Prima di tutto una premessa. Da subito.

Il calcio di cui si parla qui non è “il calcio” ma quello della Serie A. A ruota, ma con grandissimo distacco, quello della Serie B. Il resto è un’altra storia. Più si scende di Categoria e più si precipita nell’Inferno, un po’ come rifare il viaggio di Dante nella “Divina Commedia”. Solo che qui di “divino” c’è ben poco.

Da un po’ di tempo si leggono su alcuni giornali o siti internet articoli in soccorso dei Dirigenti della Lega di Serie A che, a fronte di perdite di introiti causa la pandemia, lamentano il silenzio ed il disinteresse dello Stato per la loro grave situazione finanziaria. Mesi fa iniziò  il Presidente della FIGC Gravina a cui si aggiunse immediatamente il Presidente della Lega di Serie A Paolo Del Pino che lo scorso ottobre scrisse a Conte, al Ministro dell’Economia Gualtieri e a quello dello Sport Spadafora facendo presente il rischio di dover rinunciare a 600 milioni di introiti nell’anno solare 2020 con gli stadi chiusi e chiedendo quindi “urgenti misure di intervento per compensare le perdite”. Comprensibile. E comprensibile anche che si esprima più o meno velatamente il disappunto per il silenzio del Governo su questo problema. Quello che è meno comprensibile, per noi che abbiamo i capelli bianchi e che da oltre mezzo secolo seguiamo le sorti pallonare sull’italico suolo, è che il mondo del calcio chieda ora l’intervento dello Stato dopo che per anni aveva rivendicato dai vari Governi succedutisi dal 1946 ad oggi totale autonomia, al grido più o meno esplicito di “giù le mani dal pallone”. E’ pur vero che il calcio ha sempre concesso agli uomini politici la passarella della domenica per farsi vedere in tribuna o l’occasione per svelare il proprio tifo di una vita per la squadra del cuore…magari solo quando questa squadra vinceva un Campionato o uno scudetto. Con la politica si sono fatti affari ( si pensi agli stadi di Italia ’90……), si sono intrattenuti sempre rapporti ma mai si permetteva alla politica di mettere le mani sul calcio, sulla sua organizzazione è sul suo modo di vivere e di operare.

Oggi anche il gigante scopre di essere tutto sommato “umano” e mostra i suoi piedi di argilla sconfessando, di fatto, le sue liturgie, i suo milioni, i suoi lustrini e – non ultinmo – il moltiplicarsi al suo interno di personaggi dai ruoli che non li capisci neppure se vai a cercarli sul vocabolario della Oxford University (ammesso che ne abbia uno!)…ma , si sa, la lingua d’oltre Manica va forte e dà un certo tono….

Il calcio della Serie A si scopre vulnerabile al Covid-19, eppure è l’unica forma di spettacolo in Italia che ancora oggi si fa, che gode di sostanziosi introiti dalle TV, che ancora raggranella qualche soldo dalla pubblicità. E ciò grazie al fatto che comunque si gioca, con la pantomima che viene messa su in ogni partita per dire che “si gioca in sicurezza”, con i giocatori e gli arbitri che entrano in tre momenti separati, che si distanziano, che si danno il gomito e non la mano e che appena inizia la partita giocano come sempre: si contrastano, si toccano, si fiatano sul volto e poi nell’intervallo e  a fine gara si salutano, si parlano, si danno le pacche sulle spalle e si abbracciano, escono tutti insieme. “The show must go gone “ (a proposito di inglesismi)…”lo spettacolo deve andare avanti” come cantava il grandissino Fred Mercury nel 1991. Qualcuno, più cattivo, potrebbe pensare “sono i soldi che muovono il mondo”.

Anche la Serie B ogni tanto si affaccia sulla scena delle lamentazioni, seppure in modo più sfumato e rarefatto.

Si parla di calcio ma dovremmo parlare di calcio di Serie A, poi di calcio di Serie B, poi di calcio di Lega Pro e poi dello sterminato numero di Società che sono nelle Categorie dei Dilettanti e poi – ma non in ultimo, per un Paese che avesse a cuore il suo futuro – di quello giovanile.

Il fatto è che, mentre c’è un calcio che fino a ieri ha vissuto di contratti milionari e di sponsor generosi e che oggi si scopre in crisi e chiede aiuto allo Stato, c’è l’altro calcio che agonizza e rischia di morire.

Nel mondo reale, quello fuori dal recinto che racchiude uno stadio, i lavoratori, gli imprenditori ed i commercianti e le partite IVA si ingegnano per trovare soluzioni, si arrabbiano per i ritardi nel ricevere aiuti, convivono con il giallo, rosso e verde, aprono e chiudono, trasportano, viaggiano o stanno a casa. I loro dipendenti vanno in cassa intragrazione e non sempre la ricevono con tempestività, e non si sa per quanto durerà, e non si sa cosa accadrà tra due mesi, tra sei mesi. C’è un mondo, fuori dal recinto-stadio, che si insegna per trovare soluzioni  che vive la crisi pandemica sulla sua pelle, sulla carne viva della propria famiglia. C’è un mondo di giovani smarriti che rischia di perdere non solo un anno di scuola ma l’occasione che proprio la scuola dà loro di socialità, di confronto, di apertura e conoscenza del mondo.

Choedo: qualcuno conosce qualche soluzione che il mondo del calcio-spettacolo ha proposto? Qualcuno ha sentito parlare di riduzione di ingaggi? Qualcuno ha sentito parlare di ridimensionamento degli stipendi di alcuni manager? Nel mondo reale esiste il contributo di solidaretà che i lavoratori pagano per altri in difficoltà. Esiste anche nel calcio?  Il silenzio che trovo più imbarazzante non è quello del Governo che non risponde a certe sollecitazioni che evidentemente trova imbarazzanti ma quello del Governo del calcio che sa chiedere solo di pagare meno tasse, magari sugli syipendi milionari di qualche suo calciatore.

Il calcio della Serie A chiede aiuto. Chi dovrebbe aiutare come? Con che cosa? Ma per favore! Con che coraggio un mondo che paga giocatori milioni di euro all’anno chiede aiuto allo Stato mentre nel Paese negozi e fabbriche chiudono o rischiano di farlo, molti lavoratori possono perdere il proprio posto di lavoro? Non si riesce a vedere oggi una fine di questo incubo che dal marzo scorso ha già ucciso in Italia oltre 80.000 persone! Con quale coraggio si chiede aiuto allo Stato per giocatori e Dirigenti che guadagnano centinaia di migliaia o milioni di euro quando ci sono lavoratori che non arrivano a 1.000 euro al mese e molti che sono già stati o stanno per essere espulsi dalle catene produttive e commerciali del Paese? Ci vuole faccia! E non mi si venga a tirari fuori la storia di quei tanti che lavorano nel e per il mondo del calcio in ruoli non Dirigenziali! A loro va la nostra solidarietà e la nostra totale comprensione ma, per aiutarli, basterebbe sacrificare il 10% dello stipendio di chi supera 500.000 di euro all’anno e con ogni probabilità potrebbero essere aiutati concretamente a superare le crisi. Credo che se una persona, per un anno o due, invece di 500.000 ne prende 450.000 possa sopravvivere… O no? Per non parlare di chi prende oltre, cifre anche dieci o venti volte o trenta volte superiori!

Ma i “signori” del calcio stanno andando oltre! Non solo “ristori” ma, qualche giorno fa, lo stesso presidente Dal Pino aveva proposto di consentire l’ingresso negli stadi ai soli vaccinati. Udite udite! Strano che nessuno abbia manifestato la stessa indignazione che si sente a volte nei dibattiti televisivi quando si tratta di questo delicatissimo tema. Quindi, pur di avere spettatori ad una partita, va bene anche dare la patente di vaccinato alla persone? Ma non era uno scandalo? Un “vulnus” alla democrazia? Alla libertà sancita dalla nostra Costituzione?

Nel mentre attendo le prossime mosse, le prossime lagne, i prossimi colleghi (pochi, per fortuna, in verità) che correrranno in soccorso a questo mondo di poveri e derelitti che nessun vuole aiutare, propongo una colletta pubblica di raccolta fondi per questi signori che, con i soldi che prendono, non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese….un po’ come sta succedendo agli operai, ai commercianti, agli agricoltori, a tutti quelli che lavorano fiuori dalle mura di uno Stadio e a quelli che ci lavorano dentro ma che non possono godere di contratti milionari e che, loro sì, davvero, hanno bisogno della nostra solidarietà e del nostro aiuto.

Ci sono imprenditori che si autotassano per tenere in fabbrica i loro operai, esercenti e commercianti che fanno salti mortali per non chiudere per sempre la seracinesca dei loro negozi, ristoratori che contano i tavoli vuoti, albergatori senza più clienti. Per favore!

Il mondo di calcio si assuma le sue responsabilità e cominci a fare una cosa sacrosanta: mettere il tetto agli stipendi dei giocatori!

La colpa, sia chiaro, è anche nostra. Di noi tifosi che (anche se sempre meno in verità…) continuiamo a tenere in vita con la nostra genuina passione un circo che la passione l’ha da tempo venduta alle TV, che l’identità di una squadra l’ha volutamente smarrita e disintegrata per ragioni di marketing (ma poi funziona??), che ha trasformato le squadre di calcio in aziende da quotare in borsa e che vorrebbe, infine, trasformare noi da tifosi in clienti. Ci hanno a  poco a poco smontato il giocattolo: siamo noi a raccoglierne i pezzi e ad immaginare, con la nostra fantasia, che ancora funzioni. Abbiamo tutti bisogno di eroi e di passioni e così consumiamo più o meno consapevolmente questo auto-inganno nel fingere che tutto sia come prima, che esistano ancora le “maglie” e le “bandiere” e gli “amori per sempre”.

Qualche collega se l’è presa con l’insensibilità di parte della classe politica  che sarebbe ostile al mondo del pallone ma soprattutto a quello di élite, ritendolo – ma come si permettono! –  un mondo dorato da moralizzare.

Nell’attesa che qualche Presidente proponga una riflessione seria all’interno del calcio che riporti, almeno in parte, almeno un po’, questo sport a qualcuno dei suoi valori costitutivi, nell’attesa che questa pandemia ci consenta almeno di poter tornare, anche se non tanti, sulle tribune a vedere il calcio da dentro uno stadio e non dal divano, in attesa che si possa ridare al calcio quella che è la sua vera anima, la gente, i tifosi, in attesa che qualcuno si svegli dal torpore e capisca che quello che sta accadendo potrebbe preludere ad una fine del calcio quale noi lo abbiamo per oltre un secolo conosciuto ed amato, ci piacerebbe che da parte di tutti si usassero ragionevolezza e serenità e, non ultimo, un po’ di sano buonsenso.

30 Commenti

  1. Alla fine è il modo in cui funzionano le relazioni stato-industria nel capitalismo moderno: giù le mani dall’impresa quando le cose vanno bene, valanghe di sussidi quando le cose vanno male. E via con i tagli allo stato sociale…

  2. EmpolesedaPrato hai detto una cosa giustissima e così che funziona il rapporto fra stato ed impresa nel capitalismo moderno. Addirittura quando c’è un’impresa decoptta, poniamo una banca, lo Stato se la deve accollare, risanare salvo poi ridarla a costi bassi al capitale privato. Riflettete gente, riflettete. Lo scandalo del calcio milionario che chiede aiuto si inserisce perfettamente in questo filone di pensiero. Purtroppo nel caso del calcio si fa leva sulla passione di noi tifosi. Per me il tifo, l’attaccamento alla maglia azzurra mi accompagna sin da bambino, vedere gli azzurri e parteggiare per loro è una cosa a cui che non riesco a rinunciare. Ma di fronte ad una situazione come questa se le società non mettono mano agli ingaggi, ovviamente sempre in proporzione e con un pavimento minimo, farò di tutto affinché non facciano leva sulla mia passione, ci sono troppe persone in sofferenza, mani in tasca tutti chi può, nel mio piccolo mi ci metto anche io altro che giù le tasse per tutti e sussidi ai ricchi.

  3. Menomale per il momento il nostro presidente non ha fatto di queste dichiarazioni veramente penose che ho sentito anche io da qualcun altro in serie A, da questo punto di vista probabilmente (spero non mi smentisca) il nostro Presidente è uno dei migliori a gestire i fondi e razionarli, per quanto riguarda quelli di serie A basterebbe levare parte dello stipendio ai giocatori ed invece di rinnovargli i contratti al rialzo, lo dovrebbero fare al ribasso ma tanto sappiamo tutti che non succederà

  4. E poi pensare che qui c’è gente che pensa di fare i comitati contro il Corsi. Bisognerebbe ringraziare il cielo di avere una società come la nostra alla quale si storce sempre il naso a prescindere e dalla quale si pretende chissà cosa. Sentiamo se la lucchese il prato l arezzo o i piri piri di pistoia danno I soldi al comune x tappare le magagne di 30 ANNI sugli impianti sportivi piste di atletica e VORAGINI x le strade…
    GRANDE FABRIZIO… come sempre del resto!!!!!

  5. E così !si cerca di tappare le buche invece di risolverle alle radici, e così si tira avanti ,fino a che un casca un ponte ….lo stadio quante volte e stato speso soldi inutilmente….

  6. Discorso molto populista….. è fin troppo ovvio che questa gente non dovrebbe lamentarsi…. ma questo sistema è stato costruito con il contributo di tutti e alimentato da tutti ….. piace vedere Ronaldo a Empoli? Certo, ma costa ….. quando le cose non vanno, è perché il Presidente non ha speso ….. o piace avere i migliori in squadra perché andare al campo a vedere le sconfitte non piace a nessuno….. il calcio non è più uno sport, ma una forma di spettacolo che costa ed ha bisogno di tanti soldi per autoalimentarsi ….. non ho mai sentito gioire qualcuno allo stadio perché giocavano i ragazzi …..

    • Questo è vero, c’è una grande mancanza di cultura anche nei tifosi, ma è anche vero che ci si può lavorare. L’Empoli di quest’anno ad esempio va in controtendenza e ricomincia a puntare sui giovani, che vuol dire spendere molti meno soldi sia per il cartellino che per lo stipendio. Tornare a un calcio in cui si allevano i ragazzi, in cui giocano per tanti anni nella stessa squadra e vanno via solo se hanno un’occasione davvero grande, non solo sarebbe più bello e romantico ma anche più economico. E in Serie A a giocare con Ronaldo ci vai anche così, non solo spendendo miliardi a caso. Anzi io credo che Ronaldo avrebbe più difficoltà ad affrontare Parisi o Nikolau rispetto a giocatori “col nome” pagati fior di quattrini ma che poi al dunque non valgono nulla. Però sì, i tifosi dovrebbero imparare a non chiedere sempre e solo di “spendere”, ma a osservare meglio il progetto sportivo e la sua prospettiva, e se entra un ragazzo del 2002 non iniziare a mugugnare e fare sarcasmo, ma al contrario sostenerlo ancora di più. Sono cambiamenti culturali difficili ma non impossibili.

  7. Grande articolo Fabrizio! Questa bolla finanziaria ha rovinato il calcio da ben prima del Covid, e non si tratta di essere utopisti o di fare i frati francescani: qui non si dice, in modo populista, che i calciatori dovrebbero guadagnare quanto un operaio. Però nemmeno l’eccesso opposto. Che poi non si parla di Messi o Ronaldo, che alla fin fine quei soldi se li “costruiscono” con la loro fama e i loro diritti d’immagine. Parlo degli stipendi assurdi che prende il “giocatore medio” di A. Sono andato ora a vedere la Fiorentina (quindi sostanzialmente una squadretta, non un top club), e Biraghi, che azzecca un cross ogni sei mesi, piglia 1 milione e 2. Uno che a Parisi gli può solo allacciare le scarpe piglia 1 milione e 2. E poi i presidenti di A piangono miseria!!! No via non dovrebbe nemmeno essergli consentito per legge di lamentarsi a questa gente.

  8. Ma chi se ne frega,ora il mondo del calcio chiede aiuto economico allo stato ma che falliscono tutti ,in Italia prima del calcio ci sono i problemi dei cittadini altro che calcio, che inizzino a tagliare gli stipendi a calciatori e dirigenti che con i loro stipendi milionari rimetterebbero a posto i debiti che si sono ritrovati, MA CHE CE NE FREGA!

  9. Condivido completamente tutto l’articolo…è una cosa vergognosa che il “calcio” di serie A e B vada a bussare allo Stato per avere dei sussidi…facciano un po’ di autocritica e adottino un ridimensionamento degli stipendi…perlomeno in questo periodo particolare…fino a quando non saranno nuovamente “autosufficienti”…mettano subito un tetto agli stipendi…in serie A ci sono tantissimi mediocri calciatori che guadagnano in media 150.000 euro al MESE…pensate che un ottimo medico non arriva a 100.000…L’ANNO…e un operaio a 20.000…L’ANNO!…MA DI COSA STIAMO PARLANDO?…si dovrebbero assolutamente vergognare anche solo a pensarla una cosa del genere…eppoi se uno come Ronaldo…poverino guadagnerà un po’meno vorrà dire che quando lo vedo il caffè glielo pagherò io!…

  10. Bisogna dare il reddito di cittadinanza a questi poveri del mondo del calcio, la gobbentus spende per Ronaldo tanti milioni che solo con quelli darebbero lo STIPENDIO a migliaia di persone , ma ci facciano il piacere che smettano di piangere.

  11. Se il calcio è un azienda come azienda ti devi comportare. Meno ricavi? Ok allora diminuisci i costi ovvero gli stipendi che gravano per il 70%. Se non ti adegui al mercato fallisci. Non devono piangere di niente perché anche se sono la quinta industria del paese gli aiuti sicuramente sono per altri settori.
    Ps: gentile Fioravanti se vuole usare inglesismi li usi bene, “the show must go on” è la corretta dicitura.
    In ogni modo articolo strabello e coi controcaxxi cosa che non leggevo da tempo.

  12. Ma le TV !non dicono che chi non ha mai fatto un abbonamento, per vedere la squadra del cuore a dovuto farlo,anche se senza obbligo, ma sono stati fatti tanti abbonamenti ,uno e anche il mio… non mi hanno puntato un fucile per farlo !ma io senza vedere lEmpoli non c’e la facevo😔

  13. Caro Fabrizio, ti capisco, ma il tuo discorso accorato lo puoi benissimo estendere anche alla serie C, alla D … alla Primavera 1 e 2, e via di seguito; ormai il calcio è un business, dalle squadre maggiori a quelle minori, con un rigirio di affari più o meno leciti da cui nessuno è esente. Ma non ti credere che poi sia così diverso da ieri. Comunque la passione c’era ieri e c’è oggi, ed è la cosa più importante, nel calcio e fuori dal calcio.
    Aspetto il tuo prossimo articolo. Buon lavoro.

    • E’ proprio quella la fascia dove ci sono le difficoltà peggiori, anche perché condivide molti difetti della gestione delle società di serie A, ma non potendoselo nemmeno permettere. Nel senso che in A almeno i miliardi girano davvero, mentre in D o in C c’è spesso una sorta di rincorsa a inseguire lo stesso modello che porta moltissime società a bruciarsi e fallire. Oltre alla pletora di presidenti e finanziatori poco limpidi che magari per qualche anno spendono un monte perché devono riciclare e poi mollano o falliscono, lasciando tutti col sedere per terra. E anche lì tra l’altro ingaggi assurdi e un sacco di “passi più lunghi della gamba” che squilibrano il sistema. Sarebbe tutto da rifare, anche se poi gli esempi virtuosi, di squadre che programmano bene e mettono al centro la sostenibilità economica ci sono, un esempio che mi viene in mente qui vicino è il Grassina

      • Condivido in toto, anzi direi che le cose più losche sono proprio nelle categorie inferiori, poi come giustamente dici, esistono le eccezioni come ci sono nelle serie superiori.

  14. Caro Fabrizio hai scritto un articolo veritiero e attuale, però per indurre le società a fare un discorso serio sugli ingaggi,bisogna che noi tifosi mettiamo con le spalle al muro le società, facendo come succede adesso, e cioè non andando più nessuno allo stadio a portare i soldi, facendo così vedrai che le società saranno costrette a rivedere il tutto e ridurre a cose ragionevoli l’organizzazione del gioco del calcio, perchè non dimentichiamo che è pur sempre un gioco, forse il più bello del mondo, ma non per questo devono prendere i tifosi per la gola.

  15. Aggiungo una nota, un dettaglio, che credo sia cmq importante.
    Mi sembra che per 100 di stipendio netto, altrettanti vanno allo Stato in quanto tasse.
    Quindi, in realtà, da questo giochino ci guadagna anche lo Stato.
    Sarebbe anche interessante sapere quanto incassa (solo a livello di leghe professionistiche) lo Stato in un anno.
    Credo che le lamentele dipendano da questo.
    Tu Stato incassi il 50% di quello lordo che do al calciatore: tu in cambio adesso mi dai qualcosa, specie in questo momento?
    Perché se ipoteticamente riduciamo gli stipendi, automaticamente diminuiscono anche le entrate per lo Stato…

    • Sì, in linea generale le percentuali sono queste, anche se con il “richiamo dei cervelli” certi contratti (vedi Fonseca-Roma, De Ligt -Juve ecc.,) sono detassati del 75%.
      La società dà lo stipendio netto al giocatore, e le relative tasse allo stato, nel quadro della propria attività.

      • Certo, dove sia il “richiamo” quando si parla di Fonseca e De Light…..
        Per me “richiamo” dovrebbe essere quando rientrano nostri connazionali.

        • No, si riferisce a stranieri/italiani che giocano (lavorano) all’estero; vengono acquistati (vengono a lavorare in italia) e prendono la residenza per due anni in italia (decreto crescita), con decurtazione dell’Irpef di circa 2/3

  16. In Inghilterra le squadre di serie A si autotassano una percentuale per sostenere le categorie inferiori…speriamo succeda annc..ahahah AHAHAHAHAHAH

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