Per provare a conoscere ancora meglio il nuovo tecnico azzurro, Matteo Andreoletti, abbiamo scambiato alcune battute con chi lo ha conosciuto prima e meglio di noi. Il collega Stefano Volpe, de “Il Mattino” di Paodova, ci racconta cosi il nostro nuovo allenatore.
Che allenatore è Matteo Andreoletti dal punto di vista tattico? Qual è il suo sistema di gioco preferito e quanto è disposto a modificarlo in base alle caratteristiche dei giocatori che ha a disposizione?
Dal punto di vista tattico, Matteo Andreoletti è un allenatore abbastanza eclettico. Basti pensare nella stagione della promozione del Padova in Serie B, 2024-2025, si era presentato con un’idea di calcio molto chiara che poi ha trasmesso in campo, cioè quella di una squadra coraggiosa, che sapesse aggredire alta gli avversari e si ponesse come primo obiettivo quello di recuperare palla immediatamente una volta persa. L’anno successivo, invece, in Serie B, probabilmente consapevole della squadra abbastanza limitata tecnicamente che aveva a disposizione, ha attuato un gioco un po’ più conservativo. Il suo modulo preferito in Serie C era il 3-4-2-1, che in Serie B si è trasformato in un più conservativo 3-5-2. È comunque un allenatore che sa adattarsi molto bene alle caratteristiche dei giocatori a disposizione, non è un dogmatico né un integralista.
Qual è, secondo te, il principale pregio che ha mostrato Andreoletti a Padova e invece l’aspetto sul quale deve ancora crescere maggiormente?
Il pregio principale che ha mostrato Andreoletti a Padova è stato quello di saper coinvolgere completamente i giocatori e la piazza intera verso l’obiettivo. A Padova è arrivato in una situazione disastrosa, con la tifoseria organizzata che aveva indetto lo sciopero del tifo per le gare casalinghe e una proprietà che voleva smobilitare. C’erano tutti i presupposti perché la stagione finisse malissimo. Lui è riuscito a ricompattare l’ambiente e senza che la società praticamente facesse mercato (un solo acquisto, quello di Spagnoli) il Padova è riuscito a vincere il campionato, un traguardo che inseguiva da anni, mostrando anche nei primi tre quarti della stagione un gioco veramente scoppiettante. Quindi Andreoletti è un allenatore giovane, ma con le idee chiare, che quando riesce a coinvolgere tutta la squadra e tutto l’ambiente attorno a sé riesce veramente a esprimere il meglio. Il difetto peggiore, secondo me, è dal punto di vista caratteriale. Alcuni suoi atteggiamenti sono stati giudicati eccessivi dalla società e anche il suo modo di fare molto ossessivo e irascibile ha finito per incrinare i rapporti non tanto con i giocatori, quanto con i dirigenti e lo staff tecnico. Lui nei momenti di crisi non è stato bravo a restare sereno, si è innervosito molto e questo ha finito per compromettere il suo rapporto con il Padova. Io ritengo che questo suo lato caratteriale l’abbia portato a lungo andare a incidere anche sulle scelte di campo, portandolo a proporre formazioni sempre meno coraggiose e spregiudicate.
Che tipo di rapporto riesce a instaurare con i giocatori? È un allenatore più “gestore” oppure uno che tende a imporre molto le proprie idee e il proprio modo di lavorare?
Lui riesce a instaurare un ottimo rapporto con i giocatori. Essendo giovane sa dialogare bene con loro, ma sopratutto essendo molto preparato, risulta credibile e coerente agli occhi di tutto lo spogliatoio. Tendenzialmente lui impone le proprie idee e il proprio modo di lavorare, per questo chi non lo segue rischia di restare un po’ ai margini, però generalmente è sempre riuscito a coinvolgere tutti.
A Padova come veniva vissuto il suo modo di stare in panchina e di affrontare le partite? È un tecnico che vive molto la gara, oppure è più riflessivo e tende a intervenire soprattutto attraverso i cambiamenti tattici?
Il suo modo di stare in panchina non veniva vissuto molto bene dalla dirigenza del Padova e nel periodo finale nemmeno da qualche tifoso. È un allenatore che sente molto la gara, si agita tantissimo in panchina, sbraita e spesso litiga con i suoi collaboratori. Lui stesso ha ammesso che vuole migliorare questo lato del suo carattere.
Se dovessi descrivere Andreoletti ai tifosi dell’Empoli con tre caratteristiche, quali sceglieresti? E soprattutto: pensi che il suo profilo possa adattarsi bene a una squadra come quella azzurra e alle caratteristiche della rosa che troverà?
Tre caratteristiche di Andreoletti? Preparato, coinvolgente, fumantino! Io credo che le sue idee si possano sposare bene con la rosa dell’Empoli e se non dovessero chiedergli risultati esorbitanti, potrà proporre una squadra sbarazzina e spensierata, che possa far divertire e appassionare il pubblico. È un allenatore giovane, preparato, sempre molto disponibile e capace di creare grande empatia con i giocatori e i tifosi. Può avere un grande futuro davanti a sé se riuscirà a limare qualche spigolatura caratteriale. Empoli può essere la piazza giusta, senza troppe pressioni, per riuscirci. A Padova, per l’impresa raggiunta nel 2025 e il modo in cui è arrivata, è rimasto nei cuori della gente.
















come carattere sembra un Pagliuca 2.0
Speriamo bene.
@Massy: dopo aver letto questa intervista, ho pensato la stessa cosa! “Tre caratteristiche di Andreoletti? Preparato, coinvolgente, fumantino!”. Speriamo almeno che il “preparato” rispetto a Pagliuca, faccia la differenza…
Dalla descrizione che ha fatto il giornalista sembra che abbiamo preso un clone di Pagliuca…. mah… speriamo bene
ero convinto fosse un altro tipo di carattere, speriamo bene
Dalla conferenza stampa mi ha dato l’impressione di essere un sanguigno, carattere deciso. Ma dall’articolo sembra un ciucchettone tipo quell’altro.
Eclettico, coinvolgente: benissimo
Fumantino, agitato: malissimo.
E’ giovane e preparato e penso voglia fare carriera: speriamo quindi non si rivedano atteggiamenti già visti e dannosi per tutti ma anche per lui.
Il migliore di tutti, in panchina, è stato Nonno Aurelio: sempre tranquillo, calmo, ponderato a bordo campo ed equilibrato nelle interviste.
Così tranquillo e ponderato che andò pure a stringere la mano a Pioli in occasione della goleada che ci fece in casa il milan.