Sapevamo che sarebbe stata una stagione difficile. Lo sapevamo prima ancora che cominciasse. Un Empoli chiamato a ripartire dopo una stagione già complicata dal punto di vista sportivo, chiusa con una sofferta salvezza conquistata soltanto all’ultima giornata e iniziata con obiettivi ben diversi rispetto a quelli poi raggiunti. Una squadra profondamente rinnovata, un mercato costruito all’insegna della sostenibilità e un obiettivo dichiarato molto diverso rispetto agli anni in cui si poteva pensare di puntare alla parte sinistra della classifica. L’obiettivo era, ed è, quello di affrontare un campionato di Serie B con umiltà, cercando prima di tutto di mantenere la categoria. Su questo nessuno aveva dubbi. Quello che forse nessuno immaginava è che, dopo poche settimane, ci saremmo ritrovati a parlare soprattutto di quello che sta succedendo fuori dal campo. Perché oggi ci sono troppe domande alle quali non abbiamo risposte. E non perché non vogliamo trovarle. Semplicemente perché ci sono cose che, evidentemente, non possono essere raccontate se chi le conosce decide di non parlarne. Le parole non si possono strappare di bocca a nessuno. Possiamo fare domande, cercare informazioni, verificare, ricostruire. Ma quando dall’altra parte c’è un muro di riservatezza, inevitabilmente anche il nostro lavoro diventa più difficile. E proprio qui si inserisce una delle questioni che accompagna l’Empoli ormai da mesi: la possibile apertura del capitale societario a un fondo americano con sede nell’area di New York. Il 9 luglio il club ha ufficializzato la sottoscrizione di un accordo di esclusiva con un fondo di investimento americano per una “rilevante operazione di investimento nel capitale della società”. Da allora, però, sul reale sviluppo della trattativa sono arrivate pochissime informazioni.

È un passaggio storico. Dopo oltre trent’anni di gestione della famiglia Corsi, iniziata nel 1991, l’Empoli si è trovato per la prima volta davanti alla possibilità concreta cedere quote societarie (si parla della maggioranza) a un investitore esterno. Non è una cosa ordinaria, non è un dettaglio e non può essere trattata come una notizia qualsiasi. Può essere una grande opportunità per il futuro del club, così come può essere una fase complessa da gestire. Ma proprio perché siamo davanti a un momento così importante, sarebbe probabilmente utile che l’ambiente potesse capire qualcosa in più. Il massimo riserbo è comprensibile quando ci sono trattative economiche, legali e societarie in corso. Ma da fuori, e questo è semplicemente il nostro pensiero, a volte la sensazione è che il riserbo sia fin troppo grande. E quando le informazioni mancano, i dubbi aumentano. Poi ci sono i fatti che sono molto più vicini al campo. Quest’anno l’Empoli ha già vissuto due situazioni di dimissioni che inevitabilmente fanno riflettere. Prima Stefano Stefanelli, che ha lasciato il ruolo di direttore sportivo dopo pochi mesi di lavoro, poi Guido Pagliuca, che dopo aver diretto l’allenamento di sabato ha salutato la squadra e presentato le proprie dimissioni. Nel mezzo c’è stato anche un cambio di indirizzo sul piano tecnico: con l’addio di Stefanelli è arrivato Fabio Artico e, con il nuovo direttore sportivo, è tornato fortemente in auge proprio Pagliuca (era impensabile prima il suo nome), che Artico indicava come la sua idea per la panchina. Anche questo è un elemento che non possiamo ignorare. Non perché due persone che si dimettono debbano automaticamente diventare vittime o eroi. Anzi, diciamolo chiaramente: lasciare una barca quando è in difficoltà non è mai una cosa che può essere applaudita a prescindere. Quando si accetta un incarico, esistono responsabilità, impegni e un rapporto con la società e con i tifosi. E quindi una pacca sulla spalla a chi se ne va soltanto perché ha deciso di farlo, personalmente, non ci sentiamo di darla. Ma sarebbe altrettanto semplice, e forse anche troppo comodo, trasformare chi si dimette nel personaggio cattivo della storia. Perché se due figure importanti del progetto, a distanza di pochi mesi, arrivano a interrompere il proprio percorso, qualche domanda bisogna porsela. Non significa sapere automaticamente quale sia la risposta. Significa avere il dovere di chiedersi se all’interno di questa situazione ci sia qualcosa che non torna.

Le dimissioni di Pagliuca, arrivate dopo appena cinque giornate, sono l’ultimo capitolo. E la notizia ha inevitabilmente riportato alla mente quella di Stefanelli. Due situazioni diverse, due ruoli diversi, due momenti diversi. Ma entrambe arrivate all’interno di una società che sta attraversando un periodo particolare, con una trattativa societaria sullo sfondo e una comunicazione che negli ultimi tempi è diventata molto più difficile da interpretare. Giovedi scorso sono uscite le voci sulle possibili di divergenze tra Pagliuca e il club come motivo alla base di una possibile rottura tra il tecnico ed il club. E qui forse dobbiamo fare anche noi un piccolo esame di coscienza. Quando hanno iniziato a circolare le prime voci sulle possibili dimissioni di Pagliuca, PianetaEmpoli ha scelto di smentirle in maniera netta e convinta. Lo abbiamo fatto perché avevamo ricevuto informazioni che ritenevamo solide e che provenivano da fonti che per noi rappresentavano garanzia. Abbiamo sbagliato. Punto. Non c’è bisogno di trovare scuse. È una cosa che può succedere nel nostro mestiere, ma proprio per questo deve diventare una lezione. Perché verificare una notizia non significa soltanto avere una fonte: significa anche capire quando le cose possono cambiare, soprattutto in situazioni delicate come questa. Noi continueremo a fare il nostro lavoro con la stessa passione, ma con ancora più attenzione. Anche dagli errori si cresce. E forse, più in generale, è arrivato il momento che tutto l’ambiente Empoli si faccia qualche domanda in più. Perché l’amore per questa società è enorme. Lo sappiamo bene. Lo vediamo ogni giorno. È un amore che porta quasi sempre a cercare il lato positivo, a difendere, a remare dalla stessa parte. Lo fa il tifoso, lo fa buona parte dell’ambiente e, in qualche misura, lo facciamo anche noi che raccontiamo quotidianamente l’Empoli. Ma siamo sicuri che sia sempre la cosa migliore? Forse no. Essere innamorati di una squadra non significa necessariamente darle sempre ragione. Essere dalla parte dell’Empoli non significa evitare le domande scomode. A volte proprio l’amore richiede una brontolata, una critica, persino uno sculaccione. Non per distruggere, non per creare tensione a tutti i costi, non per fare i cattivi per mestiere. Ma perché anche una società che per trent’anni ha costruito una storia straordinaria può attraversare un momento nel quale ha bisogno di essere stimolata.

E allora la domanda oggi è molto semplice: che cosa sta succedendo all’Empoli? Non abbiamo la presunzione di avere la risposta. Abbiamo però il diritto, e forse anche il dovere, di porla. Nei prossimi giorni arriveranno le ufficialità, arriverà il nuovo allenatore, con Matteo Andreoletti che sembra essere il profilo maggiormente vicino alla panchina azzurra, e arriverà anche una conferenza stampa nella quale qualcosa verrà spiegato. Ma difficilmente una conferenza potrà cancellare tutti i punti interrogativi che si sono accumulati negli ultimi mesi. E qui torniamo al problema iniziale: se chi deve dare le risposte non parla, diventa difficile anche per chi deve fare le domande capire quali siano quelle giuste da fare. Proveremo a farle. Con rispetto, senza pregiudizi e senza la volontà di costruire un caso dove non esiste. Ma anche senza paura di disturbare. Perché l’Empoli ha attraversato trent’anni di storia con una proprietà, una famiglia e un’identità molto precise. Oggi quella storia è davanti a un passaggio che potrebbe essere epocale, mentre contemporaneamente il progetto sportivo ha già conosciuto due addii importanti in pochi mesi. La stagione sarà difficile, questo lo sapevamo anche se non ci aspettavamo il terremoto di queste ultime ore. La forza di Empoli è sempre stata quella dell’ambiente, unico nel suo genere, e siamo certi che lo sarà anche stavolta. Bisogna però che tutti, davvero tutti, si prova a fare la nostra parte capendo dove si sbaglia e mettendo da parte – noi per primi – la presunzione di sentirsi migliori ed infallibili.

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Giornalista pubblicista, da sempre tifoso azzurro è tra i fondatori di Pianetaempoli.it sul quale scrive ininterrottamente dal 2008. Per PE, oltre all'attività quotidiana, si occupa principalmente delle interviste post gara da tutta Italia. E' stato speaker ufficiale dell'Empoli FC per 5 stagioni.

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