Ringraziamo per la stesura del pezzo il match analyst Fabio Maniscalco
Le amichevoli estive vanno sempre prese con il giusto equilibrio. Quella contro il Castelfiorentino, ad esempio, ha raccontato meno dal punto di vista tattico, anche per il livello dell’avversario e per il momento della preparazione. Diverso, invece, il discorso relativo alla sfida con la Virtus Entella. Al di là del risultato, la gara di sabato ha lasciato intravedere alcuni principi di gioco che sembrano destinati ad accompagnare l’Empoli durante la stagione. Naturalmente è ancora presto per parlare di una squadra compiuta. Il mercato è aperto, la condizione fisica è lontana dall’essere quella ottimale e tanti meccanismi richiederanno settimane di lavoro prima di diventare automatici. Però qualche segnale è già abbastanza evidente. E, soprattutto, si iniziano a notare alcune differenze rispetto all’Empoli della passata stagione. La novità che salta maggiormente agli occhi riguarda la costruzione dell’azione dal basso. Negli ultimi anni l’Empoli aveva spesso sviluppato la prima impostazione mantenendo i tre difensori piuttosto allineati davanti al portiere, cercando poi di trovare il centrocampista libero o lo sviluppo sugli esterni. Con il Pagliuca-bis, almeno per quanto visto finora, il concetto sembra leggermente diverso.
In fase di possesso uno dei tre centrali tende infatti ad alzarsi, andando a posizionarsi qualche metro più avanti rispetto agli altri due. Ne nasce una struttura che, almeno nella prima costruzione, assomiglia molto ad un 2+3: due difensori rimangono davanti al portiere, mentre il terzo si inserisce sulla linea dei centrocampisti per aumentare le possibilità di uscita dalla pressione avversaria. L’obiettivo appare piuttosto chiaro. Più linee di passaggio significa offrire al portatore del pallone un numero maggiore di soluzioni, evitando che la pressione rivale riesca a chiudere facilmente ogni sbocco. È un accorgimento che rende la costruzione più dinamica e meno prevedibile, perché costringe anche chi pressa a continue letture e adattamenti. Naturalmente servirà tempo affinché questi movimenti vengano assimilati completamente. Non sempre sono stati eseguiti con i tempi giusti, ed è assolutamente normale in questa fase della stagione, ma l’impressione è che questa rappresenti una delle principali impronte tattiche che Pagliuca sta cercando di lasciare sulla squadra.
L’altra situazione che ha colpito, forse anche più della prima, riguarda invece la fase di non possesso. Qui il concetto non è tanto quello di andare ad aggredire il portatore della palla in maniera disordinata, quanto quello di impedirgli di trovare una soluzione semplice. Contro l’Entella si è visto chiaramente come la prima pressione fosse orientata soprattutto a coprire le linee di passaggio più vicine, costringendo così chi costruiva ad abbassare il ritmo della manovra o a ricorrere ad una giocata meno comoda. È una differenza sottile, ma importante. L’obiettivo non è recuperare il pallone nel minor tempo possibile a qualsiasi costo, bensì togliere riferimenti immediati all’avversario, inducendolo all’errore. In questo lavoro è emersa con particolare evidenza la prova di Magnino. Il centrocampista ha interpretato molto bene questo principio, leggendo le linee di passaggio, accorciando con i tempi giusti e lavorando soprattutto di posizione. Un tipo di pressione meno appariscente rispetto a quella fatta di corse e contrasti, ma estremamente preziosa nell’economia del gioco. Sono dettagli, certo. Ma spesso è proprio nei dettagli che nasce l’identità di una squadra. Il risultato di un’amichevole può essere dimenticato nel giro di pochi giorni; i principi di gioco, invece, sono destinati ad accompagnare una squadra per tutta la stagione.
L’Empoli è ancora un cantiere aperto e sarebbe sbagliato pensare che quanto visto finora rappresenti già il prodotto finito. Lo Spezia offrirà un test ancora più veritiero e, con il passare delle settimane, sarà interessante capire se questi concetti verranno ulteriormente sviluppati oppure adattati in base alle caratteristiche degli uomini che completeranno la rosa. Una sensazione, però, c’è già. Più che cambiare modulo (alla fine di base è sempre un 3-5-2), Pagliuca sta cercando di cambiare il modo in cui l’Empoli occupa il campo. E se i primi indizi saranno confermati, il vero salto non sarà tanto nel sistema di gioco, quanto nei principi con cui la squadra interpreterà le due fasi.
















Il centrale che si stacca in avanti mi ricorda,anni fa,Lucchini.E’ una mossa tattica intelligente.Carlo B
Analisi interessante.
Pur con le dovute cautele dovute al “cantiere aperto”, anche io ho apprezzato il modo di approcciare la costruzione dell’azione e il modo in cui la squadra è stata schierata nel primo tempo. Nel secondo tempo l’impostazione della squadra mi è piaciuta un po’ meno (c’è stata più difficoltà a costruire le azioni e più retropassaggi verso il portiere), ma questo vuol dire poco, dato che sicuramente ci sono alcuni giocatori che hanno bisogno di tempi maggiori durante la preparazione.
Comunque aspettiamo la prossima amichevole e vediamo come prosegue il lavoro del Mister.
Pagliuca vattene!
Eehh si, l’avevano detto che la temperatura era in aumento…..
Anche con il fresco era uguale
O vediamo se userai lo stesso nick da ora in poi o, come fanno in tanti, lo cambieraiva seconda del caldo e del fresco…
Poverini, non sapete stare neanche in un forum di tifosi, immagino a livello relazionale nella vita….
Tu giudichi la vita di una persona da un sito di calcio? Genio
l’unica cosa interessante sarà quando lo rimanderanno via
le prime indicazioni tattiche é che con la squadra attuale siamo retrocessi a meta settembre.. poi vedremo…
Quoto gli ultimi due commenti
bisogna anche vedere se alla lunga, nell’arco di campionato, la mossa paga o meno, perchè se alla lunga diventi prevedibile, casca il castello…. di sabbia
In fase di ripartenza, che uno dei tre centrali, si porti più avanti a livello dei due centrocampisti, può creare certamente più possibilità di gioco, ma se poi nessuno dei centrocampisti torna per scambiare la palla, siamo nelle stesse condizione dell’anno scorso, con gioco prevedibile e lento e con Guarino che non sa più a chi passare la palla; qui è importante l’intelligenza e la visione di gioco dei due centrocampisti; se non ci sono, si rischia e basta.
Nella fase di non possesso, “prima pressione orientata soprattutto a coprire le linee di passaggio più vicine”, mi sembra una cosa ovvia, soprattutto in questa fase iniziale dove non ci sono ancore le forze per avere maggior aggressivita sull’avversario; ma in seguito ci dovranno essere tutte le due cose, se vogliamo tentare di salvarci.
Colpo dell’Empoli preso Chara dall’Udinese, il difensore Colombiano arriverà domani.