Ringraziamo per l’aiuto prezioso all’articolo il match analyst Fabio Maniscalco

Dopo la Cremonese, un’altra squadra che ha già dimostrato di avere un’identità tattica ben precisa. E forse, per l’Empoli, anche un avversario ancora più interessante da analizzare proprio per la maniera nella quale occupa il campo. Il Mantova di Francesco Modesto ha iniziato il campionato vincendo 2-1 a Carrara, dopo aver già espugnato l’Olimpico contro la Lazio in Coppa Italia. Due trasferte, due vittorie e, soprattutto, una struttura di gioco che non sembra avere bisogno di particolari presentazioni: 3-4-2-1. Non è soltanto un numero scritto sulla distinta. È il modo attraverso il quale Modesto sta cercando di dare equilibrio alla squadra, costruendo una formazione capace di difendersi con cinque uomini, attaccare con cinque e, soprattutto, riempire bene il campo nelle transizioni. Contro la Carrarese il Mantova ha confermato esattamente la struttura già vista contro la Lazio: Bardi tra i pali, Tomasevic, Cella e Castellini dietro; Silva, Trimboli, Ignacchiti e Benaïssa in mezzo; Ilie e Ruocco alle spalle di Gliozzi. È una fotografia che racconta già parecchio della squadra di Modesto. Ma per capire il Mantova bisogna fare un passo oltre il semplice modulo. Il primo principio: difendere a cinque, ripartire a tre La caratteristica più evidente del Mantova è la capacità di modificare rapidamente la propria struttura a seconda della fase. Quando deve difendere, il 3-4-2-1 può diventare molto facilmente un 5-4-1. I due esterni si abbassano sulla linea dei tre centrali e i due trequartisti stringono, formando una seconda linea molto compatta. Quando invece recupera palla, la trasformazione è opposta: gli esterni possono alzarsi, i due trequartisti si avvicinano alla punta e la squadra cerca di attaccare rapidamente lo spazio. È un meccanismo che si è visto bene anche nelle prime due uscite ufficiali. Contro la Lazio il Mantova ha mantenuto il 3-4-2-1 per tutta la gara, trovando il modo di colpire nella ripresa e portando a casa uno 0-2 che ha fatto rumore. Una settimana più tardi, a Carrara, è arrivato un altro successo con lo stesso sistema.

Ed è probabilmente questa la prima cosa che l’Empoli dovrà evitare: concedere al Mantova una partita nella quale possa difendere comodamente e poi correre negli spazi. Perché quando Modesto riesce a portare la squadra nella sua comfort zone, diventa difficile costringerla a scoprirsi. Se c’è una zona del campo sulla quale l’Empoli dovrà prestare particolare attenzione, è quella alle spalle della punta. Ruocco e Ilie non sono due trequartisti che necessariamente rimangono fermi nella loro posizione. Possono partire dietro Gliozzi, ma muoversi verso l’esterno, venire incontro, attaccare il mezzo spazio oppure inserirsi alle spalle della linea difensiva. Ilie, in particolare, è un nome che a Empoli conosciamo bene. E proprio lui ha segnato il secondo gol a Carrara, al 61′, attaccando la situazione offensiva e trovando il diagonale vincente. Il primo gol era stato invece firmato da Ruocco al 22′. Due reti che, insieme, spiegano bene un concetto: il Mantova non ha bisogno che sia sempre il centravanti a finalizzare l’azione. Questo è un dettaglio tattico fondamentale. Se l’Empoli si concentra troppo su Gliozzi, rischia di lasciare libertà ai due giocatori che gli giocano alle spalle. E qui entrano in gioco i nostri tre centrali. La scelta degli uomini sarà importante, ma ancora più importante sarà la comunicazione tra braccetti e centrocampo. Perché Ruocco e Ilie cercheranno proprio quello spazio intermedio nel quale costringere un difensore a uscire dalla linea oppure un centrocampista a rinculare. Il Mantova vuole creare dubbi. E i dubbi, nel calcio, sono spesso più pericolosi degli uno contro uno.

Per l’Empoli c’è poi un aspetto emotivo e tecnico ulteriore. Ilie e Ignacchiti sono due giocatori che hanno vestito la maglia azzurra e che domenica ritroveranno una parte del loro recente passato. Ma al di là dell’aspetto “sentimentale”, sono due giocatori che conoscono bene determinate dinamiche del calcio dell’Empoli. Ignacchiti, soprattutto, merita attenzione. Nel sistema di Modesto gioca in mezzo al campo, ma non è un mediano statico. Può accompagnare l’azione, aggredire in avanti e soprattutto lavorare sulle seconde palle. Contro la Carrarese il Mantova ha avuto anche una traversa colpita da Benaïssa, a conferma di una squadra che non si limita a difendere bassa e ripartire. Il centrocampo sarà quindi una delle chiavi della partita. Il Mantova costruisce molto del proprio equilibrio sulla coppia centrale. Trimboli è il giocatore che dà ordine e permette alla squadra di non spezzarsi. Ignacchiti aggiunge invece dinamismo e capacità di accompagnare. Per l’Empoli questo significa che il primo obiettivo non dovrebbe essere quello di andare semplicemente a “prendere” i due centrocampisti. Sarà più importante impedirgli di giocare con la testa alta. Se Trimboli riceve comodamente e può orientare il gioco, il Mantova può muovere l’Empoli da una parte all’altra. Se invece viene costretto a ricevere sotto pressione, la squadra di Modesto può essere costretta a saltare qualche passaggio della propria costruzione. Ed è qui che il possibile 3-4-2-1 dell’Empoli diventa interessante. Perché i due trequartisti azzurri potrebbero avere un ruolo fondamentale proprio nel disturbare questa prima costruzione.

Se Pagliuca confermerà il 3-4-2-1, con Seghetti, Magnino, Curto e Cauz dietro; Egan, Biondini, Yepes e Zedadka sulla linea dei quattro; Distefano e Saporiti (magari più interno di centrocampo) alle spalle di Shpendi, l’Empoli avrebbe una soluzione tattica molto interessante. Perché il Mantova e l’Empoli potrebbero ritrovarsi speculari. E quando due squadre giocano con lo stesso sistema, spesso la partita si decide proprio nei duelli individuali e nelle rotazioni. I due trequartisti azzurri potrebbero essere chiamati a disturbare la costruzione dei tre centrali del Mantova, ma allo stesso tempo dovranno essere bravi a non farsi attirare troppo fuori. Perché se Saporiti o Distefano escono in pressione sul centrale, si apre immediatamente uno spazio che può essere occupato da Trimboli o Ignacchiti. La pressione, dunque, dovrà essere coordinata. Non andare semplicemente sull’uomo, ma decidere dove vogliamo mandare il Mantova. E questa potrebbe essere la vera partita nella partita. Il Mantova sembra stare molto bene quando può sviluppare sulle fasce. Silva e Benaïssa sono fondamentali perché garantiscono ampiezza e consentono ai due trequartisti di muoversi dentro al campo. Questo crea una situazione molto interessante:

esterno largo
trequartista dentro
mezzala che accompagna
punta che viene incontro o attacca la profondità. Sono quattro giocatori che possono occupare contemporaneamente zone diverse. Per l’Empoli sarà quindi fondamentale non farsi attrarre troppo dalla palla. Se il quinto azzurro esce sul laterale, il braccetto dovrà essere pronto a controllare il movimento del trequartista. Se invece il braccetto esce, qualcuno dovrà coprire alle sue spalle. Ancora una volta: non è il modulo a creare il problema. Sono i movimenti che il modulo permette. E il Mantova, in questo senso, è una squadra che può creare parecchi dubbi. Ma proprio qui arriviamo alla parte che interessa maggiormente l’Empoli. Il Mantova è una squadra che può essere attaccata. Non tanto quando è schierata e compatta, quanto quando perde palla dopo aver portato gli esterni in posizione avanzata. In quel momento, infatti, la struttura a tre dietro può diventare vulnerabile lateralmente. Se l’Empoli recupera palla e riesce a trovare immediatamente Saporiti o Distefano, può avere la possibilità di attaccare i corridoi esterni alle spalle dei quinti. E qui la velocità di Shpendi può diventare un’arma. Non servirà necessariamente fare cinquanta metri di campo. Potrebbe bastare una giocata verticale immediata sul trequartista, una sponda della punta e l’attacco dello spazio da parte del quinto. Il Mantova, quando è costretto a correre verso la propria porta, non è nella situazione che preferisce. La partita di Carrara lo ha dimostrato in parte anche nel finale: dopo il gol di Pinelli all’80’, la squadra di Modesto ha dovuto gestire una fase diversa rispetto a quella che aveva controllato per gran parte della gara. Eppure è riuscita a portare a casa il risultato senza concedere grandi occasioni nel finale. Questo significa che non basta aspettare un loro errore. Bisogna provocarlo. E qui l’Empoli dovrà avere coraggio.

Un altro elemento da considerare sarà la gestione dei cambi. Modesto ha già dimostrato di poter modificare caratteristiche senza necessariamente cambiare sistema. Contro la Carrarese sono entrati Meroni, Wieser, Bragantini, Chinetti e Paoletti; contro la Lazio erano entrati anche Cajazzo e Bragantini, mantenendo comunque la struttura di base. E proprio Bragantini, Vlahovic e Spinaccè rappresentano soluzioni offensive differenti. Vlahovic è arrivato ufficialmente al Mantova il 21 agosto, proprio alla vigilia dell’esordio in campionato, mentre Spinaccè era ancora indisponibile per la trasferta di Carrara. Questo significa che il Mantova che affronterà l’Empoli può avere ancora margini di crescita. E in panchina ci sono giocatori come Cajazzo e Paoletti che possono aumentare dinamismo e qualità nel corso della partita. Per Pagliuca, dunque, sarà fondamentale preparare non soltanto l’undici iniziale, ma anche il modo nel quale la partita potrebbe cambiare dopo l’ora di gioco. Se proviamo a mettere insieme tutti questi elementi, la sfida del Martelli potrebbe avere una chiave molto precisa. Il Mantova cercherà probabilmente di giocare con ordine, mantenendo la struttura del 3-4-2-1 e cercando di sfruttare la qualità di Ruocco e Ilie tra le linee. L’Empoli dovrà evitare di farsi schiacciare in una partita di attesa. Dovrà provare a disturbare la costruzione, togliere tempo a Trimboli e Ignacchiti, impedire ai due trequartisti biancorossi di ricevere comodamente e, soprattutto, attaccare immediatamente gli spazi quando recupererà palla. Perché c’è una cosa che questa prima parte di stagione ci ha già raccontato del Mantova di Modesto. È una squadra che sa soffrire. È una squadra che sa aspettare. Ed è una squadra che sa colpire. Lazio e Carrarese sono due indizi troppo recenti per essere ignorati: due vittorie esterne, cinque gol segnati e appena uno subito.

Ma proprio per questo l’Empoli dovrà evitare di concederle la partita che vuole. Il Mantova non va affrontato semplicemente cercando di vincere i duelli. Va costretto a uscire dalla propria struttura. E forse la chiave tattica della partita sarà tutta qui: portare il Mantova a difendere dove non vuole difendere e costringerlo ad attaccare dove l’Empoli può preparare la propria trappola. Se Pagliuca riuscirà a fare questo, allora il 3-4-2-1 (ma fosse anche un più veritiero 3-5-2) non sarà soltanto un modulo. Sarà uno strumento per controllare la partita. E domenica sera, al Martelli, potrebbe essere proprio la capacità di leggere gli spazi più che quella di occupare semplicemente le posizioni a decidere chi tornerà a casa con i tre punti.

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3 Commenti

  1. Secondo me negli 11 le due squadre più o meno si equilvangono. Anche se a me piace molto Ruocco (più dei due nostri trq)
    Ma in panchina in questo momento ha più soluzioni dell’Empoli. Oltre il fattore campo e prima davanti ai propri tifosi.
    Per me già un punto sarebbe un ottimo risultato

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