Riprenderà già oggi il lavoro degli azzurri, all’indomani della sfida giocata ieri contro la Reggiana. Il motivo è semplice: il prossimo impegno arriverà in anticipo e si giocherà venerdì sera alle 20.30 sul campo del Frosinone. Una settimana corta ma estremamente significativa, che porterà l’Empoli ad affrontare una delle squadre che, al momento, gode di miglior salute e che occupa il secondo posto in classifica. Dalla gara di ieri non dovrebbero essere emerse particolari problematiche sul piano fisico e, guardando alla trasferta in Ciociaria, le uniche assenze dovrebbero essere quelle del lungo degente Pellegri e di Ghion. Inoltre per squalifica mancherà il difensore Guarino. L’Empoli arriva però a questo appuntamento con addosso ancora molti punti interrogativi, che rendono complicato capire in maniera davvero oggettiva quale sia la reale consistenza ed il valore di questa squadra. Contro la Reggiana è arrivato un pareggio per 1-1: azzurri sotto nel primo tempo per il calcio di rigore trasformato da Girma e capaci di rimettere in piedi la gara nella ripresa con il colpo di testa vincente di Shpendi. Alla vigilia eravamo stati categorici: questa era una partita che l’Empoli aveva l’obbligo di vincere, andando anche oltre a prestazione, interpretazione e narrazione del match. Per questo motivo non può esserci soddisfazione, perché il risultato finale non è quello che serviva. È chiaro che, entrando nello specifico racconto della gara, ci siano diversi aspetti che qualcuno può leggere in chiave positiva. Onestamente, però, noi fatichiamo a trovarli. Questa stagione, arrivati a 26 giornate, non può essere considerata soddisfacente. Anzi, la sensazione è che l’Empoli sia molto lontano da quelli che erano gli obiettivi che la società si era prefissata a inizio campionato, al di là delle dichiarazioni di circostanza utili forse solo a smussare le aspettative. Nel corso di questi mesi, anche di fronte a inciampi pesanti, abbiamo sempre provato a individuare elementi positivi dai quali ripartire. Paradossalmente, o forse nemmeno troppo, la criticità maggiore emersa ieri va proprio oltre la prestazione in sé. Ed è un concetto che potrebbe far storcere il naso a chi si è aggrappato alla generosità mostrata in campo. Raccontando la partita, non si può negare che l’Empoli abbia prodotto una mole di gioco nettamente superiore a quella degli avversari. La palla è stata giocata quasi costantemente nella metà campo reggiana e la squadra ospite si è ritrovata in vantaggio quasi senza capire come, grazie a un rigore nato dall’unica vera sortita offensiva della gara. Se il calcio si decidesse “ai punti”, il successo sarebbe andato in maniera netta all’Empoli. Ma il calcio segue altri principi, estremamente semplici: bisogna segnare un gol in più dell’avversario. Dimostrando di essere più forti anche se l’avversario fa un gioco più ostruzionistico che di costrutto. E questo ieri non è successo. Nonostante il possesso palla elevatissimo, forse il più alto di tutta la stagione, nonostante la traversa colpita da Shpendi e alcuni arrembaggi che avrebbero dovuto produrre qualcosa di più concreto, la sensazione è stata quella di una squadra prevedibile, mai realmente feroce, mai con l’atteggiamento di chi gioca una partita da dentro o fuori. Se escludiamo alcuni spezzoni, non c’è mai stata la percezione che l’Empoli potesse davvero schiacciare completamente l’avversario e trovare il gol con naturalezza. E qui si apre una domanda fondamentale: questa squadra ha davvero dato il suo 101% o no? In entrambi i casi la risposta non è rassicurante. Se questo è stato il massimo, contro una Reggiana tecnicamente modesta – forse la squadra che ha mostrato meno al Castellani in tutta la stagione – allora molte delle convinzioni sulle qualità dell’organico andrebbero riviste. Se invece il massimo non è stato espresso, allora diventa inevitabile chiedersi perché questa squadra continui a non riuscire a liberarsi. Anche ieri è tornata una parola che sta diventando ricorrente, pronunciata dallo stesso allenatore nel post-gara: paura. Un fattore psicologico che, se non gestito, rischia di togliere e divenire pericoloso, molto pericoloso. Ed è questo, forse, l’aspetto più preoccupante in vista del finale di stagione, indipendentemente da quale sarà l’obiettivo reale, che adesso inevitabilmente è quello di guardarsi alle spalle.

Abbiamo esordito in questo pezzo dicendo che ci sono ancora tanti punti interrogativi che non permettono di capire appieno di che pasta sia fatta questa squadra, dove possa realmente guardare e cosa possa davvero essere. La sensazione, perlomeno la nostra – soggettiva e che non vuole essere assolutamente Bibbia – è quella di un gruppo ibrido. Una squadra che non sembra costruita per mettersi l’elmetto e giocare “alla morte” per conquistare una salvezza all’ultimo minuto dell’ultima giornata, emulando realtà come il Sud Tirol o la stessa Reggiana vista ieri. Allo stesso tempo, però, è una squadra che evidentemente non riesce – per caratteristiche, forse per qualità – a imporre il proprio calcio e a lottare con continuità per obiettivi più importanti e sfidanti. L’Empoli si esprime sicuramente meglio quando affronta avversari forti, che fanno la partita e lasciano spazi per ripartire e creare, piuttosto che quando si trova di fronte squadre chiuse, organizzate, pronte a bloccare le fonti di gioco. In quelle situazioni emergono ansie evidenti, perché non si riesce a fare ciò che si è preparato o che si vorrebbe fare. Tutto questo colloca la squadra in una sorta di limbo, che rende complicato anche andare a individuare con chiarezza quali possano essere i reali obiettivi. E sugli obiettivi, va detto, non è mai stata fatta davvero chiarezza. È vero: nessuno ha mai parlato apertamente di promozione e nemmeno su queste pagine quella parola è mai stata scritta. Però, senza volerci dilungare troppo, siamo convinti che alla vigilia della stagione non ci fosse il pensiero di dover lottare per salvarsi, ma quantomeno di sentirsi dentro il gruppo delle prime otto. Ognuno poi può dire la sua. Qualcosa di positivo, però, vogliamo trovarlo anche noi rispetto a quanto visto ieri, andando soprattutto ad analizzare le prestazioni dei singoli. La nota più bella la porta indubbiamente Edoardo Saporiti. Rientrato in campo dopo un po’ di tempo, pur senza cambiare oggettivamente le sorti della partita, ha fatto vedere passo, personalità e un piglio che fanno ben sperare per il futuro. Saremo anche categorici, ma crediamo che in questo momento questa squadra abbia bisogno di uno come Saporiti e che, se la condizione fisica fosse davvero ritrovata, non si possa prescindere da lui. Altra nota positiva, ma qui siamo ormai nel campo delle conferme, è Elia. Da qualche partita impiegato stabilmente a sinistra, sta palesando una qualità importante per la categoria, dimostrando continuità, personalità e qualità. Stesse parole le si possono esprimere per Matteo Lovato, ieri però tutto il pacchetto difensivo ha fatto bene, compreso quel Curto che gioca poco ma quando è in campo il suo lo porta a casa. E’ piaciuta la reazione di Degli Innocenti che, dopo un primo tempo non certo entusiasmante, è rientrato in campo con il piglio giusto, prendendosi tanti falli che hanno portato a punizioni interessanti. Importante il gol di Shpendi (che sfortuna su quella traversa che poi nella ripartenza ha portato al rigore per la Reggiana). Nel complesso, ieri, non sono emerse criticità da matita blu da parte di nessuno: ricordiamoci però sempre chi c’era davanti. Crediamo che anche la gestione da parte della panchina sia stata sostanzialmente corretta. Si torna al principio che ieri in campo c’è comunque stata una squadra sola, poi sicuramente – lo abbiamo detto in maniera forte – a livello di concretezza qualcosa è mancato e ci sono state diverse letture abbastanza prevedibili. Difficile però pensare ad un undici diverso da quello sceso in campo ed anche i cambi sono apparsi corretti. Si poteva forse osare partendo nel secondo tempo con le tre punte, ma qui si entra in un contesto particolare dove andrebbe capito se la squadra, per equilibrio, sarebbe stata in grado di sostenere questo assetto. Il cammino è ancora lungo, di occasioni per poter far bene e ribaltare la negatività delle parole spese oggi ce ne sono. Quello che però serve è che questa squadra creda un po’ in se stessa, almeno la parola “paura” non la vorremmo più sentire.

Articolo precedenteTV | Sintesi gara Empoli-Reggiana 1-1
Giornalista pubblicista, da sempre tifoso azzurro è tra i fondatori di Pianetaempoli.it sul quale scrive ininterrottamente dal 2008. Per PE, oltre all'attività quotidiana, si occupa principalmente delle interviste post gara da tutta Italia. E' stato speaker ufficiale dell'Empoli FC per 5 stagioni.

19 Commenti

  1. se sbagli 2 volte e’ ancora peggio, bastava prendere un attaccante , pierini de luca lapadula moro bastava uno forse qualcosa si risolveva , ma se andremo in lega pro non e’ un problema e’ solo frutto di aver fatto le nozze con i fichi secchi … buoni!!!

  2. “salvacrisi” …. con 2pt nel girone di ritorno, peggiore squadra della B…. nella crisi ci stiamo sguazzando….. questo trend ti porta dritto in C…. possibile che non si sia consapevoli che il burrone è molto vicino? La miopia è collettiva, dalla società, all’allenatore…. ai giocatori, ai giornalisti (per compiacere il padrone) ai molti tifosi che pensano all’ottavo posto!!!! Ma cosa vi ci vuole per svegliarvi??

  3. Alessio articolo scritto bene ma devi fare un passaggio mentale, chi ha pensato (società, stampa, tifosi) che questa squadra fosse da play off ha sbagliato valutazione. Per metterci l’elmetto dobbiamo capire che dobbiamo salvarci, che valiamo solo quello. Se applichi questo concetto la gara di ieri non è così schifosa come la dipingi. Ma deve fare quel passaggio.

  4. Diciamo le cose come stanno: se il loro portiere, in occasione del gol, non fosse andato a cercare funghi fuori dai pali, non avremmo pareggiato nemmeno giocando altri 45 minuti.
    Allo stadio sempre meno gente…
    Ps: Stefanelli espulso….almeno è vivo! La Family scomparsa nel nulla…. Ieri qualcuno allo stadio parlava di una vendita imminente delle quote societarie ad un fondo estero; si starà a vedere come disse Bocelli!

  5. Se posso, alle voci di cui sopra ti aggiungo che una delle condizioni sarebbe quella di far restare i membri della “family” con ruoli dirigenziali, tipo i Percassi a Bergamo, nel nuovo assetto societario.

  6. voci sempre piu’ ‘ diffuse’ nei luoghi di passaggio empolese del pres ident e…..ne parla a tutti ormai .
    sara’ per preparare il terreno o perche’ ormai e’ una realta’ il passaggio societario ,
    di sicuro destabilizzano il gia’ fragile ambiente interno, i giocatori se sentono lo sbrago….addio

    • Ne parlano tutti però al momento sono discorsi e basta.

      L’articolo del Fiora. vanti della scorsa settimana diceva praticamente il contrario, ovvero la mancanza di futuro.

      Il cambio di società io lo vedo come imprescindibile, mi dispiace, vorrei che Empoli rimanesse in mano agli empolesi, ma il calcio è diventato un’altra cosa.

      Però se non si muovono si rischia di andare in C e addio sogni di gloria.

  7. Presidente scomparso… importante è che non ci siano problemi tipo Commisso…il resto si risolve… vendita a un fondo estero con soldi e famiglia rimane come Percassi… Primavera risale… pensiamo a salvarci che ad ora è la cosa più difficile… brutto calendario

  8. dovevamo prendere un attaccante al posto di Pellegri…….. a questo punto speriamo di salvarci i. attesa di un nuovo proprietario con un po’ di soldi da spendere.

  9. Gnamo state boni…L obiettivo è la salvezza e così sicuramente ce la faremo. I giocatori incominciano finalmente ad esprimersi. anche se i risultato non arriva, non vole dire che sono delle pecore al guinzaglio di una capra. L’Empoli non si discute.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here