Ciccio” Caputo da pochi giorni è entrato a far parte dello staff del Settore Giovanile azzurro con il ruolo di collaboratore tecnico dedicato ai reparti offensivi delle formazioni Primavera, Under 17, Under 16 e Under 15. Ne ha parlato a Gianlucadimarzio.com.

“Tornare nell’Empoli è stato emozionante. Adesso è completamente diverso, devi preparare il lavoro già dal giorno prima. Ti riempie di responsabilità e sai che devi farlo passo dopo passo. Lo sto interpretando con tutta la passione e la voglia di quando scendevo in campo. Senza passione, farlo giusto per farlo ha poco senso”.

“Numericamente, sia in Serie A che in B in Italia ci sono sempre meno attaccanti di squadre di medio-bassa classifica da 15-20 gol a stagione, i cosiddetti “bomber di provincia”. In Italia viviamo un periodo particolare, che non significa che non ci siano giocatori all’altezza. Secondo me il discorso è diverso, la generazione di questi ragazzi è cambiata e così anche il modo di approcciarsi al calcio. Lo vivo tutti i giorni e vedo che è così. Oggi i ragazzi vivono in un contesto molto diverso rispetto al passato, dove tante cose sono più facilmente accessibili e questo, inevitabilmente, può cambiare anche il modo di rapportarsi ai sacrifici e agli obiettivi. A volte ho la sensazione che l’attenzione sia molto concentrata sui cellulari, sui social e sull’immagine che si vuole trasmettere. Forse è più difficile ritrovare quella fame, quella voglia di conquistarsi le cose con pazienza e umiltà. Anche la passione, in alcuni casi, sembra fare più fatica a emergere. È un tema che secondo me merita attenzione e che non andrebbe sottovalutato”.

Cosa fa “Ciccio” Caputo dalla mattina alla sera, adesso, come collaboratore tecnico dedicato ai reparti offensivi?

“Ci sono varie fasi. La prima è incentrata sulla conoscenza del ragazzo, capirne le caratteristiche e le lacune che può avere a questa età. Parliamo di giovani professionisti e di un livello comunque alto, ma ognuno ha i suoi tempi. Il mio lavoro è aiutarli coordinando esercizi di lavoro sulla tecnica individuale, smarcamento e come muoversi nelle diverse zone di campo insieme all’allenatore. Devo rispettare il suo ruolo: il mio è più un lavoro individuale sulla tecnica del ragazzo. Osservo video che mi mandano e in base a quelli ci lavoro. Mi entusiasma, i ragazzi sono contentissimi. In passato, quando ero ragazzo, sfortunatamente non ho mai ricevuto indicazioni e consigli da una figura così specializzata. Mi sono dovuto adattare ad allenatori e collaboratori, alcuni dei quali magari non avevano neanche mai giocato a calcio. Dalla mia ho l’esperienza. Sono partito dai dilettanti e sono arrivato in Nazionale. Il ruolo dell’attaccante, poi, è diverso dagli altri e si può allenare fino a un certo punto. Da queste prime settimane di lavoro, vedo che molti mi prendono come esempio. Ho voluto fortemente iniziare col settore giovanile perché credo di poter trasmettere valori che ho ancora dentro come l’umiltà, il sacrificio e il non arrendersi mai, perché ci sono e ci saranno sempre le difficoltà. Anche il lato psicologico è importante. Se uno non gioca magari serve una parola in più, fargli capire che ci sono momenti e momenti e che non deve mollare. Ho vissuto tutto ciò in prima persona e ora voglio trasmetterlo”.

C’è un nuovo Caputo tra i giovani dell’Empoli?

“Due settimane sono poche. Alcuni giorni vedo partite, altri alleno. Già nell’amichevole tra l’Italia U21 e la Primavera dell’Empoli ho visto qualcosa. Un ragazzo spagnolo, appena arrivato al campo, mi ha detto: ‘Mister, oggi vado al massimo. provo a fare quello che abbiamo fatto’. Questo mi riempie d’orgoglio, perché significa che già sta arrivando quello che faccio in allenamento”

Sul suo futuro

“Ora non voglio sbilanciarmi perché magari questo ruolo svanisce e non se ne fa nulla. Nella mia testa voglio provare a fare altro poi. Non so se l’allenatore sarà il ruolo giusto per me, ma credo di poter dare qualcosa in più sul campo”.

Gli obiettivi

“Voglio aiutare più ragazzi possibili, attaccanti e non. Mi piacerebbe trasmettere quello che ho anche al portiere. Poi è normale, allenando l’attaccante sarebbe bello che tra qualche anno un giocatore dicesse ‘Qualche anno fa all’Empoli mister Caputo mi ha aiutato tanto in questa cosa o nell’altra’, poi si vedrà. Ma ora sono contento e mi sono buttato a capofitto in questo”

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3 Commenti

  1. E’ un peccato che due anni fa si ruppe qualcosa all’inizio della stagione con D’Aversa, all’epoca veniva data molta colpa a lui e poco alla dirigenza/società/allenatore. Ora vedendo come sono state gestite le cose negli ultimi due anni, credo che la bilancia penda più dalla parte opposta.
    Lui comunque rinunciò al contratto in essere e restò in cerca di squadra dopo un’estate con i problemi di salute della figlia.
    Di certo il vecchio DS non dev’essere stato molto tenero e la vicenda che riguardava indirettamente anche Pippo Bandinelli ha dei lati oscuri.

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