Riprenderà già oggi il lavoro degli azzurri, rientrati nella notte dalla trasferta contro il Bari. Non c’è infatti molto tempo per fermarsi a riflettere, perché tra appena tre giorni si tornerà nuovamente in campo e ancora lontano dal Castellani, questa volta sul terreno del Catanzaro. Per la prossima sfida mancherà sicuramente Matteo Lovato, che andrà incontro alla squalifica dopo l’espulsione rimediata ieri sera. Non sembrano invece esserci particolari problemi dal punto di vista fisico per il resto della rosa. Da capire semmai se Popov potrà rientrare in gruppo: ieri l’ucraino non era tra i disponibili. Restano ovviamente fuori i lungodegenti Pietro Pellegri e Ghion. Quella che attende l’Empoli sarà una partita tutt’altro che semplice. Il Catanzaro è una squadra che sta vivendo un buon momento e che in classifica si trova nettamente davanti agli azzurri. Proprio per questo servirà una risposta immediata, perché l’Empoli è ancora alla ricerca della prima vittoria in questo girone di ritorno e la situazione sta iniziando a farsi delicata. La sconfitta maturata ieri sera al San Nicola complica ulteriormente il percorso degli azzurri in un campionato che, con il passare delle settimane, assume contorni sempre più difficili da interpretare. La classifica resta corta ma allo stesso tempo pericolosa e il malcontento generale intorno alla squadra continua inevitabilmente a crescere. Analizzando la gara di ieri è quasi inevitabile dividerla in due parti ben distinte. La prima è durata 22 minuti, ovvero fino all’espulsione di Lovato. In quella fase l’Empoli aveva completamente in mano la partita: dominio territoriale, ritmo alto, qualità nel palleggio e un Bari che sembrava non riuscire a trovare contromisure. In quel frangente era arrivato anche il gol del vantaggio azzurro, poi annullato dal VAR per un fuorigioco dello stesso Lovato. Due minuti più tardi, però, lo stesso difensore si è reso protagonista dell’episodio che ha cambiato completamente la partita. L’espulsione ha costretto Alessio Dionisi a rivedere immediatamente il piano gara: fuori Edoardo Saporiti, che fino a quel momento si stava muovendo bene, e dentro un difensore per ristabilire l’equilibrio della linea arretrata. Da quel momento le inerzie sono cambiate. Il Bari, che fino a quel momento era apparso smarrito, ha preso coraggio e senza fare nulla di straordinario ha sfruttato un contropiede per trovare il gol del vantaggio. Va comunque dato merito agli azzurri di non aver mollato: nel giro di pochi minuti è arrivata la rete del pareggio con Shpendi (arrivato quindi in doppia cifra) che ha permesso di andare all’intervallo senza essere sotto nel punteggio. Nella ripresa, però, giocare per così tanto tempo con un uomo in meno ha inevitabilmente pesato. È chiaro poi che quando concedi un uomo per così tanto tempo, tendenzialmente è più facile che le cose si vadano a complicare, piuttosto che ad agevolare, anche se noi abbiamo negli occhi ancora la gara d’andata con il Catanzaro, vinta, giocando per diversi minuti con l’uomo in meno. Ma ci ricordiamo anche di come abbiamo vinto quella a Bolzano, giocando invece quasi tutta la partita con l’uomo in più e quel successo non è stato particolarmente meritato ma trovato proprio grazie a questa situazione. L’Empoli ha provato a resistere, ma il secondo gol del Bari — peraltro evitabile — ha finito per indirizzare definitivamente la gara. Ed è proprio su questo tipo di situazioni che continua a emergere una fragilità evidente: ancora una volta un pallone arrivato dall’esterno, con la difesa rimasta troppo passiva e senza una reale opposizione sul colpo di testa avversario.
Nonostante tutto, la squadra ha provato fino alla fine a rimettere in piedi la partita. Anche grazie ai cambi operati da Dionisi, l’Empoli si è riversato in avanti nel finale più con la forza della disperazione che con reale lucidità, ma riuscendo comunque a creare qualche apprensione al pubblico barese. In particolare con una conclusione di Ilie che ha costretto il portiere avversario a un intervento non banale. Da Bari si torna con tanta, tanta amarezza. Alla vigilia molti pensavano che da Bari potessero arrivare punti pesanti, forse addirittura una vittoria, e invece dalla Puglia si torna a mani vuote. Ancora una volta il conto è stato pagato caro per alcune ingenuità: quelle difensive sui gol subiti, ma anche quelle offensive nelle occasioni non sfruttate davanti alla porta. E, limitandoci alla serata di ieri, la matita blu non può che finire inevitabilmente sull’episodio che ha visto protagonista Lovato. Un’ingenuità che ha cambiato la partita e che ha finito per complicare tutto il resto di una gara che, fino a quel momento, l’Empoli sembrava avere pienamente sotto controllo. Se parliamo specificatamente della partita di ieri, è difficile essere particolarmente critici nei confronti di questi ragazzi che avevano impattato benissimo e la partita sembrava essere stata preparata nella maniera migliore, con la formazione giusta e con l’atteggiamento più consono. E la squadra, nonostante le difficoltà, nonostante gli errori che abbiamo citato e che purtroppo ci sono e fanno parte di questo cammino non sicuramente soddisfacente, ha cercato di fare il suo meglio, non si è arresa ed ha cercato di portare a casa quel massimo che a quel punto poteva essere portato a casa. C’è poi un discorso più generale che non può essere ignorato. La partita di Bari, infatti, deve essere inserita all’interno di un quadro più ampio, quello delle 28 gare che l’Empoli ha ormai alle spalle in questo campionato. Ed è proprio guardando al percorso complessivo che il trend inizia a diventare davvero preoccupante. Su queste pagine ci siamo spesso presi la responsabilità di sostenere che questo gruppo avesse qualità e che, nonostante le difficoltà, potesse continuare a guardare a un obiettivo preciso. L’idea era quella di restare agganciati alla zona playoff, credendo che quella potesse e dovesse essere la direzione verso cui ambire. Dopo la serata di ieri, però, continuare a insistere su quel tipo di prospettiva sarebbe poco realistico. L’Empoli è entrato ufficialmente nella lotta per la salvezza. In quella parte di classifica c’è tanto traffico e diverse squadre coinvolte, ma è impossibile non notare quanto la zona rossa sia ormai vicina. Lo è per quanto riguarda l’ultima posizione utile per i playout, ma lo è anche in relazione alla retrocessione diretta. I punti ancora a disposizione sono trenta, quindi il margine per rimettere le cose a posto esiste. Il problema è che i punti devono essere fatti. E la fotografia attuale racconta di un’Empoli in piena crisi di risultati: la peggiore squadra di questo girone di ritorno. Questo non significa che non ci siano stati episodi sfortunati o partite nelle quali gli azzurri avrebbero meritato qualcosa in più. Tra queste possiamo inserire anche la gara di Bari. Ma mentre l’Empoli continua a lasciare per strada occasioni, dietro le altre squadre iniziano a muoversi e a raccogliere punti pesanti. Il calendario, inoltre, non offre pause. La prossima partita sarà in trasferta, su un campo complicato come quello di Catanzaro. Subito dopo arriverà al Castellani una sfida che rischia di avere già il peso della vita o della morte sportiva, quella contro il Mantova. Soprattutto le quattro partite che restano da giocare in casa dovranno diventare un fattore. In linea teorica si potrebbe dire che da quelle gare l’Empoli dovrebbe provare a ricavare tra i dieci e i dodici punti. Ma sarà davvero semplice farlo? Guardando alle difficoltà che la squadra sta attraversando, è lecito avere qualche dubbio. Allo stesso tempo, però, se lo spirito e la qualità mostrati nei primi ventidue minuti di Bari dovessero diventare una base su cui ripartire, allora è possibile immaginare che questa squadra possa riuscire a tirarsi fuori dalle sabbie mobili della zona retrocessione.
Il problema è che, partita dopo partita, c’è sempre qualcosa che impedisce all’Empoli di trovare continuità. A volte è l’avversario che si chiude e rende tutto più complicato, altre volte è la qualità di chi si ha di fronte. In altre circostanze sono gli episodi che girano nel verso sbagliato. Ma alla fine c’è sempre un fattore che impedisce alla squadra di rimettersi definitivamente sulla strada giusta. Ed è proprio questo che inizia a diventare un problema serio. Nel corso della stagione, inoltre, l’Empoli ha mostrato anche una certa fragilità dal punto di vista mentale. Per questo una delle paure più concrete è che possa innescarsi una sorta di boomerang psicologico. Il lavoro dello staff tecnico, in questo momento, non dovrà limitarsi soltanto ai necessari correttivi tecnici e tattici. Magari sarà anche il caso di riflettere sull’assetto con cui l’Empoli sta giocando ormai dall’inizio della stagione. Ma altrettanto importante sarà proteggere la squadra dal punto di vista mentale, cercando di mantenere intatte convinzioni e consapevolezze. Perché, che lo si voglia ammettere o meno, questa squadra non era stata costruita per lottare per la salvezza. E quando una squadra che non nasce con quell’obiettivo si ritrova improvvisamente dentro quella battaglia, le difficoltà possono aumentare. Sui singoli vogliamo essere stavolta estremamente sintetici. Elia e Shepndi sono stati sicuramente i migliori; il primo è calciatore imprescindibile per questa squadra, il secondo ha numeri importanti ma potrebbe fare ancora meglio, soprattutto nella gestione del pallone. Pochi minuti ma c’è sempre più voglia e bisogno di uno come Saporiti. Dietro la lavagna va per forza di cose quel Lovato che tante volte è stato uno dei migliori. Non bene Guarino e Curto. Dionisi, lo abbiamo già detto, l’aveva preparata bene. Siamo strasicuri che senza il rosso a Lovato (il Bari non ha rubato niente, sia chiaro) l’avremmo vinta anche agevolmente, da li la partita è cambiata. Forse si potevano gestire meglio alcune sostituzioni ma non crediamo che il “colpevole” della sconfitta, ieri, possa essere l’allenatore. Anche da lui però ci aspettiamo di più. Prima della gara di Bari avevamo scritto che, arrivati a questo punto della stagione, ogni punto pesa. Anche quelli che vengono lasciati per strada. Oggi quel concetto va ribadito con ancora più forza. Ogni punto pesa. E dalla prossima partita l’Empoli dovrà iniziare a guardare soltanto ai risultati, facendo davvero tutto il possibile per evitare che questa stagione si trasformi in un incubo che nessuno ha voglia di vivere.














MA ANCORA NON S’È ESONERATO? MA CHE S’ASPETTA?
Ieri è stata l’ennesima vergogna. Vediamo ora i protagonisti di questa farsa da ‘tre soldi’
Dionisi: un allenatore finito, la massima espressione del servilismo. L’agonia continua con la sua (o forse di altri ai piani superiori) insistenza sulla difesa a tre, che per essere efficace necessita degli interpreti giusti e di una corretta applicazione. Un esempio lampante è l’azione che ha portato all’espulsione: una semplice verticalizzazione centrale che ha tagliato come burro i tre lenti difensori centrali, mal posizionati e incapaci di raddoppiare sugli inserimenti, visto che si allargano troppo. In dieci, poi, cosa fa? Pur di mantenere la difesa a tre, toglie l’unico giocatore in grado di battere punizioni e calci d’angolo. Risultato? Ci siamo fatti schiacciare ancora di più, soprattutto sulle fasce (e guarda caso, il secondo gol è arrivato proprio da una palla scodellata dalla sinistra). Non sarebbe stato più sensato passare a una difesa a quattro?Poi, incomprensibile l’uscita di Fila, l’unico che sembrava in grado di lottare là davanti e tenere alta la squadra, cercando di gestire le inevitabili palle lunghe dalla difesa. Invece, ha inserito Ilie e Degl’innocenti, due giocatori lenti, statici e fisicamente poco incisivi. Con questa mossa, hai praticamente concesso ancora più campo al Bari. A fine primo tempo,avrebbe dovuto scuotere la squadra, convincendola che c’era ancora la possibilità di ottenere di più. Avrebbe dovuto far capire che il Bari non era il Liverpool, che noi eravamo superiori, che “in dieci si gioca meglio”… Invece, niente. Zero tiri in porta, mai superato il centrocampo, e il gol subito era più che prevedibile. Alla fine della partita, invece di fare una vera e severa autocritica, ha qualcosa da dire sull’arbitraggio. “Rigore è quando l’arbitro fischia”, diceva Boskov.
L’intoccabile della società, l’acaro della polvere nel cappotto del presidente.
I calciatori: oggettivamente, sono i più scarsi di tutto il campionato. Non riesco a capire come giocatori come Obaretin, Candela, Degl’innocenti e Ilie possano stare in queste categorie… Misteri dei procuratori. Ormai considero il calciomercato come un mercato nero dei bassifondi di una grande metropoli, dove, tra una trattativa per Magnino e un Curto, si fa anche qualche scambio di favori extra-calcistici, magari organi o altre sostanze illegali. È inconcepibile. Spero solo che qualcuno abbia fermato Sphendi, altrimenti, visto che corre sempre a testa bassa e non passa mai la palla, lo ritrovano direttamente a Catanzaro… così si risparmia sulla trasferta di domenica. Guarino ormai è una certezza: chiedo, si può scommettere sugli errori dei giocatori? Visto che lui ne fa almeno due a partita (vedere ieri: molle sul primo gol, vagante nel secondo), con lui potremmo diventare milionari. Fulignati è in netto calo, anche ieri non è uscito sul secondo gol. Chi va con gli zoppi… Elia predica nel deserto, mi fa una grande pena. Insomma, una discreta armata Branca Leone, ma non ditelo al presidente in tribuna, altrimenti si infuria come contro il Cesena.
La società inesistente: ormai è diventata come il mega direttore galattico di Fantozzi… “Correva voce che non esistesse neppure, che fosse solo un’entità astratta”. Mi aspettavo almeno una dichiarazione post-partita da parte di qualcuno della società, andava bene anche un magazziniere, ma si sa, Bari è lontana… sicuramente più di Dubai, dove ormai soggiorna la contessina, intenta a creare chissà quale inutile meraviglia per il suo “giocattolino”, mentre esulta per le gesta dell’Arezzo, dove gioca il suo compagno. Stefanelli: no comment, in tutti i sensi. Se Dionisi è l’acaro del cappotto, lui è il tarlo che rode il legno del “Monteboro Training Center”. Sono sicuro che stia in silenzio perché sta architettando qualcosa di inimmaginabile, qualcosa che non solo ci porterà alla salvezza, ma che porrà le basi per un cammino glorioso verso obiettivi incredibili. Imperscrutabile.
Il Presidente: che dire… ormai è chiaro che non ha più la flemma di un tempo. Me lo immagino girovagare in vestaglia nelle grandi stanze vuote di Monteboro, come un novello Dracula nel suo buio castello, a contare i pochi spiccioli, e a ricordare i tempi andati, gli amici di una volta, gli affari fatti, i sogni, le gioie. Un uomo solo, abbandonato, troppo legato alle idee del passato, ma così ingenuo da farsi intortare dalle idee della figlia e degli altri lecchini che ha intorno, completamente disinteressati alla squadra. Che qualcuno lo aiuti!
I tifosi: è vero, siamo vittime di questo disastro, ma allo stesso tempo siamo anche noi carnefici. Girano voci preoccupanti sugli ultras e sul loro modo di “non protestare”; si rischia grosso, ma a loro sembra non interessare. Come già detto da qualcun altro, ormai cantano solo per se stessi e vivono le partite come un semplice momento per stare insieme, ritrovare un amico, farsi una bevuta, mentre la baracca affonda nella melma. Parlano di mentalità, ma questa dov’è? Chiedetelo ai perugini…
Se finirà in Serie C, sarà un fallimento vero. Potremmo davvero trovarci di fronte alla fine di un’era. È questa l’ultima stagione della nostra storia ultracentenaria?
E meno male non lo scrivo io perché io ero sicuramente più offensivo meglio che lo facciano altre persone , io ho dato in anticipo prima di Chiavari ma anche dopo ci ho provato!
Branco di indegni! posate le maglie!
mai una contestazione
A me l’arbitro di ieri sera,una donna con quattro nomi,non mi e’ piaciuto.Al primo fallo ha ammonito Yepes,non ha fatto sconti a Lovato,sembrava pro Bari,piazza importante con un De Laurentiis alla guida.Ma noi purtroppo siamo una squadra troppo discontinua e priva di sana cattiveria agonistica che capitola facilmente Ma questi problemi si erano gia’ visti a Dicembre.Come l’anno scorso la Società’ ha sottovalutato la situazione e,praticamente,non ha rinforzato adeguatamente la strada.E ora siamo qui a piangere e con la paura di retrocedere.Occorrono carattere,forza mentale e sacrificio se no ci avvieremo verso la fine del calcio a Empoli.Carlo B
Ma che sconti doveva fare.. l’espulsione era sacrosanta… casomai mancano un paio di gialli al Bari per due trattenute da dietro su Elia. Però ha anche risparmiato un giallo a Ceesay.
L’unico errore è stato fischiare il rigore sul mani di Guarino che palesemente non c’era.
Ma il rosso a Lovato, era netto, come il giallo a Yepes.
….a catanzaro si raccatta…. quella dopo col Mantova diventa, purtroppo, decisiva
Dobbiamo fare 12 punti su 30 ancora a disposizione…..sarà durissima evitare i playout
Strane analogie con la stagione 88/89:
Ieri era la giornata 28
Nel 1988/1989
28a giornata: Parma – Empoli 2-0
Poi altra trasferta (come la prossima a Catanzaro)
29a giornata: Udinese – Empoli 1-0
Poi in casa (Quest’anno avremo il Mantova)
30a giornata: Empoli – Bari 1-1
Le similitudini con quell’anno sono sempre di più… se non riusciamo a trovare una vittoria tra le prossime due partite, non ci salva nessuno…
non c’e’ nessuna prospettiva di avere una squadra che lotta per non retrocedere , tutte le componenti ( societa’ – allenatore – giocatori ) sono anestetizzati e assuefatti dalla discesa lenta ed inesorabile senza voglia e capacita’ di interromperla .
serve un interventista , lo serviva gia’ da tempo….non un semplice infermiere pre pensionamento come Dionisi che somministra aspirine dove non hanno effetto .
chi crede che ci possiamo salvare don Dionisi e’ un illuso o uno che dovrebbe cambiare sport , mi rimangio le parole …richiamate PAGLIUCA se non volete ricambiare con un altro , richiamatelo per lunedi prossimo perche’ oltre potrebbe essere tardi
A questi punti ormai aspettano una vittoria per tornare a parlare come a dire tutto sotto controllo , ma e da novembre che non si vince in casa e non si e vinto nel girone di ritorno tutto sotto controllo si , si …
e poi si vuole moltiplicare i numeri …
una lenta agonia …
Il giornalista nel suo lungo articolo non accenna minimamente a un esonero di Dionisi: qua nessuno sembra rendersi conto. S’aspetta sempre la partita dopo…..