Un obiettivo raggiunto in maniera netta e meritata. Quali sono le sensazioni e le emozioni?
Dobbiamo fare innanzitutto i complimenti a questo gruppo, al mister e allo staff per il traguardo che hanno raggiunto: sono stati davvero encomiabili. Io era dal 27 maggio dell’anno scorso che mi sentivo in debito con la società, con tutto il settore giovanile e con l’ambiente di Empoli. Avevo dentro questa voglia di rimediare alla retrocessione, della quale mi sentivo – e mi sento tuttora – responsabile. L’anno scorso ho avuto due allenatori, due ottimi allenatori, Filippeschi e Birindelli, ma le responsabilità sono state soprattutto le mie. Devo ringraziare la proprietà che mi ha dato fiducia dopo un’annata negativa e mi ha messo nelle condizioni di ripartire e di allestire un gruppo davvero importante, non solo per i risultati ottenuti ma anche per le potenzialità future. Un ringraziamento va a tutti quelli che hanno lavorato nell’ombra: non solo lo staff, ma anche autisti, magazzinieri e la cucina di Casa Azzurri. Abbiamo fatto tanti allenamenti in più rispetto al previsto, lavorando molto sui singoli, e questo ha comportato uno sforzo importante da parte di tutta la struttura. In un settore giovanile, però, il lavoro individuale è fondamentale: se migliorano i singoli, migliora anche il gruppo. Questa vittoria è ancora più importante perché arriva grazie al lavoro fatto negli anni da tanti responsabili, in particolare da Matteo Silvestri – che oggi non è qui ma è come se ci fosse – e da Tommaso Dalle Donne. Questo è il primo gruppo su cui hanno lavorato in maniera completa, e il fatto che circa l’80% dei ragazzi provenga dal nostro vivaio è motivo di grande orgoglio. Ringrazio quindi loro e anche chi ha lavorato prima di noi, perché molti di questi ragazzi erano già qui da anni.
Sappiamo quanto per l’Empoli sia fondamentale la crescita dei ragazzi in ottica prima squadra. Cosa ti porti a casa di questa stagione in termini di crescita individuale e collettiva?
La sinergia tra prima squadra e settore giovanile ad Empoli è evidente. La storia della società, negli ultimi 35 anni, ha dimostrato quanto questo legame porti risultati, sia sportivi sia nella crescita dei calciatori e, prima ancora, degli uomini. Questo percorso è nel DNA del club. Per i ragazzi che hanno qualità e lo meritano, grazie al lavoro condiviso tra dirigenti della prima squadra e del settore giovanile, il percorso è più veloce. Siamo una grande famiglia e questo ci permette anche di battere la concorrenza, portando qui ragazzi che magari avrebbero opportunità in club più grandi ma che vedono in noi un percorso chiaro.
Cosa rappresenta per l’Empoli e per la crescita dei ragazzi il ritorno in Primavera 1, un campionato molto competitivo…
Alzare il livello qualitativo del campionato permette ai ragazzi di crescere ancora di più, anche attraverso le sconfitte. Detto questo, non bisogna sottovalutare il campionato che abbiamo affrontato: è stato difficile, al di là dei punti conquistati. Abbiamo sofferto, soprattutto all’inizio. Tutti ci davano per favoriti, ma dopo un paio di mesi eravamo quarti, e questo ha fatto capire ai ragazzi che nel calcio, come nella vita, non c’è niente di semplice. È stato un torneo tosto, con avversari di livello. Il gruppo ha saputo reagire anche a due infortuni importanti, quelli di Busiello e Zanaga, che aspettiamo di rivedere presto in campo. Ci sono state anche cessioni importanti a gennaio, ma quello che ha fatto la differenza è stato il senso di appartenenza. C’era voglia di riscatto, da parte mia, del mister e anche dei ragazzi. Molti di loro sono cresciuti qui e sentivano il desiderio di restituire qualcosa al settore giovanile, riportandolo nel campionato Primavera 1.














Grande professionista, Bargagna!