Ci sono parole che, all’apparenza, sembrano avere un peso minimo. Semplici dettagli lessicali, sfumature che potrebbero tranquillamente passare inosservate. Eppure, a volte, proprio una parola riesce a raccontare una filosofia, un modo di intendere le cose, una direzione. Nella presentazione della nuova prima maglia dell’Empoli abbiamo già espresso, in un articolo dedicato, il nostro punto di vista estetico, evidenziandone quelli che secondo noi sono gli aspetti più riusciti e quelli magari meno convincenti. C’è però un passaggio del comunicato ufficiale (che abbiamo riportato integralmente) sul quale, volutamente, non ci siamo soffermati. Oggi, invece, crediamo sia giusto farlo. Il club definisce infatti il colore dominante della maglia dell’Empoli come un “iconico blu”.
Ecco, è proprio qui che nasce una riflessione. Non perché ci si voglia fermare alla ricerca del termine perfetto o ad una questione cromatica. Il punto non è se il blu e l’azzurro siano due colori diversi, anche se per la lingua italiana lo sono. Il punto è quello che, simbolicamente, rappresentano. L’Empoli sta vivendo uno dei momenti più delicati della sua storia recente. Sul piano societario si lavora all’ingresso di un nuovo socio, una svolta che rappresenterebbe un cambiamento epocale dopo oltre trent’anni di gestione unica della famiglia Corsi. Sul piano sportivo si apre una stagione diversa rispetto alle ultime vissute: la Serie B è una categoria prestigiosa e assolutamente degna della storia dell’Empoli, ma è inevitabile che quattro campionati consecutivi di Serie A abbiano cambiato prospettive e percezioni. Oggi ci troviamo davanti ad una rifondazione tecnica e ad un possibile nuovo corso anche a livello societario. Proprio per questo riteniamo che questo sarebbe il momento ideale per compiere qualche “passo indietro”. Attenzione, non nella crescita del club, che anzi deve continuare, ma sotto l’aspetto umano, identitario, empatico. Perché negli ultimi anni l’Empoli è cresciuto tanto sotto molti punti di vista, ma allo stesso tempo si è progressivamente allontanato da quella dimensione familiare ed intima che lo aveva sempre contraddistinto.
È una sensazione diffusa. La percepiscono molti tifosi, la percepiscono coloro che questa squadra la vivono quotidianamente e, permetteteci di dirlo, la percepisce anche chi la racconta. La stampa locale non è un’entità distante: è composta da persone che, prima ancora di fare questo mestiere, hanno nel cuore l’Empoli e la sua storia. Probabilmente i risultati sportivi degli ultimi anni hanno attenuato questa percezione. Vincere aiuta sempre. Restare stabilmente in Serie A porta inevitabilmente a guardare più ai risultati che ad altro. Ma quel cambiamento, per chi osservava da vicino le dinamiche quotidiane, era già evidente. Un percorso che, a nostro avviso, ha iniziato a prendere forma intorno al 2017/2018, con una profonda riorganizzazione manageriale. Già allora il nostro direttore Fabrizio Fioravanti scrisse un editoriale dal titolo emblematico: “Qualcosa è cambiato”. Era una riflessione che non nasceva dalla nostalgia, ma dalla constatazione che il rapporto tra società e ambiente stesse assumendo contorni diversi. Negli anni successivi ci siamo spesso augurati che quel percorso potesse trovare un equilibrio, recuperando alcuni tratti distintivi dell’Empoli di sempre. Non è successo. Ed è qui che torniamo a quel “iconico blu”. Perché quella definizione, probabilmente scelta senza immaginare tutte queste riflessioni, ci sembra però inserirsi perfettamente dentro una traiettoria già vista.
L’Empoli, da sempre, è AZZURRO.
Non è semplicemente una tonalità. È un’identità. È un’appartenenza. È un modo di riconoscersi. Sostituire quella parola con “blu” può sembrare un dettaglio insignificante. Per noi non lo è. Perché le parole costruiscono cultura, costruiscono identità e raccontano il modo in cui si guarda a se stessi. Negli ultimi anni sono cambiate tante cose. È cambiato il logo, poi anche ritoccato. È cambiato l’inno. Sono cambiati linguaggi, modalità comunicative, approcci. Alcuni cambiamenti possono piacere, altri meno. Alcuni sono probabilmente inevitabili per un club che cresce. Nessuno pretende che l’Empoli resti fermo nel tempo. Ma crescere non dovrebbe mai significare perdere il contatto con ciò che si è. Oggi più che mai servirebbe ritrovare quel senso di appartenenza che ha sempre rappresentato il vero valore aggiunto dell’Empoli. Quella capacità di sentirsi parte della stessa famiglia, pur con ruoli diversi. Società, tifosi, città, stampa. Ognuno con il proprio compito, ma tutti dalla stessa parte. Perché conoscere il territorio significa comprenderne sensibilità, valori e tradizioni. Significa capire che dietro una scelta comunicativa, dietro una parola, dietro un simbolo, non ci sono soltanto logiche di marketing o strategie di brand identity. Ci sono persone. C’è una comunità. C’è una storia.
Il rischio, altrimenti, è quello di affidarsi esclusivamente ai processi, agli algoritmi, ai modelli comunicativi più moderni, dimenticando che l’Empoli non è un’azienda come tutte le altre. È una realtà che ha costruito il proprio prestigio proprio grazie alla capacità di essere diversa, per tanti versi, unica. Per questo ci permettiamo di dire, con il massimo rispetto, che forse questo è davvero il momento giusto per riscoprire certe radici. Profonde. L’Empoli non ha bisogno di diventare qualcosa di diverso da ciò che è sempre stato. Ha bisogno, semmai, di ricordarsi chi è e chi è stato. E se il colore che racconta questa storia continua ad essere definito “iconico blu” invece che semplicemente e sinceramente “azzurro”, allora la sensazione è che quel percorso di ritorno alle origini non sia ancora iniziato. Ed è un peccato. Perché, forse come non mai, oggi ce ne sarebbe davvero bisogno.
















Sono articoli troppo fini per il popolo bue.
Chi lo stabilisce chi appartiene al “popolo bue” e chi no? Tu, per esempio, da che parte sei?
te ti sei già schierato
🤣🤣🤣
Anche tu ti sei qualificato da solo
Non ci resta che aggrapparci alla forma, io approvo.
bue o blue
Bravo Cocchi, ottima analisi e giuste parole
Lo scrivo anche io, siamo bianco azzurri… Non blu. Ma come si fa a dire che il nostro colore é il blu? Suvvia…
Finalmente un articolo come si deve.
La contessina sta calpestando la storia dell Empoli nel silenzio più generale.
Non siamo silenziosi, siamo impotenti e se si dice qualcosa ci censurano. Lo sto dicendo da tempo, ma adesso alla fine mi esilieranno : se continua questa politica di smantellamento vanno boicottati gli abbonamenti.
Non so dove andremo a finire ?,ma lo Stadio da 20.000 travestito , lo dico e come perché hanno dichiarato che la struttura non la cambiano,! , sarà l’inizio della fine perché bello fare i piccoli quando torna comodo , e poi fare il contrario , distruggendo una città …
11 anni e più non ho mai sentito dire cosa serve al tifoso ? nulla si pensa solo allo sporco denaro!
è da un po’ che è iniziata la fine, forse c’hai lo stadio nel cervello e non te ne sei accorto
Verissimo, lo stadio è fumo negli occhi.
lo Stadio di Empoli è stato da sempre da 18.000/19.000 posta basta hai rotto
Ma stai bono i posti in piedi erano non contabili ci mettevi quanti ne volevi … te sei non una Nana peggio!
lo Stadio e 15.700 da minimo 20 anni basta vedere contro i gobbi tutto esaurito ma alla fine dichiarati 15.700….
Empoli Pescara serie B 2017 spettatori paganti 17200 lo stadio tutto azzurro , i tifosi del Pescara dirottati in tribuna smettila
Ma stai bono sera 13.500
tu hai rotto ora basta tu sei quel Biancazzurro beccato Claudio falla finita ti denuncio ora? falsa identità attenzione!
Perché del simbolo della collegiata abolito per sostituirlo con quello stilizzato che fa ribrezzo ? il colore e i simboli sono la storia e nessuno può cambiarli , loro ci sono riusciti.
Il simbolo stilizzato è il primo o uno dei primissimi emblemi dell’Empoli calcio
Mah…. Tutte le cose con il tempo cambiano, non solo nella nostra società di calcio, ma anche nelle altre società.
Poi la cosa virale è che tutti vogliamo essere gli azzurri, proprio anche per il colore della maglia, ma poi se vedi le maglie degli ultrà sono blu e piuttosto scure….
Quindi tutto cambia e si evolve nel tempo, purtroppo non sempre nel verso giusto, ma tutti noi, per un verso o un altro subiamo questi cambiamenti.
Vorrei sapere se ai nostri tifosi piace l ‘attuale stemma dell’ Empoli e chi l’ha adottato.A me no.Mi piaceva piu’ il precedente simbolo che rappresentava la storia e l’immagine di Empoli.Carlo B
a cuoreblu gli garba di sicuro
Facciamo una petizione vecchio logo con la collegiata e vecchio inno azzurro che si muove di talarico
Metà dei cori ultras sono con la parola “blu”.
E certamente quei cori non indicano una mancanza di identità…
Si vede che sei giovane.. I cori della mia gioventù avevano sempre “azzurro “, come termine.
forza l’azzurro alè, forza azzurro alè, forza biancoblu, biancoblu, biancoblu, sulle note della traviata
o dilli i cori con blu
Se è per quello … tanti anni fa le maglie non erano ne blu e ne azzurre, ma ciò non toglie che non parlerei tanto di Blu o di Azzurro delle maglie più o meno tenue nei colori … La squadra e tifosi hanno un nome solo da declamare … “AZZURRI” … ED E’ QUELLO CHE CI CONTRADDISTINGUE … DA ANNI … ANNI … E ANNI … Poi puoi anche cantare “Bianco blu … bianco blu” … ma sempre AZZURRIi rimaniamo! Tra l’altro ed è chiaramente una battuta … se mescoli il bianco con il blu … che colore viene fuori?
D’accordo con l’articolo del giornalista.
Perché?? Vogliamo parlare dell’inno?
Ragazzi l’ Empoli è da sempre azzurro….punto….
Onestamente a me è dispiaciuto anche aver abbandonato il vecchio logo, la collegiata stilizzata secondo me era fatta benissimo, era molto iconica e ci rappresentava molto…al massimo si poteva rimodernizzarlo….quello di adesso a me personalmente fa cag.@.re…
articolo molto profondo mi piace, poi si può essere d’accordo più o meno, secondo me è cambiato tanto troppo il calcio in pochi anni e purtroppo m o per fortuna mi accorgo di essere sempre di più tifoso che sportivo ultima partita vista è Monza Empoli…. Avigliana do Champions… mondiali e tremp… preferisco andare al castellani.
Ma non e un inno e quello il problema e una canzoncina e basta dove nemmeno si capisce se e per l’Empoli!
la realta’ e’che gli stessi tifosi sono confusi dai colori… forza bianco blu bianco blu bianco blu.. forza azzurro vinci per noi! forza vecchio cuore biancoblu! azzurro e’ il mio color! noi siamo i bianco blu, noi siamo i bianco blu.. aprite le porte che stiamo arrivando, noi siamo i bianco blu… sono sfumature, non ha senso attaccare Rebecca su queste cose, non e’un attacco alla tradizione.. quando ci sara’ da ragionare seriamente sicuramente non e’ qui che troveremo dei luminari.
Detto questo, la maglia e’ oscena.
l’identita’ la fanno le emozioni, non un colore che uno puo chiamare azzurro (napoli?) o blu.
E’ arrivato il commento monteborino. Il colore sociale dell’Empoli è l’Azzurro e la dimostrazione è la quantità industriale di bambine/ragazze/donne che dalle nostre parti si chiamano Azzurra. Grande pezzo! Per dire il contrario o contestarlo bisogna essere collusi… poi fate vobis
Non sono monteborino, dico solo che per esprimere un concetto e’ stata usata una metafora che non mi trova d’accordo. Le cose sono cambiate sicuramente, ma sono cambiate per tutte le societa’ in italia.. Empoli e’ sempre stata un’isola felice in cui si va in serie A e il presidente il giorni della promozione viene al BAR a dire “ve l’avevo detto”, in cui la notizia la potevi avere andando davvero a vedere l’allenamento. A Empoli c’e’ bisogno di un progetto tecnico importante che devi avere fortuna a creare, dare meno il joystick a procuratori (problema che hanno tutti), e a livello di tifo organizzare il raduno annuale come fanno tutte le tifoserie per rinnovare la condivisione e l’appartenenza.
l’inno e’ Azzurro che si muove …non questa filastrocca da zecchino d’oro…e la maglia e’ azzurra …questo dicela storia di oktre cinquanta anni…e le maglie dello scirso anno tra le piu belle di sempre….e quelle nukve tra le piu orrende e meno identificative …questa e’ la verita’
Faccio i complimenti al giornalista: un articolo sentito e pieno di significati. Il colore della maglia è solo un espediente, per esternare tutte le preoccupazioni che possono nascere da questa convulsa situazione societaria; c’è effettivamente la paura che si perda definitivamente tutto quello che negli ultimi trent’anni ha rappresentato la piccola società Empoli. Le probabilità che ciò avvenga, sono altissime; non basterà la probabile permanenza del nostro beatoamato a impedire un drastico cambiamento delle nostre caratteristiche. Ci si potrà abituare ? Non lo so, forse sì. Se da una parte le imprese della piccola e grande squadra dell’Empoli, sono da attribuirsi quasi esclusivamente al presi dente, bisogna anche ammettere che quello che diventerà il futuro Empoli, nel bene o nel male, sarà ancora opera sua: la sua testardaggine e, perchè no, la sua cupidigia, lo sta indirizzando verso un percorso pieno d’insidie che potrebbero anche portare alla fine del calcio ad Empoli. Speriamo di no.
Andiamo a scoprire come erano le maglie della prima promozione in B,della seconda,della prima promozione in A,dell’ultima e delle ultime salvezze in A.E poi decidete..Carlo B
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Empoli stagione 1920-1921: la casacca rossa con calzoncini e calzettoni di cromia varia cede ben presto il passo alla divisa col colletto, interamente azzurra ispirata al gonfalone cittadino e dotata di laccetti colore bianco, i calzoncini sono bianchi oppure neri ed i calzettoni neri con risvolto azzurro oppure bianco, completamente azzurri o anche azzurri col risvolto bianco. questa è la prima divisa da gioco che è ben descritta nel libro “brividi d’azzurro” di Fontanelli e Ciabattini che conservo gelosamente.
anche se il tifo organizzato fa molti cori ispirandosi al blu e si veste di blu non vuole dire perdere l’identità ma è un adeguamento ai tempi che passano, la tendenza tra gli ultras è quella di vestirsi sempre più scuri a volte anche neri, negli anni novanta si andava allo stadio tutti con colori diversi basta vedere le foto della tifoseria non solo la nostra, mentre ora tutte le tifoserie tendono a vestirsi tutti uguali a partite dalle felpe per finire ai giubbotti. ma nell’immaginario collettivo noi siamo gli azzurri e lo saremo sempre anche se questa società vuole votare sul blu notte. Forza azzurro ..vinci per noi..forza azzurro azzurro olè..
bisognerebbe che il su babbo la facesse fuori dalla società
maglia azzurra adidas righine fini bianche
sponsor sammontana e collegiata.
Articolo ottimo, che esprime il pensiero di gran parte della tifoseria.
Articolo non severo, ma giusto!
Lo spartiacque è stata la ricostruzione post retrocessione di Palermo come è scritto nell’articolo…
Il problema è stata la contessina. Comunque hanno voluto stravolgere. non si sono fermati all’evolversi. Per l’inno per esempio potevano alternare tra “Azzurro che si muove” all’entrata in campo e la bella canzone di Marstre.lli alla fine. Un po’ come fa la Roma…
Ma poi nessuna presentazione da oltre 10 anni, beatoamato che non parla più come faceva prima alle trasmissioni su Antenna5…ragazzi venduti troppo presto (alla faccia del nuovo inno)…tutto stravolto
ma di cosa stiamo parlando? ci ha chiamato anche la figlia blu, e che blu sia
Ma infatti, la contessina non poteva mica chiamarla azzurra come tutta la plebaglia.
L’ha chiamata blu come ‘ il sangue blu’,
La prossima la chiama ‘amaranta’
Ovviamente nessuno di voi ha colto il vero senso dell’articolo.. il problema non è l'”azzurro” o il “blu”, è una metafora del cambiamento in atto nella società, passata da una dimensione familiare di rapporti umani e quotidiani con tifosi e stampa locale a una dimensione aziendale più asettica, più industriale, che inevitabilmente peggiorerà ancora di più con l’ingresso di un nuovo socio americano o comunque non legato alla nostra realtà. È insieme una critica ma anche un invito a recuperare tutti insieme, società, tifosi, stampa locale una dimensione di unità e familiarità che si è persa negli ultimi anni.
Finalmente un commento di uno che ha compreso il senso dell’articolo.
Non sono d’accordo se trovi uno come a Como e diverso l’inno lo fanno per i soldi…
e solo questione dello sporco denaro , e il Beatoamato non e da meno , non ha fatto mai nulla oltre le briciole ne per i tifosi ne per la città …
Scusate, ma io, da semplice tifoso che ogni anno rinnova l’abbonamento, più di così cosa dovrei fare?
Come faccio a ritrovare quel senso di appartenenza e di familiarità con una società che da dieci anni racconta la stessa storia sullo stadio, ci illude con fantomatici fondi americani, allontana sempre di più la squadra dalla città (basti pensare alle presentazioni praticamente inesistenti), arriva persino a festeggiare una promozione indossando la maglia di un’altra squadra mentre la nostra stava sprofondando verso la Serie C e, soprattutto, non ha mai dato spiegazioni sulla propria situazione economica.
Che fine hanno fatto i soldi delle cessioni, dei diritti TV, degli sponsor e di quattro anni di Serie A?
Come si può chiedere oggi ai tifosi di riscoprire il senso di unità, quando è stata proprio la società, con le sue scelte e i suoi silenzi, a distruggere quel rapporto nel corso degli anni?
La verità è che tutto questo l’hanno voluto loro. E adesso vengono a parlare di familiarità? Ma mi facciano il piacere.
È la società che deve recuperare la familiarità non noi , sono loro che cambiano simboli colori , e aggiungo sono anni che non fanno più la presentazione della squadra ai tifosi , anche del discorso stadio sono anni che ci prendono in giro e spero che anche la storia del fondo americano sia vera altrimenti abbiamo toccato il fondo si ma quello vero.
Guarda Fabio che lo abbiamo compreso…sul senso di ritrovare la vicinanza tra Empoli, tifosi e città, cosa perduta.
Bravo Cocchi!!! Io penso che a qualcuna,senza fare nomi,piaccia il blu invece dell’ azzurro e che se potesse cambiarlo lo cambierebbe.
Comunque sono d’accordo sul ritorno al passato per certe cose, farebbe comodo anche a loro. Purtroppo la palla di questi aspetti è passata di mano,e la gioventù del passato ha poco rispetto…… peccato.
Concludo dicendo che finché rimaniamo sul “iconico blu”……..a denti stretti ci sto……. speriamo che non diventi l’ “iconico marrone o granata”come di si voglia!!!!
Poi per avvicinare l’Empoli alla gente ci vorrebbe un vero cambiamento (che credo Athos in fondo auspichi) nel centro di coordinamento e ritornare a rendere attivi i vari clubs della zona.
Questo bisogna fare un mea culpa come tifosi (non sono polemico ed anzi ringrazio chi si sbatte al Covo Azzurro), ma non sò se sia possibile invitare qualche giocatore o anche dirigente .
Li al club del Vangile a Margine Coperta andarono giocatori e presidente stesso invitati a cena e credo che solo la contessina non verrebbe, ma Artico ed il Beatoamato forse verrebbe.
Io credo che la distanza tra giocatori e tifosi sia anche dovuta a mancanze di iniziative nostre. Se li invitiamo loro vengono e li fanno venire credo. Cosi come fanno a Radio Lady con gli incontri del martedi. Non sò se qualche giocatore attuale sia stato invitato alla festa dei 50 anni del tifos azzurro a giugno (nonostante fossero in ferie). Abbiamo dipinto la squadra dell’ultimo anno come menefreghista, ma secondo me è anche la non conoscenza reciproca che rafforza questa idea, credo che le squadre osannate negli anni precedenti in serie A fossero addirittura peggiori in tal senso.
Non mi trovo d’accordo con l’articolo, che a mio avviso ha quel retrogusto dei discorsi “da vecchio” – che proprio non sopporto (e io non sono giovane)- nei quali il passato ha sempre una dimensione eroica, spiritualmente più alta, migliore. Le cose cambiano, in tutti i settori e in tutti i campi. Sicuramente a molti questo non piace perché, inconsciamente o meno, si rendono conto che il “loro” tempo è passato e che non sono più al centro dell’attenzione, però questa è la dura legge della vita. Stare a vagheggiare dei “bei tempi” e contrapporli all’attualità “corrotta” è un qualcosa di stantio, che lascia il tempo che trova.
Inoltre, andando nello specifico, l’Empoli penso sia una realtà che non è cambiata quasi per niente in decenni. Dopo 30 anni abbiamo la stessa proprietà, lo stesso stadio, i soliti riti, le solite “empolesate” (l’oasi dolce, etc) e i soliti mantra: il “fare l’empoli”, il “pane e salame”, i “profili da empoli”, “l’ambiente empoli” ecc ecc. S’è visto anche alla festa alla Vela: tutto fermo in una dimensione seminostalgica, vecchie glorie e selezione musicale inclusa.
Insomma, che altro si vuole? La collegiata nello stemma? Il ritorno di Pino Vitale? Ficini capitano? O il logo del gelato sammontana vecchia maniera?
Guardiamo avanti. Siempre adelante, companeros.
Prova a farlo in Inghilterra un discorso come questo. In questo pezzo (il più bello degli ultimi anni) c’è amore non nostalgia. Ci sono cose che sono sacre, i colori sociali sono una di quelle, sennò tutto davvero è opinabile.
Te conosci davvero bene il calcio inglese? ma davvero? io no, e non mi permetto di discorrerne. detto questo, che c’entra l’Inghilterra? io ho solo commentato l’articolo e la situazione dell’empoli e, ripeto, non mi sembra che il problema sia dire blu piuttosto che azzurro. allo stesso modo non trovo abbia senso dire che bisogna “tornare indietro”, come dice l’articolo. bisogna andare nella direzione che serve, non indietro perchè tanti anni fa le cose andavano bene.
Il pezzo non l’hai nemmeno letto, perchè anzi si evidenzia come non si deve tornare indietro. Poi se per te blu o azzurro è uguale, se domani cambiano nome, cambiano sede delle partite, ti va bene uguale?
Ma quindi chi ha scritto che: “riteniamo che questo sarebbe il momento ideale per compiere qualche “passo indietro””, oppure: “allora la sensazione è che quel percorso di ritorno alle origini non sia ancora iniziato. Ed è un peccato. “?
Ma forse sono io che non ho letto il pezzo, come dici te. Poi alle tue domande non rispondo, in quanto non sono altro che una ipotesi dell’irrealtà. Quando i fatti che ipotizzi accadranno, opinerò. Ad oggi, ad empoli è cambiato pochissimo, e il poco che è cambiato mi sembra una minima conseguenza del normale passare del tempo, che va in avanti. La dimensione “intima e familiare” che vorrebbe ritrovare l’autore è semplicenente un luogo dell’immaginazione che neppure è certo sia mai esistito.
Karl sulla parte strutture lo puoi dire forte la ferraglia un molla? senza pensare a quella tettoia da pollaio !
il “fare l’empoli”, il “pane e salame”, i “profili da empoli”, sono cambiati eccome, proprio ribaltati alla radice (profonda).
Anche “l’ambiente empoli” sta cambiando: oramai anche chi ha fette di prosciutto grosse come bistecche sugli occhi ha capito tante cose.
Non basta più uno slogan a intortare la gente.
We are family una sega
Radici profonde una sega
Le tradizioni e la storia sì rispettano.Cio’ non significa non stare al passo con i tempi.Di conseguenza non cambiamo tanto per cambiare.La forza di un club calcistico si vede da come e’ gestito non da mutamenti di facciata che lasciano il tempo che trovano .Carlo B
Trovo che l’articolo sia logico, lineare ed ampiamente condivisibile.
Devo riconoscere che Alessio Cocchi in questi anni ha avuto una piacevole evoluzione come giornalista: complimenti!
Comunque si mi associo ai complimenti ad Alessio, che è diventato ancora più professionale e credo che non ci sia nessun effetto vecchio o nostalgia di un passato nel senso del discorso dell’articolo.
C’era bisogno di una dirigenza e società più strutturata ed organizzata, ma senza perdere l’essenza dell’Empoli, perchè non possiamo essere distanti come dirigenza/giocatori/allenatori come le grandi piazze. Dovremmo fare quello che a suo tempo fece la Mens Sana Siena nel basket 15 anni fa (prima che la Banca chiudesse cassa e fallissero), non perdendo mai l’essenza Senese e rimanendo fedeli alla tradizione nell’evoluzione e crescita dei risultati.
il logo stilizzato è una cagata pazzesca,un obbrobrio partorito male!!!!!
Detta alla Fantozzi , troppo bello ! 🤣
Bell’articolo complimenti Alessio!
tanti cambiamenti negli anni sono concepibili ma nessuno ha mai cambiato i colori sociali di una società!
Forza azzurri!
Articolo molto bello. A mio parere stiamo andando verso la deriva societaria
BRAVO COCCHI: VOGLIAMO PIÙ ARTICOLI DI QUESTO TIPO E, SOPRATTUTTO, VORREMMO LA VIZIATA FUORI DALLA SOCIETÀ