Ringraziamo per l’aiuto prezioso all’articolo il match analyst Fabio Maniscalco

Sei giornate, 11 punti e una squadra che ha già dimostrato di poter essere competitiva in contesti differenti. L’Ascoli di Francesco Tomei si prepara ad affrontare l’Empoli al Del Duca con un avvio di stagione positivo: vittoria a Verona, pareggio interno con la Carrarese, successi contro Benevento e Avellino, in mezzo la sconfitta di Padova e il recente pareggio di Bolzano. Il dato più interessante, però, non riguarda soltanto la classifica. L’Ascoli ha un’identità di gioco riconoscibile, costruita sulla ricerca del possesso e sulla volontà di coinvolgere più uomini nella manovra. Il 4-2-3-1 è il modulo di riferimento, ma Tomei ha dimostrato di poter utilizzare anche il 3-5-2. Non si tratta soltanto di cambiare disposizione iniziale: l’obiettivo è trovare soluzioni diverse per superare la pressione avversaria e occupare gli spazi. La probabile formazione bianconera dovrebbe essere composta da Vitale; Oliveri, Curado, Rizzo, Guiebre; Corradini, Damiani; Silipo, Milanese, D’Uffizi; Brunori. La costruzione parte dalla coppia di centrocampo, con Corradini e Damiani chiamati a dare equilibrio e a offrire linee di passaggio. Davanti a loro, Milanese può lavorare tra le linee, mentre Silipo e D’Uffizi garantiscono movimento e capacità di attaccare gli spazi laterali. Brunori rappresenta il riferimento offensivo, ma non deve essere considerato soltanto un finalizzatore: i suoi movimenti possono aprire corridoi per gli inserimenti dei trequartisti. Il sistema di Tomei vive soprattutto delle rotazioni. I terzini possono alzarsi, gli esterni offensivi accentrarsi e uno dei centrocampisti abbassarsi per aiutare la prima costruzione. In questo modo l’Ascoli cerca di attirare la pressione per poi superarla con una giocata verticale. È un meccanismo che può mettere in difficoltà l’Empoli, ma che presenta anche un rischio: quando tanti uomini partecipano alla fase offensiva, una palla persa può lasciare spazi importanti da difendere. L’Ascoli vuole comandare attraverso il pallone, ma non sempre il possesso coincide con il controllo della partita.

Gli azzurri dovrebbero ripartire dal 3-5-2 classico. Resta da valutare anche una soluzione alternativa, con Magnino mezzala e Indragoli inserito da braccetto. In quel caso sarebbe Saporiti a partire dalla panchina. La chiave sarà superare la prima pressione dell’Ascoli senza perdere troppo tempo nella circolazione. Se l’Empoli riuscirà a trovare Yepes o Saporiti alle spalle della prima linea bianconera, potrà costringere i centrocampisti di Tomei a rincorrere e mettere la difesa nelle condizioni di arretrare. In questo senso, la posizione di Saporiti sarà particolarmente importante. Ricevendo tra centrocampo e difesa, il trequartista azzurro potrebbe costringere uno dei mediani a uscire dalla propria zona. Se Damiani o Corradini dovessero seguirlo, si aprirebbero spazi per gli inserimenti di Biondini o per le combinazioni con gli attaccanti. Anche le corsie laterali possono diventare decisive. Quando i terzini dell’Ascoli si alzano, Shpendi e Popov dovranno essere pronti ad attaccare la profondità, mentre Egan e Corrado potranno cercare di sfruttare lo spazio alle loro spalle. Non servirà necessariamente sviluppare un’azione lunga: contro una squadra che porta molti uomini in avanti, la rapidità della prima giocata dopo il recupero può fare la differenza. L’Empoli dovrà però evitare di concentrarsi soltanto su come attaccare. L’Ascoli ha giocatori capaci di sfruttare immediatamente una palla recuperata e di trasformare una situazione difensiva in un’occasione offensiva. Silipo può creare superiorità nell’uno contro uno, D’Uffizi può attaccare gli spazi e Milanese ha le qualità per collegare il centrocampo alla trequarti. Brunori, inoltre, può dare un riferimento alla manovra e diventare pericoloso quando la difesa avversaria perde le distanze. Per questo Yepes e Biondini dovranno garantire equilibrio, soprattutto quando i quinti saranno alti. I tre centrali dovranno mantenere le giuste distanze, evitando che i movimenti di Brunori trascinino fuori posizione un difensore e liberino il corridoio per gli inserimenti alle sue spalle. Tomei dispone anche di alternative interessanti: Chakir in attacco, Matteo Ricci a centrocampo e Venuti in difesa. Soluzioni che gli consentono di modificare caratteristiche e interpretazione della gara durante i novanta minuti.

Per Matteo Andreoletti sarà la seconda uscita sulla panchina azzurra, dopo il 4-2 subito in casa contro il Palermo. Al Del Duca l’Empoli dovrà dimostrare di aver cominciato a costruire un’identità più solida, senza necessariamente rinunciare alla propria capacità di giocare. L’Ascoli cercherà di tenere il pallone e imporre il proprio ritmo; gli azzurri dovranno scegliere con attenzione quando pressare e quando proteggere gli spazi, senza farsi trascinare fuori posizione dalle rotazioni bianconere. La chiave potrebbe essere proprio questa: superare la prima pressione e attaccare prima che l’Ascoli riesca a ricomporsi. Perché la squadra di Tomei può diventare pericolosa quando ha il tempo di organizzare il possesso, ma può concedere opportunità quando è costretta a rincorrere. Al Del Duca, dunque, non sarà soltanto una sfida tra due moduli. Sarà una partita tra due modi di gestire gli spazi: l’Ascoli proverà a crearli attraverso il palleggio, l’Empoli dovrà essere bravo a riconoscerli e sfruttarli nel momento giusto.

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