Riprenderà martedi il lavoro degli azzurri che quindi godranno adesso di due giornate di riposo. Alla ripresa mancheranno i giocatori convocati nelle rispettive nazionali. Settimana che non gurda al campionato, vista la sosta, e tempo utile per recuperare quei giocatori che al momento sono ai box. Si riparte con maggiore serenità visto quello che l’Empoli riporta da Padova è un buon punto. E lo è per diversi motivi, alcuni legati al valore dell’avversario e alle difficoltà di una trasferta che sapevamo essere complicata, altri soprattutto per quello che la squadra è riuscita a mettere in campo. Il 2-2 dell’Euganeo dà continuità al pareggio ottenuto sette giorni prima contro la Juve Stabia e porta a due la striscia di risultati utili consecutivi. Ma c’è un aspetto che ci piace sottolineare più di ogni altro: l’Empoli è stato capace di riprendersi per due volte dallo svantaggio, senza arrendersi e senza lasciarsi abbattere dalle difficoltà. Il Padova è passato in vantaggio con Artistico, gli azzurri hanno risposto con Ceesay, poi Pastina ha riportato avanti i veneti prima dell’intervallo. Nella ripresa è arrivato il definitivo 2-2 di Distefano. Non era semplice, soprattutto dopo un primo tempo nel quale il Padova aveva fatto vedere qualcosa in più, ma la squadra di Andreoletti ha avuto la forza di rimanere dentro la partita e di trovare le energie per rimetterla in piedi. È un aspetto che non va sottovalutato. Questa squadra, pur con tutti i limiti che ancora presenta, sta dimostrando di avere volontà, spirito di sacrificio e una buona dose di abnegazione. Al gruppo si può rimproverare qualcosa sul piano tecnico, tattico e della qualità delle giocate, ma davvero poco per quanto riguarda l’impegno e la disponibilità a lottare. E sappiamo quanto questo aspetto sia importante, soprattutto quando si affronta un campionato con un obiettivo come quello della salvezza. Dobbiamo anche imparare a leggere questa squadra per quello che è, senza continuare a misurarla con il metro del recente passato. Gli anni della Serie A, i quattro campionati consecutivi nella massima categoria e le tante stagioni vissute a quei livelli fanno parte della nostra storia e nessuno vuole cancellarli. Ma oggi la storia che siamo chiamati a vivere è diversa. È una storia fatta di sacrificio, di difficoltà, di una montagna da scalare e magari, a volte, anche senza gli scarponcini più adatti. Pretendere da questo gruppo la perfezione in ogni partita sarebbe probabilmente ingeneroso. Questo non significa abbassare le aspettative o rinunciare a chiedere qualcosa in più, ma avere il giusto equilibrio nel giudizio. Perché ci sono dei limiti evidenti, ma ci sono anche delle qualità che questa squadra sta provando a mettere al servizio dell’obiettivo. Naturalmente, riconoscere i meriti non deve significare nascondere i problemi. Anche a Padova si sono visti errori che non possono essere ignorati. Il primo gol di Artistico, in particolare, nasce da una situazione difensiva gestita in maniera davvero troppo superficiale: il posizionamento sul cross e la marcatura sull’attaccante sono stati insufficienti, soprattutto considerando il valore di un giocatore che conosce bene la categoria. Sono situazioni che non ci si può permettere di concedere con questa leggerezza. Ma gli errori non sono arrivati soltanto dietro. Anche davanti l’Empoli ha avuto le sue occasioni e in almeno un paio di circostanze non è riuscito a concretizzarle (clamorosa una di Distefano), sprecando possibilità che avrebbero potuto cambiare il risultato. Il successo, quello che manca ancora e che sotto la gestione Andreoletti non è arrivato neppure alla sesta partita, avrebbe certamente un peso enorme. Eppure, proprio la gara dell’Euganeo ci lascia la sensazione che qualcosa si stia muovendo. Il primo tempo non è stato all’altezza: il Padova ha avuto più iniziativa, ha giocato con maggiore convinzione e l’Empoli ha faticato a trovare le distanze e a costruire qualcosa di significativo. Tolta l’azione che ha portato al momentaneo 1-1, nata dal corner di Saporiti, dalla sponda aerea di Indragoli (colpevole più di tutti sul primo gol del Padova) e dalla conclusione ravvicinata di Ceesay, davanti si è visto davvero poco. Popov, in particolare, non è riuscito a incidere e ha disputato una partita lontana dalla sufficienza.

Nella ripresa, però, la squadra è rientrata in campo con un altro passo. Gli ingressi di Shpendi e successivamente di Distefano hanno contribuito a cambiare il volto della partita, ma soprattutto è cambiato l’atteggiamento collettivo. L’Empoli ha alzato i giri del motore, ha aumentato l’intensità e per una lunga fase ha messo il Padova alle corde. Dopo il pareggio di Distefano, abbiamo avuto la sensazione che gli azzurri potessero addirittura completare la rimonta. I veneti apparivano in difficoltà, quasi smarriti, e la squadra di Andreoletti stava giocando con qualità e agonismo. È mancato il colpo decisivo, quello che avrebbe potuto consegnare una vittoria che in quel momento non sembrava affatto impossibile. Nel finale qualcosa si è nuovamente spento e si è rivisto, almeno in parte, quello spettro già intravisto a Cesena, con il rischio di concedere all’avversario un’ultima occasione per colpire. Questa volta, per fortuna, il Padova non è riuscito a trovare il guizzo vincente. Alla fine, il pareggio ci sembra la fotografia più fedele di una partita nella quale entrambe le squadre hanno avuto i propri momenti e nella quale l’Empoli ha saputo reagire, soprattutto nella seconda frazione. Possiamo considerarla, probabilmente, la migliore prestazione della gestione Andreoletti. Un allenatore che ieri ha vissuto anche una giornata particolare, tornando in un ambiente che gli ha riservato un’accoglienza molto emozionante. Prima della partita è stato chiamato sotto la curva dai suoi ex tifosi, ma una volta cominciata la gara si è calato completamente nella nuova realtà, vivendo la partita con grande partecipazione, richiamando continuamente i suoi e arrivando spesso quasi a entrare in campo per accompagnare l’azione. Un’immagine che racconta bene il suo coinvolgimento e il rapporto che sta cercando di costruire con questo gruppo. E allora torniamo al nostro bicchiere. Dopo la Juve Stabia avevamo detto che l’acqua era arrivata a metà e che serviva qualcosa in più. Da Padova qualche altra goccia è stata aggiunta. Non possiamo ancora considerarlo pieno, perché la vittoria continua a mancare e la classifica resta quella che è: dopo undici giornate l’Empoli è ancora nelle ultime tre posizioni, in piena zona retrocessione diretta. Ma sarebbe sbagliato non riconoscere i segnali positivi arrivati dall’Euganeo. Due risultati utili consecutivi, una squadra che non si è arresa dopo essere andata sotto due volte, una ripresa giocata con personalità e la conferma che anche chi viene chiamato in causa per sostituire gli assenti può dare il proprio contributo. La difesa composta da Bembnista, Indragoli e Curto, già vista contro la Juve Stabia e riproposta dall’inizio anche a Padova, ha offerto indicazioni interessanti. Nella seconda parte della gara, poi, Andreoletti ha modificato l’assetto passando a una linea a quattro, soluzione che ha funzionato e che meriterà eventualmente un approfondimento nelle prossime occasioni. Sarà interessante capire se si sia trattato soltanto di una necessità legata allo sviluppo della partita oppure di un’alternativa che il tecnico potrà prendere in considerazione anche in futuro. Adesso arriva la sosta e il fatto di affrontarla con un pareggio, anziché con una sconfitta, ha un valore anche sul piano psicologico. Ci saranno quindici giorni per lavorare, per provare a recuperare gli infortunati e per continuare a costruire un’identità. Ci auguriamo che il gruppo possa ritrovare tutti i propri effettivi e che la maggiore fiducia portata da queste due gare possa diventare un punto di (ri)partenza. Alla ripresa ci attende il derby con il Pisa, una partita che non ha bisogno di presentazioni, poi ci saranno la trasferta di Benevento e la gara interna con il Verona: un trittico impegnativo, che affronteremo una partita alla volta. Per il momento prendiamoci questo punto, prendiamoci la reazione e prendiamoci la consapevolezza che qualcosa di buono si è visto. Non basta ancora, questo è evidente. L’Empoli deve crescere, deve correggere gli errori, deve imparare a sfruttare meglio le occasioni e soprattutto deve trovare quella vittoria che manca e che adesso serve come il pane. Ma da Padova torniamo con qualche certezza in più e con un bicchiere che, se non è ancora pieno, almeno contiene un po’ più d’acqua rispetto a una settimana fa.

Guardando alle prestazioni dei singoli, il migliore degli azzurri è sicuramente Saporiti, che ancora una volta si conferma tra i giocatori più qualitativi della squadra. Anche ieri a Padova ha dimostrato grande sicurezza nella gestione del pallone, riuscendo a mettere qualità in quello che passa dai suoi piedi. È proprio da un suo calcio d’angolo che nasce il primo pareggio dell’Empoli, un altro contributo concreto alla manovra azzurra. A Saporiti manca ancora qualcosa nella fase di non possesso, soprattutto quando si tratta di difendere, ed è un aspetto sul quale dovrà lavorare. Parliamo però di un giocatore offensivo, che esprime il meglio quando ha il pallone tra i piedi e che proprio in quella situazione riesce a fare la differenza. Se riuscisse ad aggiungere un ulteriore livello anche sotto il profilo difensivo, potrebbe diventare un giocatore di enorme qualità. Perché la qualità tecnica, quella, è già evidente. Sul podio non può non esserci Distefano, al quale dobbiamo comunque tirare le orecchie per il gol clamorosamente divorato, un’occasione che avrebbe potuto trasformare la serata in qualcosa di ancora più bello per l’Empoli e per lui, che avrebbe potuto festeggiare una doppietta. Resta però una prestazione molto positiva: entra benissimo, probabilmente disputa la sua miglior partita da quando è arrivato a Empoli, muove bene il pallone e contribuisce ad alzare il ritmo della squadra. In occasione del gol è bravo e lesto a farsi trovare nel posto giusto al momento giusto, depositando in rete una palla che soltanto apparentemente poteva sembrare facile, all’interno di un’azione sviluppatasi in maniera piuttosto particolare. Completiamo il podio con Stiven Shpendi, che rientrava dalla squalifica dopo aver lasciato Cesena con una serata particolarmente negativa, non soltanto per l’Empoli ma anche per lui, che aveva bisogno di una risposta sul piano personale. Ieri è entrato con una voglia davvero notevole. Gli è mancato soltanto il gol e, se fosse arrivato un pallone servito meglio in una determinata occasione, siamo convinti che avrebbe potuto spingerlo in porta. Ci è piaciuto soprattutto l’atteggiamento, la determinazione e il modo in cui si è calato nella partita. Anche lui ha contribuito in maniera importante a quel secondo tempo nel quale l’Empoli è cresciuto esponenzialmente rispetto alla prima frazione. In linea generale, comunque, vanno fatti i complimenti a tutta la squadra. Le prestazioni individuali sono state prevalentemente sufficienti e, al netto di qualche passaggio a vuoto, il gruppo si è mosso bene. Il trio difensivo ha offerto una prova complessivamente positiva. Indragoli porta con sé luci e ombre: è certamente il principale responsabile sul primo gol del Padova, quando non segue Artistico e gli concede troppo spazio, permettendo a un attaccante forte come quello biancoscudato di colpire di testa con eccessiva facilità. Ma lo stesso Indragoli è bravo nella sponda che porta al primo pareggio azzurro e, al di là di quell’episodio, difende nel complesso con attenzione. Anche Bandinelli, pur senza una prestazione particolarmente appariscente e senza aver raggiunto la sufficienza nelle nostre pagelle, ci sembra in crescita. È un segnale che fa ben sperare. Altra buona prova di Ceesay, che sta diventando sempre più un attaccante vero: non soltanto trova il gol, ma quando parte palla al piede riesce a creare scompiglio e a mettere in difficoltà le difese avversarie. Dietro la lavagna non può che finire Popov. Nella frazione di gara che Andreoletti gli ha concesso, soprattutto nel primo tempo, ha fatto male e non è riuscito a dare il contributo che ci si attendeva. Il tecnico ha spiegato bene la situazione: Shpendi si è scaldato proprio per mettere pressione all’ucraino, facendogli capire che, senza una risposta sul campo, la sostituzione sarebbe stata dietro l’angolo. E infatti all’intervallo il cambio si è giustamente concretizzato. Popov è oggi lontano da quel giocatore che nella parte iniziale della scorsa stagione ci aveva fatto intravedere la possibilità di trovarci davanti a un futuro campione. Deve ritrovarsi, e non soltanto sotto il profilo realizzativo: deve riuscire a dare molto di più anche nel contributo complessivo alla squadra. Bene anche Andreoletti, nonostante continui a rimandare l’appuntamento con la vittoria. Quella di Padova non era una partita semplice e, in una serata del genere, la priorità era soprattutto quella di non uscire sconfitti. Il tecnico ha dovuto ancora una volta fare i conti con diverse assenze e si è trovato a vivere una partita dal carico emotivo importantissimo, tornando in uno stadio e in una piazza che gli hanno tributato un’accoglienza davvero speciale. Giriamo gli stadi di tutta Italia da vent’anni come giornalisti e da molti più anni come tifosi, ma è difficile ricordare una tifoseria capace di riservare a un ex allenatore un omaggio come quello visto ieri a Padova. Andreoletti, però, è apparso molto concentrato sul proprio lavoro. Sa di essere stato chiamato per raggiungere un obiettivo importante e sa anche che, numeri alla mano, al momento i risultati non stanno arrivando e che la situazione, giornata dopo giornata, rischia di complicarsi. Ieri ha comunque messo in campo quella che ci è sembrata la formazione migliore possibile. Col senno di poi, Popov è venuto meno e forse si sarebbe potuto pensare a Shpendi dal primo minuto, ma era evidente che uno dei due avrebbe comunque dovuto lasciare spazio all’altro nel corso della gara. I cambi sono stati funzionali e hanno permesso al tecnico di correggere ciò che nella prima frazione non stava funzionando. Chi è entrato ha dato risposte importanti, contribuendo ad alzare sensibilmente il volume e la qualità del gioco azzurro. A Padova abbiamo visto un Empoli coraggioso, che a un certo punto ha creduto davvero di poter provare a vincere la partita. Non ci è riuscito, ma qualcosa in più si è visto e questo va riconosciuto. Naturalmente, adesso, tutto questo dovrà trasformarsi in qualcosa di concreto sul piano dei risultati e dei punti. L’Empoli sta viaggiando a una media inferiore al punto a partita, un ritmo che non è sufficiente per raggiungere la salvezza. Continuare a pareggiare, quindi, non permette di compiere quel salto in avanti che la classifica richiede. Ma sappiamo quanto siano importanti le prestazioni, quanto conti la crescita attraverso il lavoro e quanto sia necessario trovare segnali dai quali ripartire. Quello visto ieri a Padova, a nostro avviso, è stato forse il miglior Empoli della gestione Andreoletti. Non basta, non può bastare, ma è una base dalla quale provare a costruire qualcosa di più importante.

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Giornalista pubblicista, da sempre tifoso azzurro è tra i fondatori di Pianetaempoli.it sul quale scrive ininterrottamente dal 2008. Per PE, oltre all'attività quotidiana, si occupa principalmente delle interviste post gara da tutta Italia. E' stato speaker ufficiale dell'Empoli FC per 5 stagioni.

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