Il portiere azzurro Jacopo Seghetti ha rilasciato un’intervista sabato al quotidiano “Il Tirreno”.
“Ho iniziato qui da bimbo e arrivare alla prima squadra significa aver realizzato il sogno che coltivavo allora. Ora però, devo guadagnarmelo allenamento dopo allenamento, partita dopo partita.”
Aveva iniziato a giocare a calcio circa un anno prima, con il San Miniato Basso, e portiere lo è stato da sempre ma quasi per caso. Vero?
” Si. L’allenatore chiese chi se la sentiva di andare in porta e io alzai la mano e ancora non so perchè lo feci. Però andai tra i pali , feci un ottimo intervento e da allora lì sono rimasto, anche se all’inizio ogni tanto andavo a giocare in attacco a partita in corso.”
Pochi mesi dopo, come detto, lo sbarco a Empoli. E tutta la trafila delle giovanili consumate. Prima di “assaggiare” la prima squadra visto che nella stagione 2024/25, l’ultima nella massima categoria con Roberto D’Aversa al timone diventò l’eroe della cavalcata in Coppa Italia arrivata fino a una storica semifinale con il Bologna.
“La prima volta giocai a Torino contro i granata cavandomela bene. Poi le vittorie con Fiorentina e Juventus. Roba da non credere.”
In quella stagione arrivò anche l’esordio in Serie A, non fortunatissimo, contro il Lecce. Poi la parentesi, l’unica senza l’azzurro addosso, a Livorno in Serie C.
“Un’esperienza bellissima e importante. Per me è stata molto formativa. Giocare un campionato in una piazza come Livorno mi ha dato tanto e tanto ancora mi darà.”
Però un idolo tra i pali lo avrà pure avuto…
“Si, Buffon. E’ sempre stato il mio idolo, sia per quello che faceva in campo che per la sua leadership e l’impatto che che aveva con la squadra. E poi qui ad Empoli ho avuto la fortuna di allenarmi con Vicario quando ho fatto le prime panchina in Serie A. Potevo vederlo da vicino ed imparare. Diciamo che Buffon è l’idolo mentre Vicario è il punto di riferimento perchè ho avuto l’opportunità di viverlo nel quotidiano.”
A proposito di quotidiano, visto che suo padre ha una pasticceria e che, si sa, non tutte le ciambelle riescono con il buco ci spiega cosa è successo nel derby con l’Arezzo?
“Che abbiamo perso una partita che non meritavamo di perdere. A causa di episodi. L’espulsione e il gol. Sulla rete ho sbagliato io, Romagnoli è stato solo sfortunato. Su quel pallone dovevo andare in presa, non respingerlo. Un peccato, ma può capitare. L’importante è sfruttare anche queste cose negative per crescere.”
E, infatti, lei ha risposto con un’ottima prova in casa del Modena…
“Ma non c’è grande soddisfazione perchè purtroppo abbiamo perso quella partita.”
Che squadra è l’Empoli?
“E’ un grandissimo gruppo, straordinario. Tutti lavoriamo al massimo, ogni giorno, tutti ci aiutiamo. Si è creato davvero una bella armonia.”
Anche tra voi portieri?
“Si, anche tra noi. Io, Perisan, e Filippis andiamo sempre a mille all’ora con i preparatori Baldini e Cipollini. Personalmente credo il discorso valga anche per loro, è stimolante avere colleghi così bravi e dediti al lavoro.”
Ma la straordinaria armonia nel gruppo può bastare per raggiungere l’obiettivo salvezza?
“A oggi non c’è un obiettivo prefissato, non ce lo siamo posti. L’energia positiva che c’è dobbiamo e vogliamo sfruttarla per crescere il più possibile e per dare il massimo, il meglio di noi, in ogni partita.”
La prossima, però, sarà con il Palermo e dunque non esattamente facile….
“Non vedo l’ora di giocare. Questa sosta di due settimane è anche troppo lunga. Certo il Palermo è una squadra forte, su questo non ci sono dubbi, ma che ci sia quella rosanero o un altra per noi cambia poco. Conta prepararsi al meglio. C’è da dare tutto.”















