Quattro partite sono troppo poche per poter tracciare un bilancio. Lo sono oggi, con quattro giornate di campionato alle spalle, così come lo erano lo scorso anno quando Guido Pagliuca aveva iniziato la sua prima esperienza sulla panchina dell’Empoli. Anche sette gare (quelle poi totali di Pagliuca lo scorso anno), del resto, rappresentano un campione ancora troppo esiguo per giudicare in maniera compiuta il lavoro di un allenatore, nel bene come nel male. Eppure qualche indicazione, soprattutto se messa a confronto con quella della passata stagione, è già possibile coglierla. Siamo dentro quello che abbiamo definito il “Pagliuca bis”, considerando che il tecnico toscano lo scorso anno aveva guidato gli azzurri nelle prime sette giornate di campionato, oltre alle due gare di Coppa Italia. Oggi, dopo quattro giornate, il dato numerico dice che l’Empoli ha raccolto sei punti. Lo scorso anno, nello stesso momento, erano quattro.

Un piccolo ma significativo passo in avanti sul piano della media punti: oggi siamo a 1,5 punti a partita, mentre un anno fa erano 1 punto a gara. Nel dettaglio, la partenza della passata stagione aveva visto l’Empoli battere il Padova alla prima giornata, perdere a Reggio Emilia contro la Reggiana, pareggiare in casa contro lo Spezia e poi incassare il pesante 4-0 di Pescara. Quest’anno il cammino è stato diverso: vittoria interna contro la Cremonese, sconfitta a Mantova, successo sul campo della Carrarese e infine la battuta d’arresto casalinga contro l’Arezzo. Sei punti, dunque, contro i quattro dello scorso anno. Numeri che, presi da soli, raccontano già un piccolo miglioramento. Ma sarebbe riduttivo fermarsi qui. Perché quello che colpisce maggiormente di questo avvio non è soltanto ciò che dice la classifica. È quello che si percepisce osservando quotidianamente questa squadra. E, in questo senso, la sensazione che qualcosa sia cambiato era già emersa durante il ritiro estivo, fin dalle prime sedute di allenamento. C’è un’amalgama diversa. Questa squadra appare più affine a Guido Pagliuca, non soltanto dal punto di vista tecnico e tattico, ma soprattutto sotto il profilo umano. Si percepisce un gruppo di ragazzi che sembra avere caratteristiche mentali, volitive e comportamentali più vicine al modo di intendere il calcio e il lavoro del proprio allenatore. E, probabilmente, è un rapporto che funziona in entrambe le direzioni.

Perché se un allenatore trova un gruppo con il quale riesce a entrare maggiormente in sintonia, anche il rapporto quotidiano diventa più semplice. Lo scorso anno, soprattutto osservando il lavoro da vicino, non sempre si aveva la sensazione di un rapporto così naturale tra Pagliuca e il suo gruppo. Quest’anno, invece, quella percezione è profondamente diversa. In allenamento si vede una sintonia particolare. Una sorta di simbiosi che in più occasioni abbiamo definito quasi “paterna”, con Pagliuca molto dentro al gruppo e il gruppo molto dentro alle idee del proprio allenatore. E questo, inevitabilmente, finisce per riflettersi anche sul campo. La squadra sembra recepire meglio determinate richieste, mostra una maggiore partecipazione emotiva al lavoro e, soprattutto, dà l’impressione di essere più compatta nei momenti di difficoltà. Sono aspetti che non si possono quantificare in una classifica, ma che nel calcio possono avere un peso enorme. Anche perché, sulla carta, l’Empoli di quest’anno non parte con una considerazione superiore rispetto a quello della passata stagione. Anzi. Se prendiamo come riferimento i valori di mercato e le valutazioni complessive della rosa, lo scorso anno gli azzurri erano considerati una squadra da quinto-sesto posto, mentre oggi la fotografia restituisce una formazione maggiormente collocabile intorno all’undicesimo-dodicesimo posto. Eppure la percezione, almeno in questo primo scorcio di stagione, sembra diversa.

È proprio qui che assume valore la scelta di tornare su Guido Pagliuca. Un allenatore che era ancora sotto contratto con l’Empoli e che, a un certo punto, è tornato a essere la soluzione scelta dalla società. Non sappiamo quanto ci sia stato di programmazione, quanto di opportunità o quanto di necessità nelle dinamiche che hanno portato al suo ritorno. Ma, guardando a oggi, l’intuizione sembra essere stata quella giusta. Perché Pagliuca resta un allenatore bravo e competente. Un tecnico che, non va dimenticato, soltanto due anni fa era uno degli allenatori più ricercati e apprezzati del panorama della Serie B, tanto che l’Empoli era riuscito a portarlo sulla propria panchina con totale volontà. Poi, lo scorso anno, qualcosa non aveva funzionato. Quest’anno, invece, sembra essere cambiata la musica. E non soltanto per i risultati. Una parte del merito va inevitabilmente riconosciuta anche al direttore sportivo e alla società, che hanno avuto l’intuizione di ripartire proprio da Pagliuca. Almeno oggi, questa scelta sta pagando. E i sei punti raccontano soltanto una parte della storia. Perché, guardando alle quattro gare disputate, l’Empoli avrebbe probabilmente potuto avere qualcosa in più. Contro l’Arezzo, in particolare, il pareggio sarebbe stato probabilmente il risultato più coerente con quanto visto in campo. E c’è anche un altro elemento: senza l’espulsione che ha lasciato l’Empoli in dieci uomini, quella partita difficilmente sarebbe finita con una sconfitta. Chissà, magari gli azzurri avrebbero potuto addirittura provare a vincerla. Questo, naturalmente, appartiene al campo delle ipotesi. I punti sono sei e quelli restano.

Così come resta una caratteristica che conosciamo bene di Guido Pagliuca: il carattere. Contro l’Arezzo il tecnico ha pagato il suo modo di vivere la partita con grande partecipazione, rimediando un’espulsione. Un’espulsione arrivata dopo aver già collezionato due ammonizioni nelle precedenti giornate. Ma anche questo fa parte di Pagliuca. Del suo modo di essere, della sua personalità, del suo modo viscerale di vivere il calcio. Quando si sceglie un allenatore come lui, si sceglie inevitabilmente anche questo. E probabilmente si sceglie proprio perché si ritiene che quella caratterialità possa rappresentare un valore per la squadra. Ovviamente ogni conclusione non può essere definitiva ad oggi. Il campionato è ancora alle primissime battute e le analisi realmente attendibili potranno essere fatte più avanti, probabilmente quando sarà stato superato lo scoglio della decima, undicesima giornata e ci sarà un numero di partite sufficiente per leggere con maggiore chiarezza valori, pregi e difetti di questa squadra. Ma sei punti dopo quattro giornate, contro i quattro dello scorso anno, sono un dato concreto. E soprattutto lo sono le sensazioni che accompagnano questo avvio. Perché stavolta, oltre ai numeri, sembra esserci qualcosa di diverso nel rapporto tra Pagliuca e l’Empoli. E se il buongiorno si vede dal mattino, questo secondo capitolo della storia potrebbe essere molto, ma molto diverso dal primo.

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Giornalista pubblicista, da sempre tifoso azzurro è tra i fondatori di Pianetaempoli.it sul quale scrive ininterrottamente dal 2008. Per PE, oltre all'attività quotidiana, si occupa principalmente delle interviste post gara da tutta Italia. E' stato speaker ufficiale dell'Empoli FC per 5 stagioni.

7 Commenti

  1. Non c’è dubbio che ci sia più affinità tra squadra e mister “soprattutto sotto il profilo umano”; d’altra parte ci sono parecchi giovani, vogliosi di far bene e che lo seguono; ma “dal punto di vista tecnico e tattico”, mi sembra che anche questa volta Pagliuca non abbia avuto tutti i quei giocatori richiesti per il suo gioco, tant’è che ha dovuto reinventare il ruolo ad almeno due di questi. Vedremo più avanti se riuscirà a costruire una sua squadra anche dal lato tecnico-tattico; certo che il suo atteggiamento irruento e indisciplinato non aiuta nè la squadra, ma nemmeno se stesso a fare le scelte giuste nel corso della partita. Per me con l’andar del tempo, può essere un problema: Empoli non è Castellammare !

  2. Siamo onesti, quella con l’Arezzo non è una partita da valutare. Abbiamo avuto tanta sfortuna e un arbitro contro per 95 minuti. Chi non ha mai giocato a pallone non può saperlo, ma la frustrazione che si prova quando vedi delle ingiustizie come lo sono state le mancate ammunizioni avversarie e il metro diverso per le nostre ammunizioni ti porta fare cose che non faresti mai. Non vuole essere una scusante al fallo di Curto e nemmeno una difesa per il mister. Ma quando è troppo, è troppo. I nervi saltano e si fanno le cappellate.
    Questo per dire che se rigiocassimo quella partita con un altro arbitro, potremmo anche giocare 100 volte, ma non perderemo mai. Non c’è verso.
    E alla luce di questo non cambierei nessuno dei giocatori dell’Empoli con qualcuno dell’Arezzo, mai e poi mai. Non che mi dispiaccia, ma messa così la squadra amaranto retrocede sicuramente e con largo anticipo.
    Dai siamo positivi, ci sono ampissimi spazi di miglioramento, a patto di non essere penalizzati con le scelte arbitrali che ci portano a commettere delle bischerate.

  3. 6 punti … e giocando per ben due volte in 10 per mezzo tempo su quattro partite … non male … non male davvero … Probabilmente anche qualche critica di troppo per una squadra che per molti tifosi(?) era … e sarà destinata più che a salvarsi … a retrocedere … Basta leggere i vari commenti di qualche tempo addietro!!! … Tutto è possibile nel calcio … ma nonostante lo scetticismo di molti tifosi, mi pare che la squadra stia mettendo in campo cuore e sudore … oltre ad alcuni giovani che fino all’inizio di questo campionato nessuno conosceva a meno che non avessero seguito abbastanza le squadre giovanili … Si … sulla carta qualcosa manca sia in difesa che all’attacco … una pedina per reparto … ma bisogna, una volta di più mettersi in testa che per forza di cose quest’anno si punterà soprattutto sui giovani e quindi largo anche a Berizzi, Babalola, Bembnista e Rugani in difesa (personalmente a me piaceva anche Antonini) che a turno potranno sedersi in panca o giocare se occorre … Probabilmente davanti manca il giocatore esperto che servirebbe da affiancare alle altre 4 punte (Shpendi, Distefano, Popov e Monaco) … ma se continueremo a giocare con una punta sola 4 diventano più che sufficienti … tenendo conto che in qualche maniera sia Saporiti che Ceesay, anche loro, possono giocare più avanzati … Contro il Modena una bella prova del nove … per dare risposta su quello che potremmo fare o non fare in questo campionato ……………..

  4. Analisi equilibrata che condivido.
    La differenza quest’anno è tutta nel clima che c’è dentro e intorno alla squadra.
    La paura passata nello scorso campionato per fortuna ha insegnato qualcosa e ha prodotto dei cambiamenti: in chi è restato e in lui che è tornato.
    Sarà un campionato importante per tutti: anche per Pagliuca che ha bisogno di un rilancio dopo le due stagioni alla Juve Stabia.
    Anche lui deve dimostrare di essere all’altezza di poter guidare una squadra che ha una storia come quella dell’Empoli.
    Presto per fare bilanci, vedremo come si comporterà quando arriverà qualche difficoltà, ma mi pare che lo spirito sia diverso. Le premesse per fare un campionato diverso da quello dello scorso anno ci sono

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