La vicepresidente e amministratrice delegata azzurra, Rebecca Corsi, si è raccontanta in esclusiva a PianetaEmpoli.it: dalla ricerca di un nuovo socio alla situazione economica, dal progetto del Castellani alle tempistiche dei lavori, passando per la squadra.

Partiamo dalla domanda che molti tifosi si pongono: come sta oggi l’Empoli dal punto di vista economico e finanziario? Quali esigenze hanno portato la proprietà ad aprire un percorso alla ricerca di un nuovo socio?

L’esigenza nasce sicuramente dal fatto che oggi fare calcio con una proprietà familiare è sempre più difficile. Le realtà con cui ci confrontiamo ogni settimana, sia quando eravamo Serie A sia adesso in serie B, hanno una forza economica sempre più importante. Una società come la nostra, che da sempre vive di autosostentamento attraverso un modello basato sulla produzione di ricavi e sul loro reinvestimento, deve programmare con grande attenzione. In questo sistema basta anche mezzo errore, e noi non siamo certo esenti dall’averne commessi, per creare uno squilibrio nei numeri.

Se guardiamo agli ultimi anni, i risultati non sono stati quelli ai quali eravamo abituati. Questo significa che degli errori sono stati fatti e, di conseguenza, anche i ricavi sono stati inferiori. È un percorso di riflessione che, in realtà, è iniziato già tre o quattro anni fa, almeno all’interno della società. All’inizio era soprattutto un argomento di cui parlavamo, perché prima di aprirci a un soggetto esterno dovevamo maturare questa consapevolezza in noi stessi. Non è facile, soprattutto per un presidente che è qui da una vita e per me che in questa realtà sono nata, riconoscere che possa esserci bisogno di una mano e che da soli sia sempre più difficile andare avanti. È stato un processo di presa di coscienza, prima ancora che una decisione concreta.

La ricerca di un socio, quindi, non è nata improvvisamente negli ultimi mesi. Quale tipo di partner vorreste al vostro fianco?

L’Empoli è un prodotto di nicchia, una realtà per appassionati. Sarebbe bellissimo poter costruire l’identikit del soggetto ideale, ma già trovare un investitore è difficile: se iniziassimo anche a porre troppi paletti, diventerebbe ancora più complicato. L’idea che abbiamo maturato, e che continua a piacerci, è quella di un’operazione sul modello dell’Atalanta, con una proprietà solida sul territorio, sostenuta dal territorio, che lo conosca e che sappia comprendere la filosofia del club. Una filosofia che abbiamo costruito nel tempo e sulla quale continuiamo a basarci.

Trovare qualcuno che apprezzi e valorizzi questo modello, garantendogli continuità, non è semplice. Sono percorsi lunghi, come abbiamo visto anche durante l’estate. Non basta incontrare un potenziale investitore: bisogna trovare il soggetto giusto.

La trattativa in esclusiva con il fondo americano si è conclusa senza un accordo, ma questo non significa necessariamente che sia finito anche il dialogo. Qual è la situazione attuale?

La fine dell’esclusiva significa che non siamo più vincolati a parlare soltanto con quel soggetto. Possiamo continuare a confrontarmi con lui, ma anche aprirci ad altre possibilità. Il dialogo con i soggetti con cui eravamo già in contatto è ancora aperto e si stanno aprendo anche altre interlocuzioni. Nel tempo sono arrivate possibilità diverse, ma non si tratta di meccanismi istantanei.

Durante l’estate eravamo arrivati molto avanti nella trattativa con il fondo americano. Naturalmente, quando si ha a che fare con un fondo d’investimento, bisogna considerare che si tratta di soggetti che fanno operazioni economiche e puntano a ottenere un ritorno. Nessuno regala niente e ogni parte cerca di tutelare i propri interessi. Per questo trovare un accordo che soddisfi tutti non è semplice.

Personalmente, mi piacerebbe approfondire il dialogo con un soggetto che provenga già dal mondo del calcio e che abbia altre proprietà in questo settore. Confrontarsi con qualcuno che conosce già questo ambito può essere più facile, perché comprende le dinamiche e le difficoltà che caratterizzano una società calcistica.

Se non dovesse arrivare un nuovo socio nel breve periodo, la proprietà attuale è comunque in grado di garantire stabilità e continuità all’Empoli?

Noi lavoriamo per questo. Abbiamo un settore giovanile che continua a darci fiducia e un numero interessante di ragazzi nei quali crediamo fortemente, a partire da quelli che sono già in prima squadra. La valorizzazione dei giovani è il lavoro che sappiamo fare e sul quale continueremo a puntare, cercando naturalmente di commettere meno errori possibile, anche se sbagliare fa parte del mestiere.

Dobbiamo però considerare che l’Empoli è una macchina complessa, con costi importanti. Non si tratta soltanto di sostenere la prima squadra: ci sono il settore giovanile, le strutture, gli allenamenti, i ritiri, le trasferte e tutto ciò che serve per organizzare una partita e accogliere il pubblico allo stadio. È un sistema costruito negli anni e che, per funzionare, ha bisogno di risorse costanti. Quando vengono meno determinate entrate, bisogna inevitabilmente fare delle rinunce e ridurre alcune possibilità d’intervento.

Negli ultimi tre anni, per esempio, non siamo riusciti a realizzare plusvalenze nel mercato di gennaio, mentre in passato quelle operazioni ci permettevano di sistemare i conti e reinvestire le risorse dove necessario. È un aspetto che ha pesato. Per questo, pur continuando a lavorare per garantire la stabilità del club, non escludo che prima o poi si arriva all’ingresso di un nuovo soggetto. Se non dovesse succedere nei prossimi due o tre mesi, il lavoro di ricerca proseguirà. Per una famiglia, da sola, è sempre più difficile sostenere questo modello e provare a ripetere i risultati ottenuti in passato. Il sistema calcio è diventato molto più oneroso e anche le operazioni di mercato, persino per giocatori di livello medio, sono sempre più complesse.

Passiamo al restyling dello stadio Carlo Castellani. Dopo tanti passaggi e anni di attesa, a che punto siamo oggi?

Abbiamo presentato il progetto definitivo, recependo le osservazioni che ci erano state poste nel normale iter amministrativo. È un percorso che ci portiamo dietro da anni, ma negli ultimi quattro anni siamo riusciti a compiere più passi avanti che nel periodo precedente. In questo siamo stati bravi e le istituzioni ci hanno accompagnato. Il lavoro di Luca Lotti è stato un valore aggiunto fondamentale: conoscere il funzionamento delle istituzioni e saper dialogare con esse ha aiutato molto il percorso, sia per lo stadio sia per il progetto Monteboro 2.0.

Per quanto riguarda il Castellani Computer Gross Arena, il progetto è stato rivisto e compattato nei costi, con l’obiettivo di renderlo sostenibile. Questo non significa che sia necessariamente arrivato alla sua forma definitiva sotto ogni aspetto: resta aperto alla possibilità di migliorie e integrazioni, soprattutto sul piano estetico e funzionale, qualora in futuro dovesse arrivare un investitore disposto a contribuire ulteriormente.

Quindi il progetto può andare avanti anche senza l’ingresso di un nuovo socio?

Sì, il progetto è stato portato avanti anche grazie alle risorse e al lavoro dell’Empoli. La società che gestirà l’impianto vedrà l’Empoli detenere il 51% delle quote, mentre un eventuale nuovo soggetto potrebbe anche decidere di aumentare la propria partecipazione. Ad oggi il club sta facendo la propria parte dal punto di vista economico.

Tra progettazione, permessi e spese effettivamente sostenute negli anni, l’investimento dell’Empoli è stato di circa tre milioni di euro. È un impegno significativo, che dimostra quanto la società abbia lavorato per portare avanti il progetto.

Per quanto riguarda le tempistiche, quando possiamo immaginare l’inizio dei lavori per il nuovo Castellani?

L’idea è quella di arrivare a giugno, quindi alla fine della stagione sportiva 2026-2027, per poi affrontare l’iter successivo legato all’avvio dei lavori. Il cronoprogramma resta quello che abbiamo già presentato. Naturalmente, nel frattempo, dovremo organizzare anche la vita quotidiana della squadra e del settore giovanile. Non avendo ancora pronto il nuovo centro sportivo, la priorità sarà lo stadio e dovremo quindi appoggiarci al cetro sportivo di Petroio, valutando gli interventi minimi necessari per poterci lavorare più a lungo. Le risorse saranno infatti orientate anche verso Monteboro 2.0. È una serie di aspetti da gestire con attenzione, perché nel frattempo la prima squadra e tutto il settore giovanile devono continuare a svolgere regolarmente la propria attività.

Veniamo alla stagione sportiva. Che annata ti aspetti e come sta vedendo la squadra dopo il cambio in panchina da Pagliuca ad Andreoletti?

Arriviamo da una stagione che ci ha lasciato segni importanti. È stata un’annata molto dura e, dopo quello che abbiamo vissuto, abbiamo cercato di ripartire dai nostri punti di forza. Allo stesso tempo, ci siamo resi conto che forse la squadra della scorsa stagione era troppo giovane. Quest’anno abbiamo quindi cercato di bilanciare maggiormente la rosa, inserendo fin dall’inizio elementi che avessero senso di appartenenza, perché avevano già vestito la maglia dell’Empoli, oppure una grande esperienza nella categoria, in modo da poter accompagnare la crescita dei nostri giovani.

L’obiettivo è raggiungere il prima possibile una situazione di tranquillità. La squadra rimane giovane e ha bisogno di tempo per crescere e trovare i propri equilibri. Inoltre, c’è stato un cambio di guida tecnica e siamo passati da un tipo di lavoro a un altro completamente diverso: è normale che i meccanismi abbiano bisogno di tempo per essere assimilati. Abbiamo grande fiducia in Andreoletti, ci piace il suo approccio e lo sosteniamo quotidianamente nel lavoro.

Sei in società dal 2013, è vicepresidente dal 2018 e amministratrice delegata dal 2022. Che bilancio fai del percorso compiuto finora? E c’è un’immagine di questi anni alla quale sei particolarmente legata?

Sono una persona molto autocritica, forse anche troppo. Preferisco farmi qualche domanda in più piuttosto che una in meno. Non mi sento arrivata e, anche se ho maturato esperienza, continuo ad affrontare ogni impegno come se fosse la prima volta: che si tratti di una commissione di Lega, di una riunione del Consiglio di Lega B o del consiglio di amministrazione della società. È un approccio che considero un pregio, ma che può essere anche un limite, perché a volte lascio troppo spazio alle mie insicurezze. Non mi sono mai sentita arrivata e non mi sono mai detta davvero brava.

Se devo scegliere un’immagine, però, torno sempre a una fotografia di quando ero bambina, sul campo a festeggiare una promozione insieme a mio padre. Avevo le lettere A dipinte sulla guancia. Quando la guardo, penso che forse quello era il mio destino. Tutto quello che è venuto dopo, in qualche modo, ha le sue origini in quel momento. Anche il rapporto con mio padre ha avuto un ruolo importante nella mia crescita: può capitare che non mi riconosca apertamente un merito ma mi accorgo che spesso prenda una mia idea e la faccia sua. Queste per me sono soddisfazioni.

Vorrei concludere tornando ai tifosi. Di fronte alle preoccupazioni sul futuro societario, sullo stadio e sulla squadra, che cosa ti senti di dire loro? Quale messaggio vuoi lasciare a chi oggi chiede chiarezza e rassicurazioni?

Mi piacerebbe poter regalare ai tifosi momenti che oggi sembrano lontani, ma sono consapevole che in questo momento siamo distanti da ciò che eravamo in passato. Siamo in una fase di ricostruzione e stiamo cercando di ricreare le nostre fondamenta. Lavoriamo con persone, con materiale umano, non con un algoritmo: nel calcio non è tutto prevedibile e uno più uno non fa sempre due.

Ai tifosi chiedo di starci vicino, di non avere paura e di darci il coraggio, come famiglia, di continuare questo percorso. Chiedo anche di non cercare sempre retropensieri o interpretazioni complicate che rischiano di generare conclusioni lontane dalla realtà. È vero, oggi questa società parla meno, comunica meno rispetto al passato, ma bisogna anche riconoscere che in questo momento abbiamo meno cose da raccontare. Stiamo lavorando per ricostruirci, con l’obiettivo di tornare a condividere con i nostri tifosi momenti e risultati importanti.

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Giornalista pubblicista, da sempre tifoso azzurro è tra i fondatori di Pianetaempoli.it sul quale scrive ininterrottamente dal 2008. Per PE, oltre all'attività quotidiana, si occupa principalmente delle interviste post gara da tutta Italia. E' stato speaker ufficiale dell'Empoli FC per 5 stagioni.

10 Commenti

  1. “Negli ultimi 3 anni non siamo riusciti a fare plusvalenze nel mercato di gennaio”
    Ricci Asllani Baldanzi.
    Avrà la memoria corta…
    Forza Empoli sempre

  2. Soggetto sportivamente impresentabile, nocivo, arrogante.
    La domanda da fare era una sola.
    Quali competenze hai per rivestire il ruolo di vicepr.esidente di una squadra di calcio professionistica?

  3. Ottimo colpo…domande giuste e risposte interessanti…bene il riferimento al modello Atalanta…bene sullo stadio…mi è sembrato di capire che non ci sono problemi nel breve tempo e quindi bene anche qui ..non condivido cacciata di Pagliuca e scelta di Andreoletti (c”è lei dietro) ma pronto a ricredermi… inquietante il riferimento a qualcuno che ha già proprietà nel mondo del calcio ..Empoli multiproprietà come il Bari di De Laurentiis?… succursale di Fiorentina, Lazio, Bologna ecc….?…anche NO

  4. Finalmente una bella intervista con parole oneste che apprezzo. L’augurio è proprio che si realizzi il modello Atalanta. Dobbiamo stare tutti più vicini ed anche la società, ripeto bene queste parole, deve essere più presente

  5. Però se si riferisce a una proprietà straniera…che ha cioè altre squadre all’estero…e con potenzialità economiche… lasciando la famiglia a gestire (modello Atalanta) …allora molto bene…

  6. “Per quanto riguarda il Castellani Computer Gross Arena, il progetto è stato rivisto e compattato nei costi, con l’obiettivo di renderlo sostenibile. ”

    Io mi attacco a questa frase, sperando che il ridimensionamento economico riguardi anche una capienza più bassa…. sarebbe una notizia meravigliosa.

  7. Bella intervista, anche se tardiva.
    Ai giornalisti chiedo: si è proposta lei, oppure era da tempo che le avevate chiesto una intervista?…

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