Il messaggio lo ha lanciato anche Fabio Caserta in conferenza stampa: domani conta solo il risultato. E il risultato, inevitabilmente, è uno soltanto. L’Empoli arriva alla sfida contro il Pescara con una pressione che non ha più bisogno di essere spiegata. Dodici partite senza vittoria, una classifica che si è fatta decisamente pericolosa e un margine sottilissimo rispetto alla zona calda. Quattro punti appena separano gli azzurri proprio dagli abruzzesi (ultimi), e questo rende la gara del Castellani ancora più pesante, ancora più carica di significati. Il concetto, ormai, è chiaro e ripetuto fino allo sfinimento: serve una vittoria per riaccendere la scintilla. Perché la sensazione, condivisibile, è che questo gruppo – pur con tutti i suoi limiti emersi – abbia ancora dentro qualcosa che può essere tirato fuori solo attraverso un successo. Una vittoria che avrebbe un valore che va oltre i tre punti: mentale, emotivo, quasi liberatorio. Ma le insidie sono evidenti. Il Pescara arriva meglio, con entusiasmo, risultati e la leggerezza di chi ha meno da perdere. Una squadra che ha ritrovato fiducia e che adesso intravede davvero una rimonta che fino a poco tempo fa sembrava impossibile. E questo cambia completamente l’inerzia psicologica della partita. Dall’altra parte, invece, c’è un Empoli che non può più permettersi errori. Nemmeno il pareggio, ormai, può essere considerato accettabile. Ed è qui che si gioca una delle chiavi della gara: la gestione della pressione. Perché se è vero che gli abruzzesi dovranno cercare di vincere e quindi inevitabilmente concederanno qualcosa, è altrettanto vero che gli azzurri dovranno essere lucidi, concreti e soprattutto pronti a colpire senza farsi bloccare dalla paura. Caserta ha toccato anche un altro punto centrale: adesso è la squadra che deve trascinare il pubblico. E su questo c’è poco da aggiungere. L’ambiente ha fatto la sua parte, forse anche oltre il dovuto. Tifosi e contesto hanno accompagnato la squadra con pazienza e sostegno, anche nei momenti più difficili. Adesso il passaggio è nelle mani – e nelle gambe – dei giocatori. Non è più tempo di parole, di analisi, di attenuanti. È tempo di risposte. Curioso, quasi simbolico, anche il richiamo alla cabala: al Castellani sfileranno i bambini della scuola del tifo, proprio come nell’ultima vittoria casalinga contro il Bari. In momenti così, ci si aggrappa davvero a tutto. Ma al di là di ogni segnale, scaramanzia o interpretazione, resta una sola verità: domani sera conterà solo il risultato. E l’Empoli, stavolta, non può permettersi di sbagliare.

Dal punto di vista tattico, la sensazione è che Fabio Caserta sia pronto a cambiare leggermente ancora, cercando quella chiave che fin qui non è mai stata trovata con continuità in partenza. E non è un dettaglio: in questo momento ogni scelta pesa il doppio. L’assenza di Salvatore Elia è sicuramente pensante. Parliamo del giocatore più in forma, più brillante, quello che nelle ultime settimane aveva dato la sensazione di poter spostare qualcosa anche da solo. Senza di lui, inevitabilmente, cambia tanto, soprattutto nella capacità di creare superiorità e dare imprevedibilità. Proprio per questo si va verso un ulteriore aggiustamento: dopo il 4-2-3-1 e il 4-3-3, l’Empoli potrebbe partire con un 4-3-2-1. Una soluzione che, almeno sulla carta, prova a dare più densità tra le linee e più connessioni nella zona offensiva. In questo assetto, Edoardo Saporiti e Shpendi dovrebbero agire alle spalle della punta centrale, che sarà uno tra Fila, Nasti o Popov. Una scelta che potrebbe garantire maggiore vicinanza tra i reparti offensivi, evitando quell’isolamento dell’unica punta che si è visto spesso nelle ultime uscite. Dalla cintola in giù, invece, non dovrebbero esserci rivoluzioni, anche se i ballottaggi restano aperti. Molto dipenderà dalle condizioni fisiche, considerando le gare ravvicinate: un fattore che, in questo momento della stagione, incide quasi quanto le idee tattiche. Ma, ancora una volta, tutto questo rischia di essere contorno. Chiunque andrà in campo domani dovrà sapere davvero quello che c’è in palio, perché adesso è importante sapersi calare in questa lotta, in questa dimensione. Il Pescara questa dimensione la conosce da inizio stagione, la vive, la respira. L’Empoli forse no. E questa rischia di essere la difficoltà più grande: calarsi davvero, fino in fondo, in una lotta che non era prevista, ma che adesso è diventata realtà. Capire questo, prima ancora di giocare bene o male, sarà determinante. Perché da lì passa l’interpretazione della gara e, molto probabilmente, anche il risultato finale.

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Giornalista pubblicista, da sempre tifoso azzurro è tra i fondatori di Pianetaempoli.it sul quale scrive ininterrottamente dal 2008. Per PE, oltre all'attività quotidiana, si occupa principalmente delle interviste post gara da tutta Italia. E' stato speaker ufficiale dell'Empoli FC per 5 stagioni.

11 Commenti

  1. Giustissimo cambiare con a difesa a 4, si doveva farlo prima, giusto lavorare sui cambiamenti di modulo. Ma le cose più importanti- e lì non c’è uno schema che ti salva- sono avere coscienza della propria situazione di classifica e raddoppiare la concentrazione, l’attenzione, la motivazione e evitare il più possibile errori e sbadataggini difensive; e avere coscienza delle proprie difficoltà volerle superare.
    “Non possiamo più sbagliare” lo farei scrivere a caratteri cubitali nello spogliatoio.
    Forza Empoli !!!!

  2. Salviamoci e ri-programmiamo a modino tutto quanto: la nidiata dei 2008/2009 è davvero forte. Sono quasi tutti convocati nelle Nazionali!

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