Grave
Tutto sbagliato, tutto da rifare. La massima di Gino Bartali torna prepotentemente d’attualità per descrivere il momento attuale degli azzurri. La sconfitta interna con il Vicenza ha ulteriormente certificato i numerosi guai che assillano l’Empoli: pochezza numerica della rosa, inadeguatezza tecnica in alcuni elementi, confusione tattica e carenze caratteriali. Con la debacle di venerdì sera contro i biancorossi di Gallo, la rovinosa serie di risultati si è estesa a un punto nelle ultime cinque gare. Terza sconfitta di fila al Castellani. E stavolta non si può rivendicare neppure quanto era stato sollevato in occasione dei recenti k.o interni con Arezzo e Palermo. Nel primo caso una lunga inferiorità numerica determinata dall’espulsione di Curto (ancora tu!) e, nel secondo, la presenza di una squadra nettamente superiore che sta disputando un campionato a parte. No, stavolta l’Empoli ne è uscito con le ossa rotte con pieno merito, al cospetto di una squadra non trascendentale ma in possesso di applicazione, disciplina e organizzazione tattica di cui gli uomini di Andreoletti a oggi non dispongono
Lento
Dopo un inizio incoraggiante durante le prime esibizioni con Guido Pagliuca, nelle quali, quanto meno, si percepiva una certa dose di combattività, compattezza e unità d’intenti, l’Empoli sembra tornato quello di un anno fa. Senza però possederne le qualità individuali che, talvolta, riuscivano a camuffare la totale assenza di un’identità di gioco. È come se, all’improvviso, fosse svanita l’anima aggressiva e utilitaristica intravista nei primissimi impegni della stagione per fare spazio a una squadra molle, deconcentrata e vagamente spocchiosa. Altrimenti non si spiegano certi preoccupanti cali di concentrazione che, anche contro il Vicenza, hanno prodotto vistose disattenzioni difensive, sanguinose palle perse e blackout mentali. Tre partite sono pochissime per giudicare il lavoro del nuovo allenatore, ma mister Andreoletti, tra improbabili cambi di modulo e giocatori apparentemente impiegati fuori dalle proprie caratteristiche, non ha impattato nell’ambiente azzurro come era auspicabile aspettarsi.
Adagio
L’Empoli dovrà prima di tutto fare chiarezza in rapporto alla veste da darsi. Siamo quasi a novembre e ancora non è riuscito a perseguire un modulo tattico coerente, utilizzando alcuni giocatori in più ruoli fino a generare negli stessi un inevitabile smarrimento di identità. Capitan Magnino difensore o mezzala? Ceesay seconda punta o esterno offensivo? Zedadka laterale o interno? Saporiti trequartista o centrocampista aggiunto? Due punte di ruolo o l’utilizzo di un unico terminale offensivo? Sono molto gli interrogativi ai quali, a oggi, il neo mister non è stato in grado di fornire risposte attendibili. A parziale scusante, l’oggettiva impossibilità di poter disporre di un reparto offensivo adeguato. Tra i problemi fisici incontrati dai vari Shpendi, Di Stefano e Monaco, l’Empoli non è mai riuscito ad acquisire un volto più completo lì davanti. Lo spezzone di gara di Shpendi contro il Vicenza è sembrato uno dei pochissimi aspetti incoraggianti. Tanto che viene da chiedersi se, in questo scenario, non valga la pena schierarlo sempre dall’inizio anche quando non è al top. Per ragioni di freschezza e entusiasmo, diventa anche difficile pensare di rinunciare a Egan e Biondini, tra le poche note liete della stagione. Contro i biancorossi veneti, i due giovanissimi azzurri hanno assistito malinconicamente dalla panchina alla debacle dei compagni. E anche questo è un elemento che non può non alimentare dubbi e perplessità.
















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