Rebecca Corsi (resp. marketing EFC): “Vorrei restare 6 anni in serie A”

Rebecca Corsi (resp. marketing EFC): “Vorrei restare 6 anni in serie A”

Stagione incredibile dell’Empoli. Da neopromosso ha attirato l’attenzione di tutti, mettendo in difficoltà anche le grandi. Si aspettava questa stagione oppure è stata una sopresa anche per la società? “In parte è stata una sorpresa, ma Maurizio Sarri è l’allenatore più forte che abbiamo mai a

Commenta per primo!

corsi r.Stagione incredibile dell’Empoli. Da neopromosso ha attirato l’attenzione di tutti, mettendo in difficoltà anche le grandi. Si aspettava questa stagione oppure è stata una sopresa anche per la società?

“In parte è stata una sorpresa, ma Maurizio Sarri è l’allenatore più forte che abbiamo mai avuto, il nostro centravanti per eccellenza. I tanti risultati positivi e l’attenzione su di noi sono merito di un grande gruppo, una grande società e una grande famiglia. A Empoli l’unione e il lavoro di squadra vanno oltre l’impegno dei ragazzi sul campo. Da qui sono emersi Rugani, Valdifiori, un grandissimo Mario Rui e il ritrovato Saponara, oltre agli stessi Tavano e Maccarone che continuano a far bene. Le difficoltà ci sono sempre, ma il team è il valore aggiunto dell’Empoli. Questa è la nostra arma in più: andare tutti verso un unico obiettivo, dal settore giovanile alla prima squadra”.

Come appare l’ambiente calcio agli occhi di una delle poche donne che ne fanno parte nel massimo campionato italiano? “Il calcio è un po’ come la politica: si fatica a farsi largo quando ci sono dei pilastri nell’ambiente da tanti anni. E’ chiaro che il futuro siano i giovani, ma il peso delle tante figure presenti da oltre vent’anni si fa sentire. Poi per le donne è ancora più difficile, essendo il calcio un ambiente prettamente maschile. Fino a poco tempo fa, e in parte tuttora, le donne erano guardate con un occhio diverso. Si fatica ad essere comandati o gestiti da una donna. In Lega preferisco affiancare il nostro amministratore delegato e imparare senza essere troppo intraprendente. E’ un ottimo modo per farsi delle idee. Scambiare parole con Agnelli, Galliani o Lotito fa capire davvero come loro vivono il calcio. Il nostro modo è diverso, ma c’è sempre da imparare da certe persone. Per una donna agire nell’ambiente calcio è faticoso, soprattutto se ha solo 27 anni come me. Parlare di lavoro e prendere posizioni con chi ti ha visto crescere non è semplice, la credibilità è essenziale. Quando parlo devo sempre essere credibile. Per questo ad oggi in Lega preferisco ascoltare, anche se nella vita purtoppo non riesco a non dire quello che penso, talvolta sbagliando. Sono giovane, serve esperienza”.  

Il suo rapporto con i giocatori?

“Vivo lo stadio 3-4 volte la settimana, ma soprattutto sono al centro sportivo di Monteboro. I giocatori sono per la maggior parte ragazzi con i quali sono cresciuta e che conosco da quando facevano parte del settore giovanile dell’Empoli. Mi sono affezionata a loro, ma questo è un altro aspetto. L’Empoli non è una società in cui il presidente vede i giocatori una volta al mese. Sia io che mio padre siamo tutti i giorni lì e inevitabilmente si creano rapporti di confidenza, ma sempre mantenendo un certo distacco. Ora non sono più la bambina da sempre al Castellani, sono una donna che vuole dimostrare”.

La giornata tipo di Rebecca Corsi? “Nei giorni ordinari controllo i conti e tutta la gestione strutturale del centro sportivo e dello stadio. Inoltre ci sono le varie iniziative durante l’anno, come la presentazione della squadra, la campagna abbonamenti, le promozioni, i volantini della scuola calcio, le feste, le campagne, oltre ovviamente alla programmazione della prossima stagione. Tutto questo passa anche da me”.  

Se potesse cambiare qualcosa nel calcio cosa cambierebbe?

“La domanda dovrebbe essere estesa a cosa cambierei nel mondo, perchè i problemi del calcio sono gli stessi del mondo di oggi.Vorrei fosse più pulito e venissero a galla i valori sportivi. Vorrei che le famiglie sentissero il piacere di andare allo stadio, senza avere paura e senza troppi ostacoli per acquistare un biglietto. Vorrei che lo stadio fosse un’esperienza da trasmettere. Purtoppo oggi c’è troppa spettacolarizzazione. La gente ne ha abbastanza di tutto questo spettacolo e di guardare campioni che guadagnano cifre inimmaginabili per tirare calci a una palla. Dovremmo tornare con i piedi per terra. Il calcio è un business e lo sarà sempre, ma se riuscissimo a far emergere i veri valori delle partite dei settori giovanili, dei calciatori italiani o del sentirsi orgogliosi della propria nazionale, diventerebbe una esperienza di unione. La gente frequenterebbe maggiormente gli stadi e i bambini si appassionerebbero di più. Credo sia una riflessione da estendere allo sport in generale, ma nel calcio c’è ancora più bisogno. Ormai è diventato troppo bunisess e spettacolarizzazione”.

Le è mai capitato di sentirti dire “lascia stare, il calcio è un ambiente da uomini”? “Sì, da parte di una persona a me molto vicina, l’ex Direttore Generale Pino Vitale. Un giorno gli chiesi di andare a Milano e mi rispose che il calcio è prevalentemente maschile, non ci sono donne. Non mi sono certo frenata”.  

E se qualcuno lo dicesse adesso?

“Gli risponderei che un pensiero del genere può essere solo un limite per chi lo pensa e per il calcio”.

Il suo sogno? “Restare in serie A 6 anni. L’Empoli è stato in massima serie soltanto 3 anni consecutivi. Mi augurerei di raddoppiarli. Poi ovviamente spero di crescere come persona, in parallelo alla società”.   fonte: gianlucadimarzio.com

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy