Ringraziamo per l’aiuto prezioso all’articolo il match analyst Fabio Maniscalco

Quattro giornate, sette punti, due vittorie pesantissime in trasferta, una sconfitta interna contro l’Avellino e il pareggio di Bolzano. Il Modena arriva alla sfida del Braglia contro l’Empoli con un’identità già piuttosto riconoscibile, anche se dietro quella che appare come una semplice struttura 4-3-3 c’è qualcosa di più articolato. Daniele Galloppa sta infatti costruendo una squadra che vuole giocare, occupare bene il campo e soprattutto non rinunciare alla propria idea anche quando l’avversario prova a sporcarne la manovra. Non è un caso che il Modena abbia alternato, soprattutto nelle prime uscite, 4-3-3, 4-3-2-1 e 3-4-2-1. Ma il 4-3-3 è diventato progressivamente il vestito più riconoscibile: nelle ultime tre gare di campionato, contro Cremonese, Avellino e Südtirol, è stato infatti lo schieramento ufficiale. Ed è proprio qui che comincia la partita nella partita. La prima caratteristica del Modena di Galloppa è abbastanza evidente: non è una squadra costruita per aspettare. Il tecnico ha più volte parlato della volontà di proporre il proprio calcio e, alla vigilia della gara di Bolzano, ha ribadito di voler vedere una squadra fedele alla propria identità. La struttura di base è quella indicata dall’utente: Chichizola in porta, Tonoli-Nador-Nieling-Zampano dietro, Brugman davanti alla difesa, Bianco e Santoro mezzali, quindi Ambrosino, Caso e Olzer nel tridente. Ma attenzione: il 4-3-3 del Modena non va letto come una squadra con tre attaccanti immobili sulla stessa linea. È qui che Galloppa cerca di creare superiorità. Caso tende a partire largo, soprattutto a sinistra, ma ha la possibilità di stringere e ricevere tra terzino e centrale. Olzer è ancora più interessante perché può partire da destra e accentrarsi, diventando di fatto un trequartista aggiunto. Ambrosino, invece, non è il classico centravanti che aspetta il cross: viene incontro, si muove, attacca la profondità e può trascinare fuori posizione un centrale. La vittoria per 3-0 a Cremona è stata probabilmente la fotografia più nitida di questo meccanismo. Il Modena ha trovato ripetutamente spazio alle spalle della linea grigiorossa e Brugman ha potuto sfruttare la qualità del proprio piede per cercare direttamente Olzer e gli attaccanti. Il primo gol nasce proprio da un lancio del regista uruguaiano per Olzer. In altre parole il Modena non costruisce soltanto per arrivare al cross. Costruisce per creare una situazione nella quale qualcuno possa ricevere già rivolto verso la porta.

Se dovessimo individuare un giocatore che può cambiare il volto della partita, il nome è quello di Gastón Brugman. È il giocatore che dà ordine alla prima costruzione, ma soprattutto quello che può saltare una linea con un solo passaggio. Ed è una differenza enorme. Se Empoli riesce a schermare Brugman senza perdere compattezza, il Modena dovrà trovare altre soluzioni per progredire. Se invece il play riesce a ricevere libero davanti alla difesa, la squadra di Galloppa può diventare molto pericolosa perché davanti a lui ci sono Bianco e Santoro, due mezzali capaci di accompagnare l’azione, e tre giocatori offensivi con caratteristiche molto diverse. Bianco può rompere la prima linea palla al piede e inserirsi. Santoro ha gamba e capacità di arrivare da dietro. Il reparto, non a caso, è stato indicato anche dalla stampa modenese come uno dei punti di forza della squadra proprio per complementarità e duttilità. E allora la domanda per l’Empoli sarà molto semplice: chi va su Brugman? Ma soprattutto: cosa succede dopo? Perché uscire con un uomo sul regista può aprire spazio alle sue spalle per Bianco o Santoro. Non uscire significa invece concedere a Brugman tempo e campo per scegliere il passaggio. È una delle prime chiavi della partita. Un altro aspetto molto interessante del Modena è il comportamento dei terzini. Tonoli e Zampano non sono chiamati semplicemente a rimanere bassi e a difendere. Quando il Modena attacca, possono salire molto e dare ampiezza, permettendo agli esterni offensivi di stringere. È una situazione che si è vista chiaramente anche a Cremona: la linea difensiva restava a quattro, ma i terzini potevano alzarsi e trasformare la struttura offensiva in qualcosa di molto più aggressivo. Ed è qui che si crea il primo possibile problema per il 3-5-2 dell’Empoli. Se Caso stringe dentro al campo e Zampano sale, chi prende Zampano? Se Olzer si porta dentro e Tonoli accompagna, chi deve scegliere se seguirlo? Il Modena cerca continuamente proprio questo: costringere l’avversario a prendere una decisione. E ogni decisione difensiva apre una possibilità.

Qui entra in gioco il 3-5-2 azzurro. L’assenza di Curto, sempre titolare finora al centro della difesa, obbliga a cambiare un elemento importante. Quella di Egan, utilizzato sempre sulla corsia destra, modifica invece una delle catene laterali più utilizzate da Pagliuca. Ma proprio la struttura a tre può permettere all’Empoli di creare un problema al 4-3-3 modenese. Perché? Perché nella prima costruzione Magnino, Romagnoli e Cauz possono creare una superiorità numerica contro il tridente di Galloppa. E se uno dei tre attaccanti modenesi esce forte su un centrale, gli altri due devono decidere come comportarsi. È il classico problema del 3 contro 3 contro 4-3-3: se il pressing è perfetto, la squadra che costruisce può essere soffocata; se invece riesce a superare la prima linea, improvvisamente si apre campo davanti. Ed è quello che l’Empoli dovrà cercare. Non necessariamente costruire per cento volte dal basso. Ma attirare il Modena, superare la sua prima pressione e poi attaccare lo spazio che si apre alle spalle del centrocampo. C’è poi un giocatore che potrebbe avere un’importanza particolare: Saporiti. Nel 3-5-2 dell’Empoli, la sua posizione può essere decisiva per collegare centrocampo e attacco. Se Saporiti rimane troppo basso, l’Empoli rischia di diventare prevedibile. Se invece riesce a muoversi tra la linea dei tre centrocampisti e quella difensiva del Modena, può costringere Brugman o una delle due mezzali a seguirlo. E qui si apre un’altra porta. Perché se una mezzala esce su Saporiti, Yepes può trovare spazio. Se rimane Brugman a controllare la zona centrale, Saporiti può ricevere. Se il centrale difensivo esce, Shpendi può attaccare lo spazio alle sue spalle. È un piccolo domino tattico. Ed è proprio questo che l’Empoli deve cercare: non attaccare lo spazio che già esiste, ma creare quello che ancora non c’è. Un altro punto decisivo sarà la profondità. Il Modena vuole giocare con una linea abbastanza alta e accettare qualche rischio. Lo aveva già dichiarato in estate lo stesso ambiente modenese, individuando nella velocità dei propri difensori una delle basi sulle quali costruire il calcio di Galloppa. Questo significa che Distefano (immaginiamo possa partire lui come seconda punta) e Shpendi possono diventare molto importanti. Non devono necessariamente ricevere palla sui piedi, devono muovere i centrali. Un movimento incontro di Shpendi può trascinare Nieling fuori dalla linea. In quel momento Distefano può attaccare il corridoio centrale. Oppure può accadere l’opposto. È il tipo di movimento che può mettere in difficoltà una difesa a quattro, soprattutto quando i terzini sono molto alti. E qui si trova probabilmente una delle zone più interessanti della partita: lo spazio alle spalle di Tonoli e Zampano. Se il Modena perde palla mentre entrambi sono avanzati, l’Empoli dovrà essere abbastanza rapido da attaccare immediatamente quel corridoio.

Ma attenzione all’altro lato della medaglia. Il Modena è particolarmente pericoloso proprio quando recupera palla. Caso è l’uomo che può accendere immediatamente la transizione. Olzer ha qualità per ricevere tra le linee e calciare. Ambrosino può allungare la squadra oppure venire incontro e fare da raccordo. Lo si è visto a Cremona: dopo il recupero palla, il Modena ha saputo trasformare rapidamente la fase difensiva in offensiva, sfruttando la qualità tecnica dei tre davanti. Per questo l’Empoli dovrà prestare particolare attenzione alle palle perse con i cinque uomini offensivi troppo alti. Zedadka (dovrebbe essere lui il cambio per Egan) e Corrado dovranno scegliere con grande attenzione quando spingere contemporaneamente. E Yepes e Biondini avranno il compito di proteggere la squadra proprio nel momento in cui il pallone cambia padrone. Perché contro il Modena non basta attaccare bene. Bisogna anche perdere bene la palla. E poi c’è Andrea Belotti. Il suo arrivo è stato ufficializzato l’8 settembre e il centravanti era già in panchina a Bolzano, entrando nella ripresa. Non è soltanto un’alternativa ad Ambrosino. È un’opzione tattica diversa. Con Belotti il Modena può avere un riferimento più fisico, capace di giocare maggiormente contro i centrali, attaccare l’area e permettere a Caso e Olzer di raccogliere seconde palle e attaccare gli spazi intorno alla punta. A Bolzano, proprio il rapporto tra Belotti e Caso ha prodotto una delle occasioni più interessanti della ripresa. E questo significa che l’Empoli dovrà prepararsi non soltanto al Modena che inizierà la partita, ma anche a quello che Galloppa potrà costruire durante i novanta minuti. Il tecnico modenese ha inoltre due alternative importanti nel reparto arretrato come Francesco Folino e Davide Adorni. Folino è già entrato contro Cremonese e Avellino, mentre Adorni rappresenta un’opzione di esperienza per modificare uomini e caratteristiche della linea difensiva. È un dettaglio importante soprattutto perché il Modena potrebbe dover gestire fasi differenti della gara: se sarà costretto ad abbassarsi, servirà solidità; se invece riuscirà a tenere l’Empoli lontano dalla propria area, potrà continuare ad accettare campo alle spalle della prima pressione.

Ed è probabilmente questa la chiave più interessante di Modena-Empoli. Il Modena vuole una partita viva, fatta di possesso, pressione, verticalizzazioni e attacchi rapidi quando si apre il campo. L’Empoli, con il 3-5-2, può invece provare a creare superiorità nella costruzione, attirare il Modena e poi colpirlo alle spalle del centrocampo e dei terzini. Ci saranno quindi due squadre che, almeno nelle intenzioni, non sembrano costruite per aspettare. Da una parte Brugman, Bianco e Santoro contro Biondini, Yepes e Saporiti. Sulle fasce, Zampano e Tonoli contro Zedadka e Corrado. Tra le linee, Olzer sarà uno degli osservati speciali. Davanti, Ambrosino-Caso possono creare problemi alla difesa azzurra con la loro mobilità, mentre Distefano e Shpendi avranno il compito opposto: fare male alla difesa modenese quando questa sarà costretta a correre verso la propria porta. Ecco perché al Braglia potrebbe non vincere semplicemente chi avrà più possesso. Potrebbe prevalere chi riuscirà a decidere dove far giocare l’avversario. Il Modena di Galloppa ha già dimostrato di poter comandare una partita: a Cremona ha dominato e vinto 3-0, mentre contro l’Avellino ha costruito un lunghissimo assedio, chiudendo con 43 conclusioni e tre traverse senza riuscire a trovare il gol. L’Empoli dovrà quindi evitare di concedergli una partita nella quale il 4-3-3 possa prendere campo e ritmo. Dovrà invece provare a spostare il Modena, farlo correre lateralmente, costringerlo a scegliere. Perché il 4-3-3 di Galloppa è pericoloso quando trova campo. Ma ogni sistema, quando viene costretto a muoversi più di quanto vorrebbe, comincia inevitabilmente a mostrare qualche spazio. E domenica sera, al Braglia, la partita potrebbe decidersi proprio lì: non sulla lavagna iniziale, ma nello spazio che ciascuna delle due squadre riuscirà a creare dopo aver costretto l’altra a muoversi.

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Giornalista pubblicista, da sempre tifoso azzurro è tra i fondatori di Pianetaempoli.it sul quale scrive ininterrottamente dal 2008. Per PE, oltre all'attività quotidiana, si occupa principalmente delle interviste post gara da tutta Italia. E' stato speaker ufficiale dell'Empoli FC per 5 stagioni.

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