Se davvero, come ormai sembra, sarà Guido Pagliuca a sedersi sulla panchina dell’Empoli, una delle prime domande riguarderà il mercato. Non tanto i nomi per adesso, quanto le caratteristiche dei giocatori che serviranno per costruire una squadra davvero funzionale alle idee del tecnico. Perché se c’è una cosa che la carriera di Pagliuca ha insegnato è che il suo calcio non cambia in funzione dei calciatori. Sono piuttosto i calciatori a dover interpretare un’idea ben precisa. È successo a Lucca, è successo soprattutto a Castellammare di Stabia e, almeno nelle intenzioni, era successo anche ad Empoli un anno fa. Nelle sette gare sulla panchina azzurra il sistema più utilizzato è stato il 3-4-2-1, alternato al 3-5-2. Due moduli apparentemente diversi ma che condividono gli stessi princìpi: aggressione alta, intensità, ricerca continua della superiorità sugli esterni e verticalità immediata una volta recuperato il pallone. Il mercato, quindi, potrebbe essere letto proprio attraverso questa chiave.
DIFESA – La difesa a tre di Pagliuca non è mai composta da tre semplici difensori chiamati esclusivamente a proteggere l’area. Servono innanzitutto calciatori aggressivi, capaci di uscire forte sull’uomo senza paura di lasciare la linea. La marcatura preventiva è uno dei cardini del suo calcio e questo richiede personalità e letture rapide. Ma c’è anche un altro aspetto. Almeno uno dei tre centrali deve possedere qualità nell’impostazione. Non si tratta necessariamente di un regista arretrato, ma di un difensore capace di rompere la prima pressione conducendo palla e trovando verticalizzazioni pulite. L’uscita dal basso, infatti, nel calcio di Pagliuca non è mai fine a se stessa: serve per creare spazio e attaccarlo immediatamente.
GLI ESTERNI – Se c’è un reparto determinante nel calcio di Pagliuca è quello degli esterni. Più che quinti di centrocampo sono veri e propri motori della squadra. Devono avere corsa, resistenza, capacità di coprire sessanta metri più volte durante la partita e soprattutto essere efficaci nelle due fasi. Quando la squadra attacca diventano praticamente ali aggiunte; quando perde palla devono ricomporsi immediatamente sulla linea difensiva. È probabilmente il ruolo più dispendioso dell’intero sistema. E non basta correre. Serve qualità nel cross, capacità di scegliere il tempo dell’inserimento e personalità nell’uno contro uno.
IN MEZZO – Anche il centrocampo racconta molto delle idee del tecnico. Che si giochi con due mediani o con tre centrocampisti, il minimo comune denominatore resta la mobilità. Pagliuca difficilmente rinuncia ad un giocatore capace di rompere le linee in conduzione e ad uno che garantisca equilibrio nelle coperture preventive. Non ama un possesso lento e ragionato. Predilige una circolazione veloce che prepari immediatamente la verticalizzazione. Per questo servono interpreti che sappiano giocare ad alta intensità per novanta minuti.
ATTACCO – Nel 3-4-2-1 il lavoro dei due trequartisti è tutt’altro che statico. Non sono fantasisti che aspettano il pallone tra le linee. Sono giocatori che si muovono continuamente, che si abbassano per creare superiorità numerica e che, un secondo dopo, attaccano l’area. Devono saper pressare, rincorrere il portatore e trasformare rapidamente la fase difensiva in offensiva. In sostanza, calciatori completi prima ancora che esclusivamente tecnici. Anche il centravanti ha caratteristiche ben precise. Nel calcio di Pagliuca non basta segnare. L’attaccante deve essere il primo difensore, deve pressare costantemente la costruzione avversaria, attaccare la profondità e permettere alla squadra di risalire. Se poi è in grado di giocare spalle alla porta e dialogare con gli inserimenti dei compagni, tanto meglio. Nella sua esperienza alla Juve Stabia il centravanti è sempre stato il punto di riferimento di un sistema collettivo, mai un semplice terminale offensivo.
Forse, però, è questo il punto più interessante. Ripensando alla Juve Stabia, prima ancora che ai moduli, emerge una caratteristica che ha accompagnato tutta l’esperienza di Pagliuca: la forza del gruppo. Le sue squadre sono sempre state riconoscibili per intensità, spirito di sacrificio e partecipazione collettiva. Il talento è importante, ma non basta. Servono calciatori predisposti al lavoro quotidiano, disponibili al sacrificio e capaci di mantenere ritmi elevati per tutta la partita. Ed è probabilmente questo l’aspetto che, più di ogni altro, guiderà anche le prossime scelte di mercato. Perché il mercato è appena iniziato e la rosa cambierà inevitabilmente volto. Qualcuno partirà, qualcun altro arriverà. Ma se davvero Pagliuca sarà il nuovo allenatore dell’Empoli, una cosa appare già abbastanza chiara: prima ancora dei nomi, saranno ricercate determinate caratteristiche. Giocatori funzionali ad un’idea di calcio precisa, intensa e riconoscibile. È da lì che, con ogni probabilità, inizierà a prendere forma il nuovo Empoli.
Ringraziamo per l’aiuto nella scrittura del pezzo il match analyst Fabio Maniscalco














non mi sembra vero…..stiamo vivendo come in un incubo. non ho più parole …
Se queste sono le caratteristiche dei giocatori che servono al Mister, ne abbiamo 3-4, considerando che i migliori li dovrai vendere.
L’unica speranza, si spera, che i giocatori che arriveranno non siano prestiti.
Anche dalla C, ma di proprietà dell’Empoli.
Questi ci hanno fatto fare la festa e ora “la festa” ce la fanno loro…..
Ma quali caratteristiche…da vergognarsi con un individuo del genere in panchina
Capisco giornalisticamente fate giustamente il vostro lavoro, ma a mio modesto parere sembra quasi che con tutti questi articoli mettiate il dito nella piaga di larga parte del popolo Empolese che non apprezza questa decisione.
Mi ricordo benissimo che Alessio quando ritornò l’Amiatino facesti un commento dove indirettamente si capiva che umanamente e giornalisticamente non avevi legato con Pagliuca.
l individui e la famiglia co…si
Ma perché scrivete senza neache informarvi a Empoli a giocato a 3 ok, ma lui predilige la difesa a 4, ma se non gli viene dato i difensori giusti per la difesa a 4 non lo fa ! non capisco cosa costa andare a vedere io ci ho messo 1 minuto!