Empoli-Arezzo, 21 anni dopo. Il derby torna al Castellani e porta con sé una storia che, per chi ha vissuto quella sera del giugno 2005, non potrà mai essere una partita come le altre. Allora, l’Empoli di Mario Somma conquistava la promozione in Serie A. Una serata speciale, indimenticabile, tutta dedicata al compianto Emiliano De Rosa. Domani sarà un’altra storia, un’altra serata, un’altra squadra. Ma il filo della memoria è inevitabilmente quello. E dentro questo derby arriva un Empoli che, dopo tre giornate, si presenta con sei punti in classifica e soprattutto con una consapevolezza che, forse, pochi avrebbero immaginato alla vigilia del campionato. La vittoria di Carrara ha dato ulteriore sostanza a un avvio di stagione sorprendente rispetto alle aspettative iniziali. Ma fermarsi ai punti sarebbe riduttivo. La cosa che più sta piacendo di questo Empoli è il modo in cui la squadra interpreta le partite. Si vede un gruppo. Una squadra con la S maiuscola. Ragazzi che si aiutano, che corrono l’uno per l’altro, che hanno un’idea di calcio, ma anche la capacità di modificarla quando le condizioni della gara lo richiedono. Abbiamo visto, nelle prime tre partite, Empoli leggermente diversi. E questa non è confusione ma elasticità e capacità di adattamento. È un filo logico costruito durante l’estate che permette a Guido Pagliuca di cambiare qualcosa senza perdere l’identità. E qui entrano in gioco anche alcune intuizioni dell’allenatore. Saporiti mezzala, per esempio, non era probabilmente la soluzione che tutti avevano in testa in estate. Magnino utilizzato da braccetto è un’altra scelta significativa. E poi Egan lanciato come quinto a destra, in una posizione non propriamente sua. Senza dimenticare la capacità di inserire rapidamente i nuovi arrivati. Tante piccole tessere che, messe insieme, stanno componendo un mosaico interessante. E soprattutto un mosaico operaio. Questa, ormai, può essere tranquillamente l’etichetta di questo Empoli. Operaio non soltanto perché corre e fatica, ma perché non si tira indietro quando c’è da sporcarsi le mani. Perché sa soffrire. Perché sa sacrificarsi. Perché quando una partita prende una determinata direzione, tutti sembrano capire che cosa occorre fare. Ed è forse proprio questo l’aspetto che riempie maggiormente il cuore.
I risultati sono importanti, certo. Sei punti dopo tre giornate sono un bottino che nessuno può ignorare. Ma la sensazione che accompagna questo Empoli va oltre la classifica. È la sensazione di vedere un gruppo che sta costruendo qualcosa attraverso il lavoro quotidiano. Attenzione, però, a non confondere entusiasmo con certezze. Questo avvio non cambia l’obiettivo. I piedi devono rimanere ben piantati per terra e l’umiltà deve continuare a essere uno dei fattori fondamentali. La quota da guardare, oggi, resta quella dei 40-42 punti, quella che dovrebbe significare salvezza tranquilla. Solo una volta raggiunta, e in base alle partite ancora da giocare, si potranno eventualmente fare altri ragionamenti. Tutto il resto, oggi, sarebbe prematuro. E sarebbe anche sciocco. Domani, intanto, arriva l’Arezzo. Un altro derby. Una partita difficile. E soprattutto una partita nella quale il risultato dell’ultima giornata degli amaranto non deve assolutamente condizionare il giudizio. Il 5-0 subito a Verona è un risultato pesante, ma non racconta da solo il valore della squadra allenata da Christian Bucchi. L’Arezzo ha investito nel corso dell’estate, ha ambizioni e soprattutto ha la volontà di affrontare questa stagione cercando di mantenere la categoria con il minor affanno possibile. È una squadra che ha ancora qualcosa da sistemare e che, come abbiamo raccontato anche nella nostra analisi tattica, può andare in difficoltà quando viene allargata, quando perde le distanze tra i reparti e quando viene costretta a muoversi in maniera meno compatta. Ed è proprio lì che l’Empoli dovrà cercare di colpire. La partita di domani sarà anche un ulteriore esame per capire a che punto sia realmente questa squadra. Sarà un’occasione per mettere altri minuti nelle gambe di chi deve ancora raggiungere la condizione migliore, ma anche per dare continuità a chi si sta ritagliando spazio. Pensiamo a Bandinelli; a Carrara è entrato e ha avuto un impatto importante, contribuendo a spaccare la partita. Pensiamo a Degli Innocenti, che dopo un’estate vissuta in disparte sta progressivamente entrando nel gruppo e che anche a Carrara ha avuto il suo momento. Anche questo racconta qualcosa dell’Empoli di Pagliuca. C’è una gestione che potremmo definire paterna. Un allenatore che cerca di tenere tutti dentro il progetto, che considera tutti importanti. Poi, certo, qualche urlo arriva. Qualche sgridata fa parte del personaggio e del carattere di Pagliuca. Ma può diventare anche parte di un percorso propedeutico e motivazionale, soprattutto quando dall’altra parte ci sono ragazzi intelligenti capaci di trasformare una sgridata in uno stimolo.
Sul piano dell’undici iniziale, a grandi linee, ci si dovrebbe orientare verso la formazione vista contro la Carrarese. Resta da capire soprattutto chi affiancherà Shpendi in avanti. Distefano e Popov sono le alternative principali, con la possibilità di rinunciare a Ceesay, che a Carrara non ha brillato particolarmente, oppure, chissà, di confermare proprio l’ex Cesena qualora Pagliuca decidesse di dargli continuità. Per il resto, l’idea dovrebbe essere quella di dare fiducia al blocco che ha ottenuto il risultato di Carrara. Qualche ballottaggio resta, naturalmente, e uno dei più significativi potrebbe riguardare Zedadka e Biondini. Più difficile, almeno per noi, immaginare Bandinelli dal primo minuto. Ma sono proprio queste le situazioni che rendono interessante l’attesa della partita. Perché oggi Pagliuca ha più soluzioni e, soprattutto, sembra avere la disponibilità di un gruppo disposto ad accettare le sue scelte. E domani ci sarà anche un altro protagonista da osservare: il Castellani. Ci aspettiamo uno stadio importante. Perché è un derby, innanzitutto. Ma anche perché questo Empoli, partita dopo partita, sta iniziando a scalfire tutti quegli scetticismi che avevano accompagnato l’inizio dell’estate. C’è chi non aveva apprezzato determinate scelte. Chi aveva guardato con perplessità alcune situazioni. Chi non era rimasto completamente soddisfatto da un mercato che, almeno sulla carta, non aveva acceso gli entusiasmi. Adesso è il momento di sostenere. Lo zoccolo duro, come sempre, non è mai mancato. Ma questa squadra merita qualcosa in più. Merita che il Castellani inizi progressivamente a diventare uno stadio più importante, più caldo, più partecipe. Perché quando una squadra è operaia, quando corre, lotta, si sacrifica e prova a mettere in campo un’identità, il pubblico dovrebbe essere il primo a riconoscerlo. E allora domani c’è un derby. C’è un pezzo di storia che torna a galla dopo 21 anni. C’è il ricordo di quella notte del 2005 tutta dedicata ad Emiliano Del Rosso. Ma soprattutto c’è un presente tutto da vivere. L’Empoli vuole continuare la sua striscia positiva. Vuole dare seguito alla vittoria di Carrara. E, perché no, vuole provare a vincere il secondo derby consecutivo. Senza voli pindarici. Senza cambiare obiettivo. Senza dimenticare da dove si è partiti. Con i piedi per terra, la testa alta e quello spirito operaio che, oggi, sembra essere diventato la vera identità di questa squadra.















