Lento

Torniamo da Genova con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così di chi non è pienamente consapevole del vortice scuro nel quale sta affondando la bagnarola azzurra. Il dato più preoccupante, a cinque giornate dalla fine, è che l’Empoli affronta le partite che ci separano dal termine di questo tribolato torneo con la stessa tensione agonistica con la quale ci si approccia alle prime gare post estive di inizio stagione. Sono saltati due allenatori e un direttore sportivo, eppure si ha la sensazione che gli azzurri non siano minimamente sfiorati dal rischio di un crollo imminente, di un’apocalisse sportiva che conseguirebbe al mancato raggiungimento della salvezza. Il neo mister Fabio Caserta è il meno responsabile della situazione che si è venuta a creare ma, venuto meno lo scossone emotivo che avrebbe dovuto generare l’arrivo del terzo tecnico in ordine di tempo, gli azzurri si sono nuovamente appiattiti in una dimensione di apatia senza fine. Quasi inermi e indifferenti di fronte allo sfacelo di un progetto tecnico che si è progressivamente arenato tra le pieghe di una stagione di estrema sofferenza.

Moderato

Il lunedì di Pasquetta, più che a una resurrezione, ha evocato una nuova stazione della Via Crucis azzurra. Contro la Sampdoria, l’Empoli è riuscito nell’impresa di non effettuare un solo tiro verso la porta difesa dal portiere blucerchiato Martinelli. Paradossalmente, l’uomo più pericoloso per il team di Attilio Lombardo è stato il difensore della Samp Giordano che ha rischiato di beffare il proprio portiere con una maldestra deviazione che si è stampata sul montante. Era il quinto minuto del primo tempo. Per i restanti 85 minuti più recupero, l’Empoli si è limitato a timbrare il cartellino di presenza, trascinandosi verso la fine senza manifestare alcuna volontà per invertire il proprio mesto destino di vittima sacrificale in un Marassi infuocato. Un lento, agonizzante “spettacolo” in cui, nell’ordine, gli spenti Nasti, Saporiti, Shpendi, Popov, Ceesay, Bianchi e Fila hanno fatto passare un pomeriggio tranquillo ai tifosi blucerchiati chiamati a raccolta per trascinare la Samp verso la salvezza.

Adagio

Si perché, anche se non sembrava averne i connotati, per l’Empoli si trattava di uno scontro salvezza. Ne restano due agli azzurri (Padova e Virtus Entella) per provare a dare un senso a una stagione che rischia di essere ricordata come una delle più negative e insignificanti degli ultimi trent’anni. A Shpendi e compagni toccherà in sorte anche l’ingrato compito di ostacolare, in casa loro, la corsa verso la serie A di Venezia e Monza scansando le temibili insidie dei playoff. Senza lo straccio di un progetto tecnico credibile, affidando le proprie sorti al fato e all’improvvisazione, l’Empoli si avvicina alla sfida cruciale con il Padova con l’obiettivo di dimostrare di essere ancora vivo. Nelle ultime 14 gare gli azzurri hanno centrato infatti una sola vittoria, giocando circa 80 minuti in superiorità numerica in casa con il Pescara. È in gioco la sopravvivenza e i giocatori azzurri devono essere i primi a esserne consapevoli. Se non è possibile dare fondo a qualità e doti temperamentali, occorrerà quantomeno affidarsi al senso di responsabilità. Quello che gli uomini di Fabio Caserta dovranno avvertire, prima di qualsiasi argomentazione di carattere tecnico. 

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3 Commenti

  1. Con la Samp non sono non si è mai tirato in porta, ma si è vinto appena 3 contrasti …. 3 non 25, tre e poi mi si viene a dire che questi giocatori, questa squadra ambisce alla salvezza…. giocatori troppo compassati, lenti, impacciati, niente che abbia alla parvenza di un atleta…. ma perché mai dovrebbero evitare la retrocessione se il prossimo anno sono altrove e si rifanno la verginità!!!! La colpa è anche di un posto troppo tranquillo, troppe poche pressioni, in altri posti faticano a uscire di casa, qui gli si chiede l’autografo….. dobbiamo smettere con questo perbenismo da provincialotti….. la squadra deve lottare altrimenti si aspettano sotto casa e la maglia deve essere bagnata di sudore e non di acqua….

  2. Società assente, non pervenuta.
    In altri tempi, Pino Vitale, Carli ed un pò anche Accardi ci avrebbero messo la faccia.
    Questo silenzio è assordante e forse spiega molte cose….

  3. Purtroppo guardando la partita con la Sampdoria l’opera in tre atti è stata: lento, lentissimo, sprofondo. Eh si che c’erano gli elementi per fare un’altra gara: c’è stato tutto il tempo per lavorare dopo la vittoria con il Pescara, si poteva almeno riuscire a muovere la classifica e sarebbe stato utile. Invece si è fatto il solito regalo agli avversari e davanti non si è combinato nulla. A Padova la musica dovrà essere diversa: loro escono da 5 sconfitte consecutive, se riuscissimo a vincere ce li metteremo dietro le spalle. E’ uno scontro diretto importantissimo, non si può sbagliare ancora

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