Ringraziamo per l’aiuto prezioso all’articolo il match analyst Fabio Maniscalco

L’Arezzo che venerdì sera arriverà al Castellani reduce dal pesante 5-0 di Verona non è necessariamente la squadra che racconta il risultato del Bentegodi. È però una squadra che ha mostrato, nelle prime tre giornate, pregi e difetti piuttosto riconoscibili. E soprattutto ha fatto capire una cosa: Cristian Bucchi può cambiare il sistema di gioco, ma non sembra voler rinunciare ad alcuni principi fondamentali. L’Arezzo ha cominciato il campionato vincendo 2-1 ad Avellino con il 4-3-3, ha affrontato il Palermo con un 4-4-2 e a Verona è partito con un 4-5-1, che in fase offensiva poteva trasformarsi nuovamente in una struttura più vicina al 4-3-3. In tutte e tre le occasioni, però, è rimasta una costante: la difesa a quattro. Ed è probabilmente proprio questa la prima informazione che Pagliuca deve portarsi dentro la preparazione della partita. Perché l’Arezzo cambia modulo, ma non cambia pelle completamente. Partiamo da un dato apparentemente banale: Bucchi ha utilizzato tre strutture diverse in altrettante giornate. Ad Avellino il 4-3-3 aveva prodotto una squadra abbastanza equilibrata, con Iaccarino e Ionita ai lati di Sala e il tridente Arena-Cianci-Tavernelli. Gli amaranto erano riusciti a rimontare lo svantaggio iniziale grazie al rigore di Cianci e al gol nel finale di Ionita. Contro il Palermo il sistema è diventato un 4-4-2. Iaccarino e Sala hanno formato la coppia centrale, mentre Arena e Tavernelli hanno lavorato sugli esterni alle spalle di Cianci, con Ionita a completare il reparto. Anche in questo caso l’Arezzo ha reagito dopo essere andato sotto, arrivando fino al 2-2 prima del gol di Augello al 94′. A Verona, infine, Bucchi ha scelto un 4-5-1, con Tavernelli e Arena più bassi e Cianci riferimento offensivo. Il piano è rimasto in equilibrio per un tempo, ma l’espulsione di Illanes al 40′ ha completamente cambiato la partita. Tre moduli, dunque. Ma non tre squadre completamente diverse.

Il filo conduttore è la linea difensiva a quattro. Bucchi non ha mai rinunciato alla possibilità di avere quattro uomini dietro la palla e di proteggere centralmente la propria area con una struttura compatta. Questo significa che l’Empoli, se vorrà fare male, dovrà evitare di attaccare frontalmente una squadra schierata. Perchè il problema dell’Arezzo non sembra essere tanto la difesa posizionale quando riesce ad avere tutti gli uomini dietro la palla. Il problema nasce quando deve correre all’indietro. E questa è una differenza fondamentale. Una squadra può essere difficile da superare quando è ferma e molto più vulnerabile quando viene costretta a cambiare direzione. Per questo il compito di Pagliuca potrebbe essere quello di muovere continuamente il blocco amaranto. Non necessariamente con un possesso esasperato. Ma con cambi di gioco, rotazioni e soprattutto con la capacità di portare fuori posizione almeno uno dei quattro difensori. La formazione che immaginiamo per gli azzurri è un 3-5-2 che contro la linea a quattro dell’Arezzo può avere una particolarità molto interessante. I tre centrali permettono all’Empoli di costruire con superiorità numerica contro il primo pressing amaranto, mentre i cinque centrocampisti possono occupare tutta la larghezza del campo. Ma soprattutto ci sono due attaccanti contro i due centrali. Questo significa che l’Empoli può creare una situazione nella quale i difensori dell’Arezzo non abbiano mai una scelta completamente comoda. Se uno dei centrali esce, Shpendi o Distefano possono attaccare lo spazio che si apre. Se rimangono in posizione, l’Empoli può cercare di servire i due attaccanti tra le linee o alle spalle del centrocampo. Ed è proprio qui che potrebbe nascere una delle chiavi della partita.

Shpendi è naturalmente un giocatore che può attaccare la profondità ma contro una squadra che difende a quattro potrebbe essere ancora più importante il suo movimento incontro. Se il centravanti azzurro viene fuori dalla linea difensiva, uno dei centrali amaranto sarà costretto a decidere se seguirlo e quella decisione può aprire uno spazio per Distefano. Oppure per l’inserimento di Saporiti, oppure ancora per il quinto di parte. È una situazione che l’Empoli dovrebbe cercare di provocare. Perché la domanda non è quanto Shpendi riuscirà a correre alle spalle della difesa, la domanda è quante volte riuscirà a costringere la difesa dell’Arezzo a cambiare riferimento. In questa partita potrebbe essere particolarmente interessante la posizione di Saporiti. Il centrocampista offensivo azzurro, partendo da una posizione interna, può occupare quello spazio tra la linea difensiva e quella di centrocampo che per una squadra schierata con il 4-3-3 o il 4-4-2 non è sempre semplice da controllare. Se l’Arezzo sceglierà di difendere stretto, Saporiti potrà ricevere tra le linee, se invece uno dei centrocampisti uscirà su di lui, potrà aprire spazio per Yepes o Biondi. E se sarà un difensore a seguirlo, la situazione diventerà ancora più interessante. È il classico effetto domino; un movimento apparentemente piccolo può modificare tre o quattro posizioni. E contro una linea a quattro, se riesci a creare un dubbio, hai già creato una crepa. Attenzione però alle transizioni, qui arriva il principale avvertimento per l’Empoli. L’Arezzo non va sottovalutato perché non è una squadra costruita esclusivamente per difendersi. Anzi. Nelle prime due giornate gli amaranto hanno dimostrato di avere una certa capacità di reagire alle situazioni negative. Sono andati sotto sia ad Avellino sia contro il Palermo e in entrambe le occasioni hanno trovato il modo di rientrare in partita. Questo significa che quando recuperano palla possono essere pericolosi. E il giocatore da tenere maggiormente in considerazione è probabilmente Tavernelli, qualora riuscisse a recuperare dal problema tendineo che lo condiziona da alcune settimane. Il suo impiego contro l’Empoli è infatti in dubbio, così come quello di Iaccarino, uscito a Verona per una distorsione al ginocchio. Illanes, invece, sarà certamente assente per squalifica dopo il rosso rimediato al Bentegodi.

Ed è qui che la partita diventa ancora più interessante. Bucchi rischia di arrivare al Castellani senza tre giocatori che hanno avuto un peso significativo nelle prime giornate: Illanes, Iaccarino e, almeno potenzialmente, Tavernelli. Illanes è stato titolare in tutte e tre le partite. Iaccarino è partito titolare in tutte e tre. Tavernelli è stato titolare nelle prime tre. Il loro eventuale forfait obbligherebbe Bucchi a modificare non soltanto gli uomini, ma probabilmente anche alcuni meccanismi. E qui la profondità della rosa amaranto diventa un fattore. In difesa ci sono giocatori come Gilli, Renzi, Righetti, Cagnano, Coppolaro; a centrocampo Ionita, Viviani, Sala, Mawuli, Leone e Chierico; davanti Cerri, Cianci, Arena, Pattarello, Mancuso e Olivieri. Il mercato si è chiuso con gli arrivi di Leonardo Mancuso e Marco Olivieri, mentre Varela è stato ceduto alla Salernitana. Per Bucchi non mancano dunque le alternative. Ma il punto è un altro: alcune di queste alternative hanno caratteristiche diverse. E quindi possono cambiare il modo di attaccare. Questa è una possibile chiave. Con Cianci l’Arezzo può avere un riferimento fisico capace di lavorare sul duello diretto e di permettere alla squadra di risalire. Con Cerri cambia il tipo di riferimento. Con Pattarello o Arena aumenta invece la componente di movimento. E con Mancuso, appena arrivato, Bucchi aggiunge esperienza e capacità di attaccare l’area. Non è quindi soltanto una questione di chi giocherà. È una questione di cosa vorrà ottenere Bucchi da quella posizione. Un giocatore come Artur Ionita merita un capitolo a parte. È il tipo di centrocampista che può dare equilibrio ma anche arrivare dentro l’area. Il gol segnato ad Avellino al 90′ non è casuale rispetto alle sue caratteristiche: l’Arezzo ha trovato la rete proprio attraverso l’inserimento di un centrocampista. Per questo l’Empoli dovrà evitare di guardare soltanto gli attaccanti. La seconda linea amaranto può diventare pericolosa quando la partita si sporca. E Ionita è probabilmente il giocatore più esperto per leggere quel tipo di situazione.

Il dato più pesante è inevitabilmente quello del Bentegodi. Cinque gol subiti. Ma anche qui bisogna leggere la partita. L’Arezzo era rimasto dentro la gara fino all’intervallo, nonostante alcune difficoltà. Poi l’espulsione di Illanes ha cambiato completamente il contesto. Bucchi ha provato a modificare la struttura difensiva passando a tre uomini dietro, ma la soluzione non ha funzionato. Il tecnico stesso ha riconosciuto che, dopo l’espulsione, la squadra ha perso lucidità, si è allungata e ha lasciato campo aperto al Verona. Ed è una dichiarazione molto interessante per il nostro lavoro. Perché Bucchi ha individuato esattamente il problema: l’Arezzo non deve allungarsi. E quindi l’Empoli dovrà cercare proprio di farlo allungare. Ecco allora il piano tattico che immagino. L’Empoli deve far muovere l’Arezzo. Prima lateralmente, poi verticalmente e infine alle sue spalle. Una circolazione paziente tra i tre centrali. I quinti molto larghi, Saporiti che si muove dentro, Distefano che viene incontro, Shpendi che alterna incontro e profondità. L’obiettivo è creare continuamente una domanda alla linea difensiva amaranto: “Chi esce?” Se esce il terzino, si attacca lo spazio esterno. Se esce il centrale, si attacca lo spazio alle sue spalle. Se esce un centrocampista, si trova Saporiti. Se nessuno esce, si continua a palleggiare fino a trovare il momento giusto. Non serve avere fretta, serve far perdere riferimenti. C’è poi un altro aspetto interessante. La difesa a quattro dell’Arezzo può essere attaccata con i cambi di fronte. Quando il pallone è su una fascia, il blocco amaranto tende naturalmente a scivolare. L’Empoli dovrà essere bravo a non giocare sempre nello stesso corridoio. Una combinazione tra Egan e Saporiti da una parte può servire per attirare l’Arezzo, poi il cambio di gioco verso Corrado può trovare il quinto con spazio. Dall’altra parte, la stessa cosa. È un meccanismo semplice, ma contro un 4-4-2 o un 4-5-1 può diventare estremamente efficace. Perché costringe l’avversario a correre e una squadra che corre molto senza palla prima o poi perde qualche metro.

Arezzo ed Empoli arrivano alla sfida con sensazioni molto diverse. Gli azzurri vogliono dare continuità al proprio percorso. Gli amaranto devono reagire al 5-0 di Verona. Ma proprio per questo sarebbe un errore pensare a una partita facile. L’Arezzo ha già dimostrato ad Avellino di saper vincere fuori casa e contro il Palermo ha perso soltanto al 94′. Non è quindi una squadra da affrontare pensando semplicemente alla classifica. È una squadra che va obbligata a fare ciò che non ama. E il dato più interessante, in questo senso, è proprio quello emerso dalle parole di Bucchi dopo Verona: quando la squadra si è allungata, ha concesso campo aperto e perso lucidità, il Verona ha trovato terreno fertile. E allora il compito di Pagliuca potrebbe essere molto chiaro. Non andare a cercare immediatamente la giocata decisiva, prima bisogna far correre l’Arezzo. Farlo scivolare, farlo uscire, far cambiare posizione ai suoi quattro difensori. E poi colpire. Perché contro una squadra che cambia spesso modulo ma mantiene la linea a quattro, il modo migliore per attaccarla non è necessariamente cercare lo spazio che già esiste. È creare quello che ancora non c’è. E venerdì sera, al Castellani, potrebbe essere proprio questa la sfida tattica più interessante: l’Arezzo di Bucchi cercherà di ritrovare equilibrio dopo la notte da incubo di Verona; l’Empoli dovrà avere la pazienza e la qualità necessarie per impedirglielo. Il modulo, ancora una volta, sarà soltanto il punto di partenza. La partita vera si giocherà negli spazi che le due squadre riusciranno a creare — e soprattutto in quelli che riusciranno a togliere all’avversario.

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7 Commenti

  1. C’è da domandarsi se Pagliuca ha idea di come giocare questa partita … o se debba leggere questo articolo che spiega il perchè … e il come giocare questa partita … Va bè avere un parere … chi ha scritto questo articolo di sicuro non manca di inventiva … ma come si affronta l’Arezzo … lasciamola una prerogativa del mister …………….

    • Scusa Mork allora tutte le “cavolate” che scriviamo noi tifosi su questo sito…di come deve giocare la squadra…di chi mandare in campo…ecc…praticamente siamo tutti allenatori, non dovrebbero essere assolutamente scritte…a mio avviso invece questa “nuova” rubrica è molto interessante ma non perché deve insegnare qualcosa agli addetti ai lavori…quelli lo sanno da sé come fare…ma perché aiuta noi tifosi a capire anche un po di tattica…inoltre…oltre ad essere fatta benissimo…spiega anche molto bene ed in maniera “semplice” ed esaustiva quella che può essere la “chiave” di lettura di una partita…per me solo applausi…🤷‍♂️

  2. Caro Mork, ma noi saremo liberi di scrivere quel che ci pare? Oltretutto facendo anche un gran lavoro in termini di impegno e tempo !!!

  3. Posso dire che nell’allenamento di stasera, il pallone girava da destra a sinistra è viceversa con lanci, la parte allenatrice giocava con una difesa a 4,le punte una incontro e l’altra nello spazio. Comunque l’articolo interessante è ben fatto, ma con una difesa a 4 quelle sono le mosse.

  4. Dato che ci siamo, la redazione o chi per lei, poteva anche metterci il risultato finale, così nel caso qualche tifoso faceva a meno di venire allo stadio e risparmiava il prezzo del biglietto. Scherzi a parte, un vero cervellone, lo dico in positivo, chi ha scritto questo articolo, nemmeno il sig. Guido avrebbe potuto fare tanto!

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