Andante

Se la prima è stata buona, la seconda è stata addirittura eccellente. Dopo il sonoro tris rifilato al Monza al debutto, mister Davide Nicola riesce nell’impresa di uscire imbattuto anche dalla sfida impossibile dell’Allianz Stadium. La Juventus, tra campionato e Coppa Italia, proveniva da sette vittorie consecutive. Tra le inespugnabili mura amiche, i bianconeri di Allegri sinora avevano conquistato il successo in 8 circostanze su 10, subendo appena 4 reti e pareggiando solo in pieno agosto con il Bologna e, successivamente, al cospetto della corazzata interista. Alla vigilia, pensare di fare punti contro Vlahovic e compagnia, era una chimera riservata ai più ottimisti. L’auspicio era che gli azzurri fossero in grado di dare continuità alla prestazione di una settimana fa, uscendo dal match possibilmente a testa alta e rinviando a sfide più alla portata l’ulteriore acquisizione di punti in grado di colmare il gap con le dirette concorrenti. E invece il punto ottenuto a Torino, al di là del prestigio che riveste, “rischia” di valere molto di più del canonico +1 in classifica. Vuoi perché arrivato in contemporanea con le sconfitte di Salernitana, Cagliari, Udinese, Lecce e Sassuolo e con il mesto pareggio tra Verona e Frosinone, vuoi perché moralmente pesantissimo in chiave salvezza. L’ingenuità di Milik, reo dell’assurdo intervento su Cerri che ha lasciato i bianconeri in dieci dopo poco più di un quarto d’ora di gioco, offre una chiave di lettura parziale e ingannevole. La realtà è che gli azzurri hanno ritrovato fiducia e convinzione e il pareggio è la diretta conseguenza di una prova di grande personalità, ordinata sul piano tattico e estremamente coraggiosa.

Vivace

Il repentino adattamento della squadra al nuovo abito tattico disegnato da mister Nicola e il ritrovato temperamento di un gruppo apparso sinora all’affannosa ricerca di un’identità. In poco più di dieci giorni, gli scenari sono radicalmente mutati in casa azzurra. La stessa autorevole prestazione di Torino è figlia di un atteggiamento in netta discontinuità con le prove timide e impacciate dell’ultimo periodo. Capitan Luperto e compagni sembrano trovarsi maggiormente a proprio agio con l’inedito vestito cucito ad hoc dal neo tecnico piemontese e anche la manovra offensiva pare averne beneficiato. Probabilmente è troppo presto per potersi dire sulla via della completa guarigione. Come affermava la regina del giallo Agatha Christie: “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza ma tre indizi fanno una prova”. A pochi giorni dalla importantissima sfida casalinga con il Genoa, gli azzurri di mister Nicola sono chiamati a porre in essere il terzo indizio. Quello che possa definitivamente far voltare pagina, accantonare una parentesi negativa e orientare la squadra verso una più matura e decisa consapevolezza.

Allegro

Solo il tempo potrà offrire risposte in merito all’archiviazione definitiva o meno del caso Tommaso Baldanzi. Il gioiellino azzurro, finito ai margini di una stagione rivelatasi estremamente complicata per svariati guai fisici e alcuni irrisolti equivoci tattici, si è ripreso in grande stile la ribalta sul prestigioso palcoscenico dello Juventus Stadium. Il colpo di biliardo che ha beffato il portiere bianconero Szczesny appartiene in tutto e per tutto al repertorio doc del fantasista di Castelfiorentino che, come tutti i talenti dotati di sfrontatezza e personalità, riesce a esprimere il meglio di sé nei teatri più suggestivi e stimolanti. Nel gennaio 2023, a San Siro, Baldanzi si alzò dalla panchina per stendere a domicilio i nerazzurri di Inzaghi. Un anno dopo il numero 35 ha offerto uno splendido dejavu ammutolendo i tifosi bianconeri. Oggetto di costanti sirene provenienti dal mercato e di animate discussioni sulla sua collocazione tattica, Baldanzi è tornato al centro della scena. Troppo spesso etichettato come una sorta di salvatore della patria, il fiore all’occhiello del settore giovanile è pur sempre un ragazzo di 20 anni che va fatto crescere con serenità, senza caricarlo di eccessive responsabilità. Solo in tal modo riusciremo a vederne spiccare definitivamente il volo.  

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3 Commenti

  1. Ecco come si scrive un pezzo giornalistico.
    Solo un errore venialissimo: Deja vu. Non dejavu tutto attaccato.
    Bravo Nico 👏

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