“Dire che il calcio è capriccioso è un modo di generalizzare. Capricciosi sono i gol. Il gioco è l’argomento, ma il gol è il problema, il dettaglio cruciale, la chiave che apre una porta.”
– Jorge Valdano –
Nicola Pozzi il predestinato
Nicola è tutt’altro che un ragazzo capriccioso. Sebbene a sedici anni abbia esordito in Serie C1 con la maglia del Cesena e a diciassette abbia segnato il suo primo gol tra i professionisti, è rimasto un tipo tranquillo. Il calcio è divertimento, non un peso insopportabile da portare sulle spalle. Le preoccupazioni della vita sono altre e il pallone è un modo per alleggerirsene, non per caricarsi di un fardello. Nemmeno quando le sue ottime prestazioni attirano l’interesse delle grandi di Serie A si monta la testa. Eppure la sua vita cambia nel giro di pochi giorni: a gennaio 2004 lo acquista il Milan di Berlusconi, poi viene girato al Napoli in Serie C. Per lui comincia una prima avventura lontana da casa e da quella zona di comfort a cui era abituato.
Purtroppo, contestualmente al cambio di casacca, cominciano i problemi fisici che lo attanaglieranno per tutta la carriera. A Napoli Pozzi si fa male al ginocchio, così deve saltare gran parte della stagione. A marzo viene operato ad Anversa e comincia la lunga fase della riabilitazione. Durante questo periodo Nicola non si scoraggia. Ne avrebbe ben donde, ma non è nel suo carattere. Sa che il tempo è dalla sua parte, è ancora giovane e ha tutta una carriera davanti a sé. A rincuorarlo sono i consigli di Pippo Inzaghi, modello a cui si è sempre ispirato e a cui è stato azzardatamente paragonato, anche lui ai box per infortunio, con il quale nasce un feeling particolare.
Il passaggio all’Empoli e i primi gol
Dopo aver vestito la maglia del Pescara per mezza stagione, nell’estate 2005 Pino Vitale piazza il colpo e porta Pozzi in azzurro. Una scommessa che viene vinta quasi subito, dal momento che il 19enne romagnolo ci mette pochissimo tempo ad adattarsi al nuovo ambiente e a rivelarsi prezioso per il tecnico Somma. Il 25 settembre è il giorno in cui Pozzi segna il suo primo gol e permette all’Empoli di sconfiggere il Lecce: subentrato a Tavano, approfitta di un cross perfetto di Buscé e, di testa, piazza la palla all’angolino dove un incolpevole Sicignano non può arrivare.
I titolari dell’attacco sono Riganò e Tavano ma Pozzi scalpita. Parte quasi sempre dalla panchina, ma non si lamenta mai e si fa sempre trovare pronto. Il 19 marzo 2006 segna la sua seconda rete in azzurro, contro la Reggina: Tavano mette in mezzo, Franceschini pasticcia e il suo goffo tentativo di rilancio rimbalza sul petto di Pozzi, che spiazza Pelizzoli. Un gol di fortuna/opportunismo che sembra essere uscito dal repertorio dell’amico Inzaghi. A suggellare la buona stagione di Pozzi ci sarebbe anche la splendida doppietta realizzata contro il Messina nella penultima giornata, ma la vittoria a tavolino concessa all’Empoli per intemperanze dei tifosi siciliani la derubricano a “segnature non ufficiali”
L’Empoli crede in Pozzi
L’Empoli decide di puntare su Pozzi acquisendone la comproprietà dal Milan per 750 mila euro. Sempre più coinvolto dal tecnico Cagni, l’attaccante romagnolo si rivelerà una risorsa preziosissima in una stagione magica. Non segna tanto – solo cinque gol e tutti nel girone di ritorno – ma è sempre decisivo per la conquista della vittoria. Sua è la rete che permette all’Empoli di battere la Roma in casa, suo il lampo che decide la gara di Udine. Realizza una doppietta nel 4-1 all’Ascoli e suggella la stagione con la prima marcatura di Empoli-Catania 2-1. Il raggiungimento della qualificazione UEFA porta la firma anche di Nicola Pozzi.
Ad appena 21 anni la carriera di Pozzi è in ascesa. A Empoli si trova benissimo, per lui è l’ambiente ideale in cui crescere. Non ha mai fatto drammi e non ha mai alzato la voce, nemmeno quando giocava di meno; è entrato in punta di piedi e ha indossato la maglia azzurra con grande orgoglio fin dal primo momento. I compagni gli vogliono bene, i tifosi lo apprezzano per il carattere mite ma anche per la grinta e lo spirito che mette in campo. Nicola si sente bene, i guai fisici sembrano essere un ricordo.
Pozzi entra nella storia
Il 9 dicembre 2007 Nicola Pozzi entra nella storia dell’Empoli realizzando quattro gol nella stessa partita. Il nuovo tecnico Malesani, insediatosi da pochi giorni, confida in lui e lo lancia dal primo minuto contro il Cagliari, preferendolo a Saudati. Dopo appena due minuti di gioco Pozzi approfitta di un malinteso tra Lopez e Agostini e batte Marruocco in uscita. Passano dieci minuti e arriva il raddoppio: cross di Buscé dalla destra, l’attaccante romagnolo addomestica il pallone in volo e indirizza la palla sotto le gambe del portiere cagliaritano. Pozzi è scatenato e nel primo tempo è solo il palo a negargli la tripletta.
La ripresa è caratterizzata dal diluvio, eppure le polveri di Pozzi non sono bagnate. Gli basta un quarto d’ora, dal 50′ al 65′, per trovare gli ulteriori due gol che gli fanno calare il poker: prima riesce a controllare un prezioso assist di Giovinco e a infilare, di sinistro, nell’angolino; poi, stavolta su invito di Marchisio, colpisce di testa sorprendendo il portiere del Cagliari a metà strada. Destro, sinistro, testa, Pozzi dimostra di saper segnare in tutti i modi.
La doppietta e il triste infortunio col Napoli
Quando tutto lascia presagire che possa essere la stagione della definitiva consacrazione, il destino ripresenta il proprio conto al giovane Nicola. Il 17 febbraio l’Empoli è impegnato nella difficilissima trasferta di Napoli. Una gara che viene preparata con cura da parte del tecnico Malesani e che vede in campo un Empoli battagliero. Al 22′ Pozzi, lanciatosi sul filo del fuorigioco e ben servito da Giovinco, supera Gianello in uscita. Si ripete quasi allo stesso minuto della ripresa, quando sfrutta un invito di Buscé e, di sinistro, realizza la sua seconda rete giornaliera. Un gol fondamentale per la corsa-salvezza dell’Empoli.
Purtroppo, però, la gioia di Pozzi dura pochissimi istanti. Giusto il tempo di accorgersi di ciò che è successo. Dopo il gol rimane a terra, con l’urlo strozzato in gola, con le mani tese verso il ginocchio destro. L’Empoli vince ma il popolo azzurro è in ansia per il suo bomber. Dopo poche ore, spietata, arriva la diagnosi tremenda: rottura del legamento crociato del ginocchio destro, addio campionato, addio stagione, addio sogni di gloria.
















Ci noto una certa somiglianza con Pellegri, entrambi in fase esplosiva di rompono il legamento e l Empoli alla fine retrocede. Con i se e i ma non si va da nessuna parte ma cosa sarebbe successo in quelle annate se entrambi non si fossero rotti?
Nella vita ci vuole testa e fortuna ….
9 dicembre 2007.
Avevo una quindicina d’anni e ancora oggi ricordo quella pioggia incessante. Avevo una febbre tremenda, ma ero in quell’età spensierata in cui, pur di essere allo stadio, avrei fatto di tutto. Così mentii a mia madre sulle mie condizioni di salute e mi diressi al Castellani.
All’epoca ero abbonato in Maratona Superiore e il settore non aveva ancora il tetto. Insieme ad altri due amici cercavamo di proteggerci dalla pioggia con dei piccoli ombrelli tascabili. Poi, però, arrivava Nicolino Pozzi.
Ogni volta che segnava, la gioia era talmente grande che quegli ombrelli finivano inevitabilmente per terra. E noi, senza più alcuna protezione, ci prendevamo tutta l’acqua del mondo. Tornai a casa fradicio, con la febbre ancora più alta, ma con un sorriso indescrivibile.
Nei giorni successivi, al campetto, non si parlava d’altro: tutti a raccontare di Pozzi, tutti a cercare di emularlo ogni volta che segnavamo. E allora partiva il coro: «Come Pozzi, come Pozzi!». Un grande calciatore, purtroppo fragile. Ricordo ancora il momento in cui sentii alla radio la notizia del suo infortunio. Il gol, la barella. Fu una vittoria amara, una di quelle serate agrodolci, per certi versi persino tragiche.
Bei tempi. Tempi semplici, spensierati, che però restano dentro per sempre. Quando la passione per il calcio riusciva a superare le amicizie, la scuola e, forse, persino le ragazze.
E ogni volta che ci penso, torno per un attimo a quel 9 dicembre 2007: fradicio, febbricitante e incredibilmente felice.
che bel racconto, senza infortuni, però mi hai ricordato, i gol sui campetti accanto alla scuola.
erano gli anni 90 nel mio caso, Empolese era in C ma sarebbe tornato in B l’anno dopo e ancora non ci abbiamo fatto ritorno.
bei tempi.
aggiungo….alla frase…
Le preoccupazioni della vita sono altre e il pallone è un modo per *alleggerirsene*, non per caricarsi di un fardello e un modo per sfogare le frustrazione della vita su Arbitri e Giocatori, presidenti, o allenatori.
buona vita
forza Azzurri
paradossalmente se non avesse segnato quel gol, non si sarebbe fatto male e l’Empoli si sarebbe salvato….
saudati giovinco marchisio (un’ apparizione in azzurro ma sempre riconoscente per quell’anno)