Se qualcuno si chiedesse cosa rappresenta il logo che abbiamo scelto per la nostra copertina la risposta è semplice: si tratta di un simbolo che l’Empoli ha utilizzato ufficialmente nella stagione 1983-1984. Nessuna invenzione quindi, ma un piccolo viaggio nella storia azzurra. Una storia che, evidentemente, qualcuno deve aver dimenticato se come mascotte si è andati a scegliere un cane! Noi abbiamo scelto questo logo perché rappresenta una identità. Già, perché l’identità di una squadra di calcio (di questo vorremmo parlare) non è un qualcosa che si inventa oggi a caso tanto per fare marketing, ma è il risultato di una storia che tale identità ha costruito nel tempo. Tessere diverse di un mosaico che alla fine compongono un insieme nel quale la gente si ritrova e si riconosce. Da qualche tempo invece pare che l’Empoli FC voglia sbarazzarsi della sua storia, cambiare identità, proporsi come se fosse una Società nata da poco, senza avere alle spalle 105 anni di storia. L’idea di adottare un cane come mascotte sconfinerebbe nel ridicolo se non fosse che è l’ennesimo tentativo di cambiare i simboli di una storia come a prenderne le distanze, a sottolineare che tutto quello che c’era “prima” (ma prima di quando?) è da buttare, anzi rottamare, per usare un verbo in voga da un po’ di tempo. E per farlo si creano iperboli e mistificazioni tanto assurde quanto fragili, smentibili (si può dire?), che non hanno alcuna base storica (sarebbe chiedere troppo a certi improvvisati interpreti del passato di cui non conoscono niente e non importa loro di conoscere niente), e che soprattutto tendono a creare false verità.
Siamo partiti con i leoni. Si sono visti dovunque, persino sull’attuale pullman della squadra. Come a sottolineare che il leone sia il simbolo dell’Empoli FC, o addirittura di Empoli. Per far questo si è andati a scomodare i quattro felini di marmo sulla fontana del Pampaloni in Piazza Farinata degli Uberti per identificare la città di Empoli con il leone. Ma i poveri leoni non c’entrano niente con la storia di Empoli. Prima di tutto è bene chiarire che i leoni non furono opera di Pampaloni ma dei Giovannozzi che li realizzarono su un disegno dell’Architetto Giuseppe Martelli, incaricato in epoca di Ferdinando III di un progetto per la realizzazione di una Fontana a Empoli nella Piazza di fronte alla Collegiata di Sant’Andrea, in un luogo dove anticamente era una colonna con il Marzocco che fu abbattuta durante il dominio napoleonico. Il Marzocco è il nome del leone che fu scelto da Firenze durante la Repubblica Fiorentina a simbolo del potere popolare. Quando fu realizzata la fontana (terminata sotto il Granduca Leopoldo II) i leoni di marmo sembrano essere stati un omaggio a Firenze e alla sua storia dato che nella storia di Empoli non risultano fatti o episodi che abbiano avuto protagonisti i leoni e ancora più che il felino sia stato mai usato in qualsiasi simbologia. La scelta del leone da parte dell’Empoli FC appare quindi una scelta di tipo estetico: non ha alcun fondamento con la storia del club nè tantomeno con quella della città. Perché quindi farla?
L’animale da adottare come simbolo, che ha un legame indissolubile con la storia di Empoli c’è: il ciuco, anzi un ciuco con le ali. In tempi passati, quando bambino andavo al vecchio Castellani, ne ho visti portare in campo in carne ed ossa come mascotte prima di alcune gare al vecchio Castellani anche se non avevamo le ali. Il ciuco alato rappresenta la nostra tradizione e, ci piaccia o no, la nostra identità. L’estate scorsa il Ciuco è stato fatto volare in Piazza Farinata degli Ubertì per la 545a volta, a riproporre una storia che, tra verità e leggenda, risale addirittura al 1397. Una tradizione che si lega a quella altrettanto sentita ad Empoli del Corspus Domini. E se oggi il ciuco che vola tra il Campanile della Collegiata e la facciata del Palazzo Ghibellino è di cartapesta, fino al 1881 (quando il volo fu interrotto) ne volava uno vero. Lo dimostrano le ali originali in legno custodite nel Museo di Sant’Andrea. Certo, il ciuco come animale non ha lo stesso appeal del leone ma agli empolesi piace lo stesso perché comunque è un animale che fa tenerezza e simpatia, cosa di cui oggi, tra l’altro, ci sarebbe tanto bisogno. E comunque l’Empoli e Empoli con con i leoni non c’entrano niente: zero! Molte Società hanno una mascotte ed è realizzata come pupazzo e portata in campo da persone con il costume. Perché non farlo con il ciuco con le ali? Perché non fare, come hanno fatto molte Società, una votazione popolare per dare il nome al ciuchino? Un modo per coinvolgere i tifosi, la gente, un modo per essere moderni senza buttare nel cestino una storia o, peggio, far finta che non esista.
Vergognarsi della propria storia, della propria identità, è come non esistere. Quindi, dopo la cancellazione nello stemma della Società della Collegiata sostituita dall’anonimo ed asettico acronimo EFC (acronimo che, tra l’altro, può dar luogo anche a letture diverse), dopo il cambio repentino dell’inno, dopo il lento ma progressivo virare dall’azzurro al blu, ora si propone come mascotte addirittura un cane. E per quanto personalmente sia un animale che amo molto (e insieme a me milioni di italiani) proprio non ci sta. E’ l’ennesimo schiaffo alla nostra storia. Mi dispiace, non ci sto. Perché poi quando si predica di “remare tutti dalla stessa parte” viene da porsi due domande. La prima: ma siamo sicuri che la barca sulla quale ci troviamo sia la stessa? La seconda: remare per andare dove? Perché i silenzi, mezzi ed interi, che circondano attualmente le vicende di Monteboro, rendono incerto non solo il presente, quanto piuttosto il futuro. Su questo ci torneremo. sperando che nel frattempo qualcosa in più si venga a sapere.
Intanto, per tornare alla mascotte, mentre mando una simbolica ed affettuosissima carezza a Maui, sarebbe bene che tutti approfondissimo la storia di Empoli e dell’Empoli, giusto per evitare viaggi nel meta verso, nell’improbabile e nel vuoto pneumatico dove la sostanza vera delle cose viene sostituita dal nulla. Potremmo certo essere tacciati di vecchiume e di retorica: succede spesso quando si rivendica un passato o una tradizione. Ma il calcio è, credo, lo sport retorico per eccellenza: l’amore dei tifosi per la propria squadra dura una vita e sapersi accomunati da una stessa storia e da una stessa identità è una prerogativa che per ora resiste al calcio milionario, al Calcio-TV, ai nuovi signori che comandano il calcio nostrano rischiando di farlo morire, a quelli che vengono dall’estero e che vedono la squadra come un affare. Noi resistiamo, almeno fino a quando saremo in grado di farlo. Non basta una sverniciata di nuovo per essere nuovi e non si può essere nuovi se si butta via ciò che abbiamo lasciato alle spalle. E poi, un po’ di studio non fa male a nessuno altrimenti, come dice un noto proverbio empolese “O studiar con impegno ed esser uomini / o in Empoli volar pel Corpus Domini”. E così metaforicamente faremmo la fine del povero ciuchino: e metaforicamente parlando non sarebbe una bella fine!
















Panem et circenses…
Io ringrazio Fioravanti , che almeno fa le veci di chi lo dovrebbe fare i gruppi Ultras! che non so come definirli tanto si sono venduti l’anima …
posso solo dire che da parte mia non mi rappresentano zero il nulla cosmico …
Complimenti a Fioravanti per quest’articolo che penso esprima appieno il vissuto e il pensiero del popolo azzurro!
Articolo ineccepibile. Aggiungo sul messaggio finale della citazione che tutti gli Empolesi conoscono, che in riferimento a chi dovrebbe studiare maggiormente oppure non rinnegare la storia, qualcuno di arguto ed ironico le attribui a giugno il nome del ciuchino che volò in piazza.