il problema rilevante è che tolti quei 12/13 elementi, nel momento in cui vai a fare le sostituzioni il tuo livello alla meglio resta uguale se non peggio, mentre gli altri migliorano…. questo è accaduto in quasi tutte le nostre gare, reggi 60 minuti poi (a parte Modena con loro sicuramente sempre meglio di noi per occasioni avute in tutta la gara) ti ritrovi a tamponare e purtroppo cedi all’avversario.
ALLENATORE