Nel calcio degli anni ’80 alcuni calciatori si distinguevano per la loro normalità. Non avevano un talento spiccato, non possedevano doti naturali sopraffine o un piede particolarmente educato. Di solito da loro non potevi aspettarti una giocata di classe o un colpo di genio che facesse saltare il banco. Erano i cosiddetti “equilibratori”: invisibili per chi si accorgeva solo del gesto tecnico, imprescindibili per gli allenatori che, grazie a loro, trovavano il modo di bilanciare la squadra. Ci mettevano la corsa e l’abnegazione totale, ai gol ci avrebbero pensato gli altri. Eppure talvolta questi calciatori uscivano dall’anonimato a cui erano abituati e, grazie a un lampo inatteso e improvviso, si prendevano le luci della ribalta. Per un attimo, giusto il tempo di rendersene conto e tornare timidamente nel proprio guscio.

Gli esordi di Silvio Gori

Silvio Gori nasce a Rosignano Marittimo il 1 novembre 1965. Come molti ragazzini della sua età viene ammaliato dal pallone e comincia a calcare i campi di calcio. Viene presto notato dai dirigenti del Pisa, che lo ingaggiano e gli fanno compiere tutta la trafila nel settore giovanile nerazzurro. Non ha nemmeno diciotto anni quando esordisce in Serie A con la maglia del Pisa: entra al minuto 82 della delicata sfida-salvezza casalinga contro la Lazio, ma la formazione allenata da Bruno Pace non riesce a vincere e a mantenere la categoria.

L’anno successivo Gori fa parte ufficialmente della rosa della prima squadra. Il nuovo allenatore Gigi Simoni lo ritiene un rincalzo affidabile, tuttavia gli preferisce quasi sempre calciatori più pronti ed esperti. Al termine del campionato il Pisa riesce a riportarsi in Serie A dopo appena un anno di purgatorio, ma le presenze di Gori saranno solamente quattro, tutte da subentrante. Per lui c’è la necessità di trovare un maggiore minutaggio.

L’approdo a Empoli

Un altro Silvio, Bini, si accorda con il Pisa per il prestito del giovane terzino, che trasloca a circa sessanta chilometri e giunge a Empoli nell’estate del 1985. Il neo tecnico Salvemini ha bisogno di un terzino affidabile, magari non titolare, che possa subentrare a gara in corso e dare un contributo prezioso alla causa di una squadra operaia e umile. E Gori incarna perfettamente questi valori. Esordisce in maglia azzurra il 15 settembre, nello 0-0 casalingo contro il Palermo, subentrando a Del Bino. La settimana seguente gioca da titolare nel pareggio esterno col Bologna.

Il 13 ottobre, in Empoli-Arezzo, Silvio Gori diventa l’eroe del giorno: schierato ancora una volta dal primo minuto, sveste i panni del calciatore “normale” e, inaspettatamente, indossa quelli del risolutore. I due calci di punizione potenti e precisi sono lampi improvvisi e abbaglianti, che trafiggono il portiere aretino Orsi e permettono all’Empoli di vincere l’incontro per 3-2. Una doppietta inusuale, festeggiata con un’esultanza standard, la classica corsa con salto finale e braccio sollevato. Saranno i suoi unici gol azzurri, ma risulteranno decisivi per la promozione dell’Empoli.

Il resto della carriera e la tragica fine

L’Empoli va in A, il Pisa retrocede e si riprende Gori, che diventa uno dei pilastri della formazione nerazzurra che fa immediatamente ritorno nella massima serie. Nella massima serie ha poca fortuna e saltuarie presenze, così nel 1988 lascia Pisa e accetta la corte del Catanzaro. I suoi passi successivi sono alla Ternana e alla Juve Stabia, squadra nella quale gioca per tre anni e diventa uno degli idoli indiscussi della tifoseria. Anche a Castellammare Gori si fa ben volere per la sua umiltà e il suo temperamento e riesce a ritornare al gol, grazie alle sue potenti punizioni, che diventano una sorta di marchio di fabbrica.

Nel 1994 Silvio sente di essere giunto al capolinea della sua carriera calcistica e, ad appena 29 anni, appende gli scarpini al chiodo. Un’uscita di scena senza clamori, come era nel suo carattere. Gori ha bisogno di staccare, di tornare a casa. E infatti decide di stabilirsi a Vada con la moglie Giuliana e i due figli. Ha deciso che aiuterà il suocero nell’azienda di trasporti di cui è titolare. Il destino, però, è tragico e beffardo. Nel 2001 Silvio Gori muore all’ospedale di Careggi in seguito alle ferite riportate alla testa sul luogo di lavoro, dove era stato colpito da un pezzo di ferro caduto da una gru. Non aveva ancora compiuto 35 anni.

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Empolese DOC e da sempre tifoso azzurro, è un amante delle tattiche e delle statistiche sportive. Entrato a far parte della redazione di PianetaEmpoli.it nel 2013, ritiene che gli approfondimenti siano fondamentali per un sito calcistico. Cura molte rubriche, tra cui i "Più e Meno" e "Meteore Azzurre.

2 Commenti

  1. Eppure quei due gol su punizione me le ricordo bene…. furono divine!!!! …. nelle partite successive, mi aspettavo sempre un colpo di genio simile…. bei ricordi!!!!

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